Leggo questa storia e provo solo rabbia e dolore. Antonella non è stata responsabile: è stata abbandonata dallo Stato. Il fatto che un procuratore possa dire a una madre che doveva “scappare all’estero” è l’emblema di un sistema che colpevolizza le vittime invece di proteggerle. Questo non è un incidente isolato: 564 bambini uccisi da un genitore dal 2000 a oggi sono la dimostrazione che qualcosa di profondamente rotto esiste nelle nostre istituzioni. Il Ddl 91 non è più procrastinabile: servono norme chiare che mettano al centro la sicurezza dei minori, assegnino responsabilità precise a chi ha la custodia e prevedano sanzioni per chi non esercita la dovuta diligenza. Ma la legge da sola non basta. Occorrono risorse, formazione obbligatoria per giudici, assistenti sociali, forze dell’ordine ed educatori su violenza di genere, valutazione del rischio e interventi tempestivi. Servono protocolli di visite protette che diano reale capacità di intervento in caso di pericolo, non scenari in cui gli adulti fingono che tutto sia normale mentre un bambino muore. Non possiamo accettare che il discorso pubblico tratti il filicidio come una “eccezione” o sia addirittura rimosso. La cultura che idealizza la “famiglia a ogni costo” e che impone rapporti con genitori violenti va combattuta: il diritto del minore alla sicurezza supera il diritto dell’abusante a mantenere relazioni. E va combattuta anche la mentalità burocratica che vede le persone come “pratiche” da smaltire. Solidarietà ad Antonella e a tutte le madri e bambini che chiedono protezione. Chiediamo ai parlamentari di approvare il Ddl 91, alle amministrazioni locali di attivarsi concretamente e alla società civile di non voltarsi dall’altra parte. La giustizia non è solo punire dopo il fatto: è prevenire, proteggere e mettere fine alla colpevolizzazione delle vittime.