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Michele Deantoni

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Michele Deantoni

Andy, non sei nato nel 1950 dove esci da ragioneria e ti chiamano le banche per lavorare. Fai parte della generazione che dopo la triennale in Filosofia va a fare il video editing per i podcast su Spotify, quindi abbraccia il nuovo mondo e continua a seminare il panico sulla fascia (che di filosofi l'Inter ne ha già 7). #generazione #cambiamondo #videoediting

Dato che leggo molti "rimpiangerete Ausilio, ora arriva quello dall'America che usa i dati", volevo ricordare che il 99% delle squadre usa i dati come fonte per lo scouting. Luis Campos usa i dati e li ha usati con il Lille campione di Francia, Michael Edwards usa i dati ed è talmente importante per il Livepool che è stato richiamato dopo due anni di assenza per rifare parte dell'organigramma. #Futbol #Scouting #Dati

Ho sempre detto che non mi piace parlare di arbitri, ma qui non si tratta di commentare un errore o un complotto, bensì di sottolineare quanto la nuova direzione di Orsato sia partita su pessime basi. Già quando girava il video del suo discorsetto motivazionale agli arbitri avevo storto il naso, perché una classe sempre in discussione aveva bisogno solo di una cosa: la competenza. La competenza di vedere il campo, di utilizzare le nuove tecnologie a disposizione e anche di farsi rispettare. La direzione di Orsato sembra concentrarsi solo sull'ultimo punto e la cosa sta portando a degli arbitri a cui non viene data l'opportunità di correggersi o di prendere decisioni con tutti gli elementi a disposizione. Questo a me sembra un grande passo indietro che a prescindere dagli errori e dalle polemiche che genererà è lo specchio di un modo di fare arrogante che dovrebbe essere combattuto a tutti i livelli. #Arbitri #Calcio #Sport

Curtis Jones non è mai stato solo un giocatore di qualità tecnica. I dati 2025/26 lo collocano al 98° percentile nei passaggi verso il terzo finale e al 79° nei tackle attempts. Una combinazione che appartiene al 5% dei centrocampisti del campione. Centrocampista completo e non solo elegante. #CurtisJones #Calcio #StatisticheFootball

Come cambia l'Inter con Spence? Djed Spence non è un sostituto diretto di Dumfries nel senso tattico del termine. L'olandese era un quinto a tutta fascia che garantiva all'Inter profondità verticale, inserimento sul secondo palo e superiorità fisica sull'ultimo terzo: un attaccante aggiunto travestito da esterno, difficile da replicare a prescindere dal nome. E la sensazione è che l'Inter non volesse nemmeno cercarne uno simile, dato che lo stesso Dumfries aveva faticato ad inizio anno a trovare gli automatismi nell'approccio di Chivu. Spence propone qualcosa di diverso: il suo contributo parte prima, nella capacità di rompere linee attraverso la conduzione. Con quasi 4 dribbling tentati ogni 90 minuti (percentile 99 tra i difensori) e oltre 3.7 progressive carries per 90 (percentile 98), è il giocatore che nella rosa del Tottenham ha registrato più dribbling riusciti nelle ultime due stagioni tra tutte le competizioni. I cross tentati (2.3 per 90) e la posizione media avanzata confermano una presenza offensiva reale, anche se i quinti dell'Inter operano mediamente più alti e con maggiori volumi di passaggi nell'ultimo terzo. I numeri offensivi nella stagione 2025-26 al Tottenham (0 gol e 0 assist in Premier League su 21 partite da titolare) vanno letti nel contesto: Spence ha giocato da terzino sinistro per quasi tutta la stagione, con Porro intoccabile dall'altra parte. Agire sul lato debole, destro di piede, comprime naturalmente le possibilità di cross e conclusione. All'Inter troverà la fascia destra, il suo lato naturale. La similarità con Dimarco (forte nel volume (87) e nel mix di azioni (83.5)) va spiegata con precisione per non creare aspettative distorte. Non sono gemelli: Dimarco è molto più estremo nella rifinitura laterale (5.7 cross per 90 contro 2.3), più incisivo nelle azioni difensive di squadra. Quello che li avvicina è la direzione del profilo: entrambi esterni progressivi e di ampiezza, sopra media nella progressione palla al piede, non costruiti sul duello aereo né sulla circolazione sicura. Spence, anzi, supera Dimarco nella distanza media delle conduzioni progressive, è più fisico e di strappo, meno rifinitorio. Insomma, Spence porta caratteristiche nuove che Chivu ha cercato a lungo, in una fascia dove ad oggi non esistono certezze, ma solo otttime suggestioni. #Inter #Spence #Calcio

Le analisi mediche non sono trattative di calciomercato. Se servono 48 ore per un responso si aspettano 48 ore, non esistono indiscrezioni, piani B, "guardarsi attorno". Si a s p e t t a. #Medicina #Analisi #Calciomercato

Khalaili all'Inter per raccogliere l'eredità di Dumfries e provare ad aggiungere qualcosa. L'olandese era un esterno completo, con numeri offensivi importanti; quello che Khalaili porta in più è una combinazione di volume creativo e solidità nei duelli difensivi che raramente si trovano insieme nello stesso profilo. Questo scatter lo mostra: xA/90 sopra la media, tackle success rate tra i più alti del campione. È un punto di partenza incoraggiante, più che una certezza. Ma la direzione è quella giusta. #Calcio #Inter #Calciomercato

Trevoh Chalobah: il centrale che cambia il peso della costruzione Il tratto che distingue Chalobah dai centrali nerazzurri è il volume tecnico. Al Chelsea ha una quota passaggi alta, riceve molto e partecipa con continuità alla prima uscita. Verticalizza poco e forza raramente la giocata progressiva: il contributo è nella pulizia della costruzione e nella gestione del possesso. Sulla capacità di giocare alto i dati impongono cautela. La sua altezza media difensiva è inferiore alla baseline Inter, e solo una quota limitata delle sue azioni difensive avviene in metà campo avversaria. La media dei difensori del Chelsea però è anch'essa più bassa di quella dell'Inter: il dato può riflettere il baricentro della squadra e i compiti nella linea più che un limite individuale. I numeri descrivono un difensore orientato a lettura e copertura, non ad aggressione alta continua. In una struttura con baricentro più alto il comportamento potrebbe cambiare. Da centrale porta sicurezza nella prima costruzione: consolida l'uscita, attira pressione, offre un appoggio pulito ai centrocampisti. Per volume e tipo di contributo il riferimento più vicino nella rosa Inter è Akanji. Da braccetto ha già giocato sul lato destro di una difesa a tre. Copre alle spalle del quinto e difende il canale laterale mantenendo lucidità con il pallone. Per conduzione e progressione resta lontano da Bastoni, e nel gioco aereo non è un riferimento dominante. Il contributo in quella posizione è la copertura preventiva. Per l'Inter il profilo aggiungerebbe stabilità in costruzione dentro una linea difensiva che vuole difendere in avanti mantenendo il controllo del pallone. #Chalobah #Inter #Chelsea

Dalic sta facendo giocare Sucic (con ottimo esito) da centrocampista avanzato, a fronte di una stagione in cui all'Inter il giocatore ha progressivamente arretrato il baricentro, aumentando la sua centralità nella manovra. È il sintomo di un giocatore che si completa più che specializzarsi: una duttilità che l'Inter potrà sfruttare a proprio vantaggio. #Calcio #Calciomercato #Giocatori

Lo dico ora che avete ancora gli occhi cisposi e magari siete meno reattivi con gli insulti, ma l'esterno destro diventa una necessità solo se è un dichiarato miglioramento di chi per ora sta sulla fascia destra. E non è scontato. https://t.co/il7G6Tr1MF #calcio #calciomercato #sport

Aleksandar Stankovic è un profilo difficile da chiudere dentro una categoria semplice. Non mi sembra un mediano fisico, anche se il contributo difensivo è reale: intercetta, copre, porta presenza nei duelli e accompagna bene la riaggressione. Ma ridurlo a questo sarebbe limitante. Allo stesso tempo non mi sembra ancora un regista puro, almeno non nel senso di un giocatore già pronto a prendersi tutto il peso della costruzione. Lo vedo più a metà fra un regista e una mezzala. Ha letture, può verticalizzare, sa dare ordine in alcune fasi, ma oggi non vive ancora sul volume costante della manovra. Non è un centrocampista che rompe spesso il campo in conduzione, né uno che riceve continuamente per far girare tutta la squadra attorno a sé. La sua progressione passa più dal passaggio che dallo strappo palla al piede. Nel confronto con i centrocampisti dell’Inter questa doppia natura emerge bene. Stankovic porta qualcosa in più in termini di intercetti, duelli aerei, minaccia diretta e distanza media del passaggio. Però resta sotto su ricezioni, conduzioni progressive, azioni che generano tiro e passaggi nel terzo finale. Per questo non lo leggerei come il sostituto naturale di Calhanoglu, Barella o Mkhitaryan, ma come un profilo diverso, ancora da modellare. Secondo me il punto chiave sarà il contesto. Stankovic ha bisogno di qualcuno vicino che condivida la prima impostazione e gli tolga l’obbligo di essere l’unico riferimento basso. Può funzionare accanto a un altro centrocampista capace di impostare, oppure dentro un sistema con un centrale difensivo molto forte nella prima uscita, capace di portare palla e creare linee di passaggio più pulite. In futuro potrebbe avere senso anche dentro un doppio play, come si è visto in alcune gare dell’Inter quest’anno: non una regia concentrata in un solo uomo, ma distribuita tra più riferimenti. In quel tipo di struttura Stankovic può essere più libero di scegliere quando dare ordine, quando alzarsi, quando aggredire e quando cercare la verticalità. La sua utilità, per me, sta proprio nel non essere ancora una cosa sola. Può diventare una mezzala più ordinata, un centrocampista di equilibrio, forse anche un play più completo se aumenterà volume, continuità e pulizia sotto pressione. Non va però caricato subito di un ruolo troppo grande. L’Inter richiede velocità di pensiero, precisione tecnica e connessioni forti: qualità che può sviluppare, ma che non vanno date per già consolidate. Poi c’è una componente emotiva difficile da togliere. Il cognome pesa, la storia conta, e per chi segue l’Inter è normale guardarlo con un’attenzione diversa. Proprio per questo serve equilibrio: l’interesse tecnico c’è, ma va separato dalla tentazione romantica di vederci subito qualcosa di compiuto. Mi auguro possa crescere bene nell’Inter, perché l’ambiente sembra adatto. Lo si è visto con Sucic e con altri giovani: c’è una squadra forte, ma anche un sistema di riferimenti, abitudini e responsabilità condivise. Per un giocatore ancora a metà fra più identità, può essere il contesto giusto: non per forzarlo subito dentro un’etichetta, ma per aiutarlo a capire che centrocampista può diventare. #calcio #tattica #giocatori

Marco Palestra è un profilo curioso da analizzare perché non coincide del tutto con nessuno degli esterni attuali dell’Inter. Non è la copia di Dumfries: ha meno peso territoriale, meno presenza negli ultimi metri e non sembra ancora un quinto da attacco dell’area sul lato debole. Allo stesso tempo, alcuni elementi lo avvicinano più a Dimarco: pulizia nel passaggio, coinvolgimento nella circolazione e capacità di accompagnare la manovra. La differenza è chiara: Dimarco è un giocatore di costruzione e rifinitura, mentre Palestra oggi sembra più un laterale di continuità, capace di collegare, condurre e crossare, ma con meno impatto creativo. Il contesto Cagliari va considerato. Rispetto ai compagni appare più moderno e propositivo: porta palla, gioca più alto, tenta più cross e mantiene una buona qualità tecnica. Rispetto agli standard dell’Inter, però, il salto resta evidente: riceve meno in alto, partecipa meno all’ultimo terzo e non ha ancora il volume offensivo richiesto a un esterno nerazzurro. La cosa più interessante è che potrebbe offrire una variante alla manovra. Oggi l’Inter ha spesso un lato più associativo e rifinitore con Dimarco, e un lato più fisico e di inserimento con Dumfries. Palestra potrebbe stare nel mezzo: meno creativo di Dimarco, meno profondo di Dumfries, ma utile per rendere la fascia più continua tra costruzione, conduzione e ampiezza. In sintesi: non lo vedrei come erede diretto di Dumfries, né come nuovo Dimarco. Lo vedrei piuttosto come un profilo ibrido da sviluppare: un quinto più associativo di Dumfries, ma meno rifinitore di Dimarco; utile se l’Inter cerca un esterno capace di dare continuità alla manovra più che di chiuderla. Il potenziale c’è, ma va protetto nel salto verso una squadra che chiede agli esterni di vivere molto più stabilmente nella metà campo avversaria. #Inter #Calcio #AnalisiGiocatori