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#AntiEuro

Romano Prodi critica la mancanza di decisioni concrete da parte delle istituzioni europee e avverte che se il partito Afd dovesse acquisire la maggioranza nell'Unione Europea, segnerebbe la fine dei valori europei, classificandolo come un movimento antieuropeo e nazionalista. #UnioneEuropea #RomanoProdi #AFD

Prodi: “In Ue si fanno solo bei discorsi senza prendere decisioni. Se Afd prende l’Europa, è finita”

"La nostra scelta è chiara. Vogliamo un'Europa forte e indipendente che difenda i propri valori nel mondo? Oppure lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai rappresentanti e dai burattini degli autoritari? Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropei, che si tratti dell'ingerenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a opporci a tutto ciò, ma lottiamo insieme per la nostra idea di Europa"

Von der Leyen: “Russi o nazionalisti, vogliono frantumare l’Ue. Lottiamo per la nostra Europa”
www.lastampa.it

La nostra scelta è chiara. Vogliamo un'Europa forte e indipendente che difenda i propri valori nel mondo? Oppure lasciamo che le nostre democrazie vengano minate dai rappresentanti e dai burattini degli autoritari? Che si tratti degli ultranazionalisti o degli antieuropei, che si tratti dell'ingerenza russa o della disinformazione, i nomi possono essere diversi, ma il loro obiettivo è lo stesso. Disprezzano i nostri valori e vogliono frantumare la nostra unità europea. Quindi non limitiamoci a opporci a tutto ciò, ma lottiamo insieme per la nostra idea di Europa

Von der Leyen: 'Le minacce alle democrazie non arrivano solo dall'esterno'
www.ansa.it

Si les résultats confirment ce premier sondage sorti des urnes, c’est un triomphe encore plus large que prévu pour les anti-UE, anti-euro et anti-guerre de l’AFD ! #AFD #AntiUE #AntiEuro #DE

Le elezioni presidenziali in #Francia rischiano un esito già scritto che potrebbe ricadere anche sull’Italia: ballottaggio tra le forze anti-sistema e antieuropee con Le Pen e Mélenchon e vittoria finale di RN. Colpa soprattutto delle sinistre e dei moderati che si presentano https://t.co/4PW4uuE3e6 #Elezioni2022 #Francia #LePen #FR #IT

Le elezioni presidenziali in #Francia rischiano un esito già scritto che potrebbe ricadere anche sull’Italia: ballottaggio tra le forze anti-sistema e antieuropee con Le Pen e Mélenchon e vittoria finale di RN. Colpa soprattutto delle sinistre e dei moderati che si presentano https://t.co/7Q560G3L7b #Francia #Elezioni #LePen #FR #IT

Il Post Jul 7

Roberto Vannacci, noto per le sue posizioni di destra estrema, ha attirato anche l'attenzione e l'ammirazione di esponenti del centrosinistra grazie alle sue denunce sull'esposizione dei militari italiani all'uranio impoverito, nonostante oggi il suo percorso politico lo abbia portato a fondare un partito ancora più radicale. #RobertoVannacci #UranioImpoverito #Antieuropeismo

Roberto Vannacci ha avuto estimatori anche a sinistra

Eurobarometro: i cittadini europei - italiani compreso - vogliono più impegno dell’UE in difesa, sicurezza, competitività. Non gli slogan ma le opinioni reali demoliscono la narrazione antieuropea degli estremisti. https://t.co/aEssEgI4Qu #Eurobarometro #Europa #Sicurezza #IT

Also ich bin jetzt neu hier. Aber erstmal FETT geschockt. Die Populitikerliste hier ist ja voll mit Rechtsextremen und Schwurblern! Das große Who-is-Disgusting der AntiEuropäischen Populitik ist schon versammelt. Bin gespannt was ich hier erleben werde oder "muss".

Stirile ProTV Jun 28

Europarlamentarul PNL Siegfried Mureșan a criticat PSD, afirmând că mulți dintre politicienii social-democrați sunt anti-europeni și că acest partid va menține România la marginea Europei, subliniind importanța apartenenței la cultura și civilizația europeană. #SiegfriedMureșan #PSD #Antieuropean

Siegfried Mureșan: „În inima lor, mulți politicieni PSD sunt anti-europeni. PSD va ţine mereu România la marginea Europei”
Observador Jun 26

O relatório indica que um número significativo de imigrantes na Europa nutre sentimentos anti-europeus e está envolvido em atos de violência e exploração sexual, destacando a necessidade urgente de uma política migratória mais rigorosa e estratégias de remigração. #Imigração #RelatórioCasey #Antieuropeísmo

O relatório negro da imigração
Carlo Calenda Jun 23

I social oggi sono pieni di profili finti e commenti generati da bot. Dalla Russia e dal MAGA americani arrivano soldi per finanziare i movimenti antieuropei. È già successo in UK, in Francia e in Romania dove le elezioni sono state annullate per questo. Serve una norma che https://t.co/EvsE7m6dHJ #FakeNews #Bot #Antieuropei #RU #US #GB #FR #RO

Romanian Socialists have been trying for weeks to form a Government together with the anti-European extreme right party. Looks like they are failing. Anti-Europeans just announced they would not vote the Socialist government. But we should never forget that Socialists were #Romania #Socialists #AntiEuropeans #RO

L’Armenia sceglie l’Europa; l’Ucraina ha scelto l’Europa; i giovani Georgiani combattono per diventare europei. E gli europei? Nel 2027 in Polonia, Italia, Spagna e Francia questo sarà il crinale: europeisti contro antieuropeisti. Il resto non conterà nulla. La nostra piccola #Europa #Giovani #Futuro #AM #UA #GE #PL #IT #ES #FR

Putin ha perso in modo netto le elezioni in Armenia e così il piccolo paese caucasico si somma all’ormai lungo elenco di pezzi che, a causa della folle impresa ucraina, l’impero che Putin sognava di aggiungere, sta invece perdendo. L’impegno di Mosca nella sua criminale aggressione le ha infatti impedito di prendere le parti di Erevan nel breve conflitto che ha riportato il Nagorno Karabakh sotto il controllo dell’Azerbaijan nel settembre 2023. Questo ha di fatto trasformato un allontanamento lento del governo armeno dall’orbita russa, in una crisi insanabile ora culminata con un voto che oggi sancisce la separazione dei destini delle due nazioni. La stessa Baku ha a sua volta preso le distanze dal Cremlino, nonostante le tensioni con l’Armenia, anche a causa di un abbattimento aereo, avvenuto nel dicembre del 2024, del quale la Russia non si è mai pienamente assunta la responsabilità. Il Kazakistan, intanto, pur condividendo con la Russia il confine continuo più lungo del mondo, ha attuato una strategia di "neutralità attiva" che ha irritato Mosca. Astana si è rifiutata di riconoscere le annessioni dei territori ucraini, accoglie centinaia di migliaia di russi in fuga dalla mobilitazione militare, e soprattutto rispetta formalmente le sanzioni occidentali sui beni a duplice uso (dual-use), bloccando i canali di rifornimento tecnologico per l'esercito russo e costringendo Putin a continui viaggi diplomatici per tentare di blindare l'asse finanziario. L’Uzbekistan ha assunto per parte sua una posizione speculare a quella kazaka. Tashkent ha dichiarato esplicitamente il proprio sostegno all'integrità territoriale dell'Ucraina, ha rifiutato la proposta russa di creare una "unione del gas" a guida moscovita (preferendo accordi bilaterali commerciali) e sta diversificando rapidamente i propri partner strategici verso la Cina, l'Europa e la Turchia. La distrazione ucraina ha anche fatto mancare l’aiuto del regime di Putin all’ormai ex dittatore Bashar al Assad, defenestrato dalla guida della Siria, paese fino a quel momento sotto il totale controllo di Mosca, che poteva anche liberamente utilizzare il porto di Tartus. Nel 2019, Assad aveva concesso al colosso russo Stroytransgaz (legato all'oligarca Gennady Timchenko) l'affitto e la gestione commerciale dello scalo per 49 anni. Il nuovo esecutivo siriano ha rescisso il contratto, accusando la società russa di non aver mai effettuato gli investimenti di ammodernamento promessi. La gestione dello scalo commerciale è stata immediatamente riassegnata alla multinazionale DP World di Dubai (Emirati Arabi Uniti), che ha firmato un accordo per investire 800 milioni di dollari nello sviluppo di un nuovo terminal multiuso, tagliando fuori Mosca dai profitti e dal controllo logistico dello scalo. Sempre in Medio Oriente, Mosca ha dovuto assistere inerme alle sanguinose proteste contro il regime iraniane e successivamente alle azioni israeliane e statunitensi, dimostrandosi assolutamente impotente sia sul piano diplomatico che su quello militare ed anzi approfittando cinicamente della crisi di Hormuz per trarre beneficio temporaneo dal rialzo dei prezzi del petrolio. Ma nell’elenco dei paesi usciti dall’orbita russa a causa della guerra va inserita anche l’Ungheria, trascinata su posizioni così estreme ed antieuropee da causare la caduta di Orbàn. Finlandia e Svezia, inoltre hanno archiviato rispettivamente 80 e 200 anni di neutralità e non-allineamento militare. L'ingresso formale nella NATO ha spostato l'intero baricentro della sicurezza del Mar Baltico (ora definito scherzosamente "un lago della NATO") fuori dal controllo russo, raddoppiando i confini diretti tra l'Alleanza Atlantica e la Federazione Russa. In America Latina l’uscita di scena di Maduro ha indebolito i legami col Venezuela, la cui vice presidente è costretta a mantenere rapporti più stretti con l’America di Trump che con la Russia. Mentre l’Ecuador, sotto la presidenza di Daniel Noboa, ha avviato una decisa virata diplomatica verso Washington. All'inizio del 2024, il paese ha accettato di trasferire agli Stati Uniti i suoi vecchi sistemi militari di fabbricazione sovietica (destinati all'Ucraina) in cambio di equipaggiamenti militari moderni americani. La mossa ha scatenato una durissima ritorsione economica da parte di Mosca, che ha temporaneamente bloccato l'importazione di banane ecuadoriane (l'Ecuador copre il 95% del mercato russo) simulando "motivi sanitari". Persino in Mali, affermatasi in questi anni come roccaforte russa, le forze dell’Africa Corps stanno subendo pesanti perdite a causa delle imboscate congiunte dei ribelli Tuareg e dei gruppi jihadisti, incrinando il mito dell'invincibilità russa nella regione. Per quanto Putin si sforzi di organizzare forum economici e continuare a mostrare i muscoli, la verità è che Russia, dissanguata da una guerra che non può vincere, sta subendo come mai prima un isolamento internazionale concomitante con un crollo reputazionale, scontando una sopravvalutazione della propria potenza militare ormai evidente a tutti, che la fa apparire non solo incapace di difendere i propri alleati, ma accecata da un’ideologia tossica e revanscista che antepone a suoi stessi interessi. #Putin #Elezioni #Geopolitica

Mediafax.ro Jun 6

Vasile Bănescu, fost purtător de cuvânt al Patriarhiei Române, a reacționat critic și sarcastic la salutările lui Vladimir Putin adresate ortodocșilor români, sugerând că utilizarea religiei în scopuri politice suveraniste și antieuropene denotă o manipulare ideologică. #Bănescu #Putin #ortodoxie

Bănescu, reacție tăioasă după „salutările șerpești” ale lui Putin către ortodocșii români: „Elucubrații antieuropene ortodoxist-suveraniste”

Sull’ipotesi di ingresso di Kyiv nell’UE si è scatenato un circo che la dice lunga su quanto il nostro paese resti fondamentalmente un’Italietta senza visione, fatta di piccole bottegucce e orticelli da proteggere, gestita da venditori di pentole di varia fatta che si atteggiano a statisti. Salvini ad esempio ha fienili e trattori a cui dover rendere conto, quindi non dice che l’eventuale ingresso di un colosso agricolo come l’Ucraina sarebbe inevitabilmente accompagnato da norme di adattamento che impedirebbero di dirottare a est tutti i fondi del PAC. Conte ha la scusa della “pacieh” e spiega che tirare dentro un paese in guerra ci trascinerebbe tutti nel conflitto. Ma lo può dire chi non ha mai letto l’articolo 42 del Trattato sull’Unione Europea, che parla, si, di mutua assistenza, ma lasciando ai governi la scelta dei mezzi, che possono consistere anche in un supporto economico, umanitario e militare, cioè quello che facciamo già. L’uscita più interessante, però, mi pare quella di @StefanoFassina, il quale al @fattoquotidiano (e a chi sennò?) dichiara che far entrare l’Ucraina ed altri, immetterebbe sul mercato 70-80 milioni di lavoratori sottopagati che rischierebbero di creare un gigantesco dumping sociale. Ovviamente, si tratta di numeri completamente campati in aria. Le uniche candidature immaginabili al momento si limitano infatti all’Ucraina e ai paesi balcanici, che in totale contano 56 milioni di abitanti. Il che significa tra i 22 ed i 24 milioni di lavoratori. Lo stipendio medio in questi paesi non è di 400, ma di 600-850 euro. Ora, faccio presente a Fassina che tra il 2004 ed il 2007 sono entrati a far parte dell’UE 12 paesi, che hanno portato in dote 45 milioni di lavoratori (cioè il doppio di quelli degli stati in attesa), con un gap stipendiale di gran lunga superiore a quello degli attuali candidati. Nonostante questo la mobilità interna negli anni successivi si è limitata a circa 4-5 milioni, i quali hanno per lo più occupato posizioni scoperte. Inoltre Fassina dimentica che 6 milioni di Ucraini si sono già spostati all’estero nei primi mesi di guerra e molti di loro si sono integrati. È dunque probabile che a seguito di un ingresso nell’UE, con le nuove opportunità che gli investimenti comporterebbero, si determinerebbe semmai un esodo al contrario, cioè un rientro di milioni persone in patria. Quelli di Fassina sono quindi numeri sparati a caso che servono a giustificare la chiusura antieuropeísta dell’intervista, nella quale spiega che l’idea di ammettere Kyiv è un modo con cui le élite politiche di Bruxelles puntano a sopravvivere attraverso uno status di guerra permanente. Il fatto che si ritrovi a dire roba tipo “prima gli italiani” e “Europa guerrafondaia” come un Vannacci qualsiasi non sembra sembra destare in lui alcun turbamento. Un cenno lo meritano infine anche le parole del Ministro @GuidoCrosetto, che devo dire sono state per me la delusione peggiore di tutte. Non perché i timori legati alle sfide che un ingresso dell’Ucraina siano infondati, ma per l’approccio opportunista e la totale mancanza di strategia che le sue parole rivelano. Affermare che Kyiv non può entrare ma può fare con noi accordi sulla difesa vuol dire semplicemente tenere un intero paese fuori dalla porta e pretendere che ti dia solo quello che ti serve. Inoltre dire che la guerra è un ostacolo anziché immaginare che l’Europa sia il mezzo migliore per concluderla lancia un messaggio pericoloso a Vladimir Putin. E cioè che se vuole impedire che paesi come l’Armenia e la Moldova entrino nell’UE è proprio la guerra lo strumento che deve utilizzare, perché è l’unico in grado di arrestare il processo. Sarebbe inoltre la vera ricompensa per i 12 anni di aggressione all’Ucraina, iniziata proprio per impedire l’avvicinamento all’UE. Chiedo a Crosetto: se ancora una volta confermiamo allo zar che aggredire, uccidere e bombardare paga, come possiamo pretendere che smetta di farlo? #UE #Ucraina #politica