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#Borderline

The author described the conversation as “borderline treasonous” and said Russia was struggling to meet domestic demand. They added that they hoped it would prove a lose-lose situation for the two people involved. #treason #Russia #politics #RU

L'Obs 1d

Alice Maruani, a journalist diagnosed with borderline personality disorder, advocates for an evolution of psychiatry towards a more humane and artistic approach, emphasizing the importance of recognizing suffering and avoiding reducing individuals to their symptoms. #SantéMentale #SyndromeBorderline #Psychiatrie (translated)

Alice, journaliste, diagnostiquée borderline : « Je rêve d’une psychiatrie qui soit un chemin fleuri »

The author argued that whether genocide was occurring in Gaza was not merely a matter of semantics, and said people who had previously made confident assertions were now quietly retreating from them. They rejected describing it as a borderline case, a matter of interpretation or an issue on which reasonable people could disagree.

Bild 3d

Despite her borderline personality disorder and below-average intelligence, Gina H. is considered fully culpable in the murder case of the deceased Fabian, with a psychiatric expert noting psychopathic traits in her. #Psychopathie #Borderline #Mordfall (translated)

Sie erfüllt viele Merkmale - Gina H. und die Psychopathen-Checkliste

The author called for reconsidering the diagnosis of borderline personality disorder, writing that for more than four decades people whose distress centred on relationships had been labelled as having a disordered personality. They argued that the evidence no longer supported that framing.

New! Out in October! Dark Reading Matter : The Last Thursday Next novel by Jasper Fforde The final novel in the highly acclaimed and beloved Thursday Next series. Will Thursday find her happy ending? Swindon-based Literary Detective Thursday Next is embarking on her eighth and final adventure: 'Dark Reading Matter' and she is well aware of the fact. The problem is, others are too. Old foes and new are plotting a terrible revenge: To disrupt the narrative and make Dark Reading Matter not just unreadable but unpublishable. Thursday can't let that happen and needs to use all her guile and narrative trickery to unmask the antagonists and guide the series to a satisfactory conclusion. It won't be easy. The Martians have broken out of their HG Wells novel and threaten both the real world and the Bookworld. Agents from a higher reality want unfettered access to the Dark Reading Matter, the realm where deleted books and unrealised literary ideas end up. A Gateway to Hell has opened up at Wantage's Shakesmania, the nation's second to worst Shakespeare theme park and the cosy world of Enid Blyton has been hi-jacked by Ultra Right Wing Nationalists. With Reality Field Distortion experiments going haywire, a partially redacted donkey, a Bookworld on the brink of losing its imaginative energy to Big Tech and a murderous stamp collector with Philaticide on their mind, Thursday has to navigate a tightrope of borderline unusable narrative devices to bring the series to a satisfactory conclusion. It's a tall order, but Thursday has a secret weapon: Her own adaptability, her husband Landen, a host of stalwart friends and ultimately the most loyal compatriots she can call upon: Her readers.

Interesting: could testosterone have antidepressant effects? In men with treatment-resistant depression and low or borderline-low testosterone levels, adjunctive testosterone gel was associated with greater improvement in some measures of depression compared with placebo. https://t.co/FJrTcVm5kd #Testosterone #Depression #MentalHealth #Nospecificcountrycodesarementionedinthetweet.

V

In een ontroerend verhaal deelt Wim-Paul Twaalfhoven hoe hij worstelde met de mentale gezondheidsproblemen van zijn dochter Paula, die na een reeks ingrijpende gebeurtenissen en diagnoses zoals borderline veel liefde en steun nodig had van haar familie. #spijt #ouderlijke zorgen #mentalepgezondheid

‘Als je kind van een rots dreigt te vallen, vang je het op’: maar zo eenvoudig was het niet voor deze vader

Nel giorno dei 100 anni di San Siro, lo stadio dedicato a Meazza che tenne a battesimo Sandrino al debutto nel 1961, Mazzola se ne va: una vita per l’Inter da campione eccelso Figlio di una leggenda vivente come papà Valentino scomparso a Superga, Mazzola è riuscito nell’impossibile impresa di arrampicarsi sul suo piedistallo. Un altro mito della Grande Inter che se ne va Sembra quasi che abbia voluto sceglierlo, il giorno della sua morte, Sandro Mazzola: che ci ha lasciato oggi, 19 settembre 2026, nel giorno in cui lo stadio di San Siro che negli anni 60 e 70 lo vide eccelso e inimitabile primattore compie 100 anni; lo stadio che porta il nome di Giuseppe Meazza, altra leggenda interista, l’uomo che - guarda caso - tenne a battesimo in Serie A come allenatore proprio lui, Sandrino Mazzola, il 10 giugno 1961 in un match passato alla storia del calcio italiano: quel Juventus-Inter 9-1 in cui Angelo Moratti, papà di Massimo, in segno di protesta contro la FIGC del presidente Umberto Agnelli - en passant anche presidente della Juventus - decise di schierare la formazione De Martino, cioè la Primavera di oggi, dopo l’annullamento della vittoria a tavolino data all’Inter per l’invasione di campo che il 16 aprile aveva costretto l’arbitro Gambarotta a sospendere al 30’ del primo tempo, sullo 0-0, la partita al Comunale di Torino. La FIGC del presidente Umberto Agnelli accolse il ricorso del presidente della Juventus Umberto Agnelli e in barba a ogni precedente in materia dispose la ripetizione della partita: che l’Inter, appunto, boicottò mandando in campo i ragazzi e spedendo in panchina non Helenio Herrera ma Giuseppe Meazza. L’uomo di cui San Siro che oggi compie 100 anni porta il nome. L’uomo che proprio in quell’occasione tenne a battesimo Mazzola al debutto in Serie A in cui Sandro mise la firma all’unico gol nerazzurro di una partita surreale - oggi diremmo distopica - entrata subito nella storia non proprio adamantina del nostro calcio borderline. Raccontare Mazzola a chi non ha avuto la fortuna di vederlo giocare, diciassette lunghe stagioni dal 1960 al 1977, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro scudetti, il titolo di campione d’Europa con l’Italia nel 1968, capocannoniere sia in Serie A (1964-65, 17 gol) sia in Coppa dei Campioni (1963-64, 7 gol), una vita per l’Inter prima da giocatore e capitano (417 partite, 116 gol), poi da dirigente prima con Fraizzoli e poi con Massimo Moratti, raccontare Mazzola a parole - dicevo - non è facile. Ma a fotografarne la grandezza tecnica basta forse una tabella, quella che vedete sotto: è tratta dall’Albo d’Oro del Pallone d’Oro e si riferisce al 1971. Un’edizione del Pallone d’Oro in cui Mazzola, a quel tempo 29enne, si piazza al secondo posto dietro Johan Cruyff e davanti a George Best: e anche se ai tempi non eravate ancora nati o eravate troppo piccoli per ricordare, che fuoriclasse immensi siano stati Cruyff dell’Ajax e Best del Manchetser United credo lo sappiate tutti. Erano, è vero, tempi d’oro per il calcio italiano: che due anni prima, nel 1969, aveva trionfato con Rivera Pallone d’Oro e Gigi Riva secondo e che di lì a due anni avrebbe portato nientemeno che un portiere, Dino Zoff, sul secondo gradino del podio tra Cruyff (vincitore) e Gerd Muller (terzo classificato). Sandro Mazzola è stato un campione unico. Numero 8 della leggendaria Grande Inter di Helenio Herrera, in cui il 9 era Peirò (e prima Di Giacomo) e il 10 Luisito Suarez, Mazzola era un ibrido unico nel suo genere capace com’era, grazie alla sue doti di tecnica e velocità, scatto e resistenza di essere al tempo stesso eccelso attaccante e eccelso centrocampista, all’occorrenza anche di fatica. Ma ancora una volta sono le immagini, più della parole, a raccontare tutto di lui. E anche se quelle in bianco e nero non rendono giustizia, riguardatevi il gol che l’8 dicembre 1966 Mazzola segnò in Coppa dei Campioni sul campo dell’allora fortissimo Vasas Budapest: gol dell’1-0 dopo imbeccata di Bedin a innescarne la corsa. https://t.co/e90SQPEyK2 Sarti, Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Emoziona rileggere i nomi della Grande Inter degli anni Sessanta; e rattrista e fa male sapere che con la scomparsa di Mazzola sono oggi soltanto due i sopravvissuti: Gianfranco Bedin, classe 1945, e Aristide Guarneri, classe 1938, che ho la fortuna di incrociare ogni tanto nella città dove vivo, Cremona, nei pressi di Piazza Marconi, in perfetta forma: tutto diresti tranne che di trovarti di fronte a un ottantottenne. A pochi giorni dal crudele addio a Franco Baresi, leggenda del Milan, il calcio italiano s’inchina e piange Sandro Mazzola. Campione d’Europa nel 1968, vicecampione del mondo nel 1970, campione per sempre nel cuore non solo dei tifosi dell’Inter e della nazionale ma di tutti gli sportivi italiani. Capace di compiere la più difficile e grande delle imprese: salire - e rimanervi - sul piedistallo di un papà, il Valentino Mazzola scomparso a Superga, per classe, bravura e carisma inarrivabile. P.S. Se l’articolo ti è piaciuto e ancora non conosci il mio profilo “Palla Avvelenata” su https://t.co/l4gP5JEXPE vieni a dargli un’occhiata; e valuta la possibilità di abbonarti (6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale) per avere ogni giorno una lettura di qualità e un giornalismo libero e indipendente. “Palla Avvelenata” è un bestseller di Substack con abbonati in USA, Francia, Inghilterra e altri Paesi del mondo #SanSiro #SandroMazzola #Inter

📌 In Chapter 39 of Borderline, Mokyeon’s dialogue has been corrected from “loved” to “liked.” 📌 En el capítulo 39 de Al Borde Del Abismo, el diálogo de Mokyeon ha sido corregido de “te amo” a “me gustas”. #AlBordeDelAbismo #Mokyeon #Literatura

Samo Burja Aug 19

America has in fact become a low trust society, we're just negotiating out what that means. There really are unspoken rules. Have felt borderline gaslit many times over. But of course, there are expectations beyond this in some pockets of the U.S. economy, and importantly this #LowTrustSociety #Gaslighting #USEconomy #US

Ultimora.net Aug 4

Roma, Matteo Di Pietro, ex componente dei The Borderline, lascia gli arresti domiciliari e viene affidato ai servizi sociali. Condannato a 4 anni e 4 mesi per l’incidente di Casal Palocco in cui morì Manuel Proietti, 5 anni, seguirà un programma sulla sicurezza stradale - #Roma #Giustizia #SicurezzaStradale

Bild Jul 31

Nico (26) durchlebt eine dramatische Erfahrung beim Absetzen von Antidepressiva nach jahrelangem Kampf gegen seine Borderline-Erkrankung, was zu einem Entzug, einer Depression und einem Krankenhausaufenthalt führt, während ein Neurologe erläutert, wie Antidepressiva wirken und was beim Absetzen zu beachten ist. #Antidepressiva #Borderline #Depression

Nico (26) ging durch die Hölle - Was beim Absetzen von Antidepressiva passiert
F

Imola 2021 - George Russell vystoupil z auta a šel téměř profackovat Bottase místo toho, aby se zajímal o to jestli je ok. Katar 2024 - George Russell vybafrikoval tu penalizaci pro Verstappena, u stewardů pak lhal jak když tiskne. Abu Dhabí 2024 - George Russell předvedl naučený herecký výkon hodný Oscara, který poctivě piloval před zrcadlem - “borderline violence, unnecessary anger” Kanada 2025 - George Russell to naschvál zadupne tak, aby ho Verstappen během SC na chvíli předjel a do vysílačky pak začně plakat, ať Max dostane penalizaci. Je spoustu důvodů, proč tohohle chlapíka nikdy nebudu mít úplně v lásce. Tuhle hru hraje na můj vkus až zbytečně tvrdě, ale letos je mi ho skoroi líto. Ale víte co? Možná je to jen důkaz toho, že karma přecijen existuje 😜 #F1 #GeorgeRussell #Karma

Mediafax.ro Jul 21

Un studiu recent publicat în revista Nature Genetics a identificat primele variante genetice asociate cu tulburarea de personalitate borderline (BPD), sugerând că aproximativ 17% din riscul ereditar al afecțiunii ar putea fi explicat de factorii genetici, deși aceștia reprezintă doar o parte a ecuației, iar influențele de mediu rămân esențiale. #tulburaredepersonalitateborderline #cercetarimedicale #genetica

Primele indicii genetice semnificative pentru tulburarea de personalitate borderline

La première fois que j’ai vu apparaître les fact-checkers, c’était après le 11 Septembre. Leur rôle semblait alors simple et plutôt sain : démonter les photomontages grossiers, les fausses citations, les histoires de missile sur le Pentagone et les théories les plus extravagantes. Sur le principe, rien de choquant. Je m’étais pourtant immédiatement interrogé sur le caractère contre-productif de la méthode. C’est précisément par les articles et les émissions censés réfuter ces récits que j’ai découvert l’existence de la plupart des « versions alternatives » des attentats. Internet était alors beaucoup moins développé qu’aujourd’hui : sans cette publicité offerte par les grands médias, nombre de ces théories seraient probablement restées confinées à quelques forums obscurs. Le fact-checking prétendait éteindre une rumeur, mais commençait souvent par lui donner un nom, une audience et une importance qu’elle n’avait pas. Le rôle des médias était d’autant plus paradoxal qu’ils avaient eux-mêmes entretenu pendant des années tout un imaginaire du secret et du soupçon. Sur RMC et ailleurs, les pyramides, les Templiers, les civilisations disparues, les sociétés secrètes, les prophéties et les mystères de l’Histoire fournissaient des heures de programmes. Tant que le complotisme faisait de l’audience et restait cantonné aux tombeaux égyptiens, il était un divertissement. Il ne devenait soudain dangereux que lorsqu’il quittait les Templiers pour s’intéresser au pouvoir contemporain. Les médias jouaient donc sur les deux tableaux : ils popularisaient le goût des vérités cachées, puis se présentaient comme les seuls arbitres légitimes du doute. Ils choisissaient généralement la théorie la plus grotesque, lui offraient une exposition nationale, la réfutaient sans difficulté, puis utilisaient cette victoire facile pour disqualifier en bloc des interrogations parfois beaucoup plus sérieuses. Mais le véritable changement d’échelle intervient après l’élection de Donald Trump en 2016. Sa victoire est vécue par une grande partie des médias comme un accident inexplicable. Plutôt que d’interroger leur perte d’influence, leur homogénéité idéologique ou leur incapacité à comprendre une partie de la population, ils trouvent une explication plus confortable : les électeurs auraient été trompés par Internet, Facebook, les Russes et les « fake news ». Le fact-checking cesse alors d’être un outil journalistique parmi d’autres. Il devient une réponse politique à un scrutin jugé incompréhensible. Il ne s’agit plus seulement de corriger une fausse citation, mais de comprendre comment les électeurs ont pu « mal voter », puis de construire les outils censés empêcher que cela se reproduise. Les cellules de vérification se multiplient. Les déclarations politiques sont découpées, notées et classées. Puis on ne juge plus seulement les informations, mais les médias eux-mêmes. Avec le Décodex, un grand journal ne se contente plus de vérifier un fait : il distribue des certificats de fiabilité à ses concurrents. Le fact-checker n’est plus seulement un journaliste corrigeant une erreur ; il devient une agence de notation idéologique. L’étape suivante consiste à travailler directement avec les plateformes. Les verdicts peuvent désormais entraîner avertissements, limitation du partage, réduction de visibilité ou suppression. Une erreur journalistique n’est plus seulement publiée dans un article : elle peut produire immédiatement une sanction technique. Or les erreurs et les emballements s’accumulent. Des hypothèses encore discutées sont présentées comme définitivement fausses avant de redevenir recevables. L’hypothèse d’une fuite de laboratoire pour le Covid est confondue avec les théories les plus extravagantes. L’affaire de l’ordinateur de Hunter Biden est traitée dans l’urgence comme une possible opération de désinformation, au moment même où sa diffusion est limitée. Les rectifications arrivent plus tard, discrètement, lorsque l’élection ou la polémique est terminée. À cela s’ajoute une sélection de plus en plus visible. Certaines approximations sont traquées pendant plusieurs jours ; d’autres deviennent une maladresse, du second degré ou une phrase sortie de son contexte. Le fact-checking prétend vérifier des faits objectifs, mais choisit lui-même les sujets, les formulations et le degré d’indulgence accordé à chacun. Surtout, il continue à servir de caisse de résonance à ceux qu’il veut marginaliser. Une publication confidentielle peut devenir un sujet national après sa reprise par Les Décodeurs, l’AFP ou CheckNews. Le « débunkage » reproduit le message, l’image, le raisonnement et le nom de son auteur. Même lorsqu’elle est juste, la correction fait connaître ce qu’elle prétend neutraliser. Restait alors le problème le plus embarrassant : que faire de ceux qui ne diffusent pas de fausses informations ? Les extraits de Samuel Laurent consacrés à Fdesouche sont à ce titre révélateurs. Il reconnaît que le site reprend principalement des informations publiées par des médias fiables. Le reproche ne porte donc plus sur la fausseté des faits, mais sur leur sélection, leur accumulation, leur « ratio » et l’intention politique supposée de celui qui les rassemble. Les informations sont vraies, mais leur répétition fabriquerait un récit jugé malhonnête. À partir de là, le fact-checking change totalement de nature. Puisqu’on ne peut plus réfuter les faits, on juge leur dosage. Puisqu’on ne peut plus dénoncer le mensonge, on examine le cadrage, l’intention et l’effet produit sur le lecteur. C’est ainsi que l’on passe de la « fake news » à la « malinformation », puis aux contenus « borderline », aux « zones grises de l’information » et enfin aux « ingérences intérieures ». Le vocabulaire s’élargit à mesure que le domaine du faux se révèle trop étroit. Une information peut désormais devenir suspecte sans être inexacte, simplement parce qu’elle alimente le mauvais récit, insiste sur les mauvais faits ou produit le mauvais effet politique. L’évolution est parfaitement cohérente. Le fact-checking avait commencé par demander si une photographie était truquée. Après Trump, il a voulu comprendre pourquoi les électeurs n’avaient pas voté comme prévu. Il finit aujourd’hui par se demander si les citoyens ne voient pas trop souvent des photographies authentiques de la même réalité. #FactChecking #MediaCritique #FakeNews

Le rapport du Sénat sur les « zones grises de l’information » prétend protéger la démocratie contre l’ingérence or il est lui-même une ingérence. Son principe est simple : confier à des associations, des chercheurs et des fact-checkeurs le pouvoir de désigner les récits « problématiques », puis demander aux plateformes de réduire leur visibilité, de modifier leurs algorithmes ou d’invisibiliser certains utilisateurs, notamment en période électorale. Or les prétendus arbitres indépendants sur lesquels s’appuie le rapport ne sont pas neutres. Science Feedback a été financé par Meta, TikTok, Google, la Commission européenne, l’EMIF, l’IFCN et l’EFCSN. Autrement dit, les plateformes et les institutions qui réclament davantage de régulation financent les organismes qui produisent les études justifiant cette même régulation. La mécanique est parfaitement circulaire : les fact-checkeurs définissent la désinformation, en mesurent eux-mêmes l’ampleur, concluent qu’elle est partout, puis réclament davantage de financements et de pouvoirs pour la combattre. Le Sénat reprend leurs conclusions comme une expertise scientifique objective et propose de les installer au cœur du dispositif de contrôle. On ne parle d’ailleurs plus seulement de faits faux, mais de contenus « borderline », de récits suspects ou d’informations jugées insuffisamment crédibles. On quitte donc la vérification factuelle pour entrer dans la police du cadrage, de l’interprétation et, finalement, de l’opinion. C’est là toute l’imposture : sous prétexte de lutter contre les manipulations étrangères, le rapport invente l’« ingérence intérieure », c’est-à-dire l’idée qu’un citoyen, un média ou un mouvement français pourrait devenir une menace simplement parce qu’il influence trop fortement l’opinion. Dans une démocratie, influencer l’opinion ne s’appelle pas une ingérence. Cela s’appelle faire de la politique. Ce rapport ne protège donc pas le débat démocratique : il prépare les outils permettant à un petit milieu institutionnel, militant et financièrement dépendant de décider quelles opinions méritent encore d’être visibles. Vérifiez par vous-même : https://t.co/lMKbIH9SFw #Démocratie #Désinformation #LibertéDexpression

Bild Jul 9

Im Mordprozess um den getöteten achtjährigen Fabian äußerte ein Psychotherapeut, dass die Angeklagte Gina H. den Jungen wie ihr eigenes Kind geliebt habe, während er über ihre psychische Erkrankung und das schwierige Verhältnis zu ihrer sozialen Phobie berichtete, welches in Frage gestellt wurde. #Mordprozess #GinaH #Borderline

Aussage im Mordprozess - Fabian war für Gina wie „ihr eigenes Kind“
24.hu Jul 4

A 24.hu cikkében Dr. Vizin Gabriella szakpszichológus a borderline személyiségzavar kialakulásának hátterében álló bántalmazásokat, a diagnosztikai tüneteket, valamint a kezelés lehetőségeit tárgyalja, kiemelve, hogy a gyermekkorban elszenvedett trauma mély hatással lehet az emberek bizalmára. #borderline #személyiségzavar #pszichológia

„Serdülőkorban már látni lehet a borderline személyiségzavarra utaló tüneteket”