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#Memo

Football in Palestine resumes on September 4 after almost three years of stoppage due to the war, with the "Cup of a Thousand Martyrs" in memory of the over a thousand Palestinian athletes killed, involving more than 200 teams from the West Bank, Gaza, and refugee camps in Lebanon. (translated)

Il calcio in Palestina riparte dopo lo stop per la guerra: si comincia con la “Coppa dei Mille Martiri”

Se cumple un año del magnicidio de Miguel Uribe Turbay, a quien el terrorismo le arrebató la vida y a Colombia la oportunidad de seguir contando con un líder íntegro, transparente y comprometido con el futuro del país. Su legado y su patriotismo perdurarán. Aunque seguimos lamentando su partida, su ejemplo nos recuerda que el Estado siempre va a doblegar a los criminales que apagaron la vida de un hombre joven, preparado y talentoso que tenía tanto por aportar. Miguel vive en su legado y en nuestra determinación de defender la democracia, la libertad y la seguridad. #Justicia #Memoria #Democracia

Hoy se cumple un año de la muerte de Miguel Uribe Turbay. Hace un año, la violencia política le arrebató la vida. Asesinaron a un hombre joven y valiente, que defendió sus convicciones, la democracia y libertad para Colombia. A María Claudia, Alejandro, Miguel Uribe papá y a toda su familia, un saludo sincero desde Antioquia. Un abrazo hasta el cielo, Miguel. Colombia te recuerda y extraña. #Colombia #MemoriaHistórica #Justicia

ο Ρίτσος ήταν ο ποιητής της Ρωμιοσύνης ο Σεφέρης ήταν ο ποιητής μιας χώρας έρημης ο Ελύτης ήταν ο ποιητής του Αιγαίου ο Καβάφης ήταν ο ποιητής του ελληνιστικού απόηχου κι ο Χριστιανόπουλος ήταν ο ποιητής όσων δεν χωρούν πουθενά ήταν, ας πούμε, ο ποιητής της δικής μου της γενιάς, που δεν χώραγε ούτε στα αμπέχωνα της μεταπολίτευσης ούτε στη μοβίδα του ΠΑΣΟΚ ούτε καν στην επαναστατική ρητορική της Βήτα Πανελλαδικής και στις παρτούζες των διαγραμμένων της ΚΝΕ εμείς θέλαμε κάτι παραπάνω απ' αυτά θέλαμε χώμα, όπως θα 'λεγε και ο Ντίνος θυμάμαι ακόμη που είχα έρθει στην Αθήνα στις αρχές της δεκαετίας του ογδόντα φρέσκο κοτόπουλο και ο φίλος μου ο Μιχάλης Παναγιωτάκης μου είχε πει "Χριστιανόπουλο να διαβάσεις" και ακολούθησα τη συμβουλή του και αναστατώθηκα με όλες αυτές τις ύπουλες ιδέες την αμφισβήτηση που εισέβαλλαν ξαφνικά στο στρέιτ σύμπαν μου την ειρωνεία, την κοροϊδία, τον σαρκασμό του Χριστιανόπουλου απέναντι σε μια τάξη καθεστηκυία έτοιμη να καταρρεύσει από το βάρος της γελοιότητάς της την Ελλάδα την μεταπολεμική και την μετεμφυλιακή μια μπανανία, μια ξεφτιλισμένη κουρελού κι ο Ντίνος να μιλάει για εμάς που δεν χωράγαμε πουθενά δεν είχε την ορμή του Ρίτσου δεν είχε το βάθος του Σεφέρη δεν είχε το σφρίγος του Ελύτη δεν είχε το εύρος του Καβάφη αλλά ήταν ο πρώτος ποιητής του περιθωρίου όταν το περιθώριο ήταν ακόμη καταραμένη έννοια στην μητριά πατρίδα όλων μας και με τον δικό του, στριφνό τρόπο μας έμαθε να μην είμαστε κτήνη θα του το χρωστάμε για πάντα in loving memory #Ποίηση #Ελλάδα #Χριστιανόπουλος

Un año del asesinato de @MiguelUribeT Cuánto dolor y cuanta rabia, y cuánto amor. Los invitamos a todos a acompañar a Maria Caludia y su familia hoy en los actos conmemorativos. https://t.co/ciSbrMaWV4 #Justicia #Memoria #Solidaridad

The unbroken thread. The memory of Libyan Jews is the bridge towards normalization between Tripoli and Israel (translated)

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The article describes the discovery of a family secret by Tony Neulat, which reveals the existence of Julien, a forgotten brother, whose tragic and violent life has been carefully erased from family memory, following a shocking event that occurred in 1927. (translated)

« Un enfant en trop » sur une photo… L’histoire enfouie de Julien, ce frère criminel caché

Ukrainian President Volodymyr Zelensky visited Serbia for the first time, where he met with President Aleksandar Vučić and signed a memorandum on food security; however, his statements about Kosovo sparked controversy and led to the removal of the Ukrainian flag in Pristina. (translated)

Zelenskyj poprvé navštívil Srbsko. Po jeho výroku o Kosovu v Prištině sundali ukrajinskou vlajku
GI 5h

Yaneth y Brianda diciendo que no esperaban conectar tan bonito con Memo✨ #LaCasaDeLosFamososMx https://t.co/5IhI5jCb4I #LaCasaDeLosFamosos #conexión #amistad

11 Agosto 2024, un momento indimenticabile, una partita scolpita nella memoria: le ragazze del volley vincono l’oro a Parigi e coach Velasco va in delirio 🤯🥇🏐 #Italvolley #Velasco #Parigi2024 https://t.co/S6oh2Yl8wG #Volley #Oro #Paris2024

👏👏👏👏👏👏👏👏👏 Pietro Rael Preziosi Alice non lo sa ma negli anni 70 ai giovani di sinistra piaceva anche Battisti e a noi giovani di destra piacevano anche De Andrè, Guccini e De Gregori. Non ne facevamo una questione politica perché ci piaceva la musica, ci piacevano le loro poetiche seppur evidentemente di sinistra. Alice non lo sa ma la musica univa e andava oltre le ideologie. Poi sei arrivata tu e quelli come te, Alice, quelli che hanno distrutto il nostro mondo ideale e hanno cancellato qualunque barlume di convivenza civile fra persone che la pensano diversamente. PS. Ti sei fatta una bella pubblicità, Alice, perché io e tanta gente come me non sapevamo nemmeno che tu esistessi, musicalmente. Sanremo assicurato, dai! David Gramiccioli Tuo nonno è diventato De André grazie agli italiani. Tutti. Indistintamente. Nonostante il cognome importante, e sarebbe ipocrita fingere che non abbia rappresentato un vantaggio, fino a poco tempo fa, in Italia, in pochi conoscevano Alice De André. Attrice, stand-up comedian e oggi, improvvisamente, protagonista del dibattito pubblico. La notorietà, si sa, arriva spesso per vie imprevedibili. E in questo caso è arrivata anche attraverso Matteo Salvini. «Mio nonno gli avrebbe chiesto cosa ci faceva lì», ha dichiarato Alice De André, commentando la presenza di Salvini nella residenza di Fabrizio De André, L’Agnata. La nipote del cantautore ha inoltre sostenuto la contestazione di una ragazza presente tra il pubblico e si è detta sorpresa dalle critiche ricevute: «Forse mio nonno è diventato una specie di santino nazionale». No, Alice. Tuo nonno non è diventato un santino nazionale. È diventato qualcosa di molto più importante: un artista che ha saputo entrare nella storia culturale di questo Paese e nel cuore di milioni di italiani. E lo ha fatto attraverso le sue canzoni, la sua poesia, la sua capacità straordinaria di raccontare gli ultimi, gli emarginati, gli inquieti, gli uomini e le donne che la società spesso preferisce non vedere. Ma c'è un particolare che sarebbe bene non dimenticare. Quegli italiani erano, e sono, di ogni orientamento politico. Destra. Sinistra. Centro. Nessuna appartenenza. Italiani che hanno comprato i suoi dischi, riempito i suoi concerti, cantato le sue canzoni e contribuito, nel tempo, a trasformare Fabrizio De André in quello che oggi rappresenta: un patrimonio culturale che appartiene a tutti. E proprio quella popolarità, costruita dal talento di tuo nonno ma alimentata dall'affetto di un intero Paese, oggi consente anche a chi porta il suo cognome di godere di una luce riflessa che, piaccia o non piaccia, esiste. Per questo forse sarebbe opportuno usare quella luce con maggiore cautela. Perché Fabrizio De André non ha mai avuto bisogno di essere trasformato in una bandiera politica. E non ha certamente bisogno che qualcuno stabilisca, a posteriori, chi abbia il diritto di avvicinarsi alla sua memoria e chi invece debba essere considerato un intruso. Se Salvini va a L'Agnata, può piacere o non piacere. Si può condividere la sua presenza oppure no, ma contestarlo in quel luogo, durante la celebrazione di Faber proprio no. . Pensare che la memoria di Fabrizio De André appartenga a una famiglia, a una parte politica o a una determinata sensibilità ideologica significa dimenticare proprio ciò che ha reso universale la sua opera. E allora viene quasi da tornare alle parole dello stesso Fabrizio. Quelle parole che, forse più di qualsiasi polemica, spiegano quanto sia pericoloso salire in cattedra per distribuire patenti morali agli altri: «Si sa che la gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio». Ecco, Alice. Forse tuo nonno non è diventato un santino. Forse è diventato semplicemente troppo grande perché qualcuno possa pensare di possederne la memoria. #Musica #Cultura #DeAndre

Il mito non è una fiaba. Le comunità umane hanno sempre raccontato storie per ricordare ciò che le ha formate. Una crisi che ha rischiato di spezzarle. Una prova quasi impossibile. Una sconfitta da cui è nata una nuova consapevolezza. Un gesto, una scelta, un conflitto che, nel tempo, hanno finito per dire qualcosa di essenziale su chi siamo. È forse questo uno dei significati più profondi del mito. Il mito non è semplicemente una storia del passato. È una memoria condivisa che continua a essere raccontata perché contiene qualcosa che una comunità riconosce come vero. Per questo il mito non è una fiaba. La fiaba tende a semplificare: elimina le contraddizioni, ordina il mondo, separa il bene dal male e conduce verso una conclusione. Il mito, invece, conserva l'ambivalenza dell'esperienza umana. I suoi eroi non sono perfetti. Le loro vittorie hanno spesso un prezzo. Le loro virtù possono diventare difetti. Le loro scelte possono essere insieme necessarie e terribili. Prendiamo a esempio l'iliade. Achille è grande perché è anche distruttivo. Odisseo è astuto perché è anche ambiguo. Agamennone è re, ma il suo potere non lo rende meno fragile. È proprio questa imperfezione a rendere il mito inesauribile. Ogni generazione lo racconta nuovamente, con le proprie parole e le proprie inquietudini. Cambiano i significati, cambiano le domande, talvolta persino i personaggi acquistano volti nuovi. Eppure qualcosa rimane. Non perché il mito sia immutabile. Ma perché, attraverso il cambiamento, conserva una verità che non appartiene interamente a nessuna generazione. Forse è per questo che continuiamo a tornare a Omero, alle tragedie greche, ai grandi racconti fondativi. Non perché ci parlino di un mondo scomparso. Ma perché ci ricordano che alcune delle domande fondamentali dell'essere umano non sono mai cambiate. E forse il mito è proprio questo: una comunità che racconta se stessa per capire, ogni volta da capo, chi è. Sto esplorando questo spazio attraverso il mito, la letteratura, il teatro e la filosofia: non per cercare risposte definitive, ma per vedere cosa possono ancora dirci sul modo in cui abitiamo il mondo.

El público eligió a #Memo como roomie de #Brianda en la suite del líder 🏡 🚨🚨🚨 Ve MOMENTOS ÉPICOS COMO ESTE SUSCRIBIÉNDOTE YA A VIX🔥 👉 https://t.co/ULT9guYLUQ 🏠 #LaCasaDeLosFamososMx, también DISPONIBLE en #LasEstrellas y #Canal5 https://t.co/2VUELfUrql #LaCasaDeLosFamosos #RealityShow #Entretenimiento

Brianda Deyanara es la ganadora de la tercera prueba del líder de esta temporada, el público decidió que su acompañante en la suite será Memo Schutz 👁️ #LaCasaDeLosFamososMx https://t.co/QfLCYYXHfS #LaCasaDeLosFamosos #RealityShow #Ganadora

🆕| Atualização de ROSÉ em seu canal de transmissão no Instagram: “Blinks, como fiquei pensativa nos últimos dias, não consegui escrever para vocês o quanto antes.. Ao chegar a este 10º aniversário, que eu esperei tanto quanto os Blinks, acho que o sentimento de frustração/lamento acabou sendo muito grande. Não é que eu não tenha entendido o coração dos fãs, mas justamente por me empatizar tanto com vocês, demorei um pouco até organizar meus pensamentos sobre por onde começar a falar. Sinto o meu coração pesado por ter feito vocês se sentirem ainda mais sozinhos durante esse tempo.. Mas, no desejo de transmitir ao menos um pouco do meu carinho sincero aos Blinks, deixo esta mensagem mesmo que agora. Para mim também, esses 10 anos em que crescemos, cuidamos uns dos outros e caminhamos juntos têm um significado enorme, e o meu maior desejo era podermos comemorar juntos. Por isso, eu queria muito que pelo menos aquele dia, 8 de agosto, fosse um momento em que todos nós ríssemos e fôssemos felizes, mas como as coisas não saíram como o esperado, meu coração está cheio de pedidos de desculpas.. Quero agradecer do fundo do coração aos muitos Blinks que vieram nos ver mesmo sob este calor, e dizer que fiquei muito feliz em revê-los depois de tanto tempo, mas que também sinto muito. Sinto-me tão grata e transbordando de felicidade pelo fato de ter recebido tanto amor durante 10 anos e de termos construído uma relação onde podemos dar e receber esse amor mutuamente. Só quando cheguei em casa sozinha é que todas as emoções me atingiram de vez. Desculpem-me pelo atraso nesta mensagem, é que levei um tempo para me acalmar e não foi fácil colocar tudo em palavras. Era para ter sido uma data comemorativa para o nosso BLACKPINK, que trabalhou tanto nesses 10 anos, e para os Blinks, que nos deram tanto amor. Embora todos tenhamos ficado com esse sentimento de frustração, parabéns do fundo do meu coração mais uma vez, e vamos continuar criando muitas outras memórias boas daqui para a frente. Eu amo vocês, Blinks. 🩷” #ROSÉ #로제 @numberoneHQ #BLACKPINK #Blinks #Kpop

Texto de Rosé no canal de transmissão do Instagram: “BLINK, tenho pensado em tanta coisa nos últimos dias que não consegui escrever isto antes. Acho que me senti especialmente decepcionada ao chegarmos a esse 10º aniversário, que eu aguardava com tanta expectativa quanto o BLINK. Não foi por não entender como os fãs se sentiam; na verdade, acho que levei um tempo para organizar meus pensamentos e decidir o que dizer primeiro, justamente porque conseguia me identificar profundamente com esses sentimentos. Enquanto isso, sinto um aperto no coração ao pensar que posso ter feito vocês se sentirem ainda mais sozinhos. Quis deixar esta mensagem agora porque queria compartilhar, pelo menos um pouco, meus sentimentos sinceros com o BLINK. Para mim também, esses 10 anos crescendo junto com o BLINK, valorizando uns aos outros e percorrendo essa jornada lado a lado, significam muito. Mais do que tudo, eu queria que celebrássemos juntos. Por isso, eu esperava que, pelo menos no dia 8 de agosto, pudéssemos ter um momento repleto de sorrisos e felicidade; mas lamento muito que as coisas não tenham acontecido como esperávamos. Quero agradecer sinceramente a todos os BLINKs que vieram nos ver, apesar do calor. Fiquei muito feliz em vê-los novamente depois de tanto tempo e também quero pedir desculpas. Sou imensamente grata e fico tão feliz, a ponto de me sentir transbordando de emoção, por termos recebido tanto amor ao longo desses 10 anos e por termos nos tornado pessoas capazes de dar e receber esse amor umas das outras. Foi só quando cheguei em casa, sozinha, que todas as minhas emoções vieram à tona de uma só vez. Peço desculpas pela demora nesta mensagem; precisei de um tempo para me recompor, pois não conseguia falar sobre isso com facilidade. Era para ser um aniversário para o nosso BLACKPINK, que trabalhou tão duro por 10 anos, e para o BLINK, que nos deu tanto amor. Todas nós ficamos muito decepcionadas, mas, mais uma vez, quero sinceramente nos parabenizar e espero que possamos continuar criando muitas outras lindas memórias juntos. Amo vocês, BLINK. 🩷” #ROSÉ #BLACKPINK #BLACKPINK #BLINK #Aniversário

The Popular Party has halved the number of Francoist victims in Ibiza, causing frustration among the members of the Fòrum per sa Memòria, who denounce that almost all the victims of the Italian bombings are being omitted and criticize the government's lack of interest in their situation. (translated)

El PP 'recorta' a la mitad la cifra de represaliados del franquismo en Ibiza: "Faltan casi todas las víctimas de los bombardeos italianos"
Flamengo 11h

Nota de Pesar O Clube de Regatas do Flamengo lamenta profundamente o falecimento do conselheiro André Luis de Oliveira Valladas. Flamenguista apaixonado, dedicou parte importante de sua vida ao clube. Conselheiro atuante e sempre participativo, exerceu diferentes funções na vida política e administrativa do Flamengo, como membro eleito do Conselho de Administração, membro da Comissão de Esportes do Conselho de Administração e membro nato do Conselho Deliberativo. Sua história também se confunde com a da Torcida Jovem do Flamengo, para a qual entrou em 1993 e da qual foi presidente entre 2005 e 2006, mantendo ao longo da vida o mesmo compromisso e amor incondicional pelo Rubro-Negro. Mas André será lembrado, sobretudo, pela pessoa que foi. Um pai dedicado, profundamente ligado à família, amigo leal e presença querida por todos que tiveram o privilégio de conviver com ele, sempre com um sorriso no rosto. Deixa esposa e dois filhos, de 11 e 14 anos. Sua ausência fará muita falta, mas seu legado de amizade, lealdade e amor ao Flamengo permanecerão na memória de todos que o conheceram. Com certeza será sempre lembrado. Descanse em paz. #Flamengo #Luto #Memória

Memo se convierte en semifinalista para la prueba del líder #LaCasaDeLosFamososMx https://t.co/NYec6Hv6yN #Semifinalista #RealityShow #LaCasaDeLosFamosos

💔🇪🇨 Ufff, es durísima esta carta de Willian Pacho para su mamá, que falleció exactamente el día de su debut como profesional: “Ver los pies de mi madre mientras bailaba bachata en el living. Uno dos tres, uno dos tres. Su calidez. La calidez de nuestro hogar. Eso es lo que pienso cada vez que quiero volver. Yo debía tener unos 8 años. Lo único que quería era bailar con ella. Lamentablemente, era muy malo para bailar la bachatica. Me pasé meses viéndole los pies, tratando de imitarla. Uno dos tres, uno dos tres. Pero un día, por fin me dijo: “Ahí está, Willian! Eso! Muy bien!”. Y ahí la miré a la cara, y tenía una sonrisa enorme. Creo que es así cómo aprendí a usar mis pies. A los 15 años, el fútbol me llevó lejos. En 2019 me fui en un bus a casa. Y en cuanto crucé la puerta, supe que no me había estado diciendo la verdad. Cuando la vi, estaba tan flaca. Dijo: “No te preocupes, estoy bien”. Le habían quitado el seno izquierdo. Le dije: “Mamá, ¿está con dolor?”. Y ella dijo: “Estoy bien, hijo, estoy bien”. Esa noche dormí junto a ella en la cama, como cuando era niño. Cuando se durmió, finalmente pude llorar. A los pocos días me tocaba volver al club, y sentí un miedo intenso. Tenía ese presentimiento de que no la iba a volver a ver. Unos meses después, el profesor me dijo que iba a debutar en Primera. Le mandé un mensaje: “Mañana voy a jugar, voy a debutar en el primer equipo! Voy a ser profesional! No te acuestes temprano, tienes que ver el partido!” Y me desperté con un montón de mensajes y llamadas perdidas de amigos y de familiares. Demasiados mensajes. ¿Te imaginas la sensación? Llamé a mi hermana con pánico. “¡¿Mamá?! ¡¿Mamá!? ¡¿Qué pasó?!”, le dije. “Ella está bien. Una ambulancia la trajo del hospital a casa. Está descansando. No te preocupes. Hablamos después del partido”. Fui al partido y lo último que pensé antes de salir a jugar fue en ella. “Mamá te está mirando por la tele. Tienes que ganar cada pelota por ella”. Cuando estaba por dejar la cancha, me estaban esperando mi cuñado y mi papá. -¡¿Qué pasa?! Ahí me dicen que mi madre había fallecido. Que se había ido esa madrugada. Lloré del dolor. Lloré como nunca antes. Nunca me sentí más solo en la vida. ¿Por qué me sacan a la persona que más amo en el mundo? Mi razón de ser. ¿Por qué a mí? ¿Por qué? Cuando íbamos a mi casa paramos y me fui a la cornisa. El abismo y nada más… “¿Y qué pasa si ahora me tiro?” No. Por favor. “Pero cómo puedo seguir sin ella? Podría estar con ella. Podría ser tan fácil. Nada más un paso”. Mamá, no quiero estar aquí sin ti. Es una herida que nunca sana. Llegamos a casa. Fui y me acosté en su cama, y cada recuerdo con ella se me hizo presente. Sin ella, la vida no tenía sentido. Después de su muerte, perdí todo tipo de miedo en la cancha. En vez de jugar con mis miedos, jugué con mi hambre, con el coraje. Me comí al mundo. “Oye Mamá, ¿qué es lo que hacemos siempre? Nos das las sobras y las transformamos en un festín”. Cuando me vendieron al Eintracht Frankfurt, mi representante me dijo que el PSG quería reunirse conmigo. Después llegó el PSG. Luis Enrique me dijo: “Ve a tu propio ritmo. Todavía tienes que desarrollarte.” Nunca me hubiera esperado ganar dos Champions League en dos temporadas consecutivas. Ser el primer ecuatoriano en ganar una Champions League es especial. Sólo tengo gratitud para mi familia. Principalmente, para mi madre. A ella le quiero hablar ahora. Sólo a ella… ‘Mamá, Gracias por enseñarme a bailar bachata. Gracias por enseñarme el valor de las sobras. Gracias por ser mi mamá. Nunca pude tener una foto final contigo. Pero tengo una imagen mucho mejor en mi cabeza. Soy un niño. Tú también eres joven. Estamos bailando juntos la bachatica. Uno dos tres, uno dos tres. Miro para arriba y te veo sonriéndome. Lo logré. Es mejor que una foto. Es un recuerdo. Es eterno. Tu hijo, Willian’”. Vía @TPTFootball. #Fútbol #Memoria #AmorMaternal