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#proporzionalità

DIVIETO DI TRASFERTA: NON RESTIAMO IN SILENZIO Insieme all’amico @MarcoBertollini abbiamo predisposto una prima bozza di ricorso al TAR contro il divieto di trasferta imposto ai tifosi della Lazio residenti nella Regione Lazio. Il ricorso si fonda su principi che riteniamo non possano essere ignorati: violazione del principio di proporzionalità, carenza di motivazione e di istruttoria, irragionevolezza della misura e, soprattutto, inaccettabile responsabilità collettiva. Non si può considerare pericoloso un cittadino semplicemente perché risiede nel Lazio o perché sostiene la Lazio. Le eventuali responsabilità di singoli non possono trasformarsi in una punizione per un’intera tifoseria. Ho già preso contatto con il Presidente Alfredo Parisi di Federsupporter, al quale ho trasmesso la bozza, affinché venga sottoposta alle necessarie valutazioni giuridiche e si verifichi concretamente la possibilità di agire davanti al TAR. E mentre i tifosi cercano di difendere i propri diritti, c’è una domanda che non posso più evitare: dov’è la S.S. Lazio? Ancora una volta la società sembra assistere passivamente mentre i propri tifosi vengono penalizzati e discriminati. Una società che dovrebbe rappresentare e tutelare la propria gente non può limitarsi al silenzio quando migliaia di sostenitori vengono privati della possibilità di seguire la propria squadra. È francamente inaccettabile e noi, almeno, non intendiamo stare zitti. @tempoweb @Capezzone @aciapparoni @1962Greco @PuliciGpulici @fede_marconi #DirittiDeiTifosi #Lazio #GiustiziaSportiva

Ennesima decisione che insegue la cronaca e della quale non risultano dimostrati i requisiti previsti dalle norme europee, a partire dalla proporzionalità, principio con cui il nostro Governo sembra avere un rapporto complicato. Il ripristino dei controlli sarebbe legittimo solo se l’Italia comprovasse un rischio concreto o imminente di movimenti secondari verso il nostro Paese; una minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna; l’insufficienza di misure meno restrittive, come cooperazione, scambio di informazioni e controlli di polizia; e un impatto sui viaggiatori regolari non eccessivo rispetto ai risultati attesi. Ma la misura appare anche poco utile. I controlli sugli arrivi diretti dalla Spagna possono essere elusi transitando per altri Paesi Schengen, ammesso che le persone entrate a Ceuta vogliano davvero raggiungere l’Italia. Per rendere il sistema impermeabile bisognerebbe estendere le verifiche a molte altre provenienze, con evidente sproporzione rispetto al risultato. Come sempre, al Governo sembra interessare soprattutto la scenografia, più della legittimità e dei risultati concreti. #Europa #Sicurezza #Governo

VENDETTA, POLITICA E DEMOCRAZIA: una visione sociologica Il caso giudiziario del gioielliere condannato per l'omicidio di alcuni rapinatori in fuga ha superato i confini delle aule di tribunale, trasformandosi in un acceso dibattito pubblico e questo stimola l’interesse del sociologo. Se osservata attraverso le categorie sociologiche di Pierre Bourdieu, questa vicenda cessa di essere un isolato fatto di cronaca o una questione di dottrina penale, configurandosi come una chiara manifestazione delle tensioni strutturali che attraversano lo spazio sociale, in particolare nel rapporto tra il campo giuridico, il mondo dei profani e il campo politico. Il campo giuridico si costituisce storicamente come uno spazio sociale autonomo, regolato da logiche proprie e accessibile solo a professionisti dotati di specifiche competenze linguistiche e tecniche (giudici, avvocati, giuristi, ecc.). Quando i magistrati emettono una sentenza di condanna basata sul rigido scrutinio della legittima difesa, applicando i requisiti di attualità del pericolo e proporzionalità, esercitano il potere tipico del campo ovvero il potere di nominare, classificare e produrre la realtà sociale in modo legittimo. L'evento drammatico viene spogliato della sua carica emotiva e tradotto in categorie codificate dalla legge. A questa razionalizzazione formale si contrappone l'habitus dei profani, ovvero dei cittadini comuni, la cui percezione della giustizia risponde a un senso pratico immediato. Per una parte consistente dell'opinione pubblica, la condanna dell'esercente appare incomprensibile perché urta contro schemi cognitivi basati sulla tutela emotiva della proprietà privata e sul principio della compensazione morale rispetto al torto subìto. Si manifesta così una frattura netta tra la neutralizzazione formale della violenza operata dallo Stato e le istanze etiche, spesso disorganiche, del pubblico non specialista. Sotto il profilo della sociologia del diritto, il contrasto tra l'azione del gioielliere e la risposta dell'ordinamento richiama il principio fondativo dello Stato moderno cioè la rinuncia da parte del cittadino al proprio diritto di vendetta privata. Nel patto sociale stabilito all’interno degli Stati di diritto, l'individuo cede la gestione della giustizia riparativa (vendetta) a un'entità terza e impersonale, lo Stato, la quale assume su di sé il monopolio della forza legittima. La reazione del gioielliere, che colpisce i rapinatori durante la fuga, viene interpretata dal campo giuridico come un tentativo di riappropriarsi di quella violenza privata originaria che il contratto sociale ha storicamente bandito. La condanna penale non mira soltanto a sanzionare un illecito, ma risponde alla necessità strutturale di riaffermare l'esclusività del potere statale, impedendo che i singoli consociati tornino a farsi giustizia da sé, disfacendo l'ordine legalizzato e pertanto la coesione sociale. Questa divisione tra habitus profano e razionalità giuridica apre lo spazio a un marcato pericolo di manipolazione dell'opinione pubblica, operata dalle forze politiche attraverso una sistematica comunicazione mediatica. Nel tentativo di erodere l'autonomia del campo giuridico, gli attori politici più radicali e conservatori utilizzano i mass media per amplificare la risposta emotiva dei cittadini profani, offrendo una narrazione semplificata e polarizzata del reato. La cronaca giudiziaria viene così strumentalizzata per veicolare e legittimare modelli di controllo sociale basati sulla violenza e sull'autodifesa militarizzata, elementi ideologici tipici delle destre populiste che, si ricorda, hanno come nucleo valoriale ed ontologico fondante, l'assunto della disuguaglianza tra i cittadini, formalizzando una divisione gerarchica tra chi ha il diritto intrinseco di essere protetto, o persino di esercitare una forza letale, e chi viene permanentemente declassato a una categoria subalterna priva di tutele umane fondamentali. Attraverso la celebrazione mediatica del cittadino che si fa giustizia da sé, la propaganda politica tenta di normalizzare l'uso privato delle armi e di ridefinire il concetto stesso di sicurezza, trasformando un grave illecito penale in un atto di eroismo civile. Questa strategia non mira solo a raccogliere consenso elettorale immediato, ma persegue l'obiettivo più profondo di imporre una visione del mondo autoritaria, in cui la coesione sociale non è garantita dall'equità delle istituzioni terze, bensì dalla minaccia della forza privata e dalla punizione esemplare del deviante. La vicenda si arricchisce di un ulteriore livello di complessità con l'intervento del Ministro della Giustizia il quale, superando le proprie prerogative in ossequio alla linea della propria parte politica, richiede formalmente la grazia per il condannato. Dal punto di vista bourdieusiano, questa condotta descrive il tentativo del campo politico di invadere i confini del campo giuridico, cercando di subordinare l'ortodossia delle procedure legali alle logiche del consenso elettorale e alla legittimazione dei sopra citati modelli securitari. Il ministro tenta di capitalizzare politicamente il risentimento dei profani, proponendo un principio di visione e di divisione del mondo alternativo a quello espresso dalla magistratura, fondato sull'idea di una giustizia sostanziale e di parte. A questa ingerenza risponde l'ammonimento del Presidente della Repubblica, che interviene per sanzionare l'infrazione delle regole istituzionali e per ristabilire i confini del campo giuridico. Il richiamo del Quirinale risponde alla necessità non tanto di ribadire le proprie prerogative quanto di difendere l'autonomia del diritto da condizionamenti esterni, riaffermando l'immagine di un potere statale neutrale, oggettivo e superiore agli interessi particolari delle fazioni politiche. In ultima analisi, il conflitto generato attorno alla figura del gioielliere mette a nudo l'essenza stessa del fenomeno giuridico secondo Bourdieu per cui il diritto non è un apparato neutrale e universale, ma l'esito di una lotta simbolica permanente per il monopolio della violenza legittima. La condanna giudiziaria e la successiva difesa dei confini istituzionali da parte della presidenza servono a mantenere viva l'efficacia dell'imposizione di un ordine sociale dominante che si dissimula dietro l'apparenza di una mera, e inevitabile, applicazione tecnica della legge. Il caso esaminato mostra quindi come la stabilità di questo ordine fondante dei regimi democratici dipenda costantemente dalla capacità del campo giuridico di respingere le spinte emotive della piazza, i modelli di controllo reazionari e le strumentalizzazioni della politica, riaffermando ogni volta la propria universale legittimità. L'analisi di questa complessa dinamica tra campi del potere permette di formulare una considerazione conclusiva sulla natura e sulla funzione dell'ordine sociale dominante all'interno dei sistemi democratici contemporanei. Sebbene Bourdieu evidenzi con severità critica i meccanismi di conservazione e di dissimulazione del potere insiti nelle istituzioni statali, la strenua difesa dei confini del campo giuridico mostra un risvolto democratico di fondamentale importanza. I meccanismi di autoconservazione istituzionale, la rigida e razionale applicazione della norma penale e la ferma reazione del vertice dello Stato contro le ingerenze di parte non devono essere intesi come una sterile chiusura tecnocratica, bensì come i veri e propri anticorpi che proteggono la democrazia. Nel momento in cui le forze politiche radicali tentano di cavalcare le passioni popolari per legittimare modelli reazionari di controllo sociale, la tenuta dell'ordine giuridico formale si erge come un argine insostituibile. Riaffermando la neutralità della legge e l'esclusività statale della forza, questi presidi istituzionali neutralizzano il pericolo di una deriva autoritaristica, impedendo che lo Stato di diritto venga svuotato dall'interno a favore di una logica della violenza privata e del populismo penale e politico. PS: se volete approfondire leggete Bourdieu "La forza del diritto. Elementi per una sociologia del campo giuridico"

Il Messaggero Jul 20

Il leader del M5S, Giuseppe Conte, critica la proposta della Lega di estendere i limiti della legittima difesa, sostenendo che trasformerebbe questo diritto in un diritto di vendetta e comprometterebbe il principio di proporzionalità necessario per mantenere uno stato di diritto, mentre le opposizioni avvertono che la riforma potrebbe aumentare insicurezza e violenza nella società. #LegittimaDifesa #GiustiziaFaiDaTe #PoliticaItaliana

Roggero, Conte: «Così diventa diritto di vendetta». Fronte delle opposizioni contro la stretta
Ultimora.net Jul 19

La Lega ha depositato una proposta di legge, a prima firma Claudio Borghi, per estendere la legittima difesa in caso di aggressioni a mano armata in casa o in esercizi commerciali, rendendo non punibile qualsiasi reazione nell'immediatezza, "indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati, dalla persistenza del pericolo e dalla natura strettamente difensiva della condotta" #LegittimaDifesa #Politica #Sicurezza

La Lega sta preparando un disegno di legge per ampliare i confini della legittima difesa, permettendo a chi reagisce a un'aggressione armata nel proprio domicilio o nei propri locali commerciali di non essere punito, indipendentemente dalla proporzionalità dei mezzi usati. #Lega #LegittimaDifesa #Omicidio

Caso Roggero, “la Lega prepara un ddl sulla legittima difesa” per non punire chi reagisce a un’aggressione armata

Giorgia Meloni si assume la responsabilità di aver indirizzato il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, a procedere con l'istruttoria per la grazia a Mario Roggero, un gioielliere condannato a quasi quindici anni di carcere per aver ucciso due rapinatori, sostenendo la necessità di rivedere la proporzionalità delle pene e il trauma vissuto dalla vittima durante l'aggressione. #Grazia #GiorgiaMeloni #ProporzionalitàPene

“Gli ho detto io di andare avanti”: Meloni rivendica l’iniziativa su Nordio per la grazia a Roggero
Ultimora.net Jul 19

Caso Roggero, Meloni al CorSera: "Non si possono dare 8 anni a pedofili o meno di 10 anni a casi di strupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere. C'è un problema di proporzionalità delle pene". E aggiunge: "Una cosa è il potere di concedere la grazia, e nessuno ha mai messo in dubbio che appartenga al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento". "Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest'uomo?" @ultimoranet #Giustizia #Legge #DirittiUmani

L
lastampa.it Jul 19

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato che la pena inflitta a Mario Roggero, condannato a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso due rapinatori, è sproporzionata rispetto ad altre condanne per reati gravi, sostenendo l'importanza di considerare il trauma e la paura vissuti da Roggero, e ha confermato di aver invitato il ministro della Giustizia Carlo Nordio ad attivarsi per avviare la richiesta di grazia. #Meloni #giustizia #proporzionalità

Meloni: “Sproporzionata la pena per Roggero. Sì, ho detto io a Nordio di attivarsi per la grazia”
Ilaria Cucchi May 26

Il cittadino cubano per le percosse subite, a seguito del controllo alla stazione Termini di Roma da parte delle forze dell’ordine, ha riportato lesioni giudicate guaribili in 18 giorni. Una cosa grave che non sarebbe dovuta accadere visto che l’uso della forza, strettamente regolato per legge, deve sempre rispettare i principi di legalità, necessità, proporzionalità e gradualità.

Picchiato dai poliziotti e sequestrato in commissariato, finisce in ospedale: quattro agenti ai domiciliari e due sospesi a Roma
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