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#ripetizione

Selene said she didn't understand and wondered if someone was repeating what she would later say if she confronted Gian Marco. https://t.co/tuaYtFG0cY #confronto #ripetizione #domande (translated)

Se @GiuseppeConteIT voleva un mandato forte dalla base, NON lo ha avuto. Su quasi 107.000 iscritti, cioè di gente che si è teoricamente “tesserata” proprio per dire la sua, solo 45.340 hanno risposto ad almeno un quesito, il 42,4%. Meno di due anni fa il primo voto sullo statuto coinvolse 54.452 iscritti su 88.933 (61,2%) e la ripetizione del voto di dicembre circa 58.000, sfiorando il 65%. Il dato interessante è poi che il quesito identitario su riarmo ed aiuti all’Ucraina, quello sul quale si è concentrata la maggior parte della campagna del duo Conte-Travaglio, è stato uno di quelli che ha convinto meno gli iscritti. Il blocco nel quale era incluso ha raggiunto un’affluenza di quasi 5.000 voti in meno rispetto alla parte riguardante ambiente, energia ed educazione digitale. All’interno del blocco, poi, pur in un contesto plebiscitario - è andato a votare chi sostiene attivamente le politiche del M5S -, il no all’aumento delle spese militari e lo stop agli aiuti a Kyiv hanno ottenuto rispettivamente il 91,8 ed il 91,7% di consensi, decisamente non all’altezza delle aspettative, visto che gli altri quesiti dello stesso blocco sono stati approvati in media dal 96,4% dei votanti. Peggio hanno fatto solo il voto ai sedicenni, la depenalizzazione della coltivazione di cannabis e l’adozione da parte delle coppie omogenitoriali. Alla fine insomma solo un iscritto su tre appoggia la linea di genuflessione verso l’imperialismo russo, questo nonostante la martellante ed ossessiva insistenza con cui se ne è parlato e sebbene su quello Conte abbia preventivamente tracciato delle linee rosse con gli “alleati”, al punto di far sfilare sul palco di Nova un pezzo rilevante del putinismo e del pacifintismo italico e non solo. Trascinare un’intera coalizione e poi l’Italia su posizioni che non hanno convinto nemmeno i suoi, a questo punto, potrebbe essere per lui una strada un po’ in salita. #M5S #GiuseppeConte #PoliticaItaliana

Nel giorno dei 100 anni di San Siro, lo stadio dedicato a Meazza che tenne a battesimo Sandrino al debutto nel 1961, Mazzola se ne va: una vita per l’Inter da campione eccelso Figlio di una leggenda vivente come papà Valentino scomparso a Superga, Mazzola è riuscito nell’impossibile impresa di arrampicarsi sul suo piedistallo. Un altro mito della Grande Inter che se ne va Sembra quasi che abbia voluto sceglierlo, il giorno della sua morte, Sandro Mazzola: che ci ha lasciato oggi, 19 settembre 2026, nel giorno in cui lo stadio di San Siro che negli anni 60 e 70 lo vide eccelso e inimitabile primattore compie 100 anni; lo stadio che porta il nome di Giuseppe Meazza, altra leggenda interista, l’uomo che - guarda caso - tenne a battesimo in Serie A come allenatore proprio lui, Sandrino Mazzola, il 10 giugno 1961 in un match passato alla storia del calcio italiano: quel Juventus-Inter 9-1 in cui Angelo Moratti, papà di Massimo, in segno di protesta contro la FIGC del presidente Umberto Agnelli - en passant anche presidente della Juventus - decise di schierare la formazione De Martino, cioè la Primavera di oggi, dopo l’annullamento della vittoria a tavolino data all’Inter per l’invasione di campo che il 16 aprile aveva costretto l’arbitro Gambarotta a sospendere al 30’ del primo tempo, sullo 0-0, la partita al Comunale di Torino. La FIGC del presidente Umberto Agnelli accolse il ricorso del presidente della Juventus Umberto Agnelli e in barba a ogni precedente in materia dispose la ripetizione della partita: che l’Inter, appunto, boicottò mandando in campo i ragazzi e spedendo in panchina non Helenio Herrera ma Giuseppe Meazza. L’uomo di cui San Siro che oggi compie 100 anni porta il nome. L’uomo che proprio in quell’occasione tenne a battesimo Mazzola al debutto in Serie A in cui Sandro mise la firma all’unico gol nerazzurro di una partita surreale - oggi diremmo distopica - entrata subito nella storia non proprio adamantina del nostro calcio borderline. Raccontare Mazzola a chi non ha avuto la fortuna di vederlo giocare, diciassette lunghe stagioni dal 1960 al 1977, due Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, quattro scudetti, il titolo di campione d’Europa con l’Italia nel 1968, capocannoniere sia in Serie A (1964-65, 17 gol) sia in Coppa dei Campioni (1963-64, 7 gol), una vita per l’Inter prima da giocatore e capitano (417 partite, 116 gol), poi da dirigente prima con Fraizzoli e poi con Massimo Moratti, raccontare Mazzola a parole - dicevo - non è facile. Ma a fotografarne la grandezza tecnica basta forse una tabella, quella che vedete sotto: è tratta dall’Albo d’Oro del Pallone d’Oro e si riferisce al 1971. Un’edizione del Pallone d’Oro in cui Mazzola, a quel tempo 29enne, si piazza al secondo posto dietro Johan Cruyff e davanti a George Best: e anche se ai tempi non eravate ancora nati o eravate troppo piccoli per ricordare, che fuoriclasse immensi siano stati Cruyff dell’Ajax e Best del Manchetser United credo lo sappiate tutti. Erano, è vero, tempi d’oro per il calcio italiano: che due anni prima, nel 1969, aveva trionfato con Rivera Pallone d’Oro e Gigi Riva secondo e che di lì a due anni avrebbe portato nientemeno che un portiere, Dino Zoff, sul secondo gradino del podio tra Cruyff (vincitore) e Gerd Muller (terzo classificato). Sandro Mazzola è stato un campione unico. Numero 8 della leggendaria Grande Inter di Helenio Herrera, in cui il 9 era Peirò (e prima Di Giacomo) e il 10 Luisito Suarez, Mazzola era un ibrido unico nel suo genere capace com’era, grazie alla sue doti di tecnica e velocità, scatto e resistenza di essere al tempo stesso eccelso attaccante e eccelso centrocampista, all’occorrenza anche di fatica. Ma ancora una volta sono le immagini, più della parole, a raccontare tutto di lui. E anche se quelle in bianco e nero non rendono giustizia, riguardatevi il gol che l’8 dicembre 1966 Mazzola segnò in Coppa dei Campioni sul campo dell’allora fortissimo Vasas Budapest: gol dell’1-0 dopo imbeccata di Bedin a innescarne la corsa. https://t.co/e90SQPEyK2 Sarti, Burgnich, Facchetti; Bedin, Guarneri, Picchi; Jair, Mazzola, Peirò, Suarez, Corso. Emoziona rileggere i nomi della Grande Inter degli anni Sessanta; e rattrista e fa male sapere che con la scomparsa di Mazzola sono oggi soltanto due i sopravvissuti: Gianfranco Bedin, classe 1945, e Aristide Guarneri, classe 1938, che ho la fortuna di incrociare ogni tanto nella città dove vivo, Cremona, nei pressi di Piazza Marconi, in perfetta forma: tutto diresti tranne che di trovarti di fronte a un ottantottenne. A pochi giorni dal crudele addio a Franco Baresi, leggenda del Milan, il calcio italiano s’inchina e piange Sandro Mazzola. Campione d’Europa nel 1968, vicecampione del mondo nel 1970, campione per sempre nel cuore non solo dei tifosi dell’Inter e della nazionale ma di tutti gli sportivi italiani. Capace di compiere la più difficile e grande delle imprese: salire - e rimanervi - sul piedistallo di un papà, il Valentino Mazzola scomparso a Superga, per classe, bravura e carisma inarrivabile. P.S. Se l’articolo ti è piaciuto e ancora non conosci il mio profilo “Palla Avvelenata” su https://t.co/l4gP5JEXPE vieni a dargli un’occhiata; e valuta la possibilità di abbonarti (6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale) per avere ogni giorno una lettura di qualità e un giornalismo libero e indipendente. “Palla Avvelenata” è un bestseller di Substack con abbonati in USA, Francia, Inghilterra e altri Paesi del mondo #SanSiro #SandroMazzola #Inter

Juanito Jul 27

Dopo l’ennesimo fallimento abbiamo scelto ancora una volta la politica invece del calcio. Dire che siamo lo zimbello del mondo è ormai riduttivo. E pensare che c’era chi, mentre vinceva scudetti a ripetizione, voleva cambiare questo circo. Fu fatto fuori. Ora si sborra. #calcio #politica #fallimento

#Mattarella impartisce a #Nordio una ripetizione straordinaria di diritto costituzionale. La grazia può concederla esclusivamente il Presidente della Repubblica. #Roggero https://t.co/Mxk0qArr8w #Italia #Costituzione #Politica

Da una giungla di oltre 10.000 autovelox, spesso nascosti e a ripetizione, a 3.150 apparecchi regolari e conformi. Basta autovelox fantasma, che erano solo una tassa occulta per milioni di lavoratori e non avevano nulla a che fare con la sicurezza stradale. Dalle parole ai fatti. #autovelox #sicurezzastradale #tassocculta #IT

A furia di piangere Russel sta avendo più culo che anima Antonelli lo umilia in gara e in Q a ripetizione e lui fa i punti Non si vedeva da tempo tanta antimeritocrazia sotto forma di karma #F1 #Russell #Antimeritocrazia

L
lastampa.it Jun 25

L'articolo analizza le tensioni geopolitiche tra Turchia e Israele, evidenziando il ruolo di Erdogan nel sostenere i palestinesi e nel contrastare le operazioni contro l'Iran, mentre Donald Trump cerca di rafforzare i legami con Ankara, temendo una ripetizione della perdita di influenze simile a quella dell'Iran nel 1979. #Turchia #Erdogan #Israele

La Turchia, Israele e la sindrome del 1979

[#UE/#Ucraina] Le armi per l'Ucraina inondano il mercato nero europeo. Il quotidiano tedesco Berliner Zeitung suona l'allarme: le armi fornite stanno già circolando nell'UE. I servizi segreti e la polizia temono una ripetizione del «scenario jugoslavo» su scala molto più ampia: #Ucraina #armi #mercatonero #DE #UA #EU #YU

Moretto su Youtube: "Tra ieri, oggi, anche l'altro ieri, Cardinale, Ibrahimovic e altri collaboratori di Cardinale e Ibrahimovic insieme stanno facendo a ripetizione video call, chiamate, incontri, con direttori sportivi, possibili nuovi CEO, allenatori" #Milan #Football #SerieA #ACMilan