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#rivolta

The author, Fabio Marcelli, argues that the youth uprising against a system that undermines the future is justified, highlighting that Italy is at a crucial crossroads between irreversible decline and democratic rebirth, with an incompetent government that promotes individual interest at the expense of the common good in a broader context of crisis of global capitalism and imperialism. (translated)

Contro un sistema che uccide il futuro, la rivolta dei giovani è legittima difesa

In the PD, the crisis breaks out 👇 Military spending, the PD splits: revolt of the reformists against Conte (translated)

Quando il silenzio diventa rumore: perché stiamo ignorando il grido che non esce 1. Introduzione: La tensione invisibile delle nostre giornate C’è un rumore bianco che satura le nostre vite, una frequenza costante che maschera un vuoto pneumatico. È la tensione invisibile che portiamo sotto la pelle, il peso di tutto ciò che scegliamo di non dire per non incrinare la superficie lucida delle nostre esistenze digitali. Siamo immersi in un paradosso: comunichiamo costantemente, ma evitiamo la verità.Oggi la ragione non viene smentita, viene peggio: subisce l' annegamento della ragione in un mare di stimoli irrilevanti. Ci muoviamo tra interfacce perfette e feed curati, ma dietro lo schermo la pressione sale. Cosa accade quando la capacità di analisi affoga sotto la tirannia dell'apparenza? Accade che smettiamo di vivere e iniziamo a resistere, in attesa di un crollo che sentiamo imminente ma che non abbiamo il coraggio di nominare. 2. Il paradosso del grido inespresso Il "grido che non esce" non è assenza di voce. È un accumulo tossico. È la paralisi comunicativa di una società che ha trasformato il conflitto in tabù e il disagio in un'anomalia da nascondere. Questa tensione non evapora; si sedimenta, diventa acida, divora le fondamenta del nostro equilibrio mentale."Il grido che non esce. La tensione che divora."Rimanere in silenzio è più pericoloso di una protesta urlata. Uno sfogo è un incendio che brucia e si spegne; la tensione repressa è un processo di combustione lenta che consuma l'ossigeno della nostra salute sociale. È un'energia incendiaria che non trova sfogo e che, inevitabilmente, trasforma l'individuo in una polveriera pronta a detonare al primo contatto con la realtà. 3. La diffidenza come barriera al dialogo Perché abbiamo smesso di cercarci davvero? L'incomprensione che ci isola non è un errore del sistema, ma una diffidenza sistematica che abbiamo introiettato. In un mondo di performance digitali, l'altro è diventato un giudice o un estraneo da cui difendersi, mai un interlocutore con cui rischiare il dialogo.In questo scenario, la superficialità dell'apparenza diventa il nostro bunker. Preferiamo la sicurezza di una bugia estetica alla complessità di un confronto reale. Ci rifugiamo nel non-detto, convinti che ignorare il baratro serva a non caderci dentro. Ma la ragione, quando affoga, trascina con sé ogni possibilità di soluzione razionale, lasciandoci in balia di istinti primordiali mascherati da civiltà. 4. La trappola dei bisogni manovrati Siamo pedine di un gioco di cui non possediamo le regole. Ci sentiamo persi e condizionati da un'architettura di "bisogni manovrati": desideri indotti da algoritmi che ci distraggono dalla nostra reale condizione di svuotamento. Questa manipolazione trasforma la nostra esistenza in un ciclo infinito di consumo e insoddisfazione.Il risultato è un futuro che spaventa, un orizzonte percepito come una minaccia immutabile. La disperazione mascherata nasce proprio qui: dalla consapevolezza, più o meno conscia, di aver barattato la propria libertà di scelta con la rassicurante inerzia dei condizionamenti esterni. Se non crediamo di poter cambiare il domani, smettiamo di abitarlo, diventando spettatori passivi del nostro stesso declino. 5. Il risveglio forzato della storia La storia non è un progresso lineare, ma un ciclo di tensioni e rotture. La "disperazione mascherata" che caratterizza il nostro tempo ha un limite fisico: deflagrerà nel momento in cui la realtà non potrà più essere contenuta dagli argini artificiali della superficialità. L'inerzia non è una protezione, è solo un ritardo nel pagamento del conto."Gli addormentati non sceglieranno — si sveglieranno male."Chi oggi sceglie di dormire, cullato dai propri bisogni indotti, non sta evitando il conflitto: sta solo rinunciando a gestirlo. Il risveglio non sarà un invito gentile, ma un trauma necessario. La storia non cambia le sue manifestazioni e non fa sconti a chi ha preferito l'illusione alla consapevolezza. La scelta consapevole è l'unica via per non essere travolti dalle macerie di un sistema che ha esaurito il suo tempo. 6. Conclusione: Oltre il gioco delle apparenze Il gioco delle apparenze continua, ma il sipario è logoro. Dobbiamo avere il coraggio di squarciare la coltre di finto silenzio prima che la realtà collassi su se stessa. Dare voce al "grido che non esce" non è un atto di debolezza, ma l'unico gesto di rivolta rimasto contro l'annegamento della ragione.Restare passivi, chiusi nella propria diffidenza, è una condanna che firmiamo ogni giorno. La domanda non è se la tensione esploderà, ma come ci troverà quel momento. Saremo pronti ad agire con lucidità o saremo parte della massa che subisce il crollo? Perché, alla fine di tutto, la storia parla chiaro:La storia non cambia le sue manifestazioni — e chi dorme non sceglie: si sveglia.

Alla Camera oggi è successa una cosa che in ottant’anni di Repubblica nessuno aveva osato fare.   Il presidente Lorenzo Fontana ha ordinato agli uffici di tenere in cassaforte le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, negando ai componenti della Giunta per le autorizzazioni il diritto di leggerle. Quelle chat le ha trasmesse la Procura di Roma, allegate a una lettera in cui il procuratore capo Lo Voi le definisce fondamentali per l’inchiesta. Il presidente della Giunta, Devis Dori, aveva autorizzato la consultazione elencando i precedenti. La maggioranza ha perso quella decisione, si è rivolta a Fontana, Fontana ha congelato tutto.   La Giunta per le autorizzazioni esiste per una ragione sola. Leggere gli atti e stabilire se possono essere utilizzati. Toglierle gli atti significa toglierle la funzione. È come pretendere una sentenza da un giudice a cui hai sfilato il fascicolo dalle mani.   La spiegazione ufficiale c’è, ed è peggio del silenzio. Si attende il parere della Giunta per il regolamento, che si riunisce lunedì. Tradotto: la maggioranza perde su un tavolo e cambia tavolo, sposta la partita dove ha i numeri, intanto incassa tre giorni. Il regolamento della Camera trattato come una fisarmonica, si allarga e si stringe secondo la convenienza di chi governa.   Sei deputati di opposizione hanno passato ore chiusi in un ufficio al secondo piano di Montecitorio per chiedere di vedere carte che hanno il diritto di vedere. Cronisti respinti dai commessi. Questa è la fotografia del 31 luglio 2026.   Resta la domanda che nessuno può aggirare. Perché? Cosa c’è in quelle conversazioni, se per non farle leggere a sei parlamentari si arriva a piegare il regolamento e a esporre la terza carica dello Stato a un’accusa di questo peso? Chi non ha niente da nascondere apre l’armadio e chiude la polemica in mezz’ora. Qui si è scelto il contrario, e la scelta parla da sola.   Delmastro ripete di non avere nulla da temere. Perfetto. Lo vada a spiegare a Fontana.   Non chiamatelo incidente procedurale. È l’idea che le regole valgano finché servono e si sospendano quando fanno male. Lunedì sapremo se la Camera è ancora un parlamento o l’ufficio protocollo di Palazzo Chigi. #Politica #Italia #Giustizia

Sabrina F. Jul 23

E POI C’È LA #RUSSIA, CHE NON HA LETTO IL PROPRIO NECROLOGIO 🇷🇺📈🤡 Il collasso economico di Mosca continua ad avere un piccolo problema: non riesce a presentarsi all’appuntamento. Nei primi cinque mesi del 2026 la Russia ha esportato merci per 177,4 miliardi di dollari e ne ha importate per 118,3 miliardi. Risultato: 59,1 miliardi di surplus commerciale, in crescita del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche l’interscambio complessivo è aumentato dell’8,3%, raggiungendo i 295,7 miliardi. Ma il dato politicamente più interessante è un altro: le sanzioni non hanno fermato il commercio russo. Ne hanno semplicemente cambiato la cartina geografica. Le esportazioni verso l’Europa sono scese a 23 miliardi di dollari, mentre quelle dirette in Asia sono salite a 141,5 miliardi, con una crescita del 14,5%. Mosca non ha smesso di vendere. Ha soltanto trovato altri clienti. Le porte occidentali dovevano chiudersi e soffocare l’economia russa. Hanno invece installato una gigantesca porta girevole rivolta verso Oriente. E non si tratta soltanto di petrolio. Nei primi cinque mesi dell’anno sono cresciute le esportazioni di metalli del 26%, di prodotti agricoli e alimentari del 20,3%, di tessile e calzature del 27,8% e di prodotti chimici del 6%. Le materie prime restano centrali, ma la fotografia è un po’ più articolata della caricatura del distributore di benzina con la bandiera russa. Anche le importazioni di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto sono salite a 57,5 miliardi di dollari, segnando un aumento del 9,3%. È insieme un segnale di domanda interna e il promemoria di una vulnerabilità reale: Mosca continua ad avere bisogno di tecnologia e componentistica estera. Ed ecco il capolavoro strategico europeo: le stesse tensioni nello Stretto di Hormuz che stanno affossando i nostri mercati, facendo salire l’energia e appesantendo i costi delle imprese, aumentano contemporaneamente il valore delle esportazioni russe. Da questa parte arrivano listini in rosso, inflazione e bollette più care. Dall’altra entrano più dollari. Non è la dimostrazione che l’economia russa sia invulnerabile. È qualcosa di molto più imbarazzante: la dimostrazione che una crisi capace di indebolire l’Europa può rafforzare proprio il Paese che Bruxelles sostiene di voler mettere in ginocchio. Noi paghiamo il conto. Mosca incassa il sovrapprezzo. E poi ci spiegano che la strategia sta funzionando. Non è il miracolo economico russo. È il funerale mancato organizzato con largo anticipo dai migliori esperti occidentali. Avevano già stampato i necrologi, prenotato i fiori e scelto la musica. Poi il morto ha cambiato mercato, ha venduto oltre 141 miliardi di merci in Asia ed è uscito dalla porta sul retro con 59,1 miliardi di attivo. - Don Chisciotte Fonti: Servizio Doganale Federale della Federazione Russa; Interfax; TKS. #Russia #CommercioInternazionale #Sanzioni

un girovago Jul 22

Segnati la data di oggi che hai salvato il culo a Delmastro. Borsellino si sta rivoltando nella tomba @GiorgiaMeloni https://t.co/n2Oc42Lm2L #politica #Italia #notizie

Nel Sud Italia esplode la rivolta contro Roberto Vannacci e i vertici di Futuro nazionale, accusati di ignorare la base e di fare nomine dall'alto simili a quelle di Meloni e Salvini, sollevando malumori e dimissioni nei comitati di diverse regioni. #FuturoNazionale #Vannacci #RivoltaSud

Nomine in Futuro nazionale, Vannacci ignora la base e scoppia la rivolta nelle regioni del Sud: “È come Meloni e Salvini”
alberto negri Jul 11

Witkoff e Kushner attenti a quei due: gli Usa sono uno stato fallito Questa coppia ineffabile di dilettanti ha firmato il Memorandum con l'Iran senza neppure capire cosa c'era scritto su Hormuz, vanno avanti e indietro con Mosca senza combinare nulla e Kushner con le sue iniziative private è riuscito a sollevare persino una rivolta in Albania. Il dipartimento di Stato, oltre a un segretario, ha più di 10mila diplomatici selezionati per titoli e carriera: se non c'era niente di meglio di questi due incapaci voluti da Trump vuol dire che gli Usa sono uno stato fallito. #Politica #Diplomazia #USA

Leo Cuomo Jul 9

Le intercettazioni bomba pubblicate da Il Fatto Quotidiano non sono una semplice notizia: sono la pietra tombale sulla finta onestà di chi si è auto-proclamato per vent'anni il "club degli onesti". La maschera è caduta, e sotto c'è il fango più totale. Altro che "stile", altro che "immunità diplomatica"! Gli inquirenti dell'indagine milanese fissano un punto di svolta clamoroso: contatti diretti e sistematici tra l'ex designatore Gianluca Rocchi e la società nerazzurra di Beppe Marotta. Andiamo a leggere la realtà dei fatti, quella che i media asserviti cercheranno di nascondere o minimizzare con i soliti grafici di carta velina: 1) NON UN CASO ISOLATO, MA UN SISTEMA SOCIETARIO: Gli inquirenti lo scrivono chiaramente. Non era un singolo dirigente che chiamava di nascosto. Erano "diversi soggetti della società" con nome e cognome che telefonavano a Rocchi per dettare i propri "desiderata" sulle designazioni arbitrali. 2) "QUELL'ARBITRO NON LO VOGLIAMO": Altro che accettare il verdetto del campo! Si andava dal folklore becero del "porta sfiga" fino a pressioni ben più serie e mirate: “Quell'arbitro non lo vogliamo”. Sceglievano i direttori di gara, facevano il bello e il cattivo tempo e decidevano chi doveva fischiare le loro partite. Per anni abbiamo assistito a un calcio in cui la Juventus veniva rivoltata come un calzino in 48 ore con processi sommari nel bel mezzo del campionato. Per anni ci hanno fatto la morale dai loro studi televisivi, godendosi una squisita immunità diplomatica su fideiussioni scadenze e passaggi societari fantasma all'ultimo secondo. Oggi scopriamo che mentre noi pagavamo dazio anche per colpe non nostre, nei palazzi milanesi si alzava il telefono per dettare la lista della spesa a Rocchi. Potete vincere tutti gli scudetti che volete in questo momento storico, potete continuare a nascondervi dietro i rifinanziamenti dell'ultimo secondo e i fondi speculativi, ma la storia non si cancella con le veline dei giornali amici. Siete e rimanete quelli salvati dai tribunali e protetti dal silenzio del sistema. E la cosa più bella? Siamo solo all'inizio. Preparate i pop-corn. Il castello di cartone sta venendo giù pezzo dopo pezzo. Tornate pure a nascondervi, ne avete un disperato bisogno. 👋🎪📉 #IntercettazioniInter #Marotta #Rocchi #Calciopoli #VeroCalcioItaliano #Calciopoli #VeroCalcioItaliano #IntercettazioniInter

Il Post Jul 7

Una rivolta nel carcere di Negombo, Sri Lanka, ha provocato almeno 26 morti, tra cui 7 poliziotti, e oltre 100 feriti, iniziata con una lite tra detenuti e culminata in tentativi di evasione, mentre una rivolta parallela ha interessato anche un carcere femminile. #SriLanka #rivolta #carcere

Più di 20 persone sono state uccise in una grande rivolta in un carcere in Sri Lanka

⬇️ La prima proposta dell’Inter all’Union Saint Gilloise è stata presentata in questa data ed ha segnato l’inizio delle trattative che stanno procedendo tra le parti. La discussione è legata alla parte variabile per avvicinarsi ai 30M richiesti dal club belga. La volontà di Khalaili è rivolta all’Inter. #Inter #Calciomercato #Football

ANSA.it Jul 4

La rivolta nel carcere di Enna è esplosa a causa della crescente tensione per i sequestri di telefoni e droga, culminando in un'invasione da parte dei detenuti che hanno devastato l'istituto, prima di essere sedati grazie all'intervento delle forze di polizia. #RivoltaCarcere #Giustizia #SicurezzaPenitenziaria

Rivolta nel carcere di Enna, i detenuti distruggono le celle
ANSA.it Jul 4

Una rivolta è scoppiata nel carcere di Enna, con circa 120 detenuti che hanno preso il controllo di alcune sezioni dell'istituto in seguito a disservizi nelle comunicazioni con le famiglie, e la situazione è ora critica, circondata dalle forze dell'ordine, mentre i sindacati denunciano gravi carenze di personale e insufficienze strutturali. #CarcereDiEnna #RivoltaDetenuti #PoliziaPenitenziaria

Rivolta nel carcere di Enna, l'istituto è circondato dalle forze dell'ordine
ANSA.it Jul 4

Circa 120 detenuti del carcere di Enna hanno avviato una violenta rivolta, occupando le sezioni del vecchio padiglione e distruggendo le telecamere di sorveglianza, in risposta a disservizi nelle comunicazioni con le famiglie e a una prolungata carenza di personale, mentre le forze dell'ordine circondano l'istituto per ripristinare l'ordine. #CarcereDiEnna #RivoltaDetenuti #PoliziaPenitenziaria

In corso una rivolta nel carcere di Enna rotte le telecamere di sorveglianza
ANSA.it Jul 4

Un centinaio di detenuti del carcere di Enna ha inscenato una rivolta, approfittando di un malfunzionamento delle comunicazioni e denunciando la grave carenza di personale e le condizioni fatiscenti dell'istituto. #CarcereDiEnna #RivoltaDeiDetenuti #SicurezzaPenitenziaria

Rivolta nel carcere di Enna, rotte le telecamere di sorveglianza

Una rivolta violenta è scoppiata nel carcere di Enna, con circa un centinaio di detenuti che hanno devastato un padiglione in segno di protesta contro l'interruzione delle comunicazioni telefoniche con le famiglie, causata da un fulmine, evidenziando le critiche condizioni strutturali e di sicurezza dell'istituto. #CarcereEnna #RivoltaCarceraria #DirittoPenitenziario

Rivolta nel carcere di Enna, detenuti devastano un padiglione: tensione dopo il blackout delle linee telefoniche
ANSA.it Jun 29

A Wimbledon, Jannik Sinner e Aryna Sabalenka aprono il torneo sul Centrale, mentre Novak Djokovic cerca il riscatto dopo l'eliminazione al Roland Garros, e grande attenzione è rivolta anche al rientro di Serena Williams nel singolare. #Wimbledon #Tennis #JannikSinner

Sinner e Sabalenka, a Wimbledon lo show parte dai numeri 1

Non conferire più limiti all'attività venatoria è rivoltante. Per motivi scientifici (ispra e appello di ecologi e etologi), etici (ogni animale è un individuo), ambientali (il piombo) e di sicurezza (sparare dove mai prima). La caccia va abolita, e per ora non va favorita. https://t.co/D2zlUjQv8P #Caccia #DirittiAnimali #Ambiente

L
lastampa.it Jun 22

Keir Starmer, dopo meno di due anni come primo ministro britannico, ha annunciato le proprie dimissioni a causa di una crisi politica e di una rivolta interna al Partito Laburista, evidenziando una rapida discesa dalla promessa di stabilità a un crollo della popolarità in un contesto di stagnazione economica e crescente malcontento. #KeirStarmer #PartitoLaburista #Brexit

Starmer, l'ascesa lampo e il crollo: il premier che non è riuscito a cambiare la Gran Bretagna

Dopo tre settimane di proteste che inizialmente si concentravano contro la costruzione di un resort di lusso legato a Jared Kushner, in Albania si è sviluppata una rivolta più ampia contro il governo di Edi Rama e il sistema politico nel suo complesso, con calli alla fine del suo mandato e critiche anche verso l'opposizione guidata da Sali Berisha. #Albania #EdiRama #proteste

Albania, palazzo del governo accerchiato dopo 3 settimane di proteste: non solo il resort di Kushner, vogliono le dimissioni di Edi Rama