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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 10h

RADIO ARC 101:“EDICOLE, “RAZZE IN ESTINZIONE” COME I BAR: SOLDI PERSI E SPERANZE DA STANFORD” by NANDO SILVESTRI SOURCE: https://radioarc.it/edicole-razze-in-estinzione-come-i-bar-soldi-persi-e-speranze-da-stanford/ Le edicole sono un altro scrigno di umanità e conoscenza per molti versi simili ai bar, almeno per quanto concerne l’infausto epilogo che riguarda molte di esse. L’odore di carta stampata, di cartoncini colorati, copertine variopinte, buste a sorpresa e cellophane, era una melassa olfattiva che un tempo inebriava grandi e piccini e rappresentava, al contempo un’ ambita meta di passeggiate e pause giornaliere. Passare per l’edicola significava attingere alla conoscenza, allo svago, alla cultura, alla fantasia e alla creatività. Tutte prerogative perse a causa dei surrogati informi e amorfi diffusi dal web. E’ questo il motivo principale della chiusura cunulata e ricorrente di moltissime edicole italiane: in economia si parla di comparto a caduta della domanda. Ma non chiude solo un’edicola, chiude un pezzo di economia locale e nazionale. Da 35000 edicole nel 2005 a circa 20000 nel 2024: -43%. Con loro se ne va un fatturato diretto di oltre 400 milioni l’anno, ma il vero buco è l’indotto che non si calcola mai. Ogni edicola media in un paese generava distribuzione per 15000€/anno di margini per distributori locali, corrieri, tipografie. Inoltre, il cliente che comprava il giornale prendeva il caffè, il biglietto del pullman, la schedina. Write on Medium Si deve pensare che senza edicola, il cinema di paese perde il suo unico punto promo fisico, senza parlare delle perdite in materia di pubblicità. Quando chiude, non perde solo l’edicolante. Perde il bar, perde l’autista, perde il tipografo. In Irpinia negli ultimi 5 anni Avellino ha perso 6 edicole, Ariano Irpino 3, Sant’Angelo dei Lombardi 2. La perdita totale in Irpinia ammonta a circa il 22% di punti vendita. Tutto ciò significa che molte delle chiusure succitate hanno sottratto ai bar irpini diverse decine di clienti danneggiando lavoratori, distributori e fornitori. Sono posti di lavoro che non fanno notizia, ma esistono. Un altro duro colpo inferto all’economia locale e nazionale in nome di un finto progresso che favorisce quasi sempre gli affari dei faccendieri e dei soliti noti. Tuttavia, ciò che accade in Puglia, a pochi chilometri dall’Irpinia, apre scenari di rinnovamento basati proprio sulla riconversione delle edicole dismesse. Si tratta di prospettive talmente uniche ed innovative da aver suscitato l’interesse di tutto il mondo, in special modo dell’Università di Stanford. Si tratta di notizie di enorme portata che pochi notiziari hanno divulgato in nome di una perenne prelazione delle tecnologie sprezzanti di buonsenso, tradizioni e arte. A San Severo (Foggia), a 40 km dall’Alta Irpinia un’edicola abbandonata da 6 anni in via Matteo Tondi è diventata il 27 marzo 2026 il Teatro-Edicola Foyer’97: 6 sedie, 4mq, idea di Francesco Gavino. Gli apprezzati spettacoli di 10/15 minuti hanno incuriosito l’università di Stanford. La sua rivista accademica Stanford Social Innovation Review (SSIR), ha scelto il Teatro Edicola di San Severo come caso di studio internazionale con il reportage “The Six-Seat Revolution”. Perché Stanford ci guarda? Perché ha capito che quei 4 mq possono tornare a generare indotto. Difatti, 60 spettatori in un pomeriggio possono diventare 60 caffè al bar vicino. Con un biglietto simbolico di 5€ si parla di micro economia culturale. Senza contare l’indotto di turisti e giornalisti che arrivano e frequentano B&B e ristoranti. È il modello che serve all’Irpinia: non lasciare il buco, ma riconvertirlo virtuosamente. Ogni edicola chiusa può diventare info-point, micro-cine, box servizi. Altrimenti continuiamo a contare solo le saracinesche abbassate, senza contare i soldi che non girano più.

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Edicole, "razze in estinzione" come i bar: soldi persi e speranze da Stanford - Arc Rete 101
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Luciano Magaldi Sardella (PhD) 10h

RADIO ARC 101:“NEWSSTANDS, ‘ENDANGERED SPECIES’ LIKE CAFÉS: MONEY LOST AND HOPES FROM STANFORD” by NANDO SILVESTRI SOURCE: https://radioarc.it/edicole-razze-in-estinzione-come-i-bar-soldi-persi-e-speranze-da-stanford/ Newsstands are another repository of humanity and knowledge, in many respects similar to cafés, at least as far as the unfortunate fate that has befallen many of them is concerned. The smell of printed paper, coloured card, variegated covers, surprise packets and cellophane was an olfactory molasses that once intoxicated young and old alike and represented, at the same time, a sought-after destination for daily walks and pauses. Stopping by the newsstand meant drawing upon knowledge, entertainment, culture, imagination and creativity. All prerogatives lost on account of the shapeless and amorphous surrogates disseminated by the web. This is the principal reason for the cumulative and recurring closure of a great many Italian newsstands: in economics, one speaks of a sector in demand collapse. But it is not merely a newsstand that closes; a piece of the local and national economy closes with it. From 35,000 newsstands in 2005 to about 20,000 in 2024: -43%. With them goes direct turnover of over €400 million per year, but the real hole is the indirect economy that is never calculated. Each average newsstand in a small town generated distribution worth €15,000 per year in margins for local distributors, couriers, and printers. Moreover, the customer who bought the newspaper would have a coffee, buy a bus ticket, place a bet. Download the Medium App One must consider that without a newsstand, the village cinema loses its only physical promotional outlet, not to mention the losses in terms of advertising. When it closes, it is not only the newsagent who loses. The café loses, the driver loses, the printer loses. In Irpinia, over the last five years, Avellino has lost six newsstands, Ariano Irpino three, Sant’Angelo dei Lombardi two. The total loss in Irpinia amounts to about 22% of outlets. All this means that many of the closures mentioned above have deprived Irpinian cafés of several dozen customers, harming workers, distributors and suppliers. These are jobs that do not make the news, but they exist. Another hard blow inflicted upon the local and national economy in the name of a false progress that almost always favours the business of fixers and the usual suspects. However, what is happening in Puglia, a few kilometres from Irpinia, opens up scenarios of renewal based precisely upon the reconversion of disused newsstands. These are prospects so unique and innovative as to have aroused interest worldwide, especially at Stanford University. This is news of enormous significance that few news programmes have disseminated, in the name of a perennial pre-emption by technologies contemptuous of common sense, tradition and art. In San Severo, 40 km from Upper Irpinia, a newsstand abandoned for six years in Via Matteo Tondi became, on 27 March 2026, the Teatro-Edicola Foyer’97: six chairs, four square metres, an idea by Francesco Gavino. The well-received 10- to 15-minute shows have piqued the curiosity of Stanford University. Its academic journal, the Stanford Social Innovation Review [SSIR], has chosen the Teatro Edicola in San Severo as an international case study with the reportage “The Six-Seat Revolution”. Why is Stanford watching us? Because it has realised that those four square metres can once again generate indirect economic activity. Indeed, 60 spectators in an afternoon can become 60 coffees at the neighbouring café. With a symbolic ticket price of €5, we are talking about a cultural micro-economy. Not to mention the indirect income from tourists and journalists who arrive and frequent B&Bs and restaurants. It is the model Irpinia needs: not to leave the void, but to reconvert it virtuously. Every closed newsstand can become an information point, a micro-cinema, a service hub. Otherwise we shall continue to count only the lowered shutters, without counting the money that no longer circulates.

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Edicole, "razze in estinzione" come i bar: soldi persi e speranze da Stanford - Arc Rete 101
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Il Fatto Quotidiano 4d

Francesco Silvestri from the 5 Star Movement responds to the statements of PD senator Filippo Sensi, arguing that a center-left government should stop sending arms to Ukraine and seek diplomatic avenues, proposing primaries as a tool to resolve the division within the progressive coalition. #Centrosinistra #Ucraina #Movimento5Stelle (translated)

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“Sensi del Pd vuole più armi per Ucraina con un governo di centrosinistra? Gliele porti lui personalmente”. La risposta di Silvestri (M5S) alle parole del senatore dem
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Natangelo 3w

Ormai sempre più irriconoscibile - la mia vignetta per la prima pagina de il Fatto Quotidiano oggi in edicola! #meloni #elezioni #satira #vignetta #natangelo Prossimi appuntamenti  *26 settembre, ore 18:30 - Ancona: in dialogo con Alessandro Trevisani. Libreria Fogola Ubik, corso Mazzini 170. *27 settembre, ore 18 - Pescara: in dialogo con Antonio “Tauro” Silvestri. Libreria Pescara Ubik, via Firenze 209. *28 settembre, ore 18:30 - Perugia: in dialogo con Daniele Pampanelli. Libreria PopUp, Via Birago 22. *2 ottobre - Milano: in dialogo con Chiara Severgnini. Feltrinelli Corso Genova #satira #vignetta #elezioni

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Natangelo 4w

Un tetto alla scuola - la mia vignetta per la prima pagina de il Fatto Quotidiano oggi in edicola! #scuola #satira #vignetta #natangelo Prossimi appuntamenti 25 settembre, ore 18 - Ascoli Piceno: con Sandro Veronesi - Linus, Festival del Fumetto - Teatro Ventidio Basso, Via del Trivio, 33. 26 settembre, ore 18 - Ancona: in dialogo con Alessandro Trevisani. Libreria Fogola Ubik, corso Mazzini 170. 27 settembre, ore 18 - Pescara: in dialogo con Antonio “Tauro” Silvestri. Libreria Pescara Ubik, via Firenze 209. 28 settembre, ore 18:30 - Perugia: in dialogo con Daniele Pampanelli. Libreria PopUp, Via Birago 22. #scuola #vignetta #satira

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SUPERNONNO IL RITORNO Aug 11

PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA "Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina". Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne. Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo. Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto. Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi. "Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere. Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti. Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri. E qui il dato che nessuno vuole vedere. Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia. La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda. Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro". Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata. La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella. Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica. E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo. Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue. La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto. Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare. Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto. Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica. E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere. La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza. Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier. Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna. E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio. Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote. Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta. Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio. Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo. Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui? La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane. Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva. Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono. Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata. Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace. E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma. Con nome, cognome e sigla dell'associazione. #Femminismo #Sorellanza #Politica

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En3rix_ Aug 4

Chiunque abbia pensato che un funerale sia un luogo per fischiare Cardinale per quanto mi riguarda deve essere chiuso in gabbia e lasciato lì. Persone che non hanno rispetto nè dei vivi né dei morti in mezzo alle strade mi fanno paura. Ringraziate i Silvestrin. #rispetto #funerale #società

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Marmitta Aug 3

Silvestrin riuscito a fare polemica e creare clima di odio e divisione anche sulla morte della leggenda Franco Baresi ma da cosa derivano tutta la rabbia ed il veleno che ha nel corpo capisco che non aver sfondato come critico musicale o al GF puo’ pesare, ma così esagera #FrancoBaresi #Silvestri #odio

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Francesco Storace Jun 13

Se al posto di Giorgia Meloni quegli insulti se li fosse beccati Elly Schlein. Parlamento bloccato, leader Pd in lacrime, Boldrini e Bonino con le femministe in piazza, tv e giornali rossi scatenati. Invece tutti zitti a sinistra per la frase schifosa del pentastellato Silvestri. Si sa, gli “alleati” non si toccano. Alla premier, invece, si può dire di tutto. Ecco la cronaca semiseria, ma non troppo, di quello che sarebbe accaduto ✍️👇 #Politica #Femminismo #LibertàDiEspressione

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Salvo Sottile Jun 12

Le ginocchiere della politica e il silenzio delle indignate. Se il deputato dei 5 stelle Silvestri dice a Giorgia Meloni che ha “indossato le ginocchiere” qual è il sottinteso che arriva all’opinione pubblica? Come mai nessuno si indigna? Le femministe pronte a scendere in piazza contro il sessismo dove sono? Il rispetto delle donne non può essere selettivo. Non può dipendere da chi sieda a Palazzo Chigi. Se un’allusione sessuale è inaccettabile, lo è contro qualsiasi donna, di destra o di sinistra. #farwest #silvestri #politica #femminismo #rispettodonne

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semanthide Jun 12

@AgenziaVISTA Però il collegamento carriera-ginoccchiere l'ha fatto solo lei, visto che Silvestri parlava del suo essere prostrata a Trump e Netanyahu. #politica #Trump #Netanyahu

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Guido Crosetto Jun 11

Silvestri merita il titolo di Onorevole? Il Parlamento non è mai stato per me il luogo dell’insulto verso gli avversari ma della rappresentazione di idee diverse, quando erano diverse. Non è il luogo dove dire qualunque schifezza o falsità al riparo del privilegio #Onorevole #Parlamento #IdeeDiverse #IT

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Tommaso Cerno Jun 11

Al sessista Silvestri proponiamo le ginocchiere a rotelle, così va a Teheran con i suoi amici islamisti https://t.co/O5YW7lza0j #Silvestri #Teheran #ginocchiere

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James Jun 1

Yo sigo pensando que Abelardo por plata vende a la madre y no tenía problema en hacer un Rodolfo. Pero la captura de Saab estos días fue un apretón de tuercas. El pinzonismo da luz verde para votar por el silvestrismo. #Política #Venezuela #Elecciones

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