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#traghetti

Nei primi sette giorni di luglio 2026, l'Ucraina ha rivendicato una massiccia offensiva nel Mar d'Azov, colpendo 90 navi russe tra petroliere, traghetti e rimorchiatori utilizzati per sostenere l'operazione bellica di Mosca, secondo il comandante delle forze ucraine per i sistemi senza pilota, Robert Madyar Brovdi. #DroniUcraini #MarDAzov #OffensivaNavale

Droni ucraini, maxi offensiva nel Mar d'Azov: «Colpite 90 navi russe in una settimana»

Domenica 5 luglio si svolgerà uno sciopero del trasporto aereo in Italia, con numerose cancellazioni di voli a Malpensa e Linate, mentre anche il trasporto pubblico locale, traghetti e treni subiranno agitazioni nel corso del mese, a causa di una mobilitazione proclamata da Cub Trasporti per il rinnovo del contratto nazionale e per adeguamenti salariali. #Sciopero #TrasportoAereo #Agitazioni

Sciopero del trasporto aereo domenica 5 luglio. Agitazioni anche per trasporto pubblico locale, traghetti e treni nel corso del mese

Le autorità delle isole Shetland hanno appena approvato un ambizioso progetto da 1,7 miliardi di euro per costruire una rete di tunnel sotto l'Atlantico che collegherà le isole, trasformando così l'economia locale e riducendo la dipendenza dai traghetti. #Shetland #infrastrutture #tunnel

Una rete di tunnel sotto l’Atlantico per realizzare un’autostrada sottomarina: il maxi-progetto rivoluzionario da 1,7 miliardi delle isole Shetland

Poco fa nello stretto di Kerch altre tre imbarcazioni erano in fiamme. Ora i blogger russi temono un attacco al ponte che isolerebbe completamente la Crimea e la porrebbe di fatto sotto assedio. "È del tutto evidente - si legge in questo post riportato dal canale Crimean Wind - che le Forze Armate ucraine si stanno muovendo in modo sistematico e metodico verso l'obiettivo del completo isolamento della penisola. La sistematicità di questa strategia è paradossalmente palese. In primo luogo, attacchi ai ponti nel nord della penisola, ai ponti sul canale Severo-Krymsky nella zona degli insediamenti di Preobrazhenka e Mirnoye, a un ponte stradale in direzione di Perekop Armyansk e a un ponte nella zona dell'insediamento di Stavky. Successivamente, si procede con un'azione sistematica volta alla distruzione delle difese aeree della penisola. Oggi, gli attacchi ai traghetti hanno reso inutilizzabili tre imbarcazioni che collegavano la terraferma alla penisola. Ora è abbastanza ovvio che il culmine sarà un massiccio attacco al ponte di Crimea con l'aiuto di missili (Flamingo e non solo) e un gran numero di UAV di vario tipo, a seguito del quale il ponte di Crimea potrebbe essere danneggiato e diventare inutilizzabile, e un blocco temporaneo completo della Crimea, dati i problemi ancora irrisolti con gli UAV nemici sulla rotta R-280 "Novorossiya". Come già scritto in precedenza sul canale, tutti gli elementi indicano che la leadership politico-militare del Reich ucraino, con la consulenza e il supporto di sicurezza dei suoi alleati della NATO, si sta preparando quest'estate a un assedio totale della penisola e a un'offensiva nel sud della Novorossiya. La situazione è estremamente tesa." #Crimea #Ucraina #Conflitto

Al largo di Kerch bruciano tre traghetti che facevano la spola fra Crimea e Russia. https://t.co/eJt9uf7B7z #Crimea #Russia #traghetti

Niente più carburante per gli occupanti russi in Crimea, lo annuncia il governatore illegittimo Sergei Aksyonov. Inizia a mancare anche l'elettricità e i traghetti sul Kerch sono stati sospesi dopo gli attacchi di questa notte. Ieri sera si vantavano dell'arrivo del carburante. Crimea é Ucraina e tornerà libera. 🇺🇦 #Crimea #Ucraina #Libertà

Pesante bombardamento, stanotte, sulla Crimea e oltre il ponte di Kerch. La penisola stamattina si è svegliata in gran parte senza corrente, i traghetti sono fermi e anche i treni, che comunque già da ieri venivano attestati a Kerch senza proseguire. Sospesa la vendita di benzina https://t.co/GXSkqDvWLQ #Crimea #Guerra #Notizie

Il Messaggero Jun 10

Le vacanze del 2026 si preannunciano più costose per gli italiani, con aumenti significativi nei costi di voli (+9,7%), traghetti e hotel pet friendly (+20%), influenzati da fattori come il conflitto in Iran che ha impattato bollette, carburante e strutture ricettive, portando molti a optare per vacanze a rate per contenere le spese. #Vacanze2026 #CostiVacanze #AumentiPrezzi

Vacanze 2026 più care, tutti gli aumenti di prezzo: dagli aerei ai traghetti (+9,7%) fino agli hotel pet friendly (+20%)

La Crimea è Ucraina, non può sopravvivere senza l’Ucraina e la guerra iniziata nel 2022 sta paradossalmente dimostrando quanto l'annessione del 2014 sia stata incauta e di fatto insostenibile. Lo scrivo, con buona pace di Travaglio, ma soprattutto di Lucio Caracciolo, che sulla rivista Limes, continua a proporre cartine in cui si ritrova la regione illegalmente occupata puntualmente dello stesso colore della Russia, quasi a legittimare per via editoriale ciò che il diritto internazionale vieta. In questi giorni, infatti, si parla molto - l’ho fatto io stesso - del blocco logistico che sta paralizzando i rifornimenti della penisola, legato all’abbandono del traffico ferroviario attraverso il ponte di Kerch, oltre ai colpi inferti all’Ucraina sia ai traghetti che operano nello stretto, sia ai collegamenti via terra lungo la M-14, la strada che attraversa tutte le aree occupate del sud-est dell’Ucraina. Si susseguono notizie sui razionamenti della benzina e sui social appaiono immagini di code interminabili ai distributori per accaparrarsi quel poco di carburante che non viene requisito dalle forze di occupazione per le esigenze militari. Ma ci sono almeno altre due emergenze che ora rischiano di esplodere e che ben rappresentano come la visione imperiale di Vladimir Putin sia del tutto scollegata dalle reali capacità militari e logistiche di una media potenza come la Russia. La prima è quella energetica. La Crimea viene rifornita attraverso cavi sottomarini che operano già al massimo della capacità, anche a causa delle necessità dell’esercito e dei sistemi di difesa. L’infrastruttura è quindi estremamente fragile, dal momento che le sottostazioni elettriche sia sul lato della Crimea che su quello di Krasnodar sono esposte al fuoco ucraino e il loro danneggiamento causerebbe il collasso dell’intera rete. Per compensare il deficit, la Russia ha costruito due grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato, Tavridska (vicino a Simferopol) e Balaklava (vicino a Sebastopoli). Questi impianti sono alimentati a gas, ma l'intero sistema di generazione di supporto (inclusi i massicci generatori diesel d'emergenza installati per proteggere i siti militari, i radar e gli ospedali) dipende appunto dalla logistica dei combustibili liquidi, che, come si è detto, è praticamente interrotta. I flussi turistici estivi rischiano di mettere a dura prova la tenuta del sistema. La seconda e assai più grave emergenza è quella idrica. La scelta folle delle forze di occupazione russe di far saltare la diga di Kakhovka nel giugno del 2023 per ostacolare la controffensiva ucraina ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca. Le riserve accumulate ad inizio anno, nonostante le rassicurazioni delle autorità, difficilmente sopravviveranno alla stagione estiva. A questo si aggiungono le recenti criminali perforazioni disposte dall’amministrazione, le quali hanno causato la contaminazione delle falde con acqua salata. Dai rubinetti in molte zone della penisola esce quindi acqua salmastra, inutilizzabile sia per scopi potabili, sia per l’irrigazione, elemento questo, che sta azzerando tutte le coltivazioni intensive. Il Cremlino sta stanziando miliardi di rubli in sussidi d'emergenza per salvare almeno la viticoltura e la frutticoltura, ma gli idrologi locali concordano sul fatto che, senza una soluzione strutturale, la Crimea si avvia verso un processo di progressiva desertificazione interna. Il paradosso vero è che le azioni criminali del Cremlino stanno ricreando artificialmente esattamente le condizioni che costrinsero l’allora leader dell’URSS Nikita Chruščëv a “donare” la Crimea all’Ucraina nel 1954. Una scelta ritenuta scellerata da Putin. Secondo la retorica del capo del Cremlino - avvalorata anche da diversi accademici nostrani, che sostengono che la penisola sia "sempre stata russa” - quella cessione fu infatti un’elargizione azzardata ed ingiusta, ma la realtà dei fatti è che fu allora una scelta non solo oculata, ma anche necessaria. Dopo la deportazione nel ‘44 di 200.000 tatari, la popolazione turcofona indigena della penisola, accusati falsamente di collaborazione col nazismo (un evergreen della propaganda di Mosca), Stalin vi spostò decine di migliaia di russi, i quali tuttavia, a differenza dei nativi, non riuscirono a coltivare le aride terre interne con la poca acqua disponibile, facendo così crollare la produzione agricola e l’economia della regione. Fu allora progettato proprio il Canale Nord-Crimeano, che avrebbe dovuto portare acqua dal Dnipro grazie alla diga di Kakhovka, ma il fatto che la mastodontica opera dovesse essere gestita da due diverse amministrazioni (russa e ucraina) rendeva l’impresa un incubo burocratico. Chruščëv decise dunque di rendere la Crimea ucraina proprio per ragioni “idriche”, sebbene avesse presentato la cessione come un "nobile atto del popolo russo" per commemorare il 300° anniversario del Trattato di Perejaslav (1654), interpretato dalla propaganda sovietica come la "riunificazione eterna" tra Ucraina e Russia, ottenendo peraltro anche l’appoggio della potente élite politica di Kyiv. Non ci vuole molto per capire che nella Crimea ucraina, che fino al 2014 i russi frequentavano senza restrizioni come splendido paradiso turistico, oggi quegli stessi russi si ritrovano su spiagge piene di denti di drago, con chilometri di filo spinato sulla battigia e trincee per la fanteria, per poi immergersi in un mare minato, spesso a due passi da postazioni missilistiche che rappresentano obiettivi militari, mentre mancano benzina, acqua ed energia e la situazione agricola del 2026 somiglia a quella dei primi anni ‘50. Piaccia o no ai propagandisti nostrani, il fallimento della presa di Kherson nel 2022 rende impensabile uno scenario in cui la Crimea possa sopravvivere senza l’Ucraina. La Russia d’altra parte fa, anche lì, le uniche cose che sa fare: uccidere, deportare, militarizzare, desertificare, distruggere. #CrimeaIsUkraine #SlavaUkraini #CrimeaIsUkraine #Ukraine #Russia

La situazione di buona parte dei territori occupati sta precipitando e ora la Russia teme il colpaccio contro la Crimea. L’Ucraina, data per spacciata fin dai primi giorni dai nostri giornaliZti e opinioniZti, in questi anni ha non solo mostrato una incredibile resilienza sul piano strettamente operativo-militare, ma anche sviluppato tecnologie che hanno consentito di stabilizzare il fronte e persino di rendere vana la millenaria strategia moscovita di pretendere aree cuscinetto a spese dei vicini, trasformare quelle aree in zone pienamente russe e quindi pretenderne di nuove, in un infinito bisogno di allontanare i confini dal centro. La guerra dei droni, che Kyiv sta vincendo sia sul piano numerico che tecnologico fa sì che nulla sia più al sicuro, elemento questo che mina le precondizioni non solo di un’ulteriore avanzata di Mosca, ma anche del mantenimento di quanto illegalmente occupato sinora, non dal 2022, ma dal 2014. In questi giorni sui social appaiono immagini di interminabili code nei distributori in Crimea. Il carburante è stato ufficialmente razionato, ma in alcuni punti della penisola è già esaurito. Questo è risultato della strategia che l’Ucraina ha pianificato dall’ottobre del 2022, da quando cioè colpì uno dei treni cisterna che regolarmente transitavano sul ponte di Kerch, che collega la regione occupata alla Russia, danneggiandone seriamente la sezione ferroviaria, poi ulteriormente indebolita dall’attacco di droni marini. Le autorità, a seguito dell’attacco, hanno quindi sospeso il trasporto su rotaia (ciascun vagone trasportava anche 60 tonnellate di carburante), sia per evitare il possibile cedimento della struttura, sia per scongiurare che ulteriori attacchi ucraini potessero causare uno spettacolare crollo. A questa chiusura si è cercato di ovviare istituendo il cosiddetto Kerch Ferry Crossing, un servizio di traghetti cargo (Ro-Ro) che spola tra i porti di Kavkaz (sulla sponda russa) e Kerch (in Crimea), per trasferire gli stessi vagoni cisterna che non possono più attraversare il ponte. Ma, una volta perso il dominio dei mari, per la Russia, anche questa soluzione si sta rivelando impraticabile. Solo nelle ultime settimane, l'Ucraina ha preso di mira i traghetti chiave (come la Avangard, la Conro Trader e la Slavyanin), oltre a varie motovedette, facendo crollare verticalmente il traffico di combustibili. L’unica alternativa diventa quindi ora quella della M-14 (la spina dorsale che collega Rostov a Mariupol, Berdiansk, Melitopol fino alla Crimea). Ma anche quell’arteria, essenziale per l’approvvigionamento delle truppe di occupazione, si sta rivelando una gigantesca trappola. L'introduzione massiccia di droni ad ala fissa di nuova generazione e sistemi a lungo raggio (come i droni Hornet, potenziati con algoritmi di riconoscimento dei target) ha esteso a dismisura la "kill zone" ucraina, tanto che gli stessi Z-blogger ormai quotidianamente riportano notizie di decine di mezzi in fiamme ai lati della strada. La strategia di Kyiv di “logistical lockdown” si sta dunque rivelando straordinariamente efficace, dal momento che proprio i blogger militari riferiscono di truppe costrette a centellinare benzina e munizioni, che arriverebbero al fronte nella misura di circa il 40% rispetto alle reali necessità, al punto di scomodare il sacro mito dell’assedio di Leningrado per rappresentare la gravità dello strangolamento in atto e combattere la tendenza di diversi generali di far arrivare a Mosca rapporti falsi nei quali si nega la reale gravità della situazione. Se a questo si sommano i recenti colpi messi a segno dall’Ucraina contro radar, sistemi missilistici, depositi di carburanti e munizioni in Crimea (una delle aree più difese al mondo, a riprova dell’altissimo valore propagandistico che la penisola riveste per il regime), c’è da aspettarsi che a breve le forze ucraine tentino un massiccio attacco per abbattere del tutto il ponte di Kerch, ottenendo l’isolamento pressoché totale della penisola e della parte occupata di Kherson, rendendo pertanto entrambi indifendibili nel breve-medio periodo. Il crollo del ponte o l’ipotesi di un solo soldato ucraino che poggi gli scarponi sul suolo della Crimea, rubata con una occupazione, seguita da un referendum illegale nel 2014, avrebbe un impatto devastante sulla fiducia anche interna che la Russia sia in grado di continuare a sostenere questa guerra e comprometterebbe la tenuta stessa del regime, che sulla retorica della potenza militare e delle invasioni per sopravvivenza basa la propria esistenza. Perché tutto questo a noi appare così strano? Perché la guerra in questi anni ce la siamo fatta finora raccontare da Travaglio, Di Battista, Orsini e dal generale Mini, che per un mix di ignoranza, supponenza, egocentrismo patologico e consapevole disinformazione ci hanno spacciato i successi tattici della Russia per vittorie strategiche, ridicolizzando il sostegno dell’Europa e sottovalutando l’eroica resilienza dell’Ucraina, nonché, diciamocelo, anche la straordinaria rete civile di resistenza contro il cinismo promosso dalla propaganda russa che noi tutti abbiamo costruito in questi anni. Siamo dalla parte giusta della storia. E la storia ci sta dando ragione. #Russia #Ucraina #Guerra

Il Messaggero May 15

Il tunnel sottomarino Fehmarnbelt, lungo 18 chilometri e costato oltre 10 miliardi di euro, collegherà Germania e Danimarca, rivoluzionando i trasporti con tempi di attraversamento drasticamente ridotti a soli 7 minuti in treno e 10 minuti in auto, sostituendo i traghetti entro il 2029 e diventando il tunnel sottomarino combinato più lungo al mondo. #Fehmarnbelt #TunnelSottomarino #TrasportiEuropei

Addio traghetti, ecco il super-tunnel sottomarino (da miliardi) che unisce Germania e Danimarca