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#vacanze

Trapani, turista finlandese di 27 anni stuprata in una casa vacanze nel luglio 2022: condannato a 5 anni e 4 mesi di carcere il pesista Antonino Pizzolato, bronzo olimpico ai Giochi di Tokyo e Parigi. Stessa pena anche per gli altri tre amici che erano con lui quella notte: Davide Lupo, Claudio Tutino e Stefano Mongiovì #Giustizia #Criminalità #Turismo

La nuova umiliazione di Meloni e dell'Italia l'abbiamo voluta noi Nei giorni scorsi avevo scritto che dopo gli insulti di Trump alla festa dell'ambasciata Usa bisognasse inviare una delegazione diplomatica non politica: è l'Abc delle relazioni internazionali. Adesso, dopo l'ennesima umiliazione di Trump con un meme altamente offensivo, si deve convocare l'ambasciatore Usa e bloccare la crociera dei suoi yacht (sono due) intorno all'Italia: questo non è il Paese delle sue vacanze. Avremmo ancora una dignità: mai visto trattare un premier italiano. sia pure inadeguato, in questo modo. #Italia #Politica #Diplomazia

In Brasile non gioca più nessuno a calcio e questo è il risultato, ormai è una nazione fatte di tettone rifatte, viados e bambini con il mitra in mano. Non vedo l’ora di andarci in vacanza #Brasile #Calcio #Vacanze

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L'estate, periodo di maggiore relax e disattenzione, rappresenta un terreno fertile per truffe digitali, come case fantasma e app contraffatte, con i giovani tra i 18 e i 24 anni che risultano essere i più vulnerabili a causa della loro rapidità online, mentre le nuove tecnologie come l'IA generativa aumentano il rischio di diffusione di deepfake e truffe sempre più credibili. #TruffeOnline #SicurezzaDigitale #VacanzeSicure

Dalle case fantasma ai video con l'IA, le truffe digitali minacciano l'estate
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Andrea, un diciottenne di Torino, perde tragicamente la vita mentre svolge un lavoretto per poter pagarsi le vacanze. #Torino #giovani #tragedia

Cosa ci lascia la storia di Andrea

Secondo i risultati della campagna Vacanze Sicure 2026, quasi un'auto su tre controllata dalla Polizia Stradale presenta irregolarità legate a pneumatici usurati o mancanti revisione, con un allerta crescente sulla sicurezza stradale in vista delle partenze estive. #Pneumatici #SicurezzaStradale #VacanzeSicure2026

Vacanze Sicure 2026, un’auto su tre non è in regola. Cresce l’allarme pneumatici

Luglio 2026 sarà caratterizzato da numerosi scioperi in Italia, con interruzioni significative nel trasporto aereo, ferroviario e pubblico locale, soprattutto nelle date critiche del 5, 6, 7, 23 e 24 luglio, creando disagi per chi ha programmato viaggi e vacanze. #Sciopero #Trasporti #Italia

Luglio bollente per gli scioperi in tutta Italia: il calendario completo delle interruzioni di aerei, treni e mezzi pubblici

Consentitemi questa riflessione del lunedì mattina, a proposito delle infinite sequenze di video stranianti postati da giovani russi (per lo più ragazze) in lacrime per le chilometriche file ai distributori, ma che non dicono una sola parola sui missili e i droni che il loro paese spedisce contro case scuole e ospedali ucraini, che è poi la causa di ciò che stanno vivendo. La disperazione per l’auto a secco o le vacanze in Crimea rovinate che provocano lacrime, ma non un briciolo di analisi su come si sia arrivati a vedere colonne di fumo in città, alla chiusura dei social, al rigido controllo di internet, sono il sintomo del successo della propaganda di regime, che in un quarto di secolo di putinismo ha cresciuto intere generazioni di automi, addestrati a ricercare il benessere materiale, e ad ignorare il prezzo reale che loro stessi ed altri pagano per assicurarselo. Nelle lacrime di questi ragazzi c’è rabbia, talvolta paura, ma non c’è traccia di colpa, per ragioni storiche che il regime di Putin ha sfruttato per consolidarsi e conquistare il potere. La più importante di queste è che è mancato nella storia russa un processo di identificazione della colpa, che molti storici riassumono come l'assenza di una "Norimberga russa", la quale avrebbe comportato una vera Vergangenheitsbewältigung (il termine tedesco che indica il "superamento/elaborazione del passato"). Nel 1945, la Germania nazista è stata occupata, rasa al suolo, divisa e costretta a guardare in faccia i propri crimini. Il processo di denazificazione non è stato immediato né perfetto, ma l'umiliazione militare e morale totale ha costretto i tedeschi a ridefinire la propria identità nazionale in opposizione al nazismo. Nel 1991, in Russia, non è successo nulla di tutto ciò. L'Unione Sovietica è crollata su se stessa per implosione economica e strutturale. Ma non ci sono state truppe straniere a Mosca, non ci sono stati processi pubblici per i crimini del gulag o dello stalinismo, e gli archivi del KGB sono stati aperti solo parzialmente per poi essere rapidamente richiusi. Il Cremlino stesso ha gradualmente riscritto i libri di storia, rispolverato simboli del passato, messo al bando ong come Memorial, che cercavano di tenere viva la memoria dei crimini sovietici perché si evitasse di commetterli ancora. Il risultato è che per la popolazione, il crollo dell'URSS non è stato vissuto come la liberazione da un regime oppressivo, ma come una catastrofe geopolitica e sociale che ha portato povertà, caos e perdita di status. La fine della Guerra Fredda è stata percepita come un "incidente della storia" o, peggio, come un tradimento interno e occidentale, e non come il fallimento intrinseco di un modello imperiale e autoritario. Mancando l'elaborazione della colpa storica, lo spazio psicologico lasciato vuoto dal crollo dell'ideologia comunista è stato riempito dal risentimento. Negli ultimi vent'anni, la propaganda del regime ha fatto leva esattamente su questa "volontà di rivalsa sociale", incanalata contro l'Occidente, rappresentato come l’entità che ha umiliato e calpestato il paese approfittando di un suo momento di fragilità. Un approccio revanscista che ha permesso a Putin di stabilire una continuità tra l'impero zarista, l'URSS e la Russia odierna per costruire il mito della "Grande Russia" vittoriosa e perennemente assediata da nemici esterni. Per sostenere questo impianto, il regime ha sostanzialmente esonerato in questi anni il popolo dalla politica. La conduzione dello Stato dipende da una classe dirigente autoproclamatasi tale che ha col popolo un patto sociale, il quale prevede la rinuncia collettiva ai diritti politici, in cambio di relativo benessere. Lo sgomento e le lacrime nascono dal fatto che quel patto è per la prima volta entrato in crisi e le promesse vengono infrante. Il nesso di causa-effetto ("non c'è benzina PERCHÉ stiamo aggredendo un altro Stato e siamo isolati dal mondo") viene attivamente rimosso o ribaltato, incolpando le sanzioni "ingiuste" dell'Occidente cattivo, alimentando ulteriormente quel circolo vizioso di vittimismo e vendetta storica. Sostengo, come altri, che la Russia non abbia mai fatto i conti con i propri mostri del passato e, che finché quel passaggio doloroso ma necessario non avverrà, la tentazione di rifugiarsi nel mito dell'impero e della forza rimarrà purtroppo la bussola di gran parte di quel popolo. Senza un’umiliazione netta, un processo pubblico che immortali e fissi nella storia le colpe di oggi e di ieri, quei giovani in lacrime continueranno a sentirsi non responsabili delle loro disgrazie. E a ritenere che il modello costruito da Vladimir Putin sia la soluzione e non il problema. #Russia #Storia #Propaganda

Il problema non è il cambiamento del clima, è che vi siete infrociti. Quando avevo 10 anni mio padre ci caricava in 4 sul sedile posteriore del 131 senza alcuna aria e ci portava in vacanza sotto il sole. Quando arrivavamo prima di scendere doveva scollarmi dai miei fratelli. #cambiamentoclimatico #memorie #vacanze

pap1pap 3w

Cmq ridendo e scherzando i nostri a parte Pio e quelli ai mondiali, si sono già fatti un mese di ferie... erano anni anni e anni che non succedeva #calcio #mondiali #vacanze

Ormai è acclarato dalla Questura: non potrà darmi deroghe all’espatrio né per vacanze, né per lavoro perdendo tutto quanto versato. Avendo perso tutti i risparmi per una vacanza di mare all’estero, per farmi un po’ di mare dopo tre anni, per finire il mio libro: Annuncio Cittadino italiano, parlo fluentemente italiano, francese, inglese, spagnolo, ho fatto già il Giro del Mondo e se richiesto sono un affabulatore. Medico, anche di carcere e pronto soccorso, senza permesso d’espatrio, Patente A e Patente B, Patente Nautica oltre le sei Miglia sia vela che motore, ottimo nuotatore e 6 Diplomi PADI per le immersioni. Ho fatto tre stages a l’école nautique des Glenans, Ho navigato in tutto il Mediterraneo, in Oceano Atlantico, in Oceano Pacifico e in Oceano Indiano. So cucinare molto bene, servire a tavola come un maggiordomo, stirare le camicie e fare i nodi marinari al buio o dietro la schiena, non ho problemi a navigare di notte e so ancora tracciare le rotte sulle carte nautiche. Cerco Imbarco, da fine luglio a fine Agosto, come Marinaio, Mezzo-Marinaio😉, Cuoco, Steward di bordo. Contattami tramite L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MARINAI D’Italia, di cui sono socio milanese. Fatemi inoltrare un eventuale vostra proposta a  [email protected] O chiedete il mio numero privato a  Tel: +39 02 83.660.444 PS ho condotto anche grandi barche d’epoca, anni 50 a due alberi, ho fatto regate in Mediterraneo tra cui a Barcolana, ma m’imbarcherei anche su un tender, un 40 metri o molto di più, a motori.🙂 PS , questo era il mio SanGermani. #navigazione #lavoro #assunzioni

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Nonostante l'aumento dei prezzi e un contesto economico difficile, gli italiani considerano ancora le vacanze una priorità, spesso riducendo altri consumi o la durata del soggiorno per poter viaggiare, e percepiscono le ferie come un'opportunità di benessere personale, fondamentale per recuperare energie e trascorrere tempo di qualità con familiari e amici. #VacanzeItaliane #BenesserePersonale #TurismoSostenibile

Italiani, vacanze a tutti i costi

Stamattina su La7 Caporali, giornalista del Fatto, ha posto l'annosa questione: con la remigrazione chi raccoglierà i pomodori a tre euro l'ora? Questo pensiero piace così tanto alla sinistra che viene riproposto su base quotidiana come se fosse il silver bullet per fermare i licantropi fascisti. Al di là dell'aspetto umano di queste affermazioni (quindi il miglior argomento per tenere persone in Italia senza titolo è che possiamo farle lavorare a basso prezzo nei campi?) io mi domando se veramente questa gente pensa che, se domani dovessero magicamente sparire tutti gli immigrati, improvvisamente lasceremmo i pomodori a marcire nei campi. Come spesso accade, chi frequenta i salotti bene di sinistra non ha idea di come funzioni il mondo e magari non ha mai messo piede in un'attività agricola, tranne forse qualche cantina nel Chianti, e non si rende conto del cambiamento avvenuto nella composizione demografica del lavoro stagionale agricolo negli ultimi vent'anni. Fino ai primi anni 2000 il lavoro stagionale era sostanzialmente rivolto a chi aveva bisogno di un po' di pocket money per potersi pagare le vacanze: principalmente studenti delle superiori e studenti universitari. C'erano anche tante altre persone in situazioni di difficoltà che lavoravano per arrotondare, ma era pacifico a tutti che quello non era un lavoro fatto per mantenere una famiglia, bensì un lavoretto estivo per mettersi 2000 euro in tasca a fine stagione. Ovviamente non era legale, ma l'industria agricola poggiava su questo, e vi poggia tutt'ora. L'agricoltura non è esattamente un settore redditizio per gli imprenditori agricoli, e lo è ancora meno per chi passa le ore nei campi: tuttavia, la barriera all'ingresso era bassa, e per chi ama stare all'aria aperta l'idea di guadagnare 4/5 euro l'ora per raccogliere un po' di frutta non era male. Poi sono arrivati gli immigrati, i quali hanno accettato di fare lo stesso lavoro a prezzi inferiori. Il costo del lavoro si è praticamente dimezzato e i primi imprenditori ad assumere manovalanza a basso costo hanno potuto "tagliare" la concorrenza, che nel frattempo si è adeguata, spingendo fuori mercato quelle attività agricole tradizionali che cercavano di mantenere manodopera italiana pagata ai prezzi pre-immigrazione. Quegli studenti che trovavano conveniente lavorare per 4-5 euro l'ora hanno ritenuto non valesse la pena faticare per la metà dei soldi, e così sono stati di fatto "sostituiti" dai nuovi arrivati. Quindi, per rispondere alla domanda molto intelligente ma troppo borghese di Caporali, se domani sparissero gli immigrati clandestini quei pomodori non marciranno nei campi ma verranno raccolti da italiani disposti a lavorare a condizioni migliori di quelle attualmente offerte dal mercato. E perché mai si dovrebbe alzare magicamente il prezzo del lavoro, chiederà Caporali? Per lo stesso motivo per cui salgono tutti i prezzi: legge di domanda e offerta. L'arrivo di milioni di braccianti a basso costo ha inevitabilmente avuto un effetto distorsivo sul sistema dei salari, in un Paese la cui situazione salariale è già ferma al palo a causa della contrattazione collettiva, e i populisti di sinistra non si rendono conto (o fanno finta di non rendersi conto) di come l'immigrazione di massa abbia tolto opportunità proprio agli ultimi della società. Purtroppo il dibattito politico è distorto: la paura dell'ultradestra impedisce di ragionare su ciò che si dice. Per i conduttori dei talk-show bisogna tirare everything in the kitchen sink al Vannacci di turno, e quindi non c'è tempo di pensare alle idiozie che vengono fuori dalla parte dei "buoni" (a nulla). #Immigrazione #Agricoltura #Lavoro

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A Roma, in occasione del Roma Pride 2026, l'artista aleXsandro Palombo ha realizzato un murale satirico che sostituisce il personaggio di Gregory Peck nella celebre scena di Vacanze Romane con un miliziano di Hamas, evidenziando le contraddizioni tra libertà e inclusione, e sollevando interrogativi sul crescente antisemitismo all'interno di contesti che dovrebbero essere inclusivi per i diritti LGBTQIA+. #Pride2026 #LGBTQIA+ #inclusione

Roma Pride, Audrey Hepburn e un miliziano di Hamas nel murale di aleXsandro Palombo
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L'Italia si conferma la meta turistica più desiderata d'Europa, con il 54% degli europei che la scelgono per le prossime vacanze estive, attratti soprattutto dalle sue città storiche, musei e esperienze enogastronomiche, mentre le incertezze economiche e geopolitiche non intaccano la sua forza come destinazione culturale e paesaggistica. #Italia #Turismo #VacanzeEstive

Italia regina del turismo, il 54% degli europei la sogna come meta di vacanza

"I wake up, work, go to sleep. I wake up, work, and do this seven days a week. My workload has gone from 70-80 hours a week to probably 120." It seems from various testimonies that it's true, he never takes vacations, sports, family. (translated)

👀 Adin #Licina ha trascorso le vacanze ad allenarsi duramente sia in campo e sia in palestra. Mentalità da atleta top. ‼️L'obiettivo è di guadagnarsi la chiamata in prima squadra #Juve per il ritiro estivo. ✅ Ma prima c'è l'Europeo U19, torneo a cui arriverà preparato, affamato e pronto a lasciare il segno. #Calcio #Atleta #EuropeoU19

Questa estate, oltre 36 milioni di italiani opteranno per vacanze domestiche, con una netta preferenza per il mare e le città d'arte, spinti dalla paura per la guerra e dall'aumento dei prezzi, portando a una crescita del turismo nazionale nonostante i costi superiori rispetto all'anno precedente. #turismonazionale #estate2026 #vacanzeinitalia

Vacanze, no all'estero. Mare e città d?arte sold out, timori legati alla guerra e al rincaro dei biglietti

A causa della guerra e dell'aumento dei prezzi dei voli, circa sette milioni di italiani rinunciano ai viaggi all'estero nel 2026, optando per vacanze interne della durata media di 10 giorni, con una crescente preferenza per mete locali e agriturismi. #TurismoSostenibile #VacanzeInItalia #CaroVoli

Guerra e caro voli, 7 milioni rinunciano ai viaggi all'estero: 10 giorni la durata media delle vacanze

La (bellissima) lettera di Edin Dzeko dedicata ai bambini della Bosnia e pubblicata su @PlayersTribune: <Cari bambini della Bosnia ed Erzegovina, ho un solo messaggio per voi. Nulla è impossibile. Nulla. Siamo fortunati ad essere bosniaci. Non lo dico solo come un uomo che ha potuto realizzare il suo sogno, ma come un ragazzo che è sopravvissuto alla guerra e che avrebbe potuto facilmente avere un destino diverso. Non mi piace parlare dell'assedio di Sarajevo, ma è importante che capiate com'è stato veramente. Avevo sei anni quando è iniziato. Ricordo quando suonarono le prime sirene, mia madre mi prese in braccio e ci nascondemmo dietro la scarpiera. Quello fu il primo giorno. Andò avanti per quattro anni. Non capivamo appieno cosa stesse succedendo, ma ogni singolo giorno eravamo terrorizzati. Quando la nostra casa divenne troppo pericolosa per restare, ci trasferimmo nell'appartamento dei miei nonni. Credo che fosse di circa 40 metri quadrati. Eravamo in 15 – cugini, zii, zie – tutti a dormire sul pavimento. Giocavamo a Monopoli. Lo conoscete? Era pericoloso uscire, perché i cecchini circondavano la città, così io e i miei cugini ci sedevamo sul pavimento del balcone e giocavamo per ore. Sentivamo le sirene e le bombe. A volte la terra tremava e i pezzi del Monopoli finivano sparsi per tutto il pavimento. Ma ogni volta che giocavamo, c'erano quei piccoli momenti in cui ci perdevamo nel gioco. Per un paio di minuti, dimenticavamo la guerra. Dimenticavamo che il mondo stava crollando intorno a noi. Per un attimo, ci era concesso di essere semplicemente bambini. Desideravamo tanto giocare a calcio fuori. Ogni giorno vedevamo persone innocenti portate via in ambulanza. Ma come si fa a rinchiudere un bambino in casa per quattro anni? Non si può, e i nostri genitori lo sapevano. Ogni tanto, quando sembrava esserci un po' di tranquillità, mia madre apriva la porta d'ingresso e io uscivo a giocare con gli altri bambini del quartiere. Non dimenticherò mai l'espressione che aveva quando apriva quella porta. Un sorriso appena accennato, perché era così felice di vedermi giocare. Poi la guardavo negli occhi e capivo quanto fosse preoccupata che non sarei più tornato. Tutti noi dovevamo uscire di tanto in tanto. L'acqua finiva sempre, quindi dovevamo prendere questi secchi e metterci in fila in una delle strade per riempirli. Gli ascensori erano fuori servizio. Non c'era corrente. Quindi camminavamo. Terzo piano... quarto piano... ancora sei piani da salire. Dovevo essere il bambino più in forma di Sarajevo. Anche il cibo era una lotta. I nostri genitori rischiavano la vita per procurarcelo. Ma a volte queste scatole piene di cibo cadevano dal cielo, come per magia. Le chiamavamo le nostre scatole del pranzo. Non sapevamo da dove venissero e non ci importava. Erano razioni militari. Per noi avevano un sapore incredibile. Quando mangi sempre le stesse cose, il burro d'arachidi sembra un dono del cielo. Alla fine, siamo sopravvissuti. Ripensandoci, mi stupisco di quanto fossimo forti. Eravamo solo dei bambini. Ma la guerra non aveva senso. Tutte quelle persone innocenti uccise, e per cosa? Per soldi. Potere. Ego. Per niente. Quando oggi sento parlare di guerra al telegiornale, mi sento male. Non voglio vederla da nessuna parte. Per qualche ragione, gli adulti non imparano mai. Avevo quasi 10 anni quando finì l'assedio. Non avevo intenzione di diventare un calciatore. Sembrava così impossibile che non ci ho nemmeno pensato. Vedete, era tutto distrutto. I campi da calcio che vedete oggi sono stati completamente distrutti dalle fiamme. Ho continuato a giocare solo perché mi piaceva. Mio padre mi portava in una palestra scolastica, dove mi allenavo per i primi mesi. Alla fine, ripulirono il campo e iniziarono a tracciare le linee bianche su quei terreni bruciati. Il lavoro di mio padre all'epoca era consegnare torte e pane, ma quando entrai nella mia prima squadra, si prendeva delle pause per accompagnarmi agli allenamenti. Durante il tragitto, mi diceva di essere gentile e di trattare tutti allo stesso modo, a prescindere dalla loro provenienza o dal loro lavoro. Non l'ho mai dimenticato. Era stato un giocatore nelle serie inferiori ed era il mio eroe. Ogni volta che scendevo dalla macchina, mi dava una banana e mi diceva: "Buona fortuna, figliolo". Nei fine settimana, guardavamo insieme le partite di calcio in televisione (una rara pausa dalle telenovelas messicane che guardavo tutti i giorni con mia madre). A quei tempi, la Serie A era il campionato migliore. Avete mai sentito parlare di Shevchenko, l'attaccante del Milan? Adoravo "Sheva". Amavo l'Italia. Per me, era come un paese delle fiabe dall'altra parte del mondo. Giocare a calcio lì, era qualcosa che non riuscivo nemmeno a immaginare. Sembrava troppo irreale. Tutto ciò che speravo era di giocare nella prima squadra del mio club, lo Zeljeznicar. Uno dei miei allenatori aveva iniziato a chiamarmi Sheva, perché ero bionda e segnavo molti gol. Pensavo: "Beh, mi va bene". Poi un giorno, quando avevo 19 anni, si presentò un altro allenatore che mi disse di volermi portare nella Repubblica Ceca. Non volevo lasciare la Bosnia, ma lui mi disse che lì avrei avuto maggiori possibilità di realizzare il mio sogno. A dire il vero, non sapevo nemmeno quale fosse il mio sogno. Volevo solo migliorare. Avevo una grande fiducia in me stesso. La parte più forte del mio corpo era la mia mente. Quando arrivai a Teplice, mi dissi: "Edin, devi lavorare più duramente di questi ragazzi, altrimenti ti manderanno via". Mi comprarono per 25.000 euro. Circa due anni dopo, firmai per il Wolfsburg. Quando giocammo contro il Milan, scambiai la maglia con Sheva. Poi il Manchester City mi acquistò per 37 milioni. Poi passai alla Roma. Sono cresciuto con la guerra. All'improvviso, mi ritrovai a vivere una favola. Niente è mai impossibile. Nemmeno portare la Bosnia ai Mondiali. Vi ricordate il 2014? Probabilmente molti di voi non erano ancora nati. Ma quando ci siamo qualificati per i nostri primi Mondiali, è stato il giorno più bello della nostra vita. Ricordo che giocammo la partita decisiva di qualificazione in un vecchio stadio in Lituania, e quando l'arbitro fischiò la fine, un gruppo di bosniaci iniziò a scavalcare i muri per correre in campo. Ma i muri erano alti circa due metri, e dovettero saltare giù sul cemento. Ricordo di essermi girato e di averli visti correre tutti verso di noi e di aver pensato: "Mio Dio, questi sono pazzi". E poi vidi un ragazzo che correva un po' più lentamente degli altri. Zoppicava verso di me con le lacrime agli occhi. Era mio padre. Gli chiesi: "Papà, cos'è successo?". Lui rispose: "Mi sono fatto male al piede atterrando. Ma non preoccuparti. Ora non sento dolore!". Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. Purtroppo, la fortuna non era dalla nostra parte in Brasile. Non ve lo ricorderete, ma ho segnato un gol contro la Nigeria che avrebbe dovuto essere convalidato, e all'epoca non c'era il VAR, quindi siamo stati eliminati dal nostro girone. Ma almeno il nostro piccolo paese ha avuto la possibilità di giocare al Maracana. Almeno abbiamo mostrato al mondo chi siamo. E ora siamo tornati. Sapete cosa è buffo? Ho compiuto 40 anni a marzo e non ho ancora festeggiato. Sono musulmano, era Ramadan, e poi avevamo delle partite importanti contro il Galles e l'Italia. Così ho pensato: OK, farò di QUESTA la mia festa. Ricordo quando eravamo sotto 1-0 contro il Galles e ho alzato lo sguardo al tabellone. 85:00 Panico. Il tempo stringeva. Poi abbiamo ottenuto un calcio d'angolo, e questo ragazzino mi stava marcando, e io ho pensato: "Oh, fantastico!". Ho deviato la palla in rete, e proprio mentre festeggiavo, mi sono ricordato di aver giocato quattro serie di rigori in carriera. Li avevo persi tutti. Per fortuna, i nostri giovani sanno come tirare i rigori. Non ci pensano troppo come noi veterani. Quando abbiamo giocato contro l'Italia a Zenica, avevo tanta paura di Donnarumma. È enorme, sapete? Onestamente non so se sarei riuscito a segnare contro di lui ai rigori, ma poi mi sono fatto male alla spalla destra nell'ultimo minuto dei supplementari e sono dovuto uscire. In realtà non ho visto il nostro primo rigore, perché il nostro fisioterapista mi stava ancora fasciando il braccio al petto. Ero seduto in panchina e tutti gli allenatori mi ostruivano la visuale. Quando la palla è entrata, ho sentito il boato della folla e ho pensato... Sai cosa? Forse è fortuna. Non guarderò. Non posso guardare. Voglio solo ascoltare la folla. Voglio ascoltare la mia gente. Poi l'Italia ha sbagliato. Il rumore era fortissimo. Quando hanno sbagliato un altro rigore, il rumore era pazzesco. Pregavo e pregavo. Riuscivo a vedere solo le spalle dei nostri allenatori. Poi, quando Esmir si è presentato per calciare il rigore decisivo, il nostro allenatore si è girato e ha detto: "Non riesco a guardare neanche io". È venuto da me e mi ha stretto in un abbraccio da orso. Abbiamo avvicinato le teste, chiuso gli occhi e ascoltato... E poi abbiamo sentito il suono più strano di sempre. Abbiamo sentito Esmir colpire la palla. La folla ha fatto: "Ahhhhhhh..." Gigi l'ha toccata con un dito. La folla ha urlato "Ohhhhhh..." Lo stadio è rimasto in silenzio per un istante. È stato il millisecondo più lungo della mia vita. E poi... un'esplosione. Urla, fumogeni, fumo e fuochi d'artificio. Gente che saltava. Tutta la nostra panchina è corsa in campo. Ho abbracciato il mio allenatore ancora più forte, ho guardato il cielo e poi ho lanciato l'urlo più forte della mia vita. "AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!" Così per 20 secondi. Il nostro piccolo paese stava andando di nuovo ai Mondiali. Arrivare fin qui non è mai stato facile. Non è ancora quando hai 40 anni e la schiena ti urla la mattina dopo e devi di nuovo ricorrere agli antidolorifici. Ma ogni volta che il mio corpo vuole Ricordo tutte le feste che mi sono perso, tutti i mesi passati lontano dalla mia famiglia, tutte le vacanze estive dedicate ai tornei mentre i miei amici si godevano cocktail in spiaggia. Mentalmente è dura. Le critiche fanno ancora male. Ma quando scendo in campo, mi sento ancora un bambino, uno di voi, con le farfalle nello stomaco e le stelle negli occhi. E ogni volta, torno alla stessa cosa. Ne vale la pena. Tutto quanto. Senza momenti brutti, quelli belli non arrivano mai. Quando abbiamo battuto l'Italia, sono andato a salutare alcuni dei miei compagni, quelli con cui avevo giocato in Serie A. Poi sono andato a cercare la mia famiglia sugli spalti. Ho baciato mia moglie. Ho abbracciato i miei genitori. Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe successo. Quella sera, essere a Zenica è stato incredibile. Più sono lontano dalla Bosnia, più la amo. Sono passati 20 anni ormai. Nove dei quali in Italia. I miei figli sono nati a Roma. È ancora la mia seconda casa. Ma ogni volta che vado a trovare i miei genitori a Sarajevo, e mia madre cucina, e ci sono tutti, sono semplicemente felicissimo. Indossando questa maglia, il mio cuore batte in modo diverso. Gioco per la mia gente. Gioco per i ragazzi e le ragazze per le strade di Sarajevo. Gioco per tutte le diverse culture e religioni che rendono il nostro Paese così bello, anche se c'è ancora chi cerca di dividerci. Non ci riusciranno mai. Non per colpa mia. Non per colpa degli adulti. Noi non impariamo mai. È per colpa vostra, ragazzi... Voi non cambiate mai. Quindi, fammi un ultimo favore, ok? Che viviate a Sarajevo, a Roma o a Saint Louis... Che siate musulmani, ebrei, cattolici o ortodossi... Non dimenticate mai da dove venite. Siete bosniaci. Il mondo è ai vostri piedi. Vi voglio bene. Con affetto, Edin> Splendida la lettera, gigantesco lui. #Bosnia #Dzeko #Speranza