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#ATESH

Secondo i partigiani di ATESH, gli occupanti russi stanno rimuovendo i trasformatori dalle stazioni di pompaggio del Canale della Crimea nel tentativo di sostituire gli impianti colpiti dai droni ucraini e ripristinare l'elettricità nella penisola. Agenti riferiscono che le autorità di occupazione hanno iniziato a smantellare i trasformatori di potenza dalle stazioni di pompaggio del Canale della Crimea settentrionale. Le apparecchiature vengono trasportate nelle sottostazioni elettriche danneggiate dagli attacchi delle Forze di Difesa ucraine. Il motivo è che in Russia non ci sono più trasformatori di ricambio. Dopo i sistematici attacchi dell'esercito ucraino al settore energetico, gli occupanti sono costretti a cannibalizzare le proprie infrastrutture, rimuovendo apparecchiature da alcuni impianti per colmare le lacune in altri. Un nuovo trasformatore di questo tipo richiede dai sei mesi a un anno e mezzo di produzione e le sanzioni non consentono di acquistarlo rapidamente all'estero. Vengono prelevati anche gli apparecchi meno performanti. Vengono rimossi trasformatori di potenza da 10-40 MVA, come quelli che le grandi stazioni di pompaggio richiedevano, ad esempio, il modello NS-355 sul Canale di Collegamento. Si tratta di apparecchiature universali, adatte a quasi tutte le sottostazioni. Ora, per il comando russo, le infrastrutture necessarie all'industria della difesa, ai nodi ferroviari, alla difesa antiaerea, ai radar e ai posti di comando sono di fondamentale importanza. Il trasferimento di trasformatori dalle stazioni di pompaggio "inattive" rappresenta un tentativo di ripristinare rapidamente l'energia senza dover attendere nuove forniture dall'estero o lunghi tempi di produzione. Tra i mesi di giugno e luglio sono stati decine i colpi alle stazioni elettriche. La rete della Crimea (che alimenta a sua volta parte della Kherson occupata) è seriamente compromessa. #Crimea #Energia #Ucraina

Secondo quanto riferiscono gli agenti del gruppo partigiano ATESH, le forze di occupazione in Crimea e a Kherson sarebbero ormai quasi a secco di carburante. Il comando ha imposto rigide limitazioni al rifornimento dei gruppi di fuoco mobili (MOG) e della difesa aerea, che devono proteggere le posizioni dai droni. "Il carburante viene dato a cucchiaini. Il veicolo può partire solo se si trova in una posizione di combattimento. Per il resto del tempo l'equipaggiamento rimane fermo. Se si ferma sulla strada, lo si butta via e si corre verso la trincea più vicina o verso il villaggio ad aspettare i droni", racconta un agente dell'unità di difesa aerea operante nell’area di Chongara. Secondo gli agenti, la situazione è critica in diverse unità: in Crimea, il 1096° Reggimento di Fanteria Mobile (22° Reggimento di Fanteria) e il gruppo di fuoco mobile R-280/Chongara. Nella regione di Kherson, anche le unità di difesa aerea/droni della 49ª Armata russa (OVA). Secondo ATESH, gli equipaggi partono con il serbatoio quasi vuoto e, se il carburante si esaurisce lungo il percorso, i militari abbandonano semplicemente il veicolo e proseguono a piedi. Casi simili sono stati già riscontrati sulla strada secondaria tra Henicheskoy e Skadovsky. I mezzi abbandonati rimangono in un'area aperta finché un drone ucraino non li individua. Il comando non divulga l'entità del problema, ma il blocco logistico imposto dai droni ucraini sta rendendo insostenibili le operazioni dei territori occupati. #Crimea #Kherson #conflitto

36 Radare getroffen in den letzten Monaten, nach einer Atesh-Meldung w/ Spritmangel eingeschränkte Mobilität der Fla (was die Verluste erhöhen wird) - die Luftverteidigung der Krim ist am Ende, in Cherson und Saporischje wird es ähnlich aussehen #Krieg #Luftverteidigung #Ukraina

Le forze armate della Crimea occupata si preparano ad uno sbarco ucraino. In due post pubblicati a distanza di poche ore sul canale del gruppo partigiano ATESH, si legge, stando agli elementi raccolti da agenti della resistenza, funzionari statali e ufficiali del FSB starebbero trasferendo frettolosamente le loro famiglie fuori dalla Crimea. Gli stessi che invitano la popolazione alla calma nonostante gli attacchi ucraini a ponti e ferrovie, ai blackout e alla penuria di carburante, starebbero infatti impacchettando tutte le cose di maggior valore e si starebbero contendendo i mezzi di trasporto (evidentemente decimati dalla mancanza di combustibile) per abbandonare la penisola. La data che circola come un incubo è quella del 21 giugno. Già nei giorni scorsi il canale aveva segnalato la fuga piuttosto frettolosa dei vertici del comando della flotta del Mar Nero. Tra i militari, si legge nei post, serpeggiano voci legate alla vaghezza degli ordini ricevuti. Tra una sigaretta e una bevuta si dicono certi di essere lì in vista di un imminente sbarco. Secondo molti i vertici militari si aspettano il D-day proprio il 21 giugno. Che lo sbarco avvenga davvero quel giorno o che si tratti di una magistrale operazione di guerra psicologica (PSYOP) per mandare i russi nel panico, le contromisure del Cremlino dimostrano che la minaccia viene presa maledettamente sul serio. I partigiani di Atesh e i residenti locali segnalano che nelle ultime 24 ore sono state poste in massima allerta le unità della 810ª Brigata della Fanteria di Marina rimaste a presidio delle spiagge di Eupatoria e Olenevka. Sono stati schierati ulteriori denti di drago e mine anti-sbarco direttamente sul bagnasciuga delle coste occidentali, trasformando le spiagge turistiche in zone di guerra fortificate. I "gruppi di fuoco mobili" su pick-up stanno pattugliando le strade costiere T0107 notte e giorno, terrorizzati dall'idea di vedere spuntare i gommoni ucraini dal buio. Perché? Perché i vertici militari hanno semplicemente unito i puntini dei fatti avvenuti negli ultimi giorni. I colpi sistematici a ponti, strade e ferrovie e la distruzione di tutti i radar della costa nordoccidentale. È quindi ora impossibile avvistare imbarcazioni ucraine in anticipo e ricevere rinforzi o munizioni dalla terraferma. In caso di attacco, i militari presenti sulla penisola dovranno cavarsela da soli. #Crimea #UkrainianWar #Resistenza

Del fatto che la situazione in Crimea sia fuori controllo sono ormai consapevoli anche i russi. Secondo le informazioni raccolte da ATESH, i vertici del comando della flotta del Mar Nero di Sebastopoli starebbero già mettendo al sicuro le proprie famiglie a Novorossiysk, nel territorio di Krasnodar, nella Russia continentale. La notizia data dal gruppo partigiano, se confermata, avrebbe del clamoroso, dal momento che il trasloco, che nel comunicato viene descritto come piuttosto frettoloso, starebbe avvenendo senza che siano arrivate direttive in tal senso (e che plausibilmente nemmeno arriveranno), amplificando però l’idea che si tratti di una schettiniana fuga da una nave che affonda. ATESH collega infatti lo spostamento all’attacco sferrato il 27 maggio le Forze di Difesa dell'Ucraina contro il quartier generale dell'aviazione della Flotta del Mar Nero della Federazione Russa in via Gogol a Sebastopoli (l’immagine è di un attacco avvenuto nel settembre 2023). Da allora, i colpi nella penisola soprattutto contro i sistemi di difesa si sono intensificati e la situazione logistica per gli occupanti in Crimea è drasticamente peggiorata. “Secondo informatori militari - si legge - “alcuni ufficiali si stanno già occupando delle questioni pratiche del trasferimento senza attendere ordini ufficiali: stanno trasferendo le loro famiglie, si stanno sbarazzando dei beni che non possono portare con sé e si stanno sistemando in una nuova abitazione a Novorossiysk. All'interno dei vertici della flotta, l'atmosfera è cupa: chi comprende veramente la situazione preferisce non intervenire.” Si tratta di un colpo d'immagine e simbolico devastante. Sebastopoli non è una base qualunque. Per la narrazione del Cremlino è la "città della gloria militare russa" e il cuore pulsante della pretesa storica sulla Crimea (nonché quella dalla quale ebbe inizio l’occupazione illegale del 2014). Ammettere, anche solo nei fatti, che Sebastopoli non è più sicura per i comandi di vertice della Flotta mina la retorica della Russia come potenza dominante nel Mar Nero e l'idea che la Crimea sia "protetta per sempre". Dal punto di vista operativo le conseguenze potrebbero essere altrettanto importanti. Spostare i centri decisionali a oltre 300 chilometri di distanza (in linea d'aria) e separati dallo Stretto di Kerch complica drasticamente la reattività e il coordinamento delle operazioni in tempo reale, specialmente per il supporto aereo e la difesa costiera della Crimea. L'attacco ucraino del 27 maggio ha inoltre fisicamente distrutto o reso inutilizzabili infrastrutture di comunicazione protette. Ricostruirle o adattarle a Novorossiysk richiede tempo, risorse e espone i nuovi siti a problemi di intercettazione o vulnerabilità simili, dato anche che lo stesso porto porto della Russia continentale è stato ugualmente attaccato varie volte da droni aerei e marini. Il fatto che una penisola che Mosca rivendica come propria, tanto da installarvi il comando della Flotta del Mar Nero, si stia trasformando in un avamposto sempre più isolato (con i ponti del nord quasi del tutto compromessi e quello di Kerch sotto costante attacco) da controllare “da remoto” la dice lunga sulla distanza che c’è tra propaganda di Stato e la realtà sul campo. #Crimea #Russia #Ucraina

NEU — Das Führungs-Kommando der 🇷🇺 Schwarz-Meer Flotte verlässt die Krim! Die Partisanen Gruppe „ATESH“ hat von den Plänen des Kommandos der russischen Schwarzmeerflotte erfahren, die verbleibenden Führungsstellen von Sevastopol nach Noworossijsk zu verlegen. #Krim #Schwarzmeerflotte #ATESH

Ieri il capo delle forze ucraine dei sistemi senza pilota Madyar annunciava di voler isolare del tutto la Crimea e in un certo senso è già successo. Mentre emergeva l’entità dei danni degli ultimi attacchi ucraini ai ponti che collegano il nord della Crimea con Kherson (sul ponte di Armiansk è stato distrutto un convoglio di 50 mezzi che trasportavano carburante e munizioni), le autorità hanno disposto il blocco totale del transito commerciale, perché metterebbe a rischio le poche corsie rimaste o riallestite attraverso pontoni provvisori. L’unica grande arteria di collegamento della penisola resta dunque il ponte di Kerch a est, sul quale tuttavia è da tempo vietato il transito di materiali esplodenti e i transiti stradale e ferroviario sono consentiti solamente per carichi leggeri. Ma mentre la Crimea subisce contraccolpi soprattutto in termini di carenza di combustibili, è la linea di difesa mantenuta dagli occupanti a Kherson a rischiare le conseguenze peggiori. Un'ondata di esplosioni a catena ha infatti colpito stanotte i nodi nevralgici delle retrovie nelle zone occupate a Melitopol, Tokmak e Henichesk. Subito dopo le detonazioni (che hanno preso di mira depositi e nodi di smistamento, inclusa l'area di Yakymivka nel distretto di Melitopol), si è verificato un collasso totale della rete elettrica e delle comunicazioni. Nelle tre città è quasi del tutto sparito il segnale internet e la telefonia mobile. Il gruppo partigiano ATESH attribuisce questo blackout non solo ai danni fisici alle centraline, ma al fatto che i russi abbiano attivato al massimo i propri sistemi di guerra elettronica (EW) nel tentativo disperato di schermare la zona da ulteriori ondate di droni guidati, finendo però per isolare le proprie stesse linee di comando e gettare nel panico la logistica civile. Gli attacchi rientrano nella strategia di blocco logistico, che prosegue senza sosta, anche con continui attacchi sui convogli stradali. Sul piano strettamente tattico, lo Stato Maggiore ucraino segnala che i russi hanno tentato una serie di piccoli contrattacchi diversivi a sud-ovest di Kherson City, in particolare nell'area dell'isola di Bilohrudyi (nel delta del Dnipro). I tentativi di sbarco della fanteria leggera russa sono stati tutti respinti dall'artiglieria ucraina e dai droni FPV, senza che i russi riuscissero a guadagnare alcuna posizione. Negli ultimi giorni le forze ucraine hanno invece intensificato le incursioni anfibie ed esplorative lungo tutto il corso inferiore del Dnipro e nell'area dell'estuario (sfruttando il vuoto lasciato dai russi con il ritiro dallo spit di Kinburn), per sfruttare il blocco logistico ed accelerare l’esaurimento delle riserve di carburante e munizioni da parte degli occupanti, dando anche chirurgicamente la caccia ai depositi di armi. Dunque, mentre la Russia si accanisce da 8 mesi su Kostantianyvka, in Donbas, dove ha già perso, secondo alcune stime, tra i 15 ed i 22.000 uomini (di cui almeno 7.000 morti) e dove rischia di diventare impossibile immaginare ulteriori avanzate a causa del dissanguamento delle truppe, al sud intere regioni rischiano di collassare, obiettivo che Kyiv intende perseguire a tutti i costi, non solo per ridicolizzare lo sforzo militare russo che sta portando il paese all’autodistruzione, recuperando terreno in regioni che il Cremlino ha fatto inserire nella costituzione come russe, ma anche nella prospettiva di ridurre nei prossimi mesi la linea del fronte, complicando ulteriormente la vita all’invasore. #Ucraina #Crimea #Guerra

Skvělých zpráv není nikdy dost! Ruské 🇷🇺 zásobovací linie zničeny na poloostrově Kinburn Ukrajinská 🇺🇦 partyzánská síť ATESH hlásí úplný kolaps logistiky ruských sil. 337. výsadkářský pluk nyní plně ustupuje z regionu. Kinburnská koska vstoupila do šedé zóny. https://t.co/3triAsxGAo #Ukrajina #Rusko #Válka

Secondo il gruppo partigiano crimeano Atesh, i russi hanno dovuto in tutta fretta abbandonare la piccola penisola di Kinburn, ultimo lembo di terra occupato nella regione di Mykolaiv, una notizia estremamente interessante sul piano anche tattico e militare. Le notizie riportate da Atesh arrivano da fonti interne al raggruppamento russo Dnepr e fotografano in modo chiaro le conseguenze della campagna incessante di “logistic lockdown” avviata dagli ucraini con l’utilizzo di droni di ultimissima generazione. Si tratta di un vero e proprio ripiegamento, dovuto all’impossibilità di rifornire un’area così esposta (una lingua di terra completamente piatta fatta di sabbie e paludi) e di assicurare la rotazione delle truppe, elemento questo dimostrato anche dal recente ridispiegamento di alcuni piccoli gruppi in rinforzo ad alcuni settori, sui quali le forze ucraine stanno esercitando maggiore pressione in direzione Zaporizhzhia. La ritirata dal Kinburn Spit conferma la pesante compromissione delle catene logistiche russe, essendo una scelta tutt’altro che indolore sul piano strategico. Kinburn era stata infatti utilizzata dai russi per sigillare il porto commerciale di Mykolaiv ed assicurarsi il controllo dell’intero estuario. Lì erano stati inoltre installati sistemi di guerra elettronica e punti di lancio dai quali sinora sono state martellate, soprattutto con attacchi sui civili, la località di Ochakiv e la costa di Mykolaiv. Il presidio serviva inoltre a scongiurare un possibile sbarco in un’area così strategica per la tenuta del fronte. Oltre alla possibile ripresa dei traffici a Mykolaiv e all’alleggerimento degli attacchi nella zona, per l’Ucraina si liberano ora anche ampi spazi costieri per il lancio di droni marini. Spostando la linea più a est, le rotte verso la baia di Sebastopoli, la costa occidentale della Crimea (Tarkhankut) o le piattaforme di gas strategiche (le cosiddette "Torri Boyko") diventano molto più dirette e fulminee, sfruttando peraltro una zona d’ombra radar creata dalla geografia della penisola, complicando la vita alle già logorate difese russe in caso di attacchi combinati. È ovviamente ancora prematuro immaginare un attacco anfibio ucraino, ma la vistosa falla apertasi nella difesa russa dell’area conferma il successo della campagna finalizzata all’isolamento delle zone occupate di Kherson, Zaporizhzhia e Crimea, una situazione che per Mosca non potrà che peggiorare. #Ucraina #ConflittoRussoUcraino #StrategiaMilitare

Včera ruské úřady na okupovaném Krymu úplně zakázaly prodej benzínu za hotovost. Prodává se jen za talony a ty už se taky nevydávají. Lidé se v kilometrových kolonách zapisují do pořadníků v bláhové naději, že jim to k něčemu bude. Hlavní pozemní silnici na Krym přes Melitopol uzavřela 🇺🇦 ukrajinská armáda systematickými dronovymi útoky na cisterny a vojenská auta. Totální logistický lockdown ještě umocňují útoky na zásobovací lodě a přes Kerčský most náklaďáky taky nesmí od té doby, co tam jeden dobrý vybuchl a těžce poškodil tuto ruskou černou stavbu. Promyšlené útoky 🇺🇦 VSU a speciálně Azova a partyzánů z Atesh na cisterny a vojenská auta 150km od fronty na jediné zásobovací pozemní trase pod kontrolou Ruska způsobily už to, že ruská věrchuška nařídila vozit palivo v civilních autech, dodávkách s označením závozu pečiva nebo dokonce v sanitkàch. S ženevskými konvencemi si Rusko přeci nebude lámat hlavu. No a aby toho nebylo málo, bez benzínu a nafty nenastartují svá auta ani technické služby. Natož tanky. Takže Krym pod ruskou okupační správou rychle zaplavují odpadky a krysy. Očekávám, že letos mnoho turistů nepřijede. A to bude rána z milosti, která by mohla okupovaný poloostrov posunout zpět tam, kam patří. Protože Krym je 🇺🇦 Ukrajina. https://t.co/ArX3KpHXt6 #Krym #Ukrajina #konflikt

IndexHR May 25

Proukrajinska partizanska skupina Atesh objavila je da je izvela sabotaže na ruskoj protuzračnoj obrani u Novorosijsku, omogućivši ukrajinskim snagama uspješan napad na skladište nafte, koji je potvrdio i glavni stožer ukrajinske vojske. #sabotaža #Rusija #ukrajina

VIDEO Partizani izveli sabotažu u Rusiji, uslijedio žestok ukrajinski udar
Vecernji.hr May 25

Ukrajinska partizanska skupina Atesh tvrdi da je sabotirala rusku protuzračnu obranu prije ukrajinskog napada dronovima na naftnu infrastrukturu u Novorosijsku, omogućivši pritom napad na skladište Grushovaya. #Ukrajina #Rusija #Atesh

Isplivali nevjerojatni detalji sabotaže prije napada dronovima: 'Ruski radari nisu vidjeli što dolazi'
Digi24 May 25

Grupul partizan pro-ucrainean Atesh a declarat că a desfășurat acte de sabotaj asupra infrastructurii de comunicații și energie din zona Novorossiisk, având ca rezultat compromiterea apărării antiaeriene ruse înaintea unui atac ucrainean cu drone asupra depozitului petrolier Grușovaia. #Rusia #Ucraina #AtacDrone

Partizanii pro-ucraineni susțin că au „orbit” apărarea antiaeriană rusă înaintea atacului asupra unui mare depozit petrolier
Jiri Jicha Feb 6

Odstavení Starlinku si rusáci vyřešili po svém. Podle partyzánů ATESH byla v divizích Ozbrojených sil Ruské federace na kupjanském a záporožském směru téměř úplně ztracena komunikace. Terminály Starlinku nefungují, záložní kanály nelze nasadit a elektronické boje ruší i vlastní vysílačky. V důsledku toho je řízení vojsk prakticky paralyzováno. Na záporožském směru to již vedlo k vlastní palbě: kvůli nedostatečné koordinaci jednotky zahájily palbu samy na sebe a útočná skupina 12 lidí byla zničena. -