A imprensa ucraniana desafiou uma proibição judicial ao denunciar um caso de corrupção envolvendo o irmão de um alto funcionário, enquanto a ofensiva russa em Odessa e Kherson deixa vítimas e destruição. #Ucrânia #Guerra #Censura

A imprensa ucraniana desafiou uma proibição judicial ao denunciar um caso de corrupção envolvendo o irmão de um alto funcionário, enquanto a ofensiva russa em Odessa e Kherson deixa vítimas e destruição. #Ucrânia #Guerra #Censura

Secondo i partigiani di ATESH, gli occupanti russi stanno rimuovendo i trasformatori dalle stazioni di pompaggio del Canale della Crimea nel tentativo di sostituire gli impianti colpiti dai droni ucraini e ripristinare l'elettricità nella penisola. Agenti riferiscono che le autorità di occupazione hanno iniziato a smantellare i trasformatori di potenza dalle stazioni di pompaggio del Canale della Crimea settentrionale. Le apparecchiature vengono trasportate nelle sottostazioni elettriche danneggiate dagli attacchi delle Forze di Difesa ucraine. Il motivo è che in Russia non ci sono più trasformatori di ricambio. Dopo i sistematici attacchi dell'esercito ucraino al settore energetico, gli occupanti sono costretti a cannibalizzare le proprie infrastrutture, rimuovendo apparecchiature da alcuni impianti per colmare le lacune in altri. Un nuovo trasformatore di questo tipo richiede dai sei mesi a un anno e mezzo di produzione e le sanzioni non consentono di acquistarlo rapidamente all'estero. Vengono prelevati anche gli apparecchi meno performanti. Vengono rimossi trasformatori di potenza da 10-40 MVA, come quelli che le grandi stazioni di pompaggio richiedevano, ad esempio, il modello NS-355 sul Canale di Collegamento. Si tratta di apparecchiature universali, adatte a quasi tutte le sottostazioni. Ora, per il comando russo, le infrastrutture necessarie all'industria della difesa, ai nodi ferroviari, alla difesa antiaerea, ai radar e ai posti di comando sono di fondamentale importanza. Il trasferimento di trasformatori dalle stazioni di pompaggio "inattive" rappresenta un tentativo di ripristinare rapidamente l'energia senza dover attendere nuove forniture dall'estero o lunghi tempi di produzione. Tra i mesi di giugno e luglio sono stati decine i colpi alle stazioni elettriche. La rete della Crimea (che alimenta a sua volta parte della Kherson occupata) è seriamente compromessa. #Crimea #Energia #Ucraina
Aumentou para 116 o número de navios russos atingidos e danificados por drones ucranianos no Mar de Azov. 116 navios colocados fora de operação em apenas 9 dias de operações. Dentre as embarcações estão petroleiros e navios de carga seca que tentam desesperadamente levar combustível e suprimentos para a Crimeia ocupada e para o setor sul da invasão russa da Ucrânia em Kherson e Zaporizhzhia. #GuerraNaUcrânia #ConflitoRussoUcraniano #MarDeAzov
Secondo quanto riferiscono gli agenti del gruppo partigiano ATESH, le forze di occupazione in Crimea e a Kherson sarebbero ormai quasi a secco di carburante. Il comando ha imposto rigide limitazioni al rifornimento dei gruppi di fuoco mobili (MOG) e della difesa aerea, che devono proteggere le posizioni dai droni. "Il carburante viene dato a cucchiaini. Il veicolo può partire solo se si trova in una posizione di combattimento. Per il resto del tempo l'equipaggiamento rimane fermo. Se si ferma sulla strada, lo si butta via e si corre verso la trincea più vicina o verso il villaggio ad aspettare i droni", racconta un agente dell'unità di difesa aerea operante nell’area di Chongara. Secondo gli agenti, la situazione è critica in diverse unità: in Crimea, il 1096° Reggimento di Fanteria Mobile (22° Reggimento di Fanteria) e il gruppo di fuoco mobile R-280/Chongara. Nella regione di Kherson, anche le unità di difesa aerea/droni della 49ª Armata russa (OVA). Secondo ATESH, gli equipaggi partono con il serbatoio quasi vuoto e, se il carburante si esaurisce lungo il percorso, i militari abbandonano semplicemente il veicolo e proseguono a piedi. Casi simili sono stati già riscontrati sulla strada secondaria tra Henicheskoy e Skadovsky. I mezzi abbandonati rimangono in un'area aperta finché un drone ucraino non li individua. Il comando non divulga l'entità del problema, ma il blocco logistico imposto dai droni ucraini sta rendendo insostenibili le operazioni dei territori occupati. #Crimea #Kherson #conflitto
Dans la nuit du 11 au 12 juillet 2026, des frappes russes en Ukraine ont causé la mort de quatre personnes, dont trois dans la région de Dnipropetrovsk et une à Kherson, juste avant une rencontre des alliés de Kiev à Paris pour discuter de la situation et des moyens de renforcer la défense antiaérienne. #Ukraine #Guerre #Russie

Em resposta ao aumento do número de petroleiros russos atingidos e danificados pela Ucrânia, o regime russo anunciou hoje a suspensão do tráfego marítimo pelo Mar de Azov em direção à Crimeia ocupada. Com essa medida, a crise de combustível na península ucraniana, sob ocupação russa desde 2014, irá se agravar ainda mais. Haverá também consequências sobre o abastecimento de combustível para as tropas russas de ocupação que atuam no sul ucraniano, principalmente em Kherson e Zaporizhzhia. #Ucrânia #Russo #CriseDeCombustível
Door de ogen van Franky ''Sascha van 12 is niet bang'' Sascha is twaalf en woont in Kherson. Hij woont bij zijn oma en dat vindt hij leuk. Zijn vader leeft niet meer. Ik heb hem niet gevraagd wat er met zijn vader is gebeurd, maar ik denk het antwoord wel te weten. Zijn moeder vecht vrijwillig aan het front. Vorige week heb ik Sascha leren kennen tijdens de kindervakantie die wij voor oorlogskinderen organiseerden. We hebben uitgebreid met elkaar gesproken. Niet alleen over voetbal, gamen en de vakantie, maar ook over zijn leven thuis. Op vakantie mag Sascha buiten spelen. In Kherson mag dat niet. Maar hij doet het stiekem toch. Want een jongen van twaalf blijft niet altijd binnen. En Sascha is niet bang. Sascha vertelde dat hij ook niet bang is voor raketten of KAB's, de zware vliegtuigbommen. Sterker nog, hij vertelde dat hij samen met zijn vriendjes, die vaak ook niet buiten mogen spelen, wel eens op zoek gaat naar drones die ergens op straat zijn neergekomen. Levensgevaarlijk. Maar Sascha is twaalf. Hij kan de gevaren nog niet helemaal overzien. In Kherson zijn al kinderen omgekomen door droneaanvallen. Maar Sascha is niet bang. Dat zegt hij, maar als het echt heel hard wordt, verstopt Sascha zich in de badkamer. En heel soms in een kast. Tijdens de vakantie zagen we hem veranderen. Volgens de begeleiders was hij de eerste dag stil en teruggetrokken. Een paar dagen later rende hij lachend over het terrein, speelde met andere kinderen en genoot zichtbaar van alles wat hij mocht doen. Op vakantie mag Sascha buiten spelen. En hoeft hij even echt niet bang te zijn. Maar aan iedere vakantie komt helaas een einde. En hoe moeilijk dat ook is, de kinderen moeten dan weer terug naar huis. Dinsdag ging Sascha weer terug naar Kherson. Terug naar zijn oma. Terug naar een stad waar hij eigenlijk niet buiten mag spelen. Maar ik weet bijna zeker dat hij het toch weer gaat doen. Want Sascha is twaalf. En Sascha is niet bang. Voordat hij vertrok, beloofde ik hem dat hij volgend jaar weer mee mag op kindervakantie. Hij glimlachte. Ik glimlachte terug. Maar diep van binnen dacht ik aan iets heel anders. Als Sascha volgend jaar tenminste nog leeft. Want Sascha is niet bang. En Sascha woont in Kherson. Vandaag schrijf ik over Sascha. Maar deze column had net zo goed over Vadim kunnen gaan. Of Natacha, Igor, Irina. Of een van de andere meer dan vijftig kinderen die we dinsdag hebben uitgezwaaid, want ze wonen in Kherson, Zaporizja of elders aan het front. #standwithukraine #help #steun #oekraine #standwithukraine #ondersteuning #kinderen
Travaglio si è appena guadagnato una nuova segnalazione all’Ordine dei Giornalisti del Piemonte, per via dell’editoriale di oggi che in termini di deliri, brucia letteralmente ogni precedente record. Oggi dal prontuario della propaganda russa il Direttore del fatto ha addirittura ripescato la maxi-balla dei biolab ucraini finanziati dagli USA, una mistificazione colossale che ha imbarazzato l’intelligence statunitense, dopo che l’ex capa del DNI Tulsi Gabbard aveva “desecretato materiale classificato” e divertito i grandi capi della propaganda russa dai quali gran parte di quelle idiozie era stata in realtà copiata e incollata. Il punto è che questa teoria è stata ampiamente debunkata e nelle slide della Gabbard, già nota da oltre un decennio per la sua puntuale opera di disinformazione in favore di Mosca, sono emersi errori grossolani e vere proprie manipolazioni di qualità così infima da aver fatto ridere ogni essere dotato di pollice opponibile, mandando però in visibilio terrapiattisti, complottisti, schiechimichisti, cioè, appunto, i lettori del Fatto. Per @marcotravaglio non sembra però essere un problema il fatto che i “biolab”, che sono così segreti da essere stati finanziati con un programma pubblico dal 2005 e spesso inaugurati con cerimonie ufficiali, siano in realtà centri di ricerca epidemiologica, laboratori di analisi e universitari. Così come non sembra voler sottilizzare sul fatto che nella mappa dell’Ucraina diffusa dal DNI, Kyiv sia lontanissima dalla sua posizione reale, dei laboratori vengano collocati in una località chiamata Cherniv, che nemmeno esiste, ed altri ancora vengano segnalati in Crimea e a Kherson, la prima, sotto il controllo russo dal 2014, e la seconda occupata per mesi da soldati che hanno portato via dalle case persino i servizi di posate ma non hanno scovato questi pericolosissimi luoghi dove si progettano pandemie. Non sembra aver fatto caso neanche al dettaglio che i micidiali laboratori scovati dalla Gabbard sono tutti di livello BSL-2 o 3 mentre per manipolare virus letali sono necessari centri che abbiano un livello di Biosafety 4 che in Ucraina semplicemente non esistono. Si preoccupa però di elencare i ceppi conservati dai “fascionazionalisti” che secondo Travaglio tengono in mano Zelensky (il cui governo è definito, come sempre, “regime”), dimenticando che sono presenti nei laboratori di mezzo mondo e che ad esempio lo Spallanzani (dove invece c’è un laboratorio BSL-4) ne ha molti di più. Silenzio anche sul fatto che mezzo report, spacciato come “di intelligence” è semplicemente copiato e incollato da un delirante documento presentato all’ONU dalla Russia nel 2022, nel quale si favoleggia, tra le altre cose, anche di zanzare killer, geneticamente modificate per ammazzare solo soldati russi. Quello che fa (amaramente) sorridere è che il pezzo si apre con la celebre scena di Colin Powell che agita vergognosamente una fiala con le finte prove delle armi di distruzione di massa di Saddam e la denuncia della guerra in Iraq che ne è seguita, facendo 600.000 morti. Che quelle stesse cazzate siano oggi tra le ragioni del più grande conflitto degli ultimi 80 anni, scatenata però da Mosca, per Travaglio è invece quasi comprensibile ed anzi male fa l’Europa a non porsi il problema (testualmente: «Sulle false armi di distruzione di massa di Saddam abbiamo fatto una guerra, su quelle vere di Zelensky&C. tutti tacciono.»). Ecco, io direi che se non vogliamo che l’informazione diventi definitivamente un circo, forse è ora che gli ordini regionali si diano una svegliata. #disinformazione #giornalismo #propaganda
À Kherson, l'Ukraine développe des innovations pour contrer les attaques quotidiennes de drones russes, notamment à travers des interceptions par drones, des patrouilles mobiles, et l'utilisation de filets anti-drones, tout en affrontant des frappes massives sur la ville et des pertes civiles importantes. #Ukraine #Drones #Kherson

Le 24 juin 2026, au 1.581e jour de la guerre en Ukraine, une attaque russe à Kherson a causé la mort de deux membres d'une ONG norvégienne, tandis que l'Ukraine intensifiait ses frappes en Crimée, provoquant des coupures d'électricité et la suspension des ventes de carburant sur place. #Ukraine #Guerre #Russie

Deux employés ukrainiens de l'ONG norvégienne Norsk Folkehjelp ont été tués et plusieurs autres blessés lors d'une frappe russe dans la région de Kherson, alors qu'ils étaient impliqués dans des opérations de déminage. #GuerreEnUkraine #Kherson #ONG

Zusammenfassung der Nacht: Nachdem die AFU 🇺🇦 in den letzten Tagen die Landbrücke zur Krim vom Kherson Oblast aus nahezu dicht gemacht hat, ist jetzt die andere Seite dran. RU 🇷🇺 Logistik & Öl Hafen in der Region um die Kertsch Brücke wurde auf beiden Seiten schwer getroffen! https://t.co/0xTmn0DnbV #Ukraine #Krieg #Konflikt
Der von RU 🇷🇺 eingesetzte Gauleiter für den Teil des besetzten Kherson Oblast Saldo bestätigt, dass die Ukraine 🇺🇦 nun die russische Logistik zur Krim an zwei Fronten unterbricht, der sogenannten „Noworossija“-Route durch Askania-Nowa und einem zweiten Einfallstor durch Skadowsk. https://t.co/OriWnMgeF0 #Ukraine #Russia #Kherson
Continuano i colpi ucraini per paralizzare la logistica del sud occupato e della Crimea. Tra i colpi messi a segno stanotte ci sono, come nei giorni scorsi, varie stazioni e depositi di gas e petrolio. Una di quelle colpite è la stazione di distribuzione del gas nel villaggio di Lokhovka, nel distretto di Sovetsky. La dislocazione degli attacchi mostra che gli ucraini starebbero prediligendo depositi e catena di distribuzione lungo la via ferroviaria e questo per un motivo ben preciso. Nelle zone remote e critiche della Crimea orientale, la rete elettrica principale (quella che alimenta i locomotori) è spesso inaffidabile o insufficiente per coprire le esigenze di tutti i sistemi sussidiari. Molte stazioni ferroviarie e postazioni di scambio lungo la tratta orientale sono dotate di gruppi elettrogeni di emergenza o di supporto alimentati a gas naturale. La stazione di Lokhovka fornisce il combustibile per questi generatori, che garantiscono l'elettricità non solo alle strutture della stazione ma, soprattutto, all'elettronica che gestisce la logistica ferroviaria. Bloccare i sistemi di scambio e segnalamento paralizza il trasporto ferroviario, in questo caso quello proveniente da Kerch, contribuendo all’isolamento dell’hub di Dzhankoi. Colpita stanotte anche la zona di Genichesk. Il ponte stradale sull'Arabat Spit era probabilmente l'ultima rotta stradale secondaria e "sicura" rimasta per spostare rifornimenti d'urgenza dalla Crimea verso Kherson, dopo il danneggiamento dei ponti principali di Chongar e Razdolnoye. Ora anche questa via è interrotta o compromessa. Colpito anche il raccordo ferroviario del grande impianto Titan, con il danneggiamento delle tratta ad Armiansk, altro snodo strategico di collegamento con Kherson, quasi del tutto compromesso nei giorni scorsi. Interessante che stanotte sia stata colpita anche la centrale termoelettrica di Tavricheskaya. L’impianto è vitale per alimentare non solo l’hub di Dzhankoi, ma soprattutto la rete radar di Tarkhankut e i posti di comando centrali dell'FSB e del comando flotta che sono stati in parte trasferiti nell'entroterra per sfuggire ai droni marini. Colpire la centrale elettrica significa lasciare il comando russo in Crimea senza energia affidabile e mandare in tilt le loro comunicazioni in un momento critico. L'Ucraina sta scientificamente togliendo energia e infligge cecità radar ai difensori, alimentando il timore di uno sbarco che sarebbe impossibile da prevenire e sempre più difficile da respingere. A rendere ancora più complicata la difesa della Crimea c’è il sempre più vasto malcontento della popolazione, che sta vivendo disagi ogni giorno maggiori (tra i quali anche esplosioni continue in vari punti della penisola) cui, in queste ore, si stanno aggiungendo migliaia di lettere per la mobilitazione forzata, vista la necessità di Putin di rimpiazzare le perdite al fronte senza toccare le grandi città russe. Una situazione questa che alimenta le file della resistenza e crea un clima di crescente avversione verso le autorità di occupazione. La situazione evolve di ora in ora in tutte le aree occupate, inclusa la fascia costiera sud. L'intelligence britannica ha ad esempio confermato l'annientamento di due ponti stradali vitali lungo la rotta M14 (la cosiddetta "autostrada di terra" Rostov-Melitopol) nel settore di Berdiansk, strike che costringe i convogli russi a una deviazione di ore. Altri dettagli potrebbero emergere nelle prossime ore, per cui STAY TUNED! #Ucraina #Crimea #Guerra
Ho inviato una lettera al Direttore del Messaggero per richiedere la rettifica di un articolo incredibile scritto da una delle tante penne particolarmente sensibili alle ragioni di Putin, tal Enrico Scoccimarro. Secondo l’autore la Russia avrebbe stravinto all’Aja, presso il tribunale internazionale basato sulla Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (UNCLOS), in un giudizio che sancirebbe ora la legittimità dell’occupazione della Crimea, della costruzione del Ponte di Kerch e del principio secondo cui le acque del Mar D’Azov sarebbero esclusivamente russe. Peccato che sia vero esattamente il contrario e che la versione riportata senza vergogna su una testata nazionale sia il copia e incolla del comunicato emesso dalla Federazione Russa. Nel pezzo si legge ad esempio che “il tribunale ha stabilito che lo Stretto di Kerch e il Mar d'Azov devono essere considerati acque interne, confermando la giurisdizione russa su tali aree”. In realtà il tribunale ha smontato questa tesi: «The Arbitral Tribunal thus cannot accept the Russian Federation's argument... and rejects the Russian Federation's first general objection». A rafforzamento di questo, la Russia sosteneva anche che dopo l'annessione illegale delle regioni di Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson nel 2022 fosse cambiato lo status sovrano. Il tribunale ha respinto anche questo punto («rejects the Russian Federation's third general objection»), riaffermando che la giurisdizione si basa sulla situazione del 2016, quando entrambi i paesi erano indiscutibilmente Stati costieri legittimi del Mar d'Azov. Nell’articolo è anche scritto che “il collegio arbitrale ha respinto anche le pretese ucraine relative allo sfruttamento delle risorse naturali, negando a Kiev il controllo sulle attività estrattive e sulle riserve ittiche presenti in quelle acque”. Una versione manipolata che spaccia per diniego, quella che è piuttosto una dichiarazione di incompetenza da parte del tribunale. L'UNCLOS (la Convenzione ONU sul diritto del mare) ha respinto le richieste ucraine, non perché infondate, ma perché non ha l'autorità legale per stabilire a quale Stato appartenga un territorio terrestre (la Crimea). A questo proposito Scoccimarro scrive anche che “la Corte ha negato che l'integrazione delle regioni di Donetsk, Luhansk, Zaporizhia e Kherson, avvenuta negli ultimi anni, rappresenti una violazione del diritto internazionale in questo contesto marittimo”. Altra manipolazione, che lascia intendere una legittimazione delle annessioni da parte dei giudici, le quali invece, nel ritenere le acque del Mar D’Azov ancora condivise è stata di fatto palesemente esclusa. Nell’articolo infine è scritto che “la Corte ha sottolineato che anche l'Ucraina non ha rispettato integralmente i propri obblighi di cooperazione internazionale necessari alla tutela dell'ambiente marino”. Ma non si trova traccia delle violazioni del diritto internazionale marittimo da parte russa nella costruzione del ponte di Kerch, elemento che si evince in ben tre punti del dispositivo. In particolare al punto 5 si legge: «Decides, unanimously, that the Russian Federation violated Article 206 of the Convention...» (La Russia ha violato l'obbligo di valutazione di impatto ambientale per il ponte di Crimea, i cavi elettrici e i gasdotti). Al punto 6 è scritto: «...violated Articles 205 and 206... by failing to publish reports...» (Ha violato l'obbligo di pubblicare e trasmettere i rapporti ambientali). Infine il punto 7: «...violated Articles 123, 192, and 194... and by failing to fulfil its duty to cooperate...» (Ha violato l'obbligo generale di protezione dell'ambiente marino e, soprattutto, ha violato il dovere di cooperazione con l'Ucraina). Dal momento che Scoccimarro non è nuovo a simili vergognose violazioni del codice deontologico, ho chiesto esplicitamente la rettifica. In caso di inadempienza procederò alla segnalazione al collegio di disciplina dell’Ordine dei Giornalisti del Lazio, nel cui elenco è iscritto. #Russia #Ucraina #DirittiUmani
La strategia ucraina di strangolamento delle filiere logistiche russe sta drasticamente accelerando. Tra i colpi messi a segno questa notte, alcuni sono di straordinaria rilevanza strategica e meritano di essere raccontati. Nel giro di poche ore, sono stati distrutti ben cinque impianti radar in Crimea (Capo Tarkhankut, Severne, Snezhnoye, Portove e Steregushche, località quest’ultima dove è stato distrutto anche l’impianto missilistico OSA, che doveva difenderla), i quali formano una catena continua che sorveglia l'angolo nord-occidentale della penisola, proprio lo specchio di mare che guarda verso l'estuario del Dnipro e Odessa, e che rappresentavano gli occhi della Flotta del Mar Nero e dell'aviazione russa per la caccia ai droni aerei e marini. Al di là del colossale danno economico ed operativo (per la costruzione e la taratura di strumenti di questo tipo possono essere necessari persino anni, tanto più per un paese sotto sanzioni, che ha oggettive difficoltà a reperire la componentistica occidentale necessaria) ora si rischiano conseguenze pesanti per l’intera penisola. Innanzitutto, senza questi 5 radar, la Russia ha perso la capacità di avvistare a lungo raggio i droni di superficie ucraini (Magura V5, Sea Baby), esponendo di fatto tutto il fianco occidentale della Crimea ad attacchi (e potenziali sbarchi) che a questo punto non possono più essere scoperti per tempo. In secondo luogo, con il colpo a Capo Tarkhankut si sono resi inutilizzabili i sistemi missilistici costieri Bastion, che tengono anche sotto tiro città come Odessa, lanciando i pericolosi missili supersonici Oniks. Ma soprattutto il danneggiamento dei radar di Portove e Steregushche, che monitoravano le rotte aeree a bassa quota, comporta la creazione di un "corridoio cieco" nel nord della Crimea. Attraverso questa falla, i droni kamikaze a lungo raggio e i missili ucraini possono volare indisturbati e a bassissima quota per colpire i ponti d'emergenza o i treni merci diretti al mega-hub di Dzhankoi, senza che le batterie contraeree interne ricevano il preavviso radar. Vista la sequenza serrata di questi giorni, non è escluso che quest’ultimo colpo sia finalizzato a neutralizzare le ultime difese rimaste a protezione dell’unico collegamento ancora pienamente funzionante tra la penisola e la parte occupata di Kherson, la linea ferroviaria, senza la quale il traffico pesante sarebbe del tutto interrotto. Tuttavia le cattive notizie per la Russia arrivano anche da Donetsk. Le forze ucraine hanno preso di mira e pesantemente danneggiato il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk a Novoazovsk, la "porta d'ingresso" dell'intero corridoio terrestre russo, a pochissimi chilometri dal confine sovrano della Federazione Russa. Novoazovsk si trova infatti sulla direttrice dell'autostrada M14, l'arteria vitale che i russi utilizzano per far entrare i convogli pesanti su gomma da Rostov sul Don verso Mariupol, Berdiansk e, infine, Melitopol e Kherson. Il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk era stato ristrutturato e potenziato dai russi nel 2024 proprio per aumentare la portata dei carichi logistici pesanti e sostenere lo sforzo bellico nel sud. I rapporti sul campo e le immagini satellitari confermano che l'attacco della notte scorsa ha centrato in pieno i camion militari russi che lo stavano attraversando. Il ponte è ora ridotto a una sola corsia agibile, forzando le autorità di occupazione a vietare il transito ai TIR pesanti e a deviare il traffico su strade secondarie e sterrate, allungando drasticamente i tempi di percorrenza. Il fatto che queste azioni di questa portata vengano compiute in pochi giorni o addirittura in poche ore, senza dare alla Russia il tempo di adottare contromisure e seguendo un’unica strategia, rivela la straordinaria capacità di adattamento e di coordinamento delle forze armate ucraine, tanto più rispetto a quelle di Mosca, storicamente afflitte da rigidità e burocrazia e costrette dall’approccio repressivo ad edulcorare i rapporti, impedendo ai vertici militari di conoscere la reale situazione sul campo. Ma soprattutto le capacità raggiunte dai droni ucraini stanno vanificando del tutto i vantaggi che la Russia contava di capitalizzare sul campo: la superiorità demografica, non più sufficiente - vista l’impietosa sproporzione di vittime tra le due parti - e la vastità delle aree conquistate, spacciate spesso anche dai propagandisti nostrani come il metro con cui misurare il trionfo di Putin, ma che, ora che nulla lì è più al sicuro, rischiano invece di diventare un insostenibile Vietnam che, per chi ha scommesso tutto sulla vittoria totale, equivale alla peggiore delle sconfitte. #Ucraina #Geopolitica #Conflitto
⚡️Ukrainische 🇺🇦 Mittelstrecken Angriffs-Drohnen haben die Tankstelle ⛽️ an der Chonhar (Ponton) Brücke zwischen dem besetzem Kherson Oblast und der Krim platt💥 gemacht, wie 🔥Hitze-Signaturen zeigen, die von 🛰️ Satelliten registriert wurden — Crimean Wind https://t.co/bVzrVKohnZ #Ukraine #Krim #Konflikt
Ieri il capo delle forze ucraine dei sistemi senza pilota Madyar annunciava di voler isolare del tutto la Crimea e in un certo senso è già successo. Mentre emergeva l’entità dei danni degli ultimi attacchi ucraini ai ponti che collegano il nord della Crimea con Kherson (sul ponte di Armiansk è stato distrutto un convoglio di 50 mezzi che trasportavano carburante e munizioni), le autorità hanno disposto il blocco totale del transito commerciale, perché metterebbe a rischio le poche corsie rimaste o riallestite attraverso pontoni provvisori. L’unica grande arteria di collegamento della penisola resta dunque il ponte di Kerch a est, sul quale tuttavia è da tempo vietato il transito di materiali esplodenti e i transiti stradale e ferroviario sono consentiti solamente per carichi leggeri. Ma mentre la Crimea subisce contraccolpi soprattutto in termini di carenza di combustibili, è la linea di difesa mantenuta dagli occupanti a Kherson a rischiare le conseguenze peggiori. Un'ondata di esplosioni a catena ha infatti colpito stanotte i nodi nevralgici delle retrovie nelle zone occupate a Melitopol, Tokmak e Henichesk. Subito dopo le detonazioni (che hanno preso di mira depositi e nodi di smistamento, inclusa l'area di Yakymivka nel distretto di Melitopol), si è verificato un collasso totale della rete elettrica e delle comunicazioni. Nelle tre città è quasi del tutto sparito il segnale internet e la telefonia mobile. Il gruppo partigiano ATESH attribuisce questo blackout non solo ai danni fisici alle centraline, ma al fatto che i russi abbiano attivato al massimo i propri sistemi di guerra elettronica (EW) nel tentativo disperato di schermare la zona da ulteriori ondate di droni guidati, finendo però per isolare le proprie stesse linee di comando e gettare nel panico la logistica civile. Gli attacchi rientrano nella strategia di blocco logistico, che prosegue senza sosta, anche con continui attacchi sui convogli stradali. Sul piano strettamente tattico, lo Stato Maggiore ucraino segnala che i russi hanno tentato una serie di piccoli contrattacchi diversivi a sud-ovest di Kherson City, in particolare nell'area dell'isola di Bilohrudyi (nel delta del Dnipro). I tentativi di sbarco della fanteria leggera russa sono stati tutti respinti dall'artiglieria ucraina e dai droni FPV, senza che i russi riuscissero a guadagnare alcuna posizione. Negli ultimi giorni le forze ucraine hanno invece intensificato le incursioni anfibie ed esplorative lungo tutto il corso inferiore del Dnipro e nell'area dell'estuario (sfruttando il vuoto lasciato dai russi con il ritiro dallo spit di Kinburn), per sfruttare il blocco logistico ed accelerare l’esaurimento delle riserve di carburante e munizioni da parte degli occupanti, dando anche chirurgicamente la caccia ai depositi di armi. Dunque, mentre la Russia si accanisce da 8 mesi su Kostantianyvka, in Donbas, dove ha già perso, secondo alcune stime, tra i 15 ed i 22.000 uomini (di cui almeno 7.000 morti) e dove rischia di diventare impossibile immaginare ulteriori avanzate a causa del dissanguamento delle truppe, al sud intere regioni rischiano di collassare, obiettivo che Kyiv intende perseguire a tutti i costi, non solo per ridicolizzare lo sforzo militare russo che sta portando il paese all’autodistruzione, recuperando terreno in regioni che il Cremlino ha fatto inserire nella costituzione come russe, ma anche nella prospettiva di ridurre nei prossimi mesi la linea del fronte, complicando ulteriormente la vita all’invasore. #Ucraina #Crimea #Guerra
Stanotte le forze ucraine hanno colpito anche i ponti di Armiansk e Krasnoperekopsk, tagliando le ultime vie di comunicazione attive tra la Crimea e Kherson dopo il colpo inferto ieri al Chongar Bridge. In particolare Armiansk è stato colpito e gravemente danneggiato il ponte stradale. Testimoni locali hanno riferito di esplosioni in serie e del successivo incendio di diversi camion militari e autocisterne che si trovavano in prossimità della struttura. A Krasnoperekopsk è stato centrato il ponte situato proprio all'ingresso della città provenendo dalla direzione di Armiansk. I residenti hanno descritto un forte bagliore e un vasto incendio visibile a chilometri di distanza. Come sintetizzato drammaticamente dai canali locali, "sembra che non siano più rimasti ponti intatti lungo i collegamenti stradali di terra che portano alla penisola". L'effetto di questo blocco simultaneo degli accessi a nord si è abbattuto istantaneamente sulle retrovie. Poco fa, il governatore russo di Sebastopoli, Mikhail Razvozhayev, ha comunicato il blocco dell'emissione dei codici QR per l'acquisto di carburante nella città ed ha ammesso pubblicamente che le autocisterne non sono riuscite a raggiungere la città durante la notte a causa degli attacchi, invitando i cittadini a non fare la fila ai distributori (come la rete TES) perché i depositi cittadini non hanno ricevuto i rifornimenti attesi. La zona occupata sulla sponda sinistra del Dnipro a Kherson e le basi in Crimea sono ora di fatto isolate dal punto di vista della logistica pesante su gomma proveniente da nord. Questo significa per Kherson la totale dipendenza dai rifornimenti provenienti da est, anch’essi ridotti al minimo a causa degli attacchi ucraini su strade e ferrovie. L'unica linea di approvvigionamento rimasta invece per la penisola illegalmente annessa è il ponte di Kerch che collega la Crimea alla Russia (anch'esso sotto costante minaccia), che però non può reggere da solo il fabbisogno combinato della popolazione civile e dell'intero dispositivo militare russo. #Ucraina #Crimea #Conflitto
Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione. #Ucraina #Kherson #Guerra