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#Allenamenti

‼️ Il papà di Khalaili: “Ci sono state tante richieste da parte di diversi club: Newcastle, Crystal Palace, Ipswich, che era arrivato a offrire 30 milioni di euro, oltre a Cagliari, Atalanta e Napoli. La prima offerta ufficiale è arrivata dal Napoli, ma era lontana dalle richieste economiche del club belga. Abbiamo vissuto una settimana terribile. Anan è arrivato quasi a saltare alcuni allenamenti e la trattativa è stata vicinissima a saltare. Cristian Chivu ha preso l’iniziativa di chiamarlo personalmente e gli ha detto che sarebbe stato la prima scelta per quel ruolo, parlando con lui direttamente da Miami” ⚫️🔵 #Calciomercato #Napoli #Calcio

ANSA.it 2w

Carlos Alcaraz, dopo un recupero dall'infortunio che lo ha tenuto lontano anche da Wimbledon, ha condiviso sui social i suoi primi allenamenti, puntando a tornare in forma per i tornei nordamericani di agosto. #tennis #Wimbledon #torneinordamericani

Alcaraz in recupero, il video sui social dei primi allenamenti

Il gilet refrigerante è una scelta molto intelligente adottata da Sinner in questi giorni di caldo torrido (35 gradi) a Wimbledon. Utile da indossare nelle pause al cambio campo durante gli allenamenti. Come spiega il produttore: "Il gilet refrigerante è progettato per ridurre la temperatura corporea, sia durante l'allenamento a livello indoor che in condizioni di caldo estremo all'aperto. I cubi refrigeranti integrati sono riutilizzabili. Quando la temperatura ambiente o corporea supera i 26°C, il gilet assorbe il calore, garantendo un sollievo refrigerante di lunga durata. In condizioni di temperature comprese tra 35 e 40°C, l'effetto refrigerante persiste per circa un'ora". Il gilet refrigerante non è una novità nel mondo dello sport. Questi giubbottini sono ormai comuni tra gli spotivi considerando il cambiamento climatico e vengono infatti utilizzati da anni nel ciclismo dai corridori, soprattutto nel pre-tappa, e dai piloti del motorsport prima dell'inizio della gara. Jannik, come sempre reattivo e alla ricerca costante dei miglioramenti, ha cominciato a farne uso a livello preventivo. L'attenzione sempre massima a tutti i particolari. Secondo le previsioni meteo, fino a sabato sui campi dell'All England Club sono previste temperature superiori a 32 gradi. Da lunedì, invece, giorno del debutto di Jannik a Wimbledon, la situazione dovrebbe decisamente migliorare (con temperature intorno ai 24 gradi). @SkySport #Wimbledon #Sport #Raffreddamento

Il principe George studierà all'Eton College, continuando la tradizione familiare, con una retta annuale di 64.000 sterline e una rigida routine che include messa ogni mattina e allenamenti di rugby. #PrincipeGeorge #EtonCollege #Windsor

Il principino George studierà all’Eton College come papà William e lo zio Harry: la retta da 64.000 sterline e la rigida routine con la messa tutte le mattine e gli allenamenti di rugby

🇧🇷⚫️🔵 Luis Henrique: “La stagione è stata meravigliosa. Sono stato molto felice, molto orgoglioso di me stesso e della squadra. È stato un anno di grande adattamento, sia per quanto riguarda il ruolo sia per il modo di aiutare la squadra in fase difensiva e nell’uscita dal basso. Ma mi sento pronto per fare una stagione ancora migliore. La Nazionale? Lavorerò per questo e darò il massimo ogni giorno, negli allenamenti e nelle partite, cercando di fare buoni numeri. La Nazionale arriverà come conseguenza. È un sogno da realizzare e io darò tutto me stesso per esserci, se Dio vuole, alla prossima Coppa del Mondo. Ho giocato in Francia, ho imparato il francese, quindi i francesi scherzano sempre con me. Thuram, Bonny, Diouf, i ragazzi francesi sono amici” (GE) #Calcio #LuisHenrique #CoppaDelMondo

Vi informiamo che il nostro allenatore, Fernando Gago, si sta sottoponendo a una serie di esami cardiovascolari e non dirigerà gli allenamenti

Choc in cile: Gago ha un infarto in diretta durante la conferenza stampa. Trasportato in ospedale, è stato operato
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Mi sto allenando a Montecarlo in vista di Wimbledon. Dopo il malore al Roland Garros sto monitorando costantemente la mia glicemia con un sensore sul braccio per raccogliere dati sul mio organismo durante allenamenti e attività quotidiane, e ottimizzare alimentazione e integrazione per prevenire eventuali cali.

Sinner e lo strano cerotto sul braccio durante gli allenamenti a Montecarlo, cos'è e a cosa serve (e perché lo sta usando in ottica Wimbledon)
www.ilmessaggero.it

Jannik Sinner utilizza un innovativo dispositivo per il monitoraggio continuo del glucosio sul braccio durante gli allenamenti a Montecarlo per raccogliere dati sul suo comportamento fisico e metabolico, dopo il malore avuto al Roland Garros, al fine di ottimizzare la sua preparazione in vista di Wimbledon. #JannikSinner #Wimbledon #monitoraggio glicemia

Sinner e lo strano cerotto sul braccio durante gli allenamenti a Montecarlo, cos'è e a cosa serve (e perché lo sta usando in ottica Wimbledon)

✍️ Appunti di viaggio Gli allenamenti di Jannik a Montecarlo e Bordighera sul cemento hanno dato ottime risposte sul campo. Da domani Sinner sarà a Londra e si allenerà dieci giorni sull'erba con la sua squadra. Per chi ha cercato con morbosità chissà quali misteri e virus, informiamo che Jannik sta benissimo. Dopo 6 Masters 1000 vinti di fila, ennesimo record assoluto, si presenterà a Wimbledon da n.1 al mondo per distacco. Non ha vinto il Roland Garros? Sì, lo sappiamo. Esiste anche la sconfitta nello sport. Esiste da sempre. È il momento in cui cadi. In cui sei umano. In cui non riesci a vincere sempre. Per questo ci piace Sinner. Per come sa perdere. Ci ha insegnato anche questo. Senza aggrapparsi a scuse, anche se magari avrebbe pure tanti alibi. La sua grandezza è questa. Sa perdere e sa sottolineare che ha perso non perché stesse male. Lo dice per rispetto di chi lo ha battuto. Fronteggia i due impostori, la vittoria è la sconfitta, con lo stesso impeto. Perché solo così sarai un vero uomo. Come sa bene Jannik e come recita la frase di Rudyard Kipling incisa all'ingresso del Centre Court dell'All England Club a Wimbledon. Ti entra dentro Jannik anche per questo. Perché nella vita ci innamoriamo delle debolezze, delle fragilità, delle cadute e anche dei difetti delle persone a cui vogliamo bene. Per questo ci piace Jannik. Per questo non riusciamo a stare senza vederlo giocare in campo. Mancano ancora dieci giorni, tanti, troppi. Ma il count down è partito, scandito dal Tempio Sacro. Il rito che impone l'apertura del mitico Centre Court con l'ingresso in campo del "defending champion". A me piace chiamarlo non "campione uscente" ma "campione in carica". Perché Jannik non difende. Jannik attacca. Va avanti, non guarda mai indietro. Per questo ha fatto il vuoto intorno a lui. Non dobbiamo dimenticare poi un passaggio stavolta memorabile. Nella storia dello sport italiano e nella storia più che centenaria di Wimbledon, l'Italia non ha mai avuto un defending champion ad aprire il tradizionale protocollo. Dai prati della Val Pusteria di strada quel ragazzino ne ha percorsa tantissima. L'orgoglio per l'Italia di avere un fenomeno mondiale che ci rappresenta da campione in carica nel torneo più antico e prestigioso al mondo. Saremo lì con lui. A respirare il fascino di un torneo unico. A raccontare ogni giorno i suoi allenamenti e la preparazione sul campo. Le emozioni, le partite, le aspettative e le insidie sull'erba. L'ennesimo viaggio dentro la storia. Stavolta il raggio di sole sta tornando a Londra. Domani sarà lì. Nessuno riempie il Tempio come fa fare lui. Con una certezza: you will never walk alone. Forza Jannik 💪 ✍️ Angelo #Tennis #JannikSinner #Wimbledon

Lionel Messi, a quasi 39 anni, continua a impressionare nel calcio grazie a una disciplina rigorosa che include una dieta equilibrata, allenamenti intensi e un recupero adeguato, come dimostrato nella recente partita contro l'Algeria in cui ha segnato una storica tripletta e raggiunto il record di 16 gol in Coppa del Mondo. #Messi #Dieta #Sport

Messi, dalla dieta agli allenamenti: i segreti di Leo, tra la cotoletta della mamma e il mate. Così resta giovane anche a 39 anni

La (bellissima) lettera di Edin Dzeko dedicata ai bambini della Bosnia e pubblicata su @PlayersTribune: <Cari bambini della Bosnia ed Erzegovina, ho un solo messaggio per voi. Nulla è impossibile. Nulla. Siamo fortunati ad essere bosniaci. Non lo dico solo come un uomo che ha potuto realizzare il suo sogno, ma come un ragazzo che è sopravvissuto alla guerra e che avrebbe potuto facilmente avere un destino diverso. Non mi piace parlare dell'assedio di Sarajevo, ma è importante che capiate com'è stato veramente. Avevo sei anni quando è iniziato. Ricordo quando suonarono le prime sirene, mia madre mi prese in braccio e ci nascondemmo dietro la scarpiera. Quello fu il primo giorno. Andò avanti per quattro anni. Non capivamo appieno cosa stesse succedendo, ma ogni singolo giorno eravamo terrorizzati. Quando la nostra casa divenne troppo pericolosa per restare, ci trasferimmo nell'appartamento dei miei nonni. Credo che fosse di circa 40 metri quadrati. Eravamo in 15 – cugini, zii, zie – tutti a dormire sul pavimento. Giocavamo a Monopoli. Lo conoscete? Era pericoloso uscire, perché i cecchini circondavano la città, così io e i miei cugini ci sedevamo sul pavimento del balcone e giocavamo per ore. Sentivamo le sirene e le bombe. A volte la terra tremava e i pezzi del Monopoli finivano sparsi per tutto il pavimento. Ma ogni volta che giocavamo, c'erano quei piccoli momenti in cui ci perdevamo nel gioco. Per un paio di minuti, dimenticavamo la guerra. Dimenticavamo che il mondo stava crollando intorno a noi. Per un attimo, ci era concesso di essere semplicemente bambini. Desideravamo tanto giocare a calcio fuori. Ogni giorno vedevamo persone innocenti portate via in ambulanza. Ma come si fa a rinchiudere un bambino in casa per quattro anni? Non si può, e i nostri genitori lo sapevano. Ogni tanto, quando sembrava esserci un po' di tranquillità, mia madre apriva la porta d'ingresso e io uscivo a giocare con gli altri bambini del quartiere. Non dimenticherò mai l'espressione che aveva quando apriva quella porta. Un sorriso appena accennato, perché era così felice di vedermi giocare. Poi la guardavo negli occhi e capivo quanto fosse preoccupata che non sarei più tornato. Tutti noi dovevamo uscire di tanto in tanto. L'acqua finiva sempre, quindi dovevamo prendere questi secchi e metterci in fila in una delle strade per riempirli. Gli ascensori erano fuori servizio. Non c'era corrente. Quindi camminavamo. Terzo piano... quarto piano... ancora sei piani da salire. Dovevo essere il bambino più in forma di Sarajevo. Anche il cibo era una lotta. I nostri genitori rischiavano la vita per procurarcelo. Ma a volte queste scatole piene di cibo cadevano dal cielo, come per magia. Le chiamavamo le nostre scatole del pranzo. Non sapevamo da dove venissero e non ci importava. Erano razioni militari. Per noi avevano un sapore incredibile. Quando mangi sempre le stesse cose, il burro d'arachidi sembra un dono del cielo. Alla fine, siamo sopravvissuti. Ripensandoci, mi stupisco di quanto fossimo forti. Eravamo solo dei bambini. Ma la guerra non aveva senso. Tutte quelle persone innocenti uccise, e per cosa? Per soldi. Potere. Ego. Per niente. Quando oggi sento parlare di guerra al telegiornale, mi sento male. Non voglio vederla da nessuna parte. Per qualche ragione, gli adulti non imparano mai. Avevo quasi 10 anni quando finì l'assedio. Non avevo intenzione di diventare un calciatore. Sembrava così impossibile che non ci ho nemmeno pensato. Vedete, era tutto distrutto. I campi da calcio che vedete oggi sono stati completamente distrutti dalle fiamme. Ho continuato a giocare solo perché mi piaceva. Mio padre mi portava in una palestra scolastica, dove mi allenavo per i primi mesi. Alla fine, ripulirono il campo e iniziarono a tracciare le linee bianche su quei terreni bruciati. Il lavoro di mio padre all'epoca era consegnare torte e pane, ma quando entrai nella mia prima squadra, si prendeva delle pause per accompagnarmi agli allenamenti. Durante il tragitto, mi diceva di essere gentile e di trattare tutti allo stesso modo, a prescindere dalla loro provenienza o dal loro lavoro. Non l'ho mai dimenticato. Era stato un giocatore nelle serie inferiori ed era il mio eroe. Ogni volta che scendevo dalla macchina, mi dava una banana e mi diceva: "Buona fortuna, figliolo". Nei fine settimana, guardavamo insieme le partite di calcio in televisione (una rara pausa dalle telenovelas messicane che guardavo tutti i giorni con mia madre). A quei tempi, la Serie A era il campionato migliore. Avete mai sentito parlare di Shevchenko, l'attaccante del Milan? Adoravo "Sheva". Amavo l'Italia. Per me, era come un paese delle fiabe dall'altra parte del mondo. Giocare a calcio lì, era qualcosa che non riuscivo nemmeno a immaginare. Sembrava troppo irreale. Tutto ciò che speravo era di giocare nella prima squadra del mio club, lo Zeljeznicar. Uno dei miei allenatori aveva iniziato a chiamarmi Sheva, perché ero bionda e segnavo molti gol. Pensavo: "Beh, mi va bene". Poi un giorno, quando avevo 19 anni, si presentò un altro allenatore che mi disse di volermi portare nella Repubblica Ceca. Non volevo lasciare la Bosnia, ma lui mi disse che lì avrei avuto maggiori possibilità di realizzare il mio sogno. A dire il vero, non sapevo nemmeno quale fosse il mio sogno. Volevo solo migliorare. Avevo una grande fiducia in me stesso. La parte più forte del mio corpo era la mia mente. Quando arrivai a Teplice, mi dissi: "Edin, devi lavorare più duramente di questi ragazzi, altrimenti ti manderanno via". Mi comprarono per 25.000 euro. Circa due anni dopo, firmai per il Wolfsburg. Quando giocammo contro il Milan, scambiai la maglia con Sheva. Poi il Manchester City mi acquistò per 37 milioni. Poi passai alla Roma. Sono cresciuto con la guerra. All'improvviso, mi ritrovai a vivere una favola. Niente è mai impossibile. Nemmeno portare la Bosnia ai Mondiali. Vi ricordate il 2014? Probabilmente molti di voi non erano ancora nati. Ma quando ci siamo qualificati per i nostri primi Mondiali, è stato il giorno più bello della nostra vita. Ricordo che giocammo la partita decisiva di qualificazione in un vecchio stadio in Lituania, e quando l'arbitro fischiò la fine, un gruppo di bosniaci iniziò a scavalcare i muri per correre in campo. Ma i muri erano alti circa due metri, e dovettero saltare giù sul cemento. Ricordo di essermi girato e di averli visti correre tutti verso di noi e di aver pensato: "Mio Dio, questi sono pazzi". E poi vidi un ragazzo che correva un po' più lentamente degli altri. Zoppicava verso di me con le lacrime agli occhi. Era mio padre. Gli chiesi: "Papà, cos'è successo?". Lui rispose: "Mi sono fatto male al piede atterrando. Ma non preoccuparti. Ora non sento dolore!". Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. Purtroppo, la fortuna non era dalla nostra parte in Brasile. Non ve lo ricorderete, ma ho segnato un gol contro la Nigeria che avrebbe dovuto essere convalidato, e all'epoca non c'era il VAR, quindi siamo stati eliminati dal nostro girone. Ma almeno il nostro piccolo paese ha avuto la possibilità di giocare al Maracana. Almeno abbiamo mostrato al mondo chi siamo. E ora siamo tornati. Sapete cosa è buffo? Ho compiuto 40 anni a marzo e non ho ancora festeggiato. Sono musulmano, era Ramadan, e poi avevamo delle partite importanti contro il Galles e l'Italia. Così ho pensato: OK, farò di QUESTA la mia festa. Ricordo quando eravamo sotto 1-0 contro il Galles e ho alzato lo sguardo al tabellone. 85:00 Panico. Il tempo stringeva. Poi abbiamo ottenuto un calcio d'angolo, e questo ragazzino mi stava marcando, e io ho pensato: "Oh, fantastico!". Ho deviato la palla in rete, e proprio mentre festeggiavo, mi sono ricordato di aver giocato quattro serie di rigori in carriera. Li avevo persi tutti. Per fortuna, i nostri giovani sanno come tirare i rigori. Non ci pensano troppo come noi veterani. Quando abbiamo giocato contro l'Italia a Zenica, avevo tanta paura di Donnarumma. È enorme, sapete? Onestamente non so se sarei riuscito a segnare contro di lui ai rigori, ma poi mi sono fatto male alla spalla destra nell'ultimo minuto dei supplementari e sono dovuto uscire. In realtà non ho visto il nostro primo rigore, perché il nostro fisioterapista mi stava ancora fasciando il braccio al petto. Ero seduto in panchina e tutti gli allenatori mi ostruivano la visuale. Quando la palla è entrata, ho sentito il boato della folla e ho pensato... Sai cosa? Forse è fortuna. Non guarderò. Non posso guardare. Voglio solo ascoltare la folla. Voglio ascoltare la mia gente. Poi l'Italia ha sbagliato. Il rumore era fortissimo. Quando hanno sbagliato un altro rigore, il rumore era pazzesco. Pregavo e pregavo. Riuscivo a vedere solo le spalle dei nostri allenatori. Poi, quando Esmir si è presentato per calciare il rigore decisivo, il nostro allenatore si è girato e ha detto: "Non riesco a guardare neanche io". È venuto da me e mi ha stretto in un abbraccio da orso. Abbiamo avvicinato le teste, chiuso gli occhi e ascoltato... E poi abbiamo sentito il suono più strano di sempre. Abbiamo sentito Esmir colpire la palla. La folla ha fatto: "Ahhhhhhh..." Gigi l'ha toccata con un dito. La folla ha urlato "Ohhhhhh..." Lo stadio è rimasto in silenzio per un istante. È stato il millisecondo più lungo della mia vita. E poi... un'esplosione. Urla, fumogeni, fumo e fuochi d'artificio. Gente che saltava. Tutta la nostra panchina è corsa in campo. Ho abbracciato il mio allenatore ancora più forte, ho guardato il cielo e poi ho lanciato l'urlo più forte della mia vita. "AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!" Così per 20 secondi. Il nostro piccolo paese stava andando di nuovo ai Mondiali. Arrivare fin qui non è mai stato facile. Non è ancora quando hai 40 anni e la schiena ti urla la mattina dopo e devi di nuovo ricorrere agli antidolorifici. Ma ogni volta che il mio corpo vuole Ricordo tutte le feste che mi sono perso, tutti i mesi passati lontano dalla mia famiglia, tutte le vacanze estive dedicate ai tornei mentre i miei amici si godevano cocktail in spiaggia. Mentalmente è dura. Le critiche fanno ancora male. Ma quando scendo in campo, mi sento ancora un bambino, uno di voi, con le farfalle nello stomaco e le stelle negli occhi. E ogni volta, torno alla stessa cosa. Ne vale la pena. Tutto quanto. Senza momenti brutti, quelli belli non arrivano mai. Quando abbiamo battuto l'Italia, sono andato a salutare alcuni dei miei compagni, quelli con cui avevo giocato in Serie A. Poi sono andato a cercare la mia famiglia sugli spalti. Ho baciato mia moglie. Ho abbracciato i miei genitori. Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe successo. Quella sera, essere a Zenica è stato incredibile. Più sono lontano dalla Bosnia, più la amo. Sono passati 20 anni ormai. Nove dei quali in Italia. I miei figli sono nati a Roma. È ancora la mia seconda casa. Ma ogni volta che vado a trovare i miei genitori a Sarajevo, e mia madre cucina, e ci sono tutti, sono semplicemente felicissimo. Indossando questa maglia, il mio cuore batte in modo diverso. Gioco per la mia gente. Gioco per i ragazzi e le ragazze per le strade di Sarajevo. Gioco per tutte le diverse culture e religioni che rendono il nostro Paese così bello, anche se c'è ancora chi cerca di dividerci. Non ci riusciranno mai. Non per colpa mia. Non per colpa degli adulti. Noi non impariamo mai. È per colpa vostra, ragazzi... Voi non cambiate mai. Quindi, fammi un ultimo favore, ok? Che viviate a Sarajevo, a Roma o a Saint Louis... Che siate musulmani, ebrei, cattolici o ortodossi... Non dimenticate mai da dove venite. Siete bosniaci. Il mondo è ai vostri piedi. Vi voglio bene. Con affetto, Edin> Splendida la lettera, gigantesco lui. #Bosnia #Dzeko #Speranza

Va in Sardegna per riposarsi e provano a entrare nella privacy dal buco della serratura. Va a fare controlli medici (come tutti gli atleti) e, addirittura, ci fanno sapere che Sinner era nell'area solventi. La ricerca della morbosità sempre. Il voler cercare quello che non c'è. Più spazio quasi di un Cobolli che va in finale o dei 6 italiani oggi nei primi 50 al mondo. Scopriamo però, improvvisamente, di avere 60 milioni di dottori in Italia. Problema della sanità risolto, out of the blue. Ognuno ha la diagnosi giusta, perché quello stesso virus lo ha avuto l'amico dell'amico giocando il torneo del nonno per n.c. Una miriadi di ipotesi di infiammazioni silenti, supposizioni, congetture e scenari. Pure il titolo "Mistero Sinner". Ah dimenticavo. Sinner sta benissimo, è sempre per distacco il n.1 al mondo e domani riprende, come da sempre programmato, gli allenamenti a Montecarlo. E se non gioca tornei prologo sull'erba prima di Wimbledon è solo perché da mesi aveva già programmato di non giocarli. Cronaca, non misteri. #Sport #Tennis #Salute

Kimi Antonelli, giovane talento della Formula 1, sta brillando con la sua Mercedes grazie a un approccio meticoloso all'allenamento, alla dieta e alla gestione della sua carriera, mentre coltiva amicizie significative e affronta la pressione del campionato mondiale. #KimiAntonelli #Formula1 #Allenamenti

Kimi Antonelli: allenamenti, alimentazione, i guadagni, la famiglia e l'amicizia con Sinner

Jannik Sinner, dopo un'imprevista eliminazione al Roland Garros a causa di un malessere fisico, ha effettuato controlli approfonditi al San Raffaele che non hanno rivelato problemi significativi, permettendogli di riprendere gli allenamenti in vista di Wimbledon senza preoccupazioni per la sua stagione. #JannikSinner #RolandGarros #Wimbledon

Sinner come sta, gli esami al San Raffaele: l'esito dei test e quando torna in campo
ANSA.it Jun 9

L'epidemia di Ebola nella Repubblica democratica del Congo ha portato il sindaco di La Linea de la Concepción, in Spagna, a negare lo stadio per un'amichevole della nazionale congolese contro il Cile, costringendo la squadra a proseguire gli allenamenti in Europa nonostante le assicurazioni che i giocatori non sono stati in contatto con le aree colpite. #Ebola #CalcioCongolese #Mondiali2023

Timori per Ebola, città spagnola nega lo stadio per l'amichevole del DR Congo
Daniele Mari Jun 8

Ausilio da @alecattelan: "Amici in comune hanno combinato l'incontro con Lukaku. No, non gli ho detto esattamente 'uè grande' ma un altro epiteto, grande lo stesso. Abbiamo sorriso, mi ha abbracciato, insomma in qualche modo io le motivazioni le conoscevo. Ha sbagliato nel gestire quelle cose, quelle situazioni. Poteva anche avere delle motivazioni. Giuste, dal suo punto di vista: c'era la delusione di non aver giocato una finale. Magari si era sentito poco considerato. Sono convinto che parlandone, sia con me che con Simone, avremmo risolto tutto rapidamente. E magari oggi sarebbe ancora all'Inter da protagonista. Invece, scelse una strada diversa a un certo punto. Sparì. Mandava video sugli allenamenti, si parlava di come fare la squadra, avevamo preso Thuram, era contentissimo che stava arrivando Thuram, aveva parlato con Dzeko, Lautaro. Ad un certo punto sparì completamente" #Lukaku #Inter #Calcio

Eurosport IT Jun 8

🔍 C'è un dettaglio che non tutti hanno notato guardando Zverev giocare. Nei cambi di campo, mentre gli altri bevono o si asciugano il sudore, Sascha si fa un'iniezione di insulina. Lo ha fatto anche durante la finale del Roland Garros 2026, sotto i riflettori del tennis mondiale. 🏥 Alexander Zverev convive con il diabete di tipo 1 da quando aveva quattro anni. Una vita intera, tra allenamenti, viaggi e campo, passata a gestire i livelli di glucosio nel corpo. Eppure per molto tempo non ne ha parlato. Non per vergogna, ma per una scelta precisa: non voleva che fosse il diabete a definirlo. Non voleva pietà. Lo ha fatto pubblicamente solo nel 2022. 👨‍⚕️ I medici avevano consigliato a sua madre di fargli cambiare sport: giocare a tennis con il diabete, dissero, sarebbe stato troppo difficile. Zverev quando è in campo gioca nello stesso momento due partite diverse: quella contro il suo avversario e tenere costantemente monitorato il livello della sua glicemia. 🥵 In partita la glicemia può diventare una roulette: un attimo sei in calo fino al rischio di collasso ipoglicemico, quello dopo lo stress e l’intensità ti spingono in iperglicemia con sete, crampi e confusione, tra performance che crolla e pericoli acuti se non gestita. Oltre al traguardo sportivo, che per Sascha è stato così atteso, inseguito e a tratti maledetto, questo titolo Slam vale molto più. 💭 È il megafono più potente che potesse trovare per il messaggio che porta avanti attraverso la sua Fondazione: ai bambini con diabete di tipo 1 dice che possono sognare in grande, senza privarsi dello sport e di ambire anche a salire sul tetto del mondo del tennis. #RolandGarros #Zverev #Diabete #Sport #Tennis

Silvio #Baldini: “Vi siete mai chiesti perché Antonio #Conte vince sempre o al massimo arriva secondo? Perché ha una metodologia come l’aveva #Lippi nella #Juve di Giraudo-Moggi-Bettega. Andate a vedere quanto si allenavano queste squadre. Una metodologia precisa, che ho applicato anche nelle mie squadre, è indispensabile: si, anche negli allenamenti con l’occhio blindato, altrimenti si resta schiavi delle superstizioni” #Calcio #Allenamento #Vittoria

Flavio Cobolli si prepara per la finale del Roland Garros contro Alexander Zverev, vivendo la vigilia tra allenamenti sul campo centrale e la compagnia del suo migliore amico Edoardo Bove, mentre affronta le emozioni legate al ritiro del compagno Matteo Arnaldi. #RolandGarros #Tennis #Cobolli

Cobolli tra allenamento, amici e l'arrivo di Bove: come ha vissuto la vigilia della finale del Roland Garros

Il ritorno degli allenamenti da Pirata di Silvio Baldini è sicuramente una buona notizia per il movimento https://t.co/a59er225fd #Calcio #Sport #Pirata