L’ennesimo flop di Gratteri: assolti 102 imputati su 181 nel processo "Maestrale-Olimpo-Imperium". Praticamente il 56% degli imputati, più di uno su due, è risultato innocente. Numeri impietosi per una giustizia che vorrebbe definirsi civile. L’Associazione nazionale magistrati probabilmente tornerà a raccontarci, come ha fatto durante la campagna referendaria, che tutto ciò fa parte della fisiologia del processo, che i pm avanzano semplicemente ipotesi accusatorie che vengono valutate dai giudici, insomma che l’assoluzione di oltre 100 cittadini è un “esito naturale” della giustizia. Esercizi retorici degni di chi sembra vivere su Marte, anziché nel paese reale. Nel paese reale, chiamato Italia, si è costretti a prendere nota periodicamente degli esiti disastrosi delle maxi indagini antimafia condotte negli ultimi decenni da Gratteri (nel frattempo promosso alla guida della procura più grande d’Europa, quella di Napoli): la maxi operazione “Marine” del 2003 a Platì con l’arresto di 125 abitanti su 3.800 (soltanto in 8 sono stati condannati e nessuno per mafia); la maxi operazione “Stige”, con 169 arresti (a processo 100 imputati sono stati assolti); l’ancora più nota operazione “Rinascita-Scott”, lanciata nel 2019 con 334 destinatari di misure cautelari (a processo circa un imputato su tre è stato assolto); la serie di inchieste avviate nel 2018 che sconvolsero la politica calabrese contro l’allora governatore Mario Oliverio, poi assolto da tutte le accuse; l’indagine “Erebo Lacinio” del 2021, con 8 persone accusate di associazione a delinquere per traffico illecito di rifiuti (poi tutte assolte, ma nel frattempo l’azienda è fallita); l’inchiesta sulla presunta gara truccata per l’elisoccorso in Calabria, finita dopo sette anni con l’assoluzione di tutti gli imputati. Solo per citare alcuni casi. A caratterizzare questi casi, oltre alla grande esposizione mediatica, è il ricorso a una sorta di pesca a strascico come metodo di indagine, che permette certamente di catturare esponenti mafiosi, ma anche, appunto, persone totalmente innocenti. Anche a causa delle maxi retate di Gratteri, la Calabria è diventata la prima regione italiana per indennizzi per ingiuste detenzioni: dal 2018 al 2024 lo stato ha pagato 78 milioni di euro per indennizzare i cittadini vittime di ingiusta detenzione in Calabria, il 35 per cento della spesa nazionale, pari a 220 milioni. Gratteri potrà anche continuare a dire che le spese per risarcire le vittime della malagiustizia sono ampiamente ripagate dalle risorse ricavate attraverso le sue indagini, come sequestri di droga o il recupero di illecite ricchezze. Ma nessun sequestro di droga potrà risarcire i danni procurati sulla vita di persone innocenti, la cui esistenza viene demolita sotto ogni punto di vista (economico, professionale, sociale, familiare, personale) da indagini fondate su metodi ingiusti. Fare i conti con il “gratterismo” significa questo. Tutti i dettagli sul Foglio di oggi ⬇️⬇️ https://t.co/kpmOyZpkYZ #Giustizia #Antimafia #Italia







