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#Complessità

“Ricordo il nome di tutte le donne che si sono ammazzate insieme al figlio disabile, sono stata tutte loro. È inevitabile, è capitato di pensarlo a tutte noi madri caregiver”. Fondatrice e portavoce di Tetrabondi Ets, che da anni promuove progetti e iniziative per costruire un approccio diverso alla disabilità, Valentina Perniciaro è diventata caregiver con la nascita del suo secondo figlio Sirio: “Sono uscita dal buio quando ho imparato a vedere un bambino dietro l’immagine che diagnosi, parole e sguardi avevano costruito. Ma fondamentale è stata anche l’energia di tutte quelle donne che come me erano da mesi nel reparto di terapia intensiva neonatale”. E pensando alla tragedia accaduta a Roma, dove Luca Abbasciano e Valentina Pambianco hanno ucciso la figlia Bianca e poi si sono tolti la vita, Valentina Perniciaro dice: “Bianca anche nella sua complessità avrebbe avuto diritto di frequentare la materna. Avrebbe fatto bene a tutti: agli altri bambini, a lei, ai suoi genitori. Avrebbe voluto dire concedere alla madre non solo magari di lavorare, ma anche il contatto con se stessa e con il mondo. Oggi lei e i suoi genitori sono al cimitero. Ed è una responsabilità collettiva”. Su Repubblica l’intervista di Alessia Candito #rep #disabilità #caregiver #maternità

There are no topics too complex for democracy, including nuclear energy. But precisely because of the complexity of the issue, we must avoid everything being reduced to a clash between misinformed fanbases. So what to do? I discuss it in my newsletter: https://t.co/2TXjprDMIK (translated)

George 1w

La tragedia di Palermo lascia un senso di profonda ingiustizia e sconcerto. Davanti alla perdita di una bambina di soli quattro anni, l'unica risposta umana e degna dovrebbe essere il rispetto per il dolore incommensurabile di una madre e di un padre. Invece, assistiamo ancora una volta al consueto e triste spettacolo del processo mediatico istantaneo. Prima ancora che la magistratura possa fare chiarezza sulla dinamica dei fatti o valutare la tempestività dei primi soccorsi — considerando che la piccola era già stata dimessa un primo momento dall'ospedale —, figure pubbliche come Bassetti tanto per nominarne uno, si ergono a giudici infallibili. Si emettono sentenze sui social, puntando il dito contro i genitori e cavalcando il dramma per rilanciare battaglie ideologiche o richieste di coercizione sanitaria che non trovano eguali nel resto d'Europa. Il paradosso è evidente: Garantismo a senso unico: Si procede con tempestività nei confronti della famiglia, senza sollevare la minima domanda o attendere verifiche sulla gestione clinica e diagnostica iniziale del caso. Spostamento della potestà genitoriale: Si crea un precedente pericoloso in cui la scelta di cura passa dalle mani delle famiglie a quelle delle narrazioni di Stato, ignorando la complessità di decisioni che ogni genitore prende in scienza e coscienza. Spettacolarizzazione del dolore: Un lutto devastante viene strumentalizzato per alimentare dinamiche di colpevolizzazione pubblica, anziché garantire silenzio, analisi rigorosa e reale sostegno a chi ha perso un figlio. Tutta la mia solidarietà va a questa famiglia, travolta non solo da una perdita irreparabile, ma anche dalla brutalità di chi usa il loro dramma per ergersi a tribunale morale e politico. La medicina e le istituzioni dovrebbero curare e proteggere, non condannare a mezzo stampa prima ancora di conoscere la verità. #Giustizia #Solidarietà #DirittiUmani

In the new biography of Annamaria Andreoli, it is revealed that Luigi Pirandello was not only a convinced supporter of fascism but also a severe and uncompromising critic of Mussolini, considering him a moderate and insisting on his adherence to the revolutionary principles of the regime, all while facing the complexities of his personal and artistic life. (translated)

Pirandello fu fascista convinto: la nuova biografia che getta luce su un elemento sempre poco considerato
L

The Amodei clan, composed of siblings Dario and Daniela and their partners Cami Clark and Holden Karnofsky, plays a crucial role in the strategy of the company Anthropic, with Cami acting as a powerful informal advisor and Holden serving as the ethical conscience, while the tension between their visions and those of Daniela reveals the complexities of governance in a rapidly growing company, poised for a potential mega-IPO. (translated)

Clan Amodei, l’Ai è un affare di famiglia

The National Future party, led by Roberto Vannacci, proposes in its electoral program the reacquisition of national sovereignty through the option of exiting the Euro, arguing that community rules have contributed to a loss of economic power, but also acknowledges the risks and complexities that such a step would entail, making it almost impossible to implement without significant consequences. (translated)

Futuro Nazionale, il nuovo che avanza: nel suo programma elettorale ricicla l’uscita dall’Euro. Ecco perché è (quasi) impossibile da attuare

Piero Marrazzo, former president of the Lazio Region, reflects on how desire has driven him to share a home with a transgender woman, facing the consequences of a scandal that marked his career while emphasizing his heterosexuality, despite acknowledging the complexity of gender dynamics and his betrayal as a sign of deep discomfort. (translated)

“Cosa mi ha spinto a stare in una casa con una donna transessuale? Il desiderio. C’è chi mi ha chiesto di fare coming out, ma anche il mio psicanalista si è messo a ridere: Tu sei eterosessuale”: così Piero Marrazzo
L

Today Whitney Houston, who would have turned 63, is remembered as one of the greatest artists of all time, famous for her extraordinary musical success but also for the complexity of her private life, marked by tumultuous relationships and substance abuse, which led to her premature death in 2012. (translated)

I 63 anni di Whitney Houston: la mamma cantante, l’amore per l’amica Robyn e la morte improvvisa

During a press conference, Donald Trump admitted that he underestimated the complexity of the war in Ukraine, stating that, unlike the eight previous wars he resolved, this one is proving to be the most difficult due to the violence and hatred among the involved leaders, while emphasizing that progress is being made. (translated)

“Pensavo che fosse facile risolvere la guerra in Ucraina, invece si è rivelata la più difficile”: così Donald Trump ai giornalisti
Il Post 4w

The podcast The Difficult Job of Repeating Itself explores the complexities of scientific reproducibility, showing how different results can undermine trust in discoveries, highlighting identification errors in oncological research, and discussing topics such as the management of vipers and the preservation of food in hot summer temperatures. (translated)

Il difficile mestiere di ripetersi

Sarvish Waheed, author of The Fog of Rio, recounts his traumatic childhood marked by his father's violence and the desire for integration as the son of immigrants in Emilia, exploring the complexities of cultural identities and the scars left by a childhood lived in fear. (translated)

“Mio padre era uomo violento, che alzava le mani sui figli e sua moglie. Ha quasi strangolato mio fratello perché non l’ha salutato, aveva le cuffie”: così Sarvish Waheed

The article by Sara Frangini analyzes how political propaganda, particularly that of the radical right, uses repetitive slogans and simplifications to distort the perception of facts, favoring themes such as petty crime and immigration over economic and power issues, thus reducing the complexity of reality to narratives useful for influencing public opinion. (translated)

Il bluff della propaganda che annienta i fatti: prima lo slogan, poi il programma politico

Quando il silenzio diventa rumore: perché stiamo ignorando il grido che non esce 1. Introduzione: La tensione invisibile delle nostre giornate C’è un rumore bianco che satura le nostre vite, una frequenza costante che maschera un vuoto pneumatico. È la tensione invisibile che portiamo sotto la pelle, il peso di tutto ciò che scegliamo di non dire per non incrinare la superficie lucida delle nostre esistenze digitali. Siamo immersi in un paradosso: comunichiamo costantemente, ma evitiamo la verità.Oggi la ragione non viene smentita, viene peggio: subisce l' annegamento della ragione in un mare di stimoli irrilevanti. Ci muoviamo tra interfacce perfette e feed curati, ma dietro lo schermo la pressione sale. Cosa accade quando la capacità di analisi affoga sotto la tirannia dell'apparenza? Accade che smettiamo di vivere e iniziamo a resistere, in attesa di un crollo che sentiamo imminente ma che non abbiamo il coraggio di nominare. 2. Il paradosso del grido inespresso Il "grido che non esce" non è assenza di voce. È un accumulo tossico. È la paralisi comunicativa di una società che ha trasformato il conflitto in tabù e il disagio in un'anomalia da nascondere. Questa tensione non evapora; si sedimenta, diventa acida, divora le fondamenta del nostro equilibrio mentale."Il grido che non esce. La tensione che divora."Rimanere in silenzio è più pericoloso di una protesta urlata. Uno sfogo è un incendio che brucia e si spegne; la tensione repressa è un processo di combustione lenta che consuma l'ossigeno della nostra salute sociale. È un'energia incendiaria che non trova sfogo e che, inevitabilmente, trasforma l'individuo in una polveriera pronta a detonare al primo contatto con la realtà. 3. La diffidenza come barriera al dialogo Perché abbiamo smesso di cercarci davvero? L'incomprensione che ci isola non è un errore del sistema, ma una diffidenza sistematica che abbiamo introiettato. In un mondo di performance digitali, l'altro è diventato un giudice o un estraneo da cui difendersi, mai un interlocutore con cui rischiare il dialogo.In questo scenario, la superficialità dell'apparenza diventa il nostro bunker. Preferiamo la sicurezza di una bugia estetica alla complessità di un confronto reale. Ci rifugiamo nel non-detto, convinti che ignorare il baratro serva a non caderci dentro. Ma la ragione, quando affoga, trascina con sé ogni possibilità di soluzione razionale, lasciandoci in balia di istinti primordiali mascherati da civiltà. 4. La trappola dei bisogni manovrati Siamo pedine di un gioco di cui non possediamo le regole. Ci sentiamo persi e condizionati da un'architettura di "bisogni manovrati": desideri indotti da algoritmi che ci distraggono dalla nostra reale condizione di svuotamento. Questa manipolazione trasforma la nostra esistenza in un ciclo infinito di consumo e insoddisfazione.Il risultato è un futuro che spaventa, un orizzonte percepito come una minaccia immutabile. La disperazione mascherata nasce proprio qui: dalla consapevolezza, più o meno conscia, di aver barattato la propria libertà di scelta con la rassicurante inerzia dei condizionamenti esterni. Se non crediamo di poter cambiare il domani, smettiamo di abitarlo, diventando spettatori passivi del nostro stesso declino. 5. Il risveglio forzato della storia La storia non è un progresso lineare, ma un ciclo di tensioni e rotture. La "disperazione mascherata" che caratterizza il nostro tempo ha un limite fisico: deflagrerà nel momento in cui la realtà non potrà più essere contenuta dagli argini artificiali della superficialità. L'inerzia non è una protezione, è solo un ritardo nel pagamento del conto."Gli addormentati non sceglieranno — si sveglieranno male."Chi oggi sceglie di dormire, cullato dai propri bisogni indotti, non sta evitando il conflitto: sta solo rinunciando a gestirlo. Il risveglio non sarà un invito gentile, ma un trauma necessario. La storia non cambia le sue manifestazioni e non fa sconti a chi ha preferito l'illusione alla consapevolezza. La scelta consapevole è l'unica via per non essere travolti dalle macerie di un sistema che ha esaurito il suo tempo. 6. Conclusione: Oltre il gioco delle apparenze Il gioco delle apparenze continua, ma il sipario è logoro. Dobbiamo avere il coraggio di squarciare la coltre di finto silenzio prima che la realtà collassi su se stessa. Dare voce al "grido che non esce" non è un atto di debolezza, ma l'unico gesto di rivolta rimasto contro l'annegamento della ragione.Restare passivi, chiusi nella propria diffidenza, è una condanna che firmiamo ogni giorno. La domanda non è se la tensione esploderà, ma come ci troverà quel momento. Saremo pronti ad agire con lucidità o saremo parte della massa che subisce il crollo? Perché, alla fine di tutto, la storia parla chiaro:La storia non cambia le sue manifestazioni — e chi dorme non sceglie: si sveglia.

The Campi Flegrei volcano, known for its complexity and seismic activity, is currently in a phase of bradyseism and presents a risk of earthquakes up to 5.1 in magnitude, due to a magma chamber located 7 km deep. (translated)

«Campi Flegrei? Il vulcano invisibile non si ferma, camera magmatica a 7 km di profondità. Rischio terremoti fino a 5.1 di magnitudo»

The article by Guido Boffo analyzes the complexity of irregular migrations, highlighting how they reflect global inequalities and emphasizing the ineffectiveness of the extreme solutions proposed, urging the development of a sustainable and humane approach to tackle this emergency. (translated)

Ceuta, i migranti tra tragedia e ricatto: perché ci stiamo allontanando dalla soluzione

In the USA, "ethnic tensions" have always existed. Blacks hanging from trees and the Ku Klux Klan. The assassinated Kennedys. Then Reagan. Decades of abuses and injustices lead to extremes. It's very easy to always blame a single factor to avoid facing the complexity. (translated)

L'intervento di Maria Zakharova sulle tensioni a Ceuta mette il dito in una piaga aperta: la distanza tra la narrazione istituzionale dell'Unione Europea e la realtà della gestione dei suoi confini. Al di là dello scontro di propaganda - e qui va segnalato l'opportunismo del governo italiano che non perde occasione per esprimere la bassezza delle proprie politiche simboliche - il caso offre uno spaccato evidente delle contraddizioni ideologiche che l'Occidente si trova oggi ad affrontare. Per anni l'agenda della sicurezza europea si è concentrata quasi esclusivamente sul fronte orientale, dipinto come il pericolo principale per la stabilità del continente. Le metafore utilizzate dalla diplomazia di Bruxelles, che hanno descritto l'Europa come un giardino ordinato circondato da una giungla imprevedibile, hanno finito per creare un'illusione di controllo. Basta poi un flusso di persone che provano a varcare quel confine a sud, e la narrazione ufficiale crolla. Si crea così un corto circuito evidente tra i principi universalistici spesso proclamati sulle libertà fondamentali e le risposte concrete messe in atto per difendere il territorio, fatte di barriere, respingimenti e centri di accoglienza al limite del collasso. La domanda è lecita: la libertà proclamata dall'Occidente per la difesa dei diritti e di valori umani fondamentali è ancora attuale? O è pura retorica per le masse per nascondere l'imperizia o la malizia delle élite al potere? Non a caso la mossa della portavoce russa è chiaramente politica: sfruttare le fragilità europee per ribaltare le accuse di violazione dei diritti umani e mostrare un'Europa divisa e incapace di decidere. La verità è che la provocazione solleva un tema reale, ovvero la tendenza a trattare i fenomeni migratori non più come questioni sociali o umanitarie, ma come vere e proprie minacce militari. Non più uomini titolari di diritti fondamentali ma stereotipi di pericoli in gran parte inesistenti. Chiedere l'intervento dell'intelligence o della NATO per fermare persone che cercano protezione significa cambiare radicalmente prospettiva: trasformare il migrante, nell'immaginario politico, in un elemento di disturbo da neutralizzare. È la dimostrazione di come la politica, quando non riesce a gestire la complessità, preferisca affidarsi alla logica dell'emergenza e della chiusura, tanto, pur di acquisire consenso ai fini del potere, tutto fa brodo. Siamo governati da cialtroni...

ANSA.it Jul 30

An international TV series is coming dedicated to the life and career of Giorgio Armani, directed by Ferzan Ozpetek and produced by Lux Vide, which will explore the complexity of the legendary designer, who passed away in September 2023, and his impact on the world of fashion and culture. (translated)

Arriva una serie tv internazionale su Armani con la regia di Ozpetek

La gestione della sicurezza urbana a Trieste ovvero il fallimento strutturale del populismo penale e la distorsione delle risorse pubbliche... Propongo una riflessione sociologica della situazione a Trieste, città che da storico crocevia multiculturale, si ritrova adesso a fare i conti con fenomeni di insicurezza, intolleranza, chiusura umana, politica e sociale. La trasformazione delle dinamiche di sicurezza nel contesto triestino evidenzia una profonda divergenza tra la percezione politica della minaccia e la reale evoluzione della criminalità urbana. Negli ultimi anni, a partire dall'idea di un muro lungo il confine della regione fino alla recinzione di Piazza Libertà, la gestione dell'ordine pubblico locale ha registrato un costante orientamento delle risorse operative verso il contrasto dei flussi migratori transfrontalieri, affrontati mediante logiche emergenziali anche in assenza di riscontri oggettivi circa una loro pericolosità sociale intrinseca. Tale focalizzazione simbolica non è priva di effetti, anzi, il principale è quello che ha generato il ridimensionamento dei presidi di vigilanza e di controllo all'interno del tessuto cittadino, favorendo l'insorgere di fenomeni di microcriminalità, degrado materiale e devianza diffusa nelle aree centrali e periferiche del territorio urbano. La risposta proposta dalle amministrazioni nazionali, regionali e locali di orientamento conservatore e di destra si è concentrata sulla progressiva marginalizzazione delle politiche di prevenzione sociale, preferendo l'adozione di misure coercitive e l'inasprimento della risposta sanzionatoria. Questa impostazione poggia sul paradigma dell'efficacia della deterrenza penale, un modello teorico ampiamente decostruito dalla ricerca criminologica e giuspenalistica contemporanea. L'evidenza scientifica attesta da tempo che l'aumento della severità delle sanzioni e la repressione meramente reattiva non generano una riduzione della frequenza dei reati, provocando piuttosto lo spostamento della criminalità verso zone meno presidiate e l'incremento dell'insicurezza percepita dalla cittadinanza (Pratt et al., 2006; Tonry, 2018). L'adozione di modelli riconducibili al populismo penale (Wacquant, 2009) risponde all'esigenza di catalizzare il consenso attraverso la costruzione simbolica di una minaccia esterna, incarnata dalla figura del migrante alla frontiera, invece di affrontare la complessità dei problemi sociali urbani. Le analisi empiriche confermano che gli interventi basati esclusivamente sulla militarizzazione e sulla punitività ignorano i fattori causali fondamentali della devianza, quali l'isolamento sociale, la carenza di reti educative territoriali e l'abbandono degli spazi pubblici (Currie, 2007). L'allontanamento delle forze dell'ordine dal controllo capillare del centro urbano triestino in favore del pattugliamento di confine configura, di conseguenza, un fallimento strategico privo di fondamento scientifico. La costruzione di una sicurezza reale ed effettiva richiede l'abbandono della retorica emergenziale, a favore di interventi integrati incentrati sulla prevenzione socio-strutturale, sulla riqualificazione urbana e sulla coesione sociale. Per chi volesse approfondire i temi, leggete: Currie, E. (2007). Against marginality: For a critical criminology of violence. Theoretical Criminology, 11(2), 175-190. Pratt, T. C., Cullen, F. T., Blevins, K. R., Daigle, L. E., & Madensen, T. D. (2006). The empirical status of deterrence theory: A meta-analysis. In F. T. Cullen, J. P. Wright, & K. R. Blevins (A cura di), Taking stock: The status of criminological theory (pp. 367-395). Transaction Publishers. Tonry, M. (2018). An honest and sane approach to policing and crime control. Criminology & Public Policy, 17(4), 781-789. Wacquant, L. (2009). Punishing the poor: The neoliberal government of social insecurity. Duke University Press. #Trieste #sicurezza

ANSA.it Jul 29

In the current context of the gold market, characterized by high gold prices and a growing demand for lighter jewelry and 14 kt gold or platinum settings, consumers must learn to interpret the value of jewelry not only based on the price but also in relation to the complexity of the craftsmanship and the characteristics of the metal and stones, while the diamond market is undergoing restructuring, with an increase in the demand for lab-created diamonds. (translated)

Oro alto, gioielli più leggeri: i consigli per capire il mercato orafo