La Segretaria dei Giovani Democratici Virginia Libero è nata nel 1998, l’anno in cui nelle sale italiane usciva “Aprile”. In quel film Nanni Moretti, guardando in tv un dibattito con Berlusconi, urlava contro la tv chiedendo a D’Alema di dire “qualcosa di sinistra”. Sono certo che la capitana dei giocatori della primavera del PD, alla Festa dell’Unità di Reggio Emilia, abbia pensato di dire qualcosa di sinistra nel momento in cui ha trasformato il trito e ritrito manifesto pacifista in un elogio della diserzione. E invece così facendo ha in realtà contribuito a dimostrare l’assunto per cui la pace e il pacifismo sono diventati strumenti che un pezzo della sinistra non riesce più a maneggiare senza provare imbarazzo, intrappolata com’è tra chi li brandisce ormai come fossero categorie dello spirito e chi pretende invece che vengano coniugati come un rifiuto delle sole guerre di aggressione. Di certo, chi confidava che dal laboratorio della futura classe dirigente Dem emergesse un pensiero articolato e nuovo, si è trovato davanti ad una semplificazione buona per un discorso da aspirante miss, che taglia argomenti complessi in linee rette, che non distingue le armi impugnate per opprimere i popoli da quelle utilizzate per resistere e difendere la propria famiglia o la propria nazione. Ho colto nel discorso della giovane Virginia soprattutto la scarsa consapevolezza del privilegio di appartenere ad una generazione che la guerra non l’ha mai vissuta sulla propria pelle in un paese che dalla guerra è uscito grazie proprio a chi ha combattuto anziché disertare. Il diritto di non impugnare un’arma lo deve a chi ottant’anni fa è morto perché non ha avuto la sua stessa possibilità di scegliere ed anche a chi, ad una manciata di chilometri da noi, alla sua stessa età, è, suo malgrado, immerso nella polvere e nel fango delle trincee, non solo per permettere alla propria nazione di continuare ad esistere, ma anche perché in Europa si possa ancora credere che democrazia e libertà crescano spontaneamente sugli alberi e persino che la diserzione sia un valore, anziché un gesto di arroganza ammantato di etica. L’Italia non può costruire un futuro di diritti e di libertà sulla presunzione di generazioni che non guardano indietro e non si guardano attorno. Cara Virginia, vieni anche tu in Ucraina e potrai fare entrambe le cose: abbracciare quelli che potrebbero essere tuoi fratelli che lottano per ciò per cui hanno combattuto i tuoi nonni, per dare un giorno anche ai loro figli e nipoti la possibilità, sbagliando, di rivendicare il tuo stesso diritto di disertare. #Politica #Sinistra #Pacifismo







