Recap #SinnerCerundolo Cinque minuti. Questo è il tempo che separa la vittoria dalla sconfitta. A Jannik mancava un solo game, all’improvviso si è impallato e abbiamo pensato a un malfunzionamento di Discovery. E invece no. Cosa sia successo dentro di lui non lo sapremo mai. Forse è così che i robot diventeranno umani, ho pensato io: un giovedì si bloccheranno provando cose senza nome. Per un anno Jannik aveva atteso la chiusura del cerchio, tenendo sul comodino il secchio di caramelle che dopo la finale aveva portato via per dispetto. Le ha scartate una ad una: un punto alla volta, fino a ieri. I romantici dicono che vincere senza Carlos non sarebbe stato lo stesso. Tutti gli altri vorrebbero accecarsi con una penna Bic. Jannik ha perso. Diciamolo ad alta voce e senza aggettivi. Liberiamoci dalle commemorazioni del caro estinto: ha lasciato prematuramente il Roland Garros, ne danno il triste annuncio il gatto Yeti e il cane Snoopy. Liberiamoci dalla retorica delle sconfitte pedagogiche, dall’eroismo della sofferenza. Quanto sia eroico patire bisognerebbe chiederlo a Bruce Willis, quella volta che è rimasto a penzoloni sulla facciata del Nakatomi Plaza. A volte non si impara niente, a volte le cose sono tristi e basta. La morale è una caratteristica delle favole. Lo sport invece ha un privilegio: certe volte può essere solo spietato. È come la natura, che non è buona né cattiva - ma semplicemente è - coi suoi equilibri, i suoi doni e le sue efferatezze. Jannik lo sa da quando è nato: la bellezza delle montagne nasce da qualcosa che si è rotto troppo forte per tornare com’era. Nella tasca è rimasta una caramella, ma la scarterà a Londra. Per fortuna è così che funziona la natura. #sinner #janniksinner #tennis #rolandgarros [Foto 4k Jannik Sinner] #sinner #tennis #rolandgarros













