BETA nonprofit public democratic european moderated

Search

#Onestà

Voglio iniziare con Zverev, questa partita è stata molto combattuta. Hai ottenuto il tuo primo Slam in carriera, sei molto vicino a diventare numero uno del mondo, so che è un tuo obiettivo e devo stare molto attento adesso (ride, ndr). Abbiamo cominciato molto bene entrambi, abbiamo servito benissimo. Ringrazio il mio team e tutta la mia famiglia. Ho visto che è uscita dallo stadio un paio di volte, per me è stato bellissimo giocare un'altra finale qui a Wimbledon. Io e Sacha abbiamo dato tutto, sono contento della vittoria ma anche del livello con cui abbiamo giocato. Non c'è un posto migliore onestamente in cui giocare a tennis, si sentono i nervi la domenica mattina quando ti svegli perché percepisci l'eccezionalità della giornata. Sono state due settimane bellissime, il pubblico mi ha dato le sensazioni più belle che un giocatore di tennis possa provare. Grazie anche a tutti i raccattapalle per tutto quello che fanno, ci sono stati giorni molto caldi ma loro ci hanno reso la vita più semplice. Grazie a tutti e all'anno prossimo

Sinner vince Wimbledon per la seconda volta, battuto Zverev in 4 set: Jannik sale a quota 5 Slam in carriera
www.ilmessaggero.it

Le intercettazioni bomba pubblicate da Il Fatto Quotidiano non sono una semplice notizia: sono la pietra tombale sulla finta onestà di chi si è auto-proclamato per vent'anni il "club degli onesti". La maschera è caduta, e sotto c'è il fango più totale. Altro che "stile", altro che "immunità diplomatica"! Gli inquirenti dell'indagine milanese fissano un punto di svolta clamoroso: contatti diretti e sistematici tra l'ex designatore Gianluca Rocchi e la società nerazzurra di Beppe Marotta. Andiamo a leggere la realtà dei fatti, quella che i media asserviti cercheranno di nascondere o minimizzare con i soliti grafici di carta velina: 1) NON UN CASO ISOLATO, MA UN SISTEMA SOCIETARIO: Gli inquirenti lo scrivono chiaramente. Non era un singolo dirigente che chiamava di nascosto. Erano "diversi soggetti della società" con nome e cognome che telefonavano a Rocchi per dettare i propri "desiderata" sulle designazioni arbitrali. 2) "QUELL'ARBITRO NON LO VOGLIAMO": Altro che accettare il verdetto del campo! Si andava dal folklore becero del "porta sfiga" fino a pressioni ben più serie e mirate: “Quell'arbitro non lo vogliamo”. Sceglievano i direttori di gara, facevano il bello e il cattivo tempo e decidevano chi doveva fischiare le loro partite. Per anni abbiamo assistito a un calcio in cui la Juventus veniva rivoltata come un calzino in 48 ore con processi sommari nel bel mezzo del campionato. Per anni ci hanno fatto la morale dai loro studi televisivi, godendosi una squisita immunità diplomatica su fideiussioni scadenze e passaggi societari fantasma all'ultimo secondo. Oggi scopriamo che mentre noi pagavamo dazio anche per colpe non nostre, nei palazzi milanesi si alzava il telefono per dettare la lista della spesa a Rocchi. Potete vincere tutti gli scudetti che volete in questo momento storico, potete continuare a nascondervi dietro i rifinanziamenti dell'ultimo secondo e i fondi speculativi, ma la storia non si cancella con le veline dei giornali amici. Siete e rimanete quelli salvati dai tribunali e protetti dal silenzio del sistema. E la cosa più bella? Siamo solo all'inizio. Preparate i pop-corn. Il castello di cartone sta venendo giù pezzo dopo pezzo. Tornate pure a nascondervi, ne avete un disperato bisogno. 👋🎪📉 #IntercettazioniInter #Marotta #Rocchi #Calciopoli #VeroCalcioItaliano #Calciopoli #VeroCalcioItaliano #IntercettazioniInter

La spiegazione di #Infantino: “Gli organi giudiziari della FIFA sono indipendenti. Operano in modo completamente autonomo e prendono decisioni basate sui fatti concreti davanti a loro e sui regolamenti vigenti. L'indipendenza di questi organi è di vitale importanza per l'integrità e l'onestà del calcio e deve sempre essere rispettata”. Rispettata. Rispettata. Rispettata. Ripetiamolo tre volte. Lui parla di rispetto. Un’altra telefonata domani (“ pronto, Gianni?”) e li fa giocare in 12… #FIFA #calcio #giustizia

Credo che l’onestà intellettuale debba essere un faro per chi persegue la ricerca di verità e giustizia. Dunque, onestamente, oggi ringrazio l’avvocato Angela #Taccia, che non solo ci ha tenuto a chiarire con me in privato l’incresciosa situazione scatenata da alcune sue dichiarazioni rilasciate in una live in merito alla vergognosa pagina Taccia The Queen, che da un anno e mezzo mette in atto la strategia del fango culminata nelle minacce di morte da me ricevute da un utente. Ma l’avvocato Taccia, oggi, con un comunicato, ha preso le distanze e si è dissociata pubblicamente dalle condotte ignobili perpetrate da quella pagina, confermando inoltre una stima reciproca che dovrebbe essere da esempio per tutti quei “professionisti” che fanno della delegittimazione dell’”avversario” la loro missione, per tentare di demolire la persona in mancanza di contenuti. Quindi la ringrazio di questa presa di posizione, che trasforma le parole “abbassiamo i toni” in un’azione concreta. Che non vuol dire limitare il diritto di cronaca o di critica, che non comprime la libertà di ciascuno di esprimere le proprie idee a sostegno o in contrasto con una tesi, ma dire “basta”, insieme, a un modus operandi messo in atto da un sistema dedito alla persecuzione e allo spargimento dell’odio. Se insieme vogliamo sconfiggerlo, non fate lo stesso e puntate tutti sui contenuti, sulle informazioni, sugli atti. Lasciando gli attacchi personali a chi ne è maestro. #Garlasco #Onestà #Giustizia #Verità

Uefa: “La decisione di ieri di sospendere per un periodo di prova di un anno l’applicazione della squalifica automatica di una giornata dopo il cartellino rosso mostrato al giocatore Folarin Balogun ha superato una linea rossa. Il calcio, come qualsiasi altro sport, si fonda sulle regole, che sono la base di una competizione leale, onesta e trasparente. A volte le regole possono essere soggette a interpretazione. In questo caso no. Una squalifica automatica minima di una partita dopo un cartellino rosso non è un’opzione discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere applicata. È un principio incorporato nei regolamenti, che non può essere soggetto a eccezioni, tantomeno nel mezzo di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica. Quando la certezza delle regole non è più garantita da chi dovrebbe custodirle, l’integrità del gioco viene messa in discussione e la credibilità della competizione viene compromessa. Allo stesso modo, una decisione del genere crea un precedente nel torneo in corso, nel quale situazioni simili richiederanno ora lo stesso trattamento, a discapito della competizione. Il calcio è lo sport più amato al mondo perché è un gioco meraviglioso ed è credibile perché viene giocato ovunque con le stesse regole. Un torneo non è mai un evento isolato e, se il torneo in questione è il Mondiale, ha il potere di generare conseguenze positive o negative sul gioco nel suo complesso. Esprimiamo il nostro sconcerto per una decisione senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile” #calcio #regole #sport

LA UEFA CONTRO LA FIFA: "DECISIONE SENZA PRECEDENTI, INCOMPRENSIBILE E INGIUSTIFICABILE" La decisione di ieri di sospendere per un periodo di prova di un anno l'applicazione della squalifica automatica di una giornata a seguito del cartellino rosso inflitto al giocatore Folarin Balogun ha superato un limite invalicabile. Il calcio, come qualsiasi altro sport, si basa su regole, che sono alla base di una competizione equa, onesta e trasparente. A volte le regole sono soggette a interpretazione. In questo caso no. Una squalifica automatica minima di una giornata a seguito di un cartellino rosso non è una facoltà discrezionale e non richiede la decisione di un organo competente per essere emanata. È un principio sancito dal regolamento, che non può essere oggetto di eccezioni, tanto meno nel bel mezzo di un torneo in cui diversi altri giocatori si sono trovati nella stessa situazione e hanno regolarmente scontato la loro squalifica. Quando la certezza delle regole non è più garantita dai suoi custodi, l'integrità del gioco è a rischio e la credibilità della competizione viene compromessa. Allo stesso modo, una tale decisione crea un precedente nel torneo in corso, dove situazioni simili richiederanno ora un trattamento equo, a discapito della competizione stessa. Il calcio è lo sport più amato al mondo perché è un gioco bellissimo e gode di fiducia perché viene praticato ovunque con le stesse regole. Un torneo non è mai un evento isolato e, se si tratta della Coppa del Mondo, ha il potere di generare conseguenze positive o negative sull'intero panorama calcistico. Esprimiamo la nostra incredulità di fronte a una decisione così senza precedenti, incomprensibile e ingiustificabile. #Calcio #UEFA #FIFA

Per essere onesta, dopo aver visto Zeudi futura candidata alla presidenza, direttrice di una grande rete mafi0sa, fidanzata del figlio di un grande gioielliere, fidanzata di un calciatore, ecc..sono sorpresa che non abbiano ancora detto che Scarlett fa parte della famiglia reale #Politica #Società #Mafia

onestamente avuto la pelle d’oca durante questa parte soprattutto dopo che ha detto “oggi ho fatto pace con tutti e tutto” perchè è proprio vero che ora non è più quel ragazzino arrabbiato con il mondo ❤️ https://t.co/SOf19W0klZ #emozioni #crescita #riflessioni

#Ferrari fin qui fa una magia con la ricarica, riesce a ricaricare tantissimo fino alla 7 e poi dà una sbombardata di energia tra vecchio rettilineo box e Stowe. Onestamente non so dove la trovino... #BritishGP https://t.co/finkoLoIpy #F1 #BritishGP #Ferrari

Oggi saluta la Serie A anche Marco Piccinini, colui che segnalò l'evidente, limpido e chiaro rigore in Inter - Roma e gli venne risposto "fatti i fatti tuoi", condizionando un campionato. Una persona onesta merita menzione. In bocca al lupo, Marco! https://t.co/ODLQLOTa8x #SerieA #Calcio #Onestà

Mi dispiace onestamente avevano cucinato un minestrone di guano fumante da 0.13 xG sperando di sfangarla ai rigori, chiaro omaggio a Mandela che per anni é stato disegnato come terrorista #soccer #football #xG

Io da un medico di cui ho fiducia, e per fortuna ne esistono ancora, mi faccio curare eccome. Ma da uno come questi, che si spaccia per uomo di scienza MAI. E non parlo di incompetenza, anche se di quella ce n'è in abbondanza. Parlo del fatto che questi piazzisti usano la paura della morte come clava per difendere solo interessi economici. Io da questa "scienza" non mi faccio prescrivere NEMMENO UN'ASPIRINA. E non è sfiducia. È che questi la scienza non la praticano: la rivendono. E chi rivende non cura: fa semplicemente business. Continuino pure a sperare che mi venga un male, l'unica cosa che provano è la loro meschinità. Se oggi hanno la libertà di scrivere certe schifezze senza conseguenze, non è per merito. È solo perché hanno qualche santo in paradiso che li protegge. Perché se dipendesse dalla loro credibilità, dalla loro etica, dalla loro onestà intellettuale, sarebbero già stati rinnegati. Ma tranquilli: il tempo mette tutti al proprio posto. Anche i piazzisti in camice bianco. #Scienza #Salute #Etica

L

Francesco Imprezzabile, agente della polizia locale di Milano, è morto tragicamente durante un inseguimento di un'auto pirata, e nei suoi ultimi post sui social aveva descritto il suo lavoro come una vocazione, sottolineando l'importanza di servire la comunità con onestà e dedizione. #Milano #PoliziaLocale #Sacrificio

Francesco Imprezzabile, la vocazione per il lavoro del vigile morto a Milano: “Lo faccio con il cuore”

Brindo all’onestà intellettuale del noto personaggio che oggi scrive senza tanti infingimenti di preferire Trump e Putin a democratici come Obama o a repubblicani come Bush. Di seguito che schifi l’Europa già si sa. È un giudizio legittimo, né mi sconvolgerebbe se fosse interessato . Cose sue. So solo che sulla base di congetture stravaganti, giudizi fobici, ragionamenti insensati, insomma adducendo una montagna di fregnacce da fare invidia a The Donald, ha deciso di stare là. Preferisce i guerrafondai di oggi a quelli che a suo avviso sono i guerrafondai di ieri. Resta da capire se anche il movimento 5stelle sta là #Politica #Opinioni #Europea

Per me l'onestà, l'integrità, la gentilezza, la compassione, il senso del dovere e dell'onore sono cose importanti nella vita pubblica come in quella privata. Credo che il nostro prossimo sia una persona per bene, e che possiamo vederci l'un l'altro, capirci a vicenda e lavorare assieme.

Una grande festa targata Obama
www.ilpost.it

La (bellissima) lettera di Edin Dzeko dedicata ai bambini della Bosnia e pubblicata su @PlayersTribune: <Cari bambini della Bosnia ed Erzegovina, ho un solo messaggio per voi. Nulla è impossibile. Nulla. Siamo fortunati ad essere bosniaci. Non lo dico solo come un uomo che ha potuto realizzare il suo sogno, ma come un ragazzo che è sopravvissuto alla guerra e che avrebbe potuto facilmente avere un destino diverso. Non mi piace parlare dell'assedio di Sarajevo, ma è importante che capiate com'è stato veramente. Avevo sei anni quando è iniziato. Ricordo quando suonarono le prime sirene, mia madre mi prese in braccio e ci nascondemmo dietro la scarpiera. Quello fu il primo giorno. Andò avanti per quattro anni. Non capivamo appieno cosa stesse succedendo, ma ogni singolo giorno eravamo terrorizzati. Quando la nostra casa divenne troppo pericolosa per restare, ci trasferimmo nell'appartamento dei miei nonni. Credo che fosse di circa 40 metri quadrati. Eravamo in 15 – cugini, zii, zie – tutti a dormire sul pavimento. Giocavamo a Monopoli. Lo conoscete? Era pericoloso uscire, perché i cecchini circondavano la città, così io e i miei cugini ci sedevamo sul pavimento del balcone e giocavamo per ore. Sentivamo le sirene e le bombe. A volte la terra tremava e i pezzi del Monopoli finivano sparsi per tutto il pavimento. Ma ogni volta che giocavamo, c'erano quei piccoli momenti in cui ci perdevamo nel gioco. Per un paio di minuti, dimenticavamo la guerra. Dimenticavamo che il mondo stava crollando intorno a noi. Per un attimo, ci era concesso di essere semplicemente bambini. Desideravamo tanto giocare a calcio fuori. Ogni giorno vedevamo persone innocenti portate via in ambulanza. Ma come si fa a rinchiudere un bambino in casa per quattro anni? Non si può, e i nostri genitori lo sapevano. Ogni tanto, quando sembrava esserci un po' di tranquillità, mia madre apriva la porta d'ingresso e io uscivo a giocare con gli altri bambini del quartiere. Non dimenticherò mai l'espressione che aveva quando apriva quella porta. Un sorriso appena accennato, perché era così felice di vedermi giocare. Poi la guardavo negli occhi e capivo quanto fosse preoccupata che non sarei più tornato. Tutti noi dovevamo uscire di tanto in tanto. L'acqua finiva sempre, quindi dovevamo prendere questi secchi e metterci in fila in una delle strade per riempirli. Gli ascensori erano fuori servizio. Non c'era corrente. Quindi camminavamo. Terzo piano... quarto piano... ancora sei piani da salire. Dovevo essere il bambino più in forma di Sarajevo. Anche il cibo era una lotta. I nostri genitori rischiavano la vita per procurarcelo. Ma a volte queste scatole piene di cibo cadevano dal cielo, come per magia. Le chiamavamo le nostre scatole del pranzo. Non sapevamo da dove venissero e non ci importava. Erano razioni militari. Per noi avevano un sapore incredibile. Quando mangi sempre le stesse cose, il burro d'arachidi sembra un dono del cielo. Alla fine, siamo sopravvissuti. Ripensandoci, mi stupisco di quanto fossimo forti. Eravamo solo dei bambini. Ma la guerra non aveva senso. Tutte quelle persone innocenti uccise, e per cosa? Per soldi. Potere. Ego. Per niente. Quando oggi sento parlare di guerra al telegiornale, mi sento male. Non voglio vederla da nessuna parte. Per qualche ragione, gli adulti non imparano mai. Avevo quasi 10 anni quando finì l'assedio. Non avevo intenzione di diventare un calciatore. Sembrava così impossibile che non ci ho nemmeno pensato. Vedete, era tutto distrutto. I campi da calcio che vedete oggi sono stati completamente distrutti dalle fiamme. Ho continuato a giocare solo perché mi piaceva. Mio padre mi portava in una palestra scolastica, dove mi allenavo per i primi mesi. Alla fine, ripulirono il campo e iniziarono a tracciare le linee bianche su quei terreni bruciati. Il lavoro di mio padre all'epoca era consegnare torte e pane, ma quando entrai nella mia prima squadra, si prendeva delle pause per accompagnarmi agli allenamenti. Durante il tragitto, mi diceva di essere gentile e di trattare tutti allo stesso modo, a prescindere dalla loro provenienza o dal loro lavoro. Non l'ho mai dimenticato. Era stato un giocatore nelle serie inferiori ed era il mio eroe. Ogni volta che scendevo dalla macchina, mi dava una banana e mi diceva: "Buona fortuna, figliolo". Nei fine settimana, guardavamo insieme le partite di calcio in televisione (una rara pausa dalle telenovelas messicane che guardavo tutti i giorni con mia madre). A quei tempi, la Serie A era il campionato migliore. Avete mai sentito parlare di Shevchenko, l'attaccante del Milan? Adoravo "Sheva". Amavo l'Italia. Per me, era come un paese delle fiabe dall'altra parte del mondo. Giocare a calcio lì, era qualcosa che non riuscivo nemmeno a immaginare. Sembrava troppo irreale. Tutto ciò che speravo era di giocare nella prima squadra del mio club, lo Zeljeznicar. Uno dei miei allenatori aveva iniziato a chiamarmi Sheva, perché ero bionda e segnavo molti gol. Pensavo: "Beh, mi va bene". Poi un giorno, quando avevo 19 anni, si presentò un altro allenatore che mi disse di volermi portare nella Repubblica Ceca. Non volevo lasciare la Bosnia, ma lui mi disse che lì avrei avuto maggiori possibilità di realizzare il mio sogno. A dire il vero, non sapevo nemmeno quale fosse il mio sogno. Volevo solo migliorare. Avevo una grande fiducia in me stesso. La parte più forte del mio corpo era la mia mente. Quando arrivai a Teplice, mi dissi: "Edin, devi lavorare più duramente di questi ragazzi, altrimenti ti manderanno via". Mi comprarono per 25.000 euro. Circa due anni dopo, firmai per il Wolfsburg. Quando giocammo contro il Milan, scambiai la maglia con Sheva. Poi il Manchester City mi acquistò per 37 milioni. Poi passai alla Roma. Sono cresciuto con la guerra. All'improvviso, mi ritrovai a vivere una favola. Niente è mai impossibile. Nemmeno portare la Bosnia ai Mondiali. Vi ricordate il 2014? Probabilmente molti di voi non erano ancora nati. Ma quando ci siamo qualificati per i nostri primi Mondiali, è stato il giorno più bello della nostra vita. Ricordo che giocammo la partita decisiva di qualificazione in un vecchio stadio in Lituania, e quando l'arbitro fischiò la fine, un gruppo di bosniaci iniziò a scavalcare i muri per correre in campo. Ma i muri erano alti circa due metri, e dovettero saltare giù sul cemento. Ricordo di essermi girato e di averli visti correre tutti verso di noi e di aver pensato: "Mio Dio, questi sono pazzi". E poi vidi un ragazzo che correva un po' più lentamente degli altri. Zoppicava verso di me con le lacrime agli occhi. Era mio padre. Gli chiesi: "Papà, cos'è successo?". Lui rispose: "Mi sono fatto male al piede atterrando. Ma non preoccuparti. Ora non sento dolore!". Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. Purtroppo, la fortuna non era dalla nostra parte in Brasile. Non ve lo ricorderete, ma ho segnato un gol contro la Nigeria che avrebbe dovuto essere convalidato, e all'epoca non c'era il VAR, quindi siamo stati eliminati dal nostro girone. Ma almeno il nostro piccolo paese ha avuto la possibilità di giocare al Maracana. Almeno abbiamo mostrato al mondo chi siamo. E ora siamo tornati. Sapete cosa è buffo? Ho compiuto 40 anni a marzo e non ho ancora festeggiato. Sono musulmano, era Ramadan, e poi avevamo delle partite importanti contro il Galles e l'Italia. Così ho pensato: OK, farò di QUESTA la mia festa. Ricordo quando eravamo sotto 1-0 contro il Galles e ho alzato lo sguardo al tabellone. 85:00 Panico. Il tempo stringeva. Poi abbiamo ottenuto un calcio d'angolo, e questo ragazzino mi stava marcando, e io ho pensato: "Oh, fantastico!". Ho deviato la palla in rete, e proprio mentre festeggiavo, mi sono ricordato di aver giocato quattro serie di rigori in carriera. Li avevo persi tutti. Per fortuna, i nostri giovani sanno come tirare i rigori. Non ci pensano troppo come noi veterani. Quando abbiamo giocato contro l'Italia a Zenica, avevo tanta paura di Donnarumma. È enorme, sapete? Onestamente non so se sarei riuscito a segnare contro di lui ai rigori, ma poi mi sono fatto male alla spalla destra nell'ultimo minuto dei supplementari e sono dovuto uscire. In realtà non ho visto il nostro primo rigore, perché il nostro fisioterapista mi stava ancora fasciando il braccio al petto. Ero seduto in panchina e tutti gli allenatori mi ostruivano la visuale. Quando la palla è entrata, ho sentito il boato della folla e ho pensato... Sai cosa? Forse è fortuna. Non guarderò. Non posso guardare. Voglio solo ascoltare la folla. Voglio ascoltare la mia gente. Poi l'Italia ha sbagliato. Il rumore era fortissimo. Quando hanno sbagliato un altro rigore, il rumore era pazzesco. Pregavo e pregavo. Riuscivo a vedere solo le spalle dei nostri allenatori. Poi, quando Esmir si è presentato per calciare il rigore decisivo, il nostro allenatore si è girato e ha detto: "Non riesco a guardare neanche io". È venuto da me e mi ha stretto in un abbraccio da orso. Abbiamo avvicinato le teste, chiuso gli occhi e ascoltato... E poi abbiamo sentito il suono più strano di sempre. Abbiamo sentito Esmir colpire la palla. La folla ha fatto: "Ahhhhhhh..." Gigi l'ha toccata con un dito. La folla ha urlato "Ohhhhhh..." Lo stadio è rimasto in silenzio per un istante. È stato il millisecondo più lungo della mia vita. E poi... un'esplosione. Urla, fumogeni, fumo e fuochi d'artificio. Gente che saltava. Tutta la nostra panchina è corsa in campo. Ho abbracciato il mio allenatore ancora più forte, ho guardato il cielo e poi ho lanciato l'urlo più forte della mia vita. "AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!" Così per 20 secondi. Il nostro piccolo paese stava andando di nuovo ai Mondiali. Arrivare fin qui non è mai stato facile. Non è ancora quando hai 40 anni e la schiena ti urla la mattina dopo e devi di nuovo ricorrere agli antidolorifici. Ma ogni volta che il mio corpo vuole Ricordo tutte le feste che mi sono perso, tutti i mesi passati lontano dalla mia famiglia, tutte le vacanze estive dedicate ai tornei mentre i miei amici si godevano cocktail in spiaggia. Mentalmente è dura. Le critiche fanno ancora male. Ma quando scendo in campo, mi sento ancora un bambino, uno di voi, con le farfalle nello stomaco e le stelle negli occhi. E ogni volta, torno alla stessa cosa. Ne vale la pena. Tutto quanto. Senza momenti brutti, quelli belli non arrivano mai. Quando abbiamo battuto l'Italia, sono andato a salutare alcuni dei miei compagni, quelli con cui avevo giocato in Serie A. Poi sono andato a cercare la mia famiglia sugli spalti. Ho baciato mia moglie. Ho abbracciato i miei genitori. Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe successo. Quella sera, essere a Zenica è stato incredibile. Più sono lontano dalla Bosnia, più la amo. Sono passati 20 anni ormai. Nove dei quali in Italia. I miei figli sono nati a Roma. È ancora la mia seconda casa. Ma ogni volta che vado a trovare i miei genitori a Sarajevo, e mia madre cucina, e ci sono tutti, sono semplicemente felicissimo. Indossando questa maglia, il mio cuore batte in modo diverso. Gioco per la mia gente. Gioco per i ragazzi e le ragazze per le strade di Sarajevo. Gioco per tutte le diverse culture e religioni che rendono il nostro Paese così bello, anche se c'è ancora chi cerca di dividerci. Non ci riusciranno mai. Non per colpa mia. Non per colpa degli adulti. Noi non impariamo mai. È per colpa vostra, ragazzi... Voi non cambiate mai. Quindi, fammi un ultimo favore, ok? Che viviate a Sarajevo, a Roma o a Saint Louis... Che siate musulmani, ebrei, cattolici o ortodossi... Non dimenticate mai da dove venite. Siete bosniaci. Il mondo è ai vostri piedi. Vi voglio bene. Con affetto, Edin> Splendida la lettera, gigantesco lui. #Bosnia #Dzeko #Speranza

Toh… Siamo così abituati alle bugie, ai nascondimenti, ai sotterfugi di altri protagonisti di questa storia che la sincerità e l’onestà intellettuale di Alberto Stasi riescono a lasciarci sorpresi, interdetti, increduli. #Garlasco @QRepubblica #verità #sincerità #onestà

Daniele Mari Jun 8

Ausilio da @alecattelan: "Gabigol? Devo controllare se dopo 10 anni c'è la prescrizione per poter raccontare tutto. Mi ricordo benissimo quel periodo, era appena arrivata Suning, non c'era la struttura che poi ha fatto crescere l'Inter, quella con Steven sempre con noi. Era una fase di conoscenza reciproca, c'era un amministratore cinese, agenti stranieri molto influenti che proponevano giocatori direttamente alla proprietà. Noi volevamo Gabriel Jesus, lui legittimamente scelse il City e qualcuno da fuori propose Gabigol direttamente alla proprietà. Non l'aveva scelto l'area sportiva, non era scarso ma non aggiungeva nulla. Con onestà devo dire che in quel periodo feci anche fatica a fare il mio lavoro come avrei voluto. Per fortuna fu un periodo breve, ci furono condizionamenti anche sulla scelta dell'allenatore. Arrivò De Boer, che non ebbe grande fortuna. Poi si cominciò a lavorare in modo un po' più serio e professionale. La struttura prese piede con l'arrivo di Steven Zhang" #Inter #Gabigol #Calcio

Ho avuto l’onore, quest’anno, di far parte della squadra di #Ore14 #Rai2, il programma di Milo Infante che, giorno dopo giorno, ha conquistato il pubblico con un racconto della cronaca aperto sì a tutti i punti di vista, ma scandito da un valore imprescindibile: l’onestà intellettuale di guardare ai fatti, con lo spirito critico di chi coltiva il dubbio e si sottrae alle logiche di quei sistemi istruiti a serrare i ranghi per mantenere lo status quo. Un esercizio di stile possibile solo quando a guidare la squadra c’è un professionista libero, coraggioso e capace di coltivare sempre il dubbio, perseguendo il cammino all’insegna di quel paradosso socratico oggi sempre più ignoto a soggetti che si autodefiniscono grandi esperti della scienza e conoscenza infusa. Un grazie sincero a Milo Infante, per la persona e il professionista che è, a tutto il team di Ore14, per l’instancabile impegno, alla Rai, sempre più aperta a nuove scommesse, e a voi tutti, il pubblico che, in questo anno, non ha mai smesso di dimostrare stima e supporto. #Ore14 #Rai2 #OnestàIntellettuale