Amorim va dritto, senza paura. È ben conscio dei limiti della rosa (“Non si possono risolvere tutti i problemi della rosa in una sessione”), ma sottolinea che un progetto si misura su più anni. È lui ad assumersi il rischio di dare opportunità a Comotto e Camarda con continuità, sarà lui -nel caso- a rimetterci punti. Ma serve coraggio: o li si tiene per giocare, o tanto vale mandarli in prestito. È l’unico modo per capire davvero di che pasta sono fatti questi ragazzi, e magari avere delle belle sorprese che potranno garantire uno zoccolo duro su cui costruire per tanti anni. Anche qui, lo dice lo stesso Amorim: “Pensate se non avessi ritenuto pronto Cisse prime della partita col Toro…”. Camarda avrà senza dubbio delle difficoltà, ma ricordiamoci di cosa accadde un anno fa, quando l’attacco del Milan veniva affidato in serie a dei fantasmi di presunta “esperienza” come Füllkrug e Gimenez: 1 gol in due. A questo punto, seguo la linea di Ruben Amorim, scommetto su un mio ragazzo, con la possibilità di un ritorno dell’investimento su più anni, e faccio un grande favore al calcio italiano. La terza punta? Quante squadre che giocano con una sola punta hanno tre centravanti per una sola posizione? Non nascondiamoci: il problema non è numerico; non si ha fiducia nel ragazzo, e lo scetticismo è più che comprensibile. Ma la linea è chiara e la strategia -finora- mi sembra coerente. Coi giovani mi sembra si vogliano solo i frutti senza la noia dei rischi e dei costi: non funziona così. Siamo bravissimi, a parole, a elogiare i progetti esteri in cui si ha il coraggio di buttarli in mischia, ma se solo prova a farlo la nostra squadra ce la facciamo sotto. Io sto con Ruben Amorim. #calcio #giovani #strategia

