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#Rostov

Tanker v Azovském moři byl napaden ukrajinským dronem; podle úřadů nehrozí únik ropy. Podle guvernéra Rostovské oblasti byl tanker poškozen přes noc při vplutí do Azovsko-černomořského kanálu. „Požár byl uhašen. Plavidlo bylo prázdné a únik ropy nehrozí,“ oznámil guvernér Rostovské oblasti Jurij Sljusar Více než 20 dronů bylo zničeno přes noc a nikdo nebyl zraněn, poznamenal Sljusar. Útok byl zaměřen na Taganrogský záliv, města Taganrog a Kamensk-Šachtinský a čtyři okresy Rostova na Donu. #Ukrajina #Drony #Bezpečnost

Ukraina armee on viimase nädala jooksul rünnanud 70 vene tankerit Aasovi merel, peatades tankerite liikluse ning seades Vene väejuhatuse silmitsi uue, ootamatu kriisiga, mis mõjutab naftavarustust Rostovi oblastis ja okupeeritud Krimmis. #Ukraina #Venemaa #AasoviMeri

RAINER SAKS ⟩ Ukraina on ühe nädalaga rünnanud 70 venelaste tankerit

Rostovská oblast - Rusko: Nové rekordy ve frontách na čerpacích stanicích. ⚫️ V Novočerkassku parkuje více než 200 aut. Navíc je jedna z čerpacích stanic zavřená a čeká na kamion s palivem. ⚫️ Více než 100 aut na Šolochovově ulici. To se tu ještě nikdy nestalo. https://t.co/VPxfctdD4u #Rostov #Rusko #Palivo

Novinky 1w

Ukrajinské síly v noci na pátek zasáhly ropné sklady, přístav a továrnu v ruské Rostovské oblasti, včetně poškození opticko-mechanického závodu a evakuace obyvatel kvůli nebezpečným útokům dronů, přičemž požáry byly zaznamenány také v dalších regionech Ruska. #VálkanaUkrajině #drony #útoky

Ukrajinci v ruské Rostovské oblasti zasáhli ropné sklady, přístav a továrnu
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Les forces ukrainiennes ont de nouveau ciblé des infrastructures pétrolières russes, touchant notamment deux installations de stockage d'hydrocarbures dans la région de Rostov, tandis que le Kremlin a déclaré que ces frappes prolongeraient le conflit. #GuerreEnUkraine #InfrastructuresPétrolières #Russie

EN DIRECT Guerre en Ukraine : Kiev frappe à nouveau des infrastructures pétrolières russes…

🔥NEU — UA🇺🇦 hat in Azov, Region Rostov, RU 🇷🇺 mehre Ziele mit Drohnen angegriffen. „Azower Optik- und Maschinenbauwerk“ (AG „AOMZ“), ein Maschinenbau- und Gerätebauunternehmen für die Herstellung von optoelektronischen, Radar- und Hochpräzisionssystemen und ein Treibstoff-Depot. https://t.co/WHqSImLYLh #Ukraine #Drohnen #Krieg

Digi24 2w

Două petroliere rusești au fost atacate de drone ucrainene în Marea Azov, provocând un incendiu pe una dintre nave, iar echipajele au fost evacuate, conform declarațiilor guvernatorului regiunii Rostov. #Ucraina #MareaAzov #Drone

Două petroliere rusești, lovite de drone ucrainene în Marea Azov. Unul dintre ele a luat foc

Continuano i colpi ucraini per paralizzare la logistica del sud occupato e della Crimea. Tra i colpi messi a segno stanotte ci sono, come nei giorni scorsi, varie stazioni e depositi di gas e petrolio. Una di quelle colpite è la stazione di distribuzione del gas nel villaggio di Lokhovka, nel distretto di Sovetsky. La dislocazione degli attacchi mostra che gli ucraini starebbero prediligendo depositi e catena di distribuzione lungo la via ferroviaria e questo per un motivo ben preciso. Nelle zone remote e critiche della Crimea orientale, la rete elettrica principale (quella che alimenta i locomotori) è spesso inaffidabile o insufficiente per coprire le esigenze di tutti i sistemi sussidiari. Molte stazioni ferroviarie e postazioni di scambio lungo la tratta orientale sono dotate di gruppi elettrogeni di emergenza o di supporto alimentati a gas naturale. La stazione di Lokhovka fornisce il combustibile per questi generatori, che garantiscono l'elettricità non solo alle strutture della stazione ma, soprattutto, all'elettronica che gestisce la logistica ferroviaria. Bloccare i sistemi di scambio e segnalamento paralizza il trasporto ferroviario, in questo caso quello proveniente da Kerch, contribuendo all’isolamento dell’hub di Dzhankoi. Colpita stanotte anche la zona di Genichesk. Il ponte stradale sull'Arabat Spit era probabilmente l'ultima rotta stradale secondaria e "sicura" rimasta per spostare rifornimenti d'urgenza dalla Crimea verso Kherson, dopo il danneggiamento dei ponti principali di Chongar e Razdolnoye. Ora anche questa via è interrotta o compromessa. Colpito anche il raccordo ferroviario del grande impianto Titan, con il danneggiamento delle tratta ad Armiansk, altro snodo strategico di collegamento con Kherson, quasi del tutto compromesso nei giorni scorsi. Interessante che stanotte sia stata colpita anche la centrale termoelettrica di Tavricheskaya. L’impianto è vitale per alimentare non solo l’hub di Dzhankoi, ma soprattutto la rete radar di Tarkhankut e i posti di comando centrali dell'FSB e del comando flotta che sono stati in parte trasferiti nell'entroterra per sfuggire ai droni marini. Colpire la centrale elettrica significa lasciare il comando russo in Crimea senza energia affidabile e mandare in tilt le loro comunicazioni in un momento critico. L'Ucraina sta scientificamente togliendo energia e infligge cecità radar ai difensori, alimentando il timore di uno sbarco che sarebbe impossibile da prevenire e sempre più difficile da respingere. A rendere ancora più complicata la difesa della Crimea c’è il sempre più vasto malcontento della popolazione, che sta vivendo disagi ogni giorno maggiori (tra i quali anche esplosioni continue in vari punti della penisola) cui, in queste ore, si stanno aggiungendo migliaia di lettere per la mobilitazione forzata, vista la necessità di Putin di rimpiazzare le perdite al fronte senza toccare le grandi città russe. Una situazione questa che alimenta le file della resistenza e crea un clima di crescente avversione verso le autorità di occupazione. La situazione evolve di ora in ora in tutte le aree occupate, inclusa la fascia costiera sud. L'intelligence britannica ha ad esempio confermato l'annientamento di due ponti stradali vitali lungo la rotta M14 (la cosiddetta "autostrada di terra" Rostov-Melitopol) nel settore di Berdiansk, strike che costringe i convogli russi a una deviazione di ore. Altri dettagli potrebbero emergere nelle prossime ore, per cui STAY TUNED! #Ucraina #Crimea #Guerra

Pela segunda vez esta semana, a refinaria de petróleo de Moscovo foi atingida. Alvos também foram atingidos na região de Rostov e em territórios temporariamente ocupados da Ucrânia. Esta é uma resposta totalmente justificada aos ataques russos às nossas cidades e comunidades e o resultado importante do trabalho dos nossos guerreiros contra instalações que sustentam a máquina de guerra da Rússia

Ucrânia lançou maior ataque contra Moscovo em dois anos
observador.pt

Abbiamo colpito obiettivi nella regione di Mosca, incluso un impianto di raffinazione del petrolio, oltre a bersagli nella regione di Rostov e in aree temporaneamente occupate. È la nostra risposta giusta agli attacchi russi contro città e infrastrutture ucraine. Chiedo ancora la diplomazia: la fine del conflitto richiede passi concreti da parte di Mosca.

Kiev colpisce Mosca, sui social ironie sulle esplosioni: "Sembrano Ufo"
www.lastampa.it

Pagājušajā naktī mūsu tālsniega sankcijas vēlreiz sasniedza Maskavas reģionu — šonedēļ otrreiz tika trāpīta Maskavas naftas pārstrādes rūpnīca. Mērķi tika trāpīti arī Rostovas apgabalā un pagaidu okupētajās Ukrainas teritorijās. Tā ir pilnīgi pamatota atbilde.

Droni masveidā uzbrukuši Maskavai; atkal iespaidīgi liesmo naftas pārstrādes rūpnīca
www.delfi.lv

Nattliga attacker i Ukraina och Ryssland har resulterat i en död i Rostov och robotattacker mot Kiev, där militären uppmanar invånarna att söka skydd. #Ukraina #Ryssland #konflikt

Nattliga attacker i Ukraina och Ryssland
Novinky Jun 18

Ukrajina a Rusko hlásí po vzájemných leteckých útocích čtyři mrtvé a šest zraněných, přičemž Ukrajina čelila ruským raketovým útokům v Kyjevě a Záporoží, zatímco ruské oblasti Belgorod a Rostov utrpěly ztráty v důsledku ukrajinských dronových útoků. #Ukrajina #válka #leteckýútok

Ukrajina a Rusko hlásí po vzájemných útocích čtyři mrtvé a šest zraněných

La strategia ucraina di strangolamento delle filiere logistiche russe sta drasticamente accelerando. Tra i colpi messi a segno questa notte, alcuni sono di straordinaria rilevanza strategica e meritano di essere raccontati. Nel giro di poche ore, sono stati distrutti ben cinque impianti radar in Crimea (Capo Tarkhankut, Severne, Snezhnoye, Portove e Steregushche, località quest’ultima dove è stato distrutto anche l’impianto missilistico OSA, che doveva difenderla), i quali formano una catena continua che sorveglia l'angolo nord-occidentale della penisola, proprio lo specchio di mare che guarda verso l'estuario del Dnipro e Odessa, e che rappresentavano gli occhi della Flotta del Mar Nero e dell'aviazione russa per la caccia ai droni aerei e marini. Al di là del colossale danno economico ed operativo (per la costruzione e la taratura di strumenti di questo tipo possono essere necessari persino anni, tanto più per un paese sotto sanzioni, che ha oggettive difficoltà a reperire la componentistica occidentale necessaria) ora si rischiano conseguenze pesanti per l’intera penisola. Innanzitutto, senza questi 5 radar, la Russia ha perso la capacità di avvistare a lungo raggio i droni di superficie ucraini (Magura V5, Sea Baby), esponendo di fatto tutto il fianco occidentale della Crimea ad attacchi (e potenziali sbarchi) che a questo punto non possono più essere scoperti per tempo. In secondo luogo, con il colpo a Capo Tarkhankut si sono resi inutilizzabili i sistemi missilistici costieri Bastion, che tengono anche sotto tiro città come Odessa, lanciando i pericolosi missili supersonici Oniks. Ma soprattutto il danneggiamento dei radar di Portove e Steregushche, che monitoravano le rotte aeree a bassa quota, comporta la creazione di un "corridoio cieco" nel nord della Crimea. Attraverso questa falla, i droni kamikaze a lungo raggio e i missili ucraini possono volare indisturbati e a bassissima quota per colpire i ponti d'emergenza o i treni merci diretti al mega-hub di Dzhankoi, senza che le batterie contraeree interne ricevano il preavviso radar. Vista la sequenza serrata di questi giorni, non è escluso che quest’ultimo colpo sia finalizzato a neutralizzare le ultime difese rimaste a protezione dell’unico collegamento ancora pienamente funzionante tra la penisola e la parte occupata di Kherson, la linea ferroviaria, senza la quale il traffico pesante sarebbe del tutto interrotto. Tuttavia le cattive notizie per la Russia arrivano anche da Donetsk. Le forze ucraine hanno preso di mira e pesantemente danneggiato il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk a Novoazovsk, la "porta d'ingresso" dell'intero corridoio terrestre russo, a pochissimi chilometri dal confine sovrano della Federazione Russa. Novoazovsk si trova infatti sulla direttrice dell'autostrada M14, l'arteria vitale che i russi utilizzano per far entrare i convogli pesanti su gomma da Rostov sul Don verso Mariupol, Berdiansk e, infine, Melitopol e Kherson. Il ponte sul fiume Hruzkyi Yelanchyk era stato ristrutturato e potenziato dai russi nel 2024 proprio per aumentare la portata dei carichi logistici pesanti e sostenere lo sforzo bellico nel sud. I rapporti sul campo e le immagini satellitari confermano che l'attacco della notte scorsa ha centrato in pieno i camion militari russi che lo stavano attraversando. Il ponte è ora ridotto a una sola corsia agibile, forzando le autorità di occupazione a vietare il transito ai TIR pesanti e a deviare il traffico su strade secondarie e sterrate, allungando drasticamente i tempi di percorrenza. Il fatto che queste azioni di questa portata vengano compiute in pochi giorni o addirittura in poche ore, senza dare alla Russia il tempo di adottare contromisure e seguendo un’unica strategia, rivela la straordinaria capacità di adattamento e di coordinamento delle forze armate ucraine, tanto più rispetto a quelle di Mosca, storicamente afflitte da rigidità e burocrazia e costrette dall’approccio repressivo ad edulcorare i rapporti, impedendo ai vertici militari di conoscere la reale situazione sul campo. Ma soprattutto le capacità raggiunte dai droni ucraini stanno vanificando del tutto i vantaggi che la Russia contava di capitalizzare sul campo: la superiorità demografica, non più sufficiente - vista l’impietosa sproporzione di vittime tra le due parti - e la vastità delle aree conquistate, spacciate spesso anche dai propagandisti nostrani come il metro con cui misurare il trionfo di Putin, ma che, ora che nulla lì è più al sicuro, rischiano invece di diventare un insostenibile Vietnam che, per chi ha scommesso tutto sulla vittoria totale, equivale alla peggiore delle sconfitte. #Ucraina #Geopolitica #Conflitto

Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione. #Ucraina #Kherson #Guerra

Aktuality.sk May 31

Ukrajinská armáda oznámila, že jej drony zasiahli strategické ropné zariadenia v Rusku, vrátane skladu v Rostovskej oblasti, kde vznikol obrovský požiar, pričom gubernátor potvrdil, že útok nespôsobil žiadne obete, zatiaľ čo na Ukrajine sa odstraňovali následky ruského útoku na pobočku doručovateľskej spoločnosti Nova Pošta v Dnipre. #Ukrajinskáarmáda #drony #požiar

Ukrajina údajne zasiahla strategické ropné zariadenia v Rusku
Franceinfo May 31

L'Ukraine a annoncé avoir mené des frappes par drone sur un dépôt pétrolier et une station de distribution d'oléoduc en Russie, provoquant des incendies et entraînant l'état d'urgence dans la région de Rostov, tandis qu'une frappe russe a également touché un entrepôt a Dnipro en Ukraine. #Ukraine #Russie #Drones

L'Ukraine affirme avoir frappé un site de dépôt pétrolier et une "station de distribution d'un important oléoduc" en Russie
ANSA.it May 31

Nella regione di Rostov, un deposito di petrolio è andato a fuoco a causa di un attacco di droni ucraini, mentre la raffineria di Saratov ha subito un attacco simile, causando un vasto incendio e suscitando preoccupazioni per la sicurezza nelle regioni ucraine di fronte alla minaccia di raid russi. #AttaccoDroni #IncendioRaffineria #Rostov

Droni ucraini contro il Rostov, a fuoco un deposito di petrolio

La situazione di buona parte dei territori occupati sta precipitando e ora la Russia teme il colpaccio contro la Crimea. L’Ucraina, data per spacciata fin dai primi giorni dai nostri giornaliZti e opinioniZti, in questi anni ha non solo mostrato una incredibile resilienza sul piano strettamente operativo-militare, ma anche sviluppato tecnologie che hanno consentito di stabilizzare il fronte e persino di rendere vana la millenaria strategia moscovita di pretendere aree cuscinetto a spese dei vicini, trasformare quelle aree in zone pienamente russe e quindi pretenderne di nuove, in un infinito bisogno di allontanare i confini dal centro. La guerra dei droni, che Kyiv sta vincendo sia sul piano numerico che tecnologico fa sì che nulla sia più al sicuro, elemento questo che mina le precondizioni non solo di un’ulteriore avanzata di Mosca, ma anche del mantenimento di quanto illegalmente occupato sinora, non dal 2022, ma dal 2014. In questi giorni sui social appaiono immagini di interminabili code nei distributori in Crimea. Il carburante è stato ufficialmente razionato, ma in alcuni punti della penisola è già esaurito. Questo è risultato della strategia che l’Ucraina ha pianificato dall’ottobre del 2022, da quando cioè colpì uno dei treni cisterna che regolarmente transitavano sul ponte di Kerch, che collega la regione occupata alla Russia, danneggiandone seriamente la sezione ferroviaria, poi ulteriormente indebolita dall’attacco di droni marini. Le autorità, a seguito dell’attacco, hanno quindi sospeso il trasporto su rotaia (ciascun vagone trasportava anche 60 tonnellate di carburante), sia per evitare il possibile cedimento della struttura, sia per scongiurare che ulteriori attacchi ucraini potessero causare uno spettacolare crollo. A questa chiusura si è cercato di ovviare istituendo il cosiddetto Kerch Ferry Crossing, un servizio di traghetti cargo (Ro-Ro) che spola tra i porti di Kavkaz (sulla sponda russa) e Kerch (in Crimea), per trasferire gli stessi vagoni cisterna che non possono più attraversare il ponte. Ma, una volta perso il dominio dei mari, per la Russia, anche questa soluzione si sta rivelando impraticabile. Solo nelle ultime settimane, l'Ucraina ha preso di mira i traghetti chiave (come la Avangard, la Conro Trader e la Slavyanin), oltre a varie motovedette, facendo crollare verticalmente il traffico di combustibili. L’unica alternativa diventa quindi ora quella della M-14 (la spina dorsale che collega Rostov a Mariupol, Berdiansk, Melitopol fino alla Crimea). Ma anche quell’arteria, essenziale per l’approvvigionamento delle truppe di occupazione, si sta rivelando una gigantesca trappola. L'introduzione massiccia di droni ad ala fissa di nuova generazione e sistemi a lungo raggio (come i droni Hornet, potenziati con algoritmi di riconoscimento dei target) ha esteso a dismisura la "kill zone" ucraina, tanto che gli stessi Z-blogger ormai quotidianamente riportano notizie di decine di mezzi in fiamme ai lati della strada. La strategia di Kyiv di “logistical lockdown” si sta dunque rivelando straordinariamente efficace, dal momento che proprio i blogger militari riferiscono di truppe costrette a centellinare benzina e munizioni, che arriverebbero al fronte nella misura di circa il 40% rispetto alle reali necessità, al punto di scomodare il sacro mito dell’assedio di Leningrado per rappresentare la gravità dello strangolamento in atto e combattere la tendenza di diversi generali di far arrivare a Mosca rapporti falsi nei quali si nega la reale gravità della situazione. Se a questo si sommano i recenti colpi messi a segno dall’Ucraina contro radar, sistemi missilistici, depositi di carburanti e munizioni in Crimea (una delle aree più difese al mondo, a riprova dell’altissimo valore propagandistico che la penisola riveste per il regime), c’è da aspettarsi che a breve le forze ucraine tentino un massiccio attacco per abbattere del tutto il ponte di Kerch, ottenendo l’isolamento pressoché totale della penisola e della parte occupata di Kherson, rendendo pertanto entrambi indifendibili nel breve-medio periodo. Il crollo del ponte o l’ipotesi di un solo soldato ucraino che poggi gli scarponi sul suolo della Crimea, rubata con una occupazione, seguita da un referendum illegale nel 2014, avrebbe un impatto devastante sulla fiducia anche interna che la Russia sia in grado di continuare a sostenere questa guerra e comprometterebbe la tenuta stessa del regime, che sulla retorica della potenza militare e delle invasioni per sopravvivenza basa la propria esistenza. Perché tutto questo a noi appare così strano? Perché la guerra in questi anni ce la siamo fatta finora raccontare da Travaglio, Di Battista, Orsini e dal generale Mini, che per un mix di ignoranza, supponenza, egocentrismo patologico e consapevole disinformazione ci hanno spacciato i successi tattici della Russia per vittorie strategiche, ridicolizzando il sostegno dell’Europa e sottovalutando l’eroica resilienza dell’Ucraina, nonché, diciamocelo, anche la straordinaria rete civile di resistenza contro il cinismo promosso dalla propaganda russa che noi tutti abbiamo costruito in questi anni. Siamo dalla parte giusta della storia. E la storia ci sta dando ragione. #Russia #Ucraina #Guerra

24sata May 31

Rafinerija nafte u Saratovu je izložena požarima izazvanim cjelonoćnim napadom ukrajinskih dronova, što je izazvalo gust dim iznad grada, dok su ruski mediji naveli da su pogođeni i objekti u Rostovskoj oblasti. #Saratov #Ukrajina #Dronovi

Ruski grad guši se u dimu: Cijelu noć trajao napad dronovima...