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#Shanghái

A study from Shanghai University reveals that delaying retirement is associated with an increase in life expectancy, according to data from 48 OECD countries between 2005 and 2021. (translated)

Retrasar la jubilación se relaciona con una mayor esperanza de vida, según un estudio con datos de 48 países de la OCDE

According to Sky Sport, there is optimism for Jannik Sinner's return to the field in Shanghai: The number one in the world is continuing to train in Monte-Carlo (in an increasingly intense manner) and, in the coming hours, will decide whether to leave for China. (translated)

IT'S TIME FOR ANOTHER BATTLE Our confrontation against Vitality begins NOW on the Champions Shanghai stage. (translated)

🇨🇳 #China | #Shanghai’s holiday economy gained momentum over the Mid-Autumn Festival break as authorities combined aggressive consumer subsidies with a growing range of tourism, entertainment and cultural offerings, Shanghai Securities News reported. ➡️ The city welcomed 7.17 #Shanghai #MidAutumnFestival #Tourism #CN

Horcus 4d

He pasado por el peor año de mi vida. Lesiones importantes, problemas de salud y un golpe muy duro en mi vida personal. Todo parecía ponerse en contra, pero nunca me rendí. Y hoy por fin puedo anunciarlo: Vuelvo a los eventos internacionales y el primero ya está confirmado: nos vamos a Shanghái, China, para la final de #VALORANT Champions 🇨🇳 Y esto es solo el principio. Quiero viajar por todo el mundo y conoceros. Gracias por estar conmigo en los mejores momentos, pero sobre todo por haber estado en mi peor momento. Es ahí cuando más lo valoro. Os quiero muchísimo ❤️ Esto no es mi regreso. Es el comienzo del mayor prime de mi vida. VAMOS. #Superación #VALORANT #Viajes

👉 Πρώτη θέση και 🥇 μετάλλιο για τον Στέφανο Ντούσκο στον διεθνή αγώνα Shanghai Sprints της World Rowing. 🚣 Στον αγώνα που γίνεται στον ποταμό που διασχίζει τη Σαγκάη ο Ελληνας Ολυμπιονίκης νίκησε στον τελικό τον Βρετανό Ντίξον και πήρε τη πρώτη θέση. https://t.co/Py1BYjer4J #Όλυμπιονίκες #Κωπηλασία #Σαγκάη

🚨 VACHEROT TOMBE D’ENTRÉE À CHENGDU ! 🇲🇨❌ Tête de série n°1, Valentin Vacherot s’incline face au 136e mondial Lloyd Harris (6-4, 7-6) en ATP 250. Le Monégasque démarre mal sa tournée chinoise avant de défendre son titre au Masters 1000 de Shanghai. 🇨🇳 https://t.co/xgfKNeHGEg #Tennis #ATP #Chine

In Shanghai findet die Weltmeisterschaft der Berufe WorldSkills statt, an der 1.400 Fachkräfte aus rund 70 Ländern, darunter auch 36 deutsche Teilnehmer, in klassischen Handwerks- und modernen Technologiefeldern gegeneinander antreten. #WorldSkills #Handwerk #Berufsausbildung

Fachkräfte wetteifern auf der Weltmeisterschaft der Berufe
Sacy 7d

indo pra costream agora, vou entrar um pouco atrasado que peguei um transito mas jaja estaremos online para a estreia do Champions Shanghai TL x PRX TYL x G2 até daqui a pouco https://t.co/KvoFtvi4Lb #Champions #eSports #Costream

🚨 RUMOR VALYN TEM ACORDO COM A LYON CASO EQUIPE SEJA PARCEIRA DA RIOT GAMES EM 2027 Após não conseguir se classificar para os playoffs da segunda etapa do #VCTAmericas e anunciar a saída de todos os jogadores do elenco, a organização mexicana prepara um novo projeto visando à próxima temporada e já tem um acordo com Valyn. O norte-americano não seguirá na G2 Esports para 2027. A organização, por sua vez, acertou as contratações de kiNgg e Sato. Valyn deixa a equipe norte-americana após conquistar quatro títulos regionais atuando como IGL. A transferência para a LYON, porém, está condicionada à organização mexicana conseguir uma das oito vagas no programa de parceria da Riot Games para o novo formato do cenário competitivo, que entrará em vigor após o fim do Champions Shanghai. Caso a LYON não seja selecionada, o acordo será desfeito e Valyn ficará livre para negociar com outras equipes. 🗞️ @anonimotum / @Sheep_VALORANT #VALORANT #eSports #Transferência

Chegamos nela. A SEMANA DO CHAMPIONS SHANGHAI. SÁBADO DE MANHÃ VOCÊ TEM UM COMPROMISSO! https://t.co/8VfTffy4G5 #Champions #Shanghai #Futebol

"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

"FOGGIA SERA": FROM SAN SEVERO TO STANFORD UNIVERSITY: THE "SIX-SEAT REVOLUTION" OF THE TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - The Stanford Social Innovation Review (SSIR), the scholarly journal published by the Stanford Center on Philanthropy and Civil Society of the prestigious Stanford University - ranked second in the world in the Shanghai Ranking of World Universities - and recognised as the pre-eminent global reference for researchers, policy-makers, and practitioners of innovative entrepreneurship and philanthropy, hath published the reportage "The Six-Seat Revolution" upon the Teatro Edicola of San Severo, the smallest theatre in the world by dimension and capacity, born of the intuition of Francesco Gravino, Artistic Director of the Foyer '97 company. Its author is Luciano Magaldi Sardella, independent researcher and international journalist, native of Orta Nova and of maternal Sanseverese extraction, hitherto author of studies published in international academic journals. The piece appeared in the September (Fall 2026) edition of the academic review, within the section devoted to Arts & Culture. A presence that projects San Severo, and more broadly the Capitanata, into the international élite of research upon cultural and urban innovation. The Theatre Is Born of a Disused Newsstand It all commenced on 27 March 2026, World Theatre Day, in Piazza Municipio at San Severo. A news-kiosk, disused for years in Via Matteo Tondi, raised its shutter to reveal, in lieu of newspapers and cigarettes, an actor upon the stage. Within: six chairs. At intervals of fifteen minutes, a new audience took its place. Drawing inspiration from the televisual format of Edicola Fiore by the noted Sicilian presenter of radio and television, there was born the Teatro Edicola, a structure now recognised in the media as the smallest theatre in the world for dimensions and capacity: four square metres in aggregate, with a scenic space of less than two metres. Gravino hath led Foyer '97 for nigh on thirty years, forging a most exacting artistic trajectory in a context - that of southern Italy - historically penalised in respect of public financing for culture. And yet, upon beholding that vacant kiosk, he elected the path of provocation: to transfigure the bare minimum into a manifesto concerning the very meaning of theatre. The Model and its Measurable Effects The inaugural season endured for three days. All performances were sold out. In a single afternoon, upwards of sixty persons attended the representations. The cost of the entire pilot operation was less than three thousand dollars. The formula is radical in its constitutive elements: performances of five to twelve minutes' duration, conceived expressly for the space; rotation of the audience every fifteen minutes; direct and inescapable visual contact betwixt actor and spectator; no architectural or psychological distance betwixt stage and auditorium; ticket proposed at five euros per person, within a hybrid economic model comprising municipal support, local sponsorship, and box-office receipts. According to the analysis published in the Stanford Social Innovation Review, the Teatro Edicola represents a replicable model of low-cost, high-impact urban regeneration, capable of reactivating abandoned commercial spaces (newsstands, tobacconists, telephone kiosks) without recourse to large infrastructural investment. The Voice of Him who Built it All Francesco Gravino entertaineth no doubt as to the import of the enterprise: "Grand theatres are not requisite to transform a fragment of a city. What is requisite is a sound idea and the courage to restore to the collectivity a space that hath lost its function." And upon the import of international recognition: "Teatro Edicola was born to demonstrate that a place of encounter and culture may arise wheresoever, even within two square metres. That this work should today be studied at an international level and that enquiries should arrive from cities such as Lucca and Rome is confirmation that the path pursued is the right one." The director hath further explicated the symbolic choice of place: the newsstand was the locus wherein each morn one paused, informed oneself, and recognised oneself as a community. Its disappearance rent a precise social fabric. To restore unto it a cultural function is to re-stitch that tissue at the very point wherefrom it was torn. The Challenges: Scalability, Institutional Recognition, Entrenchment The SSIR reportage doth not confine itself to celebration of the project but analyseth also the critical junctures. The first is sustainability over time: an activation of three days, howsoever successful, doth not yet constitute a stable programme, a veritable seasonal repertory (weekends from spring to autumn) with a rotating roster of local and regional companies. The second juncture concerneth replicability without loss of identity: the Teatro Edicola functioneth also by virtue of the profound roots of Foyer '97 in the Sanseverese territory. To transplant the model elsewhere requireth not merely a physical kit, but an entire process of community-building. The third obstacle is institutional: in a system of public funding that rewardeth organisations with consolidated premises and predictable output metrics, a project deliberately experimental, hyperlocalist, and by its very nature impermanent strugglest to gain access to the ordinary channels of the Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) of the Ministry of Culture. A Lesson that Travels beyond Puglia In the Stanford Social Innovation Review the author concludeth that the intuitions of the Teatro Edicola transcend the Sanseverese context: in any community wherein cultural institutions struggle to reach youthful, diverse, or economically marginal publics, the principle of proximity proveth disruptive: to encounter people where they already find themselves, in the spaces they inhabit quotidianly. From the populous centre of Daunia to the pages of Stanford University: San Severo and its kiosk demonstrate that six chairs, four square metres, and a vision suffice to alter the manner in which a city conceiveth of itself. And to offer unto the world a model that costeth less than one might credit, yet is worth far more than one might imagine.

"PUGLIA IN": FROM SAN SEVERO TO STANFORD UNIVERSITY: THE 'SIX-SEAT REVOLUTION' OF TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - The "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", the scholarly quarterly published by the "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" at the prestigious Stanford University — ranked second in the world in the Shanghai Ranking of World Universities — and universally regarded as the pre-eminent global point of reference for scholars, policy-makers and practitioners in the fields of innovative enterprise and philanthropy, hath published the reportage “The Six-Seat Revolution” concerning the Teatro Edicola of San Severo, the smallest theatre in the world, born of the intuition of Francesco Gravino, Artistic Director of the Foyer ’97 company. Its author is Luciano Magaldi Sardella, independent researcher and international journalist, a native of Orta Nova with maternal lineage rooted in San Severo, and erstwhile contributor of studies published in international academic journals. The piece appeared in the Septembertide (Fall 2026) edition of the academic review, within the section consecrated to Arts and Culture. A presence which projecteth San Severo, and more broadly the entirety of Capitanata, into the international élite of research on cultural and urban innovation. The theatre is born from a disused newsstand It all commenceth upon 27 March 2026, World Theatre Day, in the Piazza Municipio at San Severo. A newsstand long disused in Via Matteo Tondi raiseth its shutter to reveal, in lieu of newspapers and cigarettes, an actor upon the stage. Within: six chairs. At intervals of fifteen minutes, a new audience taketh its place. Drawing inspiration from the televisual format of "Edicola Fiore" of the celebrated Sicilian radio and television presenter, there was born Teatro Edicola, a structure now recognised in the media as the smallest theatre in the world by both dimension and capacity: four square metres in total, with a scenic space of less than two metres. Gravino hath led Foyer ’97 for nigh on thirty years, forging an exacting artistic trajectory in a context — that of Southern Italy — historically penalised with respect to public funding for culture. And yet, when he beheld that vacant kiosk, he chose the path of provocation: to transmute the bare minimum into a manifesto concerning the very signification of theatre. The model and its measurable effects The inaugural season endured for three days. All performances were sold out. In a single afternoon, upwards of sixty persons attended the representations. The cost of the entire pilot operation was less than three thousand dollars. The formula is radical in its constitutive elements: performances of five to twelve minutes' duration, conceived expressly for the space rotation of the audience every fifteen minutes direct and ineluctable visual contact betwixt actor and spectator no architectural or psychological distance betwixt stage and stalls ticket proffered at five euros per person, with a hybrid economic model envisaging municipal support, local sponsors and box-office receipts According to the analysis published in the "Stanford Social Innovation Review", Teatro Edicola representeth a replicable paradigm of low-cost, high-impact urban regeneration, capable of reactivating abandoned commercial spaces — newsstands, tobacconists, telephone kiosks — without the necessity of substantial infrastructural investment. The voice of him who built it all Francesco Gravino entertaineth no doubt as to the significance of the undertaking: “One doth not require grand theatres to transform a portion of a city. One requireth a sound idea and the courage to restore to the collectivity a space that hath lost its function.” And concerning the import of international recognition: “Teatro Edicola was born to demonstrate that a locus of encounter and culture may arise wheresoever, even within two square metres. That today this labour should be studied at an international level and that enquiries should arrive from cities such as Lucca and Rome is confirmation that the path is the right one.” The director hath also explicated the symbolic choice of place: the newsstand was the point at which, each morn, one paused, one apprised oneself, one recognised oneself as a community. Its disappearance lacerated a precise social fabric. To restore unto it a cultural function signifieth to re-stitch that fabric from the very point at which it was rent. Challenges: scalability, institutional recognition, rootedness The SSIR reportage doth not merely celebrate the project but analyseth also its critical nodes. The first is sustainability over time: an activation of three days, howsoever successful, doth not yet constitute a stable programme, a veritable seasonal programmation (weekends from springtide to autumn) with a rotating roster of local and regional companies. The second node concerneth replicability without loss of identity: Teatro Edicola functioneth also by virtue of the profound roots of Foyer ’97 within the San Severo territory. To transplant the model elsewhere requireth not merely a physical kit, but an entire process of community building. The third obstacle is institutional: in a system of public funding which rewardeth organisations possessed of consolidated premises and predictable output metrics, a project deliberately experimental, hyper-localist and by its very nature impermanent struggleth to gain access to the ordinary channels of the Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) of the Ministry of Culture. A lesson which travelled beyond Puglia In the Stanford Social Innovation Review the author concludeth that the intuitions of Teatro Edicola transcend the San Severo context: in any community wherein cultural institutions struggle to reach youthful, diverse, or economically marginal publics, the principle of proximity proveth disruptive: to meet people where they already are, in the spaces they inhabit quotidianly. From the populous centre of Daunia to the pages of Stanford University: San Severo and its diminutive kiosk demonstrate that six chairs, four square metres, and a vision sufficeth to alter the manner in which a city conceiveth itself. And to proffer unto the world a model which costeth less than one might suppose yet is worth far more than one might imagine.

Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola

"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA “RIVOLUZIONE A SEI POSTI” DEL TEATRO EDICOLA - Civico93 | Be original

"CIVICO 93": FROM SAN SEVERO TO STANFORD UNIVERSITY: THE 'SIX-SEAT REVOLUTION' OF TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - The scholarly reportage by Luciano Magaldi Sardella on the micro-theatre of Francesco Gravino has appeared in the most authoritative journal in the world in the field of social innovation: six chairs and four square metres that are transforming the manner in which we conceive theatre and the city. The "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", the academic review published by the Stanford Center on Philanthropy and Civil Society of the prestigious Stanford University, ranked second in the world in the Shanghai Ranking of World Universities, constitutes the global point of reference for researchers, policy-makers and practitioners of innovative enterprise and philanthropy. It has published the reportage "The Six-Seat Revolution" on the Teatro Edicola of San Severo, the smallest theatre in the world by dimension and capacity, born from the intuition of Francesco Gravino, artistic director of the company Foyer '97. Its author is Luciano Magaldi Sardella, an independent researcher and international journalist, a native of Orta Nova with maternal roots in San Severo, already the author of studies published in international academic journals. The piece appeared in the autumnal edition [Fall 2026] of the academic review, within the section dedicated to Arts and Culture. A presence that projects San Severo, and more generally the Capitanata, into the international élite of research on cultural and urban innovation. The theatre originates from a disused newsstand It all began on 27th March 2026, World Theatre Day, in the Piazza Municipio in San Severo. A newsstand disused for years in Via Matteo Tondi raised its shutter to reveal, in place of newspapers and cigarettes, an actor upon the stage. Within: six chairs. Every fifteen minutes, a new audience takes its place. Taking inspiration from the televisual format of Edicola Fiore by the well-known Sicilian radio and television presenter, there was born the Teatro Edicola, a structure now recognised in the media as the smallest theatre in the world by dimension and capacity: four square metres in total, with a stage area of less than two metres. Gravino has led Foyer '97 for almost thirty years, constructing a rigorous artistic trajectory within a context, that of southern Italy, historically penalised from the standpoint of public funding for culture. And yet, when he beheld that empty newsstand, he chose the path of provocation: to transform the bare minimum into a manifesto on the very meaning of theatre. Gravino has led Foyer '97 for almost thirty years, constructing a rigorous artistic trajectory within a context, that of southern Italy, historically penalised from the standpoint of public funding for culture. And yet, when he beheld that empty newsstand, he chose the path of provocation: to transform the bare minimum into a manifesto on the very meaning of theatre. The model and its measurable effects The inaugural season lasted three days. All performances were sold out. In a single afternoon, more than sixty persons attended the representations. The cost of the entire pilot operation was less than three thousand dollars. The formula is radical in its constitutive elements: ● performances of five to twelve minutes' duration, conceived expressly for the space ● rotation of the audience every fifteen minutes ● direct and ineluctable visual contact between actor and spectator ● no architectural or psychological distance between stage and auditorium ● ticket offered at five euros per person, with a hybrid economic model providing for municipal support, local sponsors, and box-office receipts. According to the analysis published in the "Stanford Social Innovation Review", the Teatro Edicola represents a replicable model of urban regeneration at low cost and high impact, capable of reactivating abandoned commercial spaces [newsstands, tobacconists, telephone boxes] without the necessity for major infrastructural investment. The voice of him who built it all Francesco Gravino has no doubt as to the meaning of the undertaking: "One does not need grand theatres to change a fragment of a city. What is needed is a good idea and the courage to restore to the community a space that has lost its function." And on the import of the international recognition: "Teatro Edicola was born to demonstrate that a place of encounter and culture may come into being anywhere, even in two square metres. That today this work should be studied at an international level and that requests for information should arrive from cities such as Lucca and Rome is confirmation that we are upon the right path." The director has also explicated the symbolic choice of the site: the newsstand was the point at which each morning one would pause, catch up on news, recognise oneself as a community. Its disappearance lacerated a precise social fabric. To restore to it a cultural function is to mend that tissue at the very point where it was torn. The challenges: scalability, institutional recognition, rootedness The SSIR reportage does not confine itself to celebrating the project but analyses also the critical nodes. The first is sustainability over time: an activation of three days, however successful, does not yet constitute a stable programme, a veritable seasonal programme (at weekends from spring to autumn) with a rotating roster of local and regional companies. The second node concerns replicability without loss of identity: the Teatro Edicola functions also by virtue of the profound roots of Foyer '97 in the territory of San Severo. To transplant the model elsewhere requires not merely a physical kit, but an entire process of community building. The third obstacle is institutional: in a system of public funding that rewards organisations with consolidated premises and predictable output metrics, a project deliberately experimental, hyper-localist and by its very nature impermanent struggles to gain access to the ordinary channels of the National Fund for Live Performance (Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo - FNSV) of the Ministry of Culture. A lesson that travels beyond Puglia In the Stanford Social Innovation Review the author concludes that the intuitions of the Teatro Edicola transcend the context of San Severo: in any community wherein cultural institutions struggle to reach youthful, diverse, or economically marginal publics, the principle of proximity proves disruptive: to meet people where they already are, in the spaces they inhabit daily. From the populous centre of Daunia to the pages of Stanford University: San Severo and its newsstand demonstrate that six chairs, four square metres, and a vision are sufficient to alter the way in which a city conceives itself. And to offer the world a model that costs less than one might suppose but is worth a great deal more than one might imagine.

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🚨 RUMOR KINGG E SATO TEM ACERTOS COM A G2 ESPORTS PARA 2027 Em meio à disputa do Champions Shanghai, a equipe norte-americana prepara duas grandes mudanças visando à próxima temporada competitiva. Trata-se das saídas do seu atual capitão, valyn, e do sentinela BABYBAY, além das chegadas do chileno kiNgg e do duelista Sato, da Leviatán. As mudanças no elenco acontecerão apenas ao fim da disputa do Mundial na China, já que ambas as organizações pretendem respeitar o calendário oficial das competições. Vale lembrar que, no ano que vem, teremos uma grande mudança no formato do cenário e, por enquanto, nem Leviatán nem G2 estão garantidas como organizações parceiras. Em 2026, kiNgg e Sato foram dois dos grandes destaques da organização argentina, conquistando o título do Masters Londres. No entanto, a equipe perdeu a vaga para Shanghai após a classificação da LOUD para a final da segunda etapa do #VCTAmericas. 🗞️ @Sheep_VALORANT #Esports #Valorant #Transfers

Si no hay cambios de última hora ni nada por el estilo, este será el Calendario de Carlos Alcaraz de aquí a final de temporada. Laver Cup (25-27 septiembre) Tokio (30 septiembre - 6 octubre) Shanghai (7-18 octubre) Six Kings Slam (21-24 octubre) París (2-8 noviembre) ATP Finals (15-22 noviembre) *Finales Copa Davis (23-29 noviembre) *Depende de si clasifica España. El año pasado se saltó Shanghái por la lesión de tobillo. Sus grandes objetivos serían las ATP Finals y la Copa Davis, por lo que creo que no se saltaría nada de este programa excepto por fuerza mayor, para llegar muy rodado a noviembre. #CarlosAlcaraz #Tenis #Calendario2023

Il pilota olandese Loek Hartog ha compiuto un gesto eroico durante una gara a Shanghai, salvando il collega britannico Ollie Millroy intrappolato in un'auto in fiamme, che ha poi ringraziato su Instagram per avergli salvato la vita. #LoekHartog #salvataggio #incidente

“Sono ancora vivo stasera, grazie a un uomo. Loek Hartog”: si ferma e salva il collega intrappolato nell’auto in fiamme – Video