Bilancio Ue, Costa propone nuove tasse europee per limitare i tagli e la Germania lo attacca: “Perso il contatto con la realtà” #UnioneEuropea #CambiamentiClimatici #GuerraUcraina
«Siamo in contatto costante con Paesi rilevanti per garantire il ritorno dei passeggeri in sicurezza in Israele».Lo ha detto il premier israeliano Benjamin Netanyahu in una dichiarazione video sull'episodio del volo FlyDubai, dove «il copilota ha accoltellato il comandante e a quanto pare intendeva far precipitare l'aereo», ha detto Netanyahu. #DubaiTelAviv #Terrorismo #DoppiaCittadinanza
Abbiamo sbloccato il contatto fisico (la manina sul viso non era necessaria) #alepier https://t.co/ERLohPNDpT #contatto #relazioni #comunicazione
Previsto nelle prossime ore contatto tra Krause, presidente @1913parmacalcio, e Gilardino: se si troverà l’intesa l’allenatore risolverà con il @PisaSC #Krause #Gilardino #Calcio #IT
Siamo alla vergogna totale: Massa e Di Bello in Inghilterra-Spagna concedono un rigore che in Serie A col “protocollo Orsato” è vietato. La conferma che il calcio made in Italy è fuorilegge Bellingham (52’) cade in area su contrasto di Rodri sotto gli occhi di Massa che fa proseguire. Ma il contatto c’è stato e Di Bello richiama Massa: che rivede l’azione e comanda il calcio di rigore. Sanno che in Europa il regolamento di Orsato non conta, conta quello del calcio Il campionato di Serie A 2026-27, cioè quello in corso, si sta svolgendo nella più aperta “irregolarità regolamentare” - in spregio al regolamento del gioco del calcio accantonato per far posto al regolamento ad personam del designatore Orsato - e andrebbe fermato, sospeso, invalidato. E adesso non è più un sospetto: è una certezza. A darcene la prova sono stati ieri proprio due arbitri italiani, Massa e Di Bello, designati dall’UEFA per dirigere la sfida Inghilterra-Spagna di Nations League: Massa arbitro in campo, Di Bello arbitro al VAR. Ebbene, sapete cosa è successo? È successo che al minuto 52, sul risultato di 2-1 per l’Inghilterra, Bellingham è caduto in area dopo un contrasto con Rodri: il tutto sotto gli occhi di Massa che come le immagini dimostrano è lì a due passi, vede tutto e decide che Rodri non ha commesso alcun fallo oppure che Bellingham è caduto a terra accentuando l’entità del contatto. Fosse successo nel campionato di Serie A, ligio alle direttive di Orsato l’addetto al VAR si sarebbe ben guardato dal richiamare l’arbitro alla revisione dell’azione: lo abbiamo visto innumerevoli volte nelle prime 5 giornate in cui in 50 partite c’è stata solo un’OFR (e per un fallo di mano non visto in Genoa-Frosinone), mai per cadute dopo contrasti in area come ad esempio l’intervento falloso di Alajbegovic su Keita in Juventus-Parma, sul risultato di 1-0, con rigore per il Parma non concesso dall’arbitro Fourneau e silenzio di tomba dell’addetto VAR Meraviglia, come per lo sgambetto di Dragusin a Monterisi in Fiorentina-Frosinone o come per la spinta di DeBruyne a Vazquez in Genoa-Napoli alla prima di campionato. Cos’è successo invece in Inghilterra-Spagna? È successo che Di Bello, l’arbitro al VAR, si è ricordato che in tutta Europa, anzi che in tutto il mondo si gioca con il regolamento del gioco del calcio e non con quello di Orsato; e poichè il contatto tra la tibia di Rodri e quella di Bellingham c’era stato e il regolamento invita espressamente il VAR a richiamare l’arbitro in caso di chiaro ed evidente errore, ecco che Di Bello rinsavisce di colpo, richiama Massa e lo invita all’On Field Review a bordo campo. Massa risponde obbedisco, va al monitor, vede la gamba di Rodri colpire la gamba di Bellingham e anche se l’inglese ci marcia un po’ lasciandosi cadere più che volentieri, facendo cioè ciò che Orsato odia e persegue di più, Massa non ha dubbi: poichè non siamo in Serie A dove vige la giurisdizione dello sceriffo di Schio ma in Europa, dove conta il regolamento, l’intervento di Rodri su Bellingham è da calcio di rigore. Dito puntato sul dischetto e tanti saluti al “protocollo Orsato” (che Massa e Di Bello, naturalmente, torneranno ad osservare fin dalla prossima giornata di campionato in barba al regolamento del gioco del calcio). Insomma, ormai l’avete capito tutti: siamo alle comiche. Anche se in realtà per chi ama il calcio e ha a cuore i valori della regolarità e della giustizia c’è ben poco da ridere: perchè Massa e Di Bello hanno confermato ieri, col loro operato in Inghilterra-Spagna, che quello che si gioca in Italia è un calcio fuorilegge, da selvaggio West, dove i banditi hanno licenza di fare quel che gli pare perchè allo sceriffo del villaggio, lo sceriffo Orsato, piace così. L’ho scritto prim’ancora che il campionato cominciasse, l’ho ripetuto a giochi aperti e lo ribadisco anche oggi: o qualcuno nel Palazzo interviene a mettere la camicia di forza al designatore Orsato dando ordine che si ritorni all’uso e al rispetto del regolamento del gioco del calcio valido in tutto il mondo, oppure il calcio italiano - che già non è messo bene - finirà alla gogna del mondo intero come il calcio dei fuorilegge. Fermate Orsato. Nel vecchio West si sarebbe detto: Wanted dead or alive. P.S. Se l’articolo ti è piaciuto e ancora non conosci il mio profilo “Palla Avvelenata” su https://t.co/l4gP5JEXPE vieni a dargli un’occhiata; e valuta la possibilità di abbonarti (6 euro l'abbonamento mensile, 60 quello annuale) per avere ogni giorno una lettura di qualità e un giornalismo libero e indipendente. “Palla Avvelenata” è un bestseller di Substack con abbonati in USA, Francia, Inghilterra e altri Paesi del mondo #calcio #SerieA #arbitraggio
Il governo di Haiti ha stipulato un contratto da 780mila dollari con Roger Stone, un imprenditore vicino a Trump, per ottenere un contatto diretto con il presidente, suscitando preoccupazioni per la sua influenza nella difficile situazione del paese. #Haiti #RogerStone #DonaldTrump

🔵🔴Quanto è stato realmente possibile il suo trasferimento al Barça? Deco: "Prima di tutto credo che Lautaro sia un idolo dell’Inter e noi abbiamo molto rispetto per questo. Per me è un giocatore fantastico, straordinario. È un’icona, una leggenda dell’Inter ed è il capitano. Proprio per rispetto del giocatore e del club, nel momento in cui l’Inter ci ha comunicato che non era disponibile a trattare, non abbiamo più insistito e non ne abbiamo più parlato. Cerchiamo di fare le cose in maniera molto corretta e trasparente. Poi è normale che ci siano speculazioni sulla stampa, fa parte del lavoro, ma i club devono essere molto chiari su queste cose. È vero, però, che a un certo punto, tra gli attaccanti che stavamo valutando e che ritenevamo adatti al Barcellona, Lautaro era uno di questi. Ma quando il mio presidente ha parlato con i responsabili dell’Inter ed è stato detto che il giocatore non era in vendita, per rispetto non ne abbiamo più parlato e non siamo mai entrati in contatto né con il giocatore né con il suo agente. È comunque vero che era un calciatore che ci piaceva molto e ci piace molto. Anche personalmente, Lautaro mi piace tantissimo" @tancredipalmeri @tvdellosport #Barcellona #LautaroMartinez #Calcio
Neto-Juventus, in dirittura. Il club bianconero avrà un ulteriore contatto diretto con il portiere nella giornata di domani per arrivare ad un accordo sullo stipendio. Parti molto vicine alla chiusura. https://t.co/rXZkkc5a0U #Juventus #Calciomercato #Neto
Il presidente del Consiglio Ue, Antonio Costa, propone nuove tasse europee per evitare drastiche riduzioni nel bilancio dell'Unione, suscitando una forte opposizione della Germania che accusa Costa di aver perso il contatto con la realtà. #BilancioUE #TasseEuropee #Germania

La Val Soana, nel Parco Nazionale del Gran Paradiso, accoglie 45 professionisti per un innovativo progetto di smart working e co-living, volto a ripopolare i borghi montani e a promuovere un ritorno alla vita in contatto con la natura. #SmartWorking #Neopopolamento #ValSoana

"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.
"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

Questa notte ho seguito personalmente, con la massima attenzione e in contatto con il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, l'evoluzione della situazione in Arabia Saudita, e in particolare alla base aerea di Ta'if, che è stata oggetto di diversi attacchi e dove è presente personale italiano impegnato nell'operazione Inherent Resolve. Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell'attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all'interno della base ed in un'area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale.
“personalmente e con la massima attenzione, e in contatto con il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, l’evoluzione della situazione in Arabia Saudita e in particolare alla base aerea di Tàif, che è stata oggetto di diversi attacchi”
"Questa notte ho seguito personalmente, con la massima attenzione e in contatto con il capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Luciano Portolano, l'evoluzione della situazione in Arabia Saudita, e in particolare alla base aerea di Ta'if, che è stata oggetto di diversi attacchi e dove è presente personale italiano impegnato nell'operazione Inherent Resolve. Non vi sono militari italiani coinvolti. Nell'attacco è stato colpito un velivolo F-2000 italiano, che si trovava all'interno della base ed in un'area decentrata. Non ci sono altri danni a mezzi o infrastrutture utilizzati dal nostro personale"
A me non inquieta tanto il fatto che questo incredibile personaggio sostenga che Donbas e Crimea, annesse illegalmente, sono come Sardegna e Sicilia e che non sappia che ad esempio la Lega in Italia ha costruito la propria fortuna politica sul separatismo del nord. Mi sconvolge l’idea che abbia insegnato in una università e che qualcuno lo ritenga capace di guidare un’associazione anziché aiutarlo ad affrontare la totale perdita di contatto con la realtà in modo più dignitoso di così. #politica #Donbas #realità
oggi un anno fa iniziava l’avventura di zeudi su twitch. zeudi avrebbe potuto scegliere tante scorciatoie e invece ha scelto la strada più complicata, si è dovuta impegnare perché fare twitch rispetto agli altri social richiede davvero tanto a livello di tempo, idee, configurazioni, scelte da fare.. ha dedicato ore, giornate e settimane a imparare cose nuove e a capire come creare live sempre migliori abbiamo passato tanto tempo insieme a lei, abbiamo vissuto diverse fasi della sua vita durante quest’anno, dai progetti lavorativi alla sua relazione, alla sua famiglia abbiamo passato tutte le festività insieme a lei e ha fatto sentire meno sole tante persone nel mondo che vivevano e vivono momenti complicati. in questo giorno così speciale sono sicura che ci sarà anche carol che festeggerà con noi 🤍 un ringraziamento enorme deve andare alle zeudiners per esserci sempre state durante questo anno, grazie a chi l’ha sempre supportata, portandola fino al primo posto in italia e facendole raggiungere il record italiano di sempre di subs che ancora oggi è nostro. i numeri cambiano, soprattutto sui social, ma ancora oggi zeudi rimane una delle streamer più seguite e con più subs in italia e anche nel mondo. dobbiamo sempre apprezzare non solo quello che abbiamo fatto, ma anche quello che abbiamo oggi. ma sarebbe riduttivo parlare di noi solo attraverso i traguardi raggiunti. io ogni giorno penso a quanto amore abbiano per zeudi persone che vengono da paesi diversi, parlano lingue diverse e devono anche sforzarsi per capire quello che dice in live.. e nonostante questo sono sempre lì con noi a guardarla e supportarla. queste persone sono davvero i fan numero 1 👏🏽 grazie a tutte le zeudiners che ogni giorno decidono di dedicare un po’ del proprio tempo a zeudi, anche semplicemente facendole compagnia in chat. grazie a chi crea video, condivide clip delle live sui vari social, fa conoscere zeudi a persone sempre nuove e tiene vivo il fandom anche quando la live è finita. perché la live magari dura un’ora o due, ma poi ne parliamo per tutto il giorno, commentiamo, ridiamo, creiamo video.. e tutto questo esiste grazie a ogni singola persona che fa parte di questo fandom ❤️ e un grazie enorme a tutte le zeudiners che durante questo anno si sono messe a disposizione di zeudi e del fandom per migliorare le live, risolvere problemi e creare sempre qualcosa di nuovo. dietro c’è stato un lavoro davvero enorme fatto da persone che apprezzo tantissimo, persone talentuose o semplicemente persone con tanta voglia di aiutare zeudi e farci crescere in questo percorso. abbiamo fatto tanto, ma lo abbiamo sempre fatto per la persona giusta che lo meritava e continua a meritarlo dopo il GF rischiavamo davvero di non vedere più zeudi ogni giorno, di non sentire più i suoi discorsi, di non vedere tutte quelle cose senza senso che riesce a fare solo lei 🥹 rischiavamo di perdere quel contatto con la persona che avevamo iniziato a conoscere nel programma.. e invece zeudi e noi zeudiners giorno dopo giorno ci siamo costruite un posto dove continuare a stare insieme grazie zeudi, grazie #zeudiners ❤️ #Twitch #Streamer #Fandom
L'organizzazione della competizione sportiva HYROX si è scusata per l'incidente avvenuto lo scorso sabato durante una gara di fitness a Pechino e ha modificato le proprie regole per evitare casi simili. L'atleta australiana Joanna Wietrzyk aveva vinto la competizione, nonostante abbia avuto un'incontinenza fecale durante la gara e utilizzato quindi attrezzi condivisi con altri atleti che erano entrati in contatto con i suoi escrementi #sport #fitness #incidente
NOVITÀ SUL CASO REVOLUT La novità più eclatante è arrivata dal canale specializzato International Cyber Digest, che è entrato in contatto diretto con gli aggressori. L'hacker ha dichiarato che l'operazione contro Revolut è in atto da ben sei mesi. L'attaccante sostiene di non aver colpito solo i clienti Revolut, ma di aver compromesso diversi dipartimenti delle forze dell'ordine italiane, rubando circa 147 Gigabyte di dati sensibili dai loro sistemi. Secondo il ricattatore, l'accesso ai sistemi di polizia italiani sarebbe servito proprio come "base operativa" e punto di ingresso per inviare le false richieste governative (tramite PEC istituzionali autentiche) a cui Revolut ha poi abboccato. Nota di cautela: mentre l’incidente che ha coinvolto Revolut è confermato dall'azienda, la violazione massiccia dei server delle forze dell'ordine italiane rimane al momento una rivendicazione dell'hacker e non è ancora stata confermata o smentita ufficialmente dal Viminale o dall’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale. Contestualmente, da alcune ore si registra un’escalation dell'estorsione su Telegram verso i clienti Revolut "High-Profile" Come avevo già scritto nel report di ieri, gli hacker continuano a pubblicare regolarmente i dossier completi dei clienti, al ritmo di uno al giorno, all'interno di canali Telegram dedicati e nel contempo minacciano di diffondere informazioni ancora più scottanti relative a clienti di alto profilo, qualora Revolut continuerà a rifiutarsi di pagare il riscatto. Oltre ai dati dei clienti, gli hacker stanno minacciando di pubblicare dettagli riservati su come Revolut gestisce internamente le richieste di informazioni governative, per dimostrare quella che definiscono una "grave negligenza" da parte della fintech (e direi che sulla negligenza di Revolut abbiamo pochi dubbi). La buona notizia è che da ieri a livello internazionale il dibattito si è spostato sulla sicurezza dei processi di verifica bancari. Gli esperti di cybersecurity stanno evidenziando come le finte richieste legali (subpoenas) da parte delle autorità siano diventate un problema sistemico gigantesco: colossi finanziari e tecnologici ricevono migliaia di richieste d'emergenza ogni settimana, e verificarle tutte in tempi record (spesso sotto pressione temporale) sta mostrando falle procedurali clamorose in tutto il settore, non solo in Revolut. In breve, quello che ieri sembrava "solo" un caso di phishing mirato contro una banca, oggi si sta profilando come un potenziale scandalo di cybersicurezza che coinvolge le istituzioni pubbliche italiane e internazionali. Perché sebbene oggi in molti sembrino avere già tutta la verità in tasca, sono convinto che nei prossimi giorni emergeranno ulteriori dettagli che riguardano anche agenzie internazionali. La mia convinzione deriva dal fatto che a oggi è stata documentata la sottrazione di dati personali di circa 700 clienti Revolut di varie nazionalità, tra cui Francia Spagna e Svizzera. E ciò mi fa dubitare del fatto che una singola agenzia governativa italiana abbia facoltà di raccogliere dati a tappeto relativi a cittadini UE ed extra UE. Restate sintonizzati #Revolut #Cybersecurity #Hacking #ProtezioneDati