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#distributori
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On the A5 Aosta-Quincinetto, the price of diesel in served mode has reached 2.814 euros per liter, while in the Cuneo area, six gas stations report an unusual price of 3.103 euros, raising an alarm from Codacons who asks for clarifications from the ministry. (translated)

Caro carburanti, il caso dei 2,814 euro al litro del diesel sulla A5 Aosta-Quincinetto
ANSA.it 3w

Fuel prices are slightly decreasing on Italian roads, while they continue to rise on motorways, creating concern among gas station operators and reflecting an increase in costs that indiscriminately affects families and workers. (translated)

Mimit: benzina in lieve calo sulle strade, cresce sulle autostrade

The fuel crisis in Russia, exacerbated by Ukrainian attacks on strategic infrastructure and long lines at gas stations, is generating increasing frustration among citizens, thereby threatening Putin's popularity in the anticipated mobilization expected in the fall. (translated)

Russia, file chilometriche ai distributori di benzina: la frustrazione dei russi minaccia la popolarità di Putin

In 2026, the Guardia di Finanza discovered numerous frauds in the gasoline sector throughout Italy, including scams related to irregular distributors, adulterated fuels, and fuel theft, highlighting serious tax violations and risks to public safety. (translated)

Benzina, dalla truffa delle pistole erogatrici di Bolzano alle stazioni di servizio abusive di Napoli e Foggia: le frodi scoperte dalla Finanza

After the increase in fuel prices, irregularities have emerged in 20% of gas stations in Rome, with calls for stricter controls from consumers and opposition parties, highlighting a problem of adulterated gasoline that puts vehicles at risk and requires urgent government attention. (translated)

Carburanti, dopo il caro prezzi esplode il caso della benzina adulterata. Opposizioni e consumatori: “Ora anche la beffa, il governo si svegli”

The average price of diesel along the Italian road network has reached 2.092 euros per liter, with an interactive map available to help drivers find the most convenient gas stations. (translated)

Caro carburanti, gasolio a 2,092 euro al litro lungo la rete stradale. La mappa interattiva per trovare il distributore più conveniente
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lastampa.it Jul 29

The Guarantor for price monitoring reported that many diesel distributors have not yet applied the expected discount of 17 cents, despite the average prices having only dropped by 11 cents, leading the Ministry of Enterprises to send the list of non-compliant facilities to the Financial Police for checks. (translated)

Gasolio, la denuncia del Garante: troppe pompe non hanno ancora tagliato i prezzi
Il Messaggero Jul 29

The Ministry of Enterprises has sent a list of fuel distributors to the Finance Police who have not complied with the tax cut, with the intention of starting checks and potential legal actions to protect consumers. (translated)

«Distributori non applicano il taglio delle accise», il ministero invia lista alla Finanza

Gli attacchi ucraini di queste settimane stanno trasformando la Crimea in un luogo invivibile. La penisola si trova attualmente divisa in fasce di gravità, con blackout che non sono più semplici interruzioni temporanee, ma veri e propri distacchi strutturali (nel video la centrale di Balaklava, dopo l’attacco di ieri). Nei distretti settentrionali e centrali, in particolare a Dzhankoi (snodo logistico e ferroviario vitale per le truppe russe), Armyansk e Krasnoperekopsk, intere comunità sono rimaste completamente senza elettricità per oltre sette giorni consecutivi. Nelle località balneari come Alushta, Yevpatoria e villaggi limitrofi, l'energia elettrica viene erogata secondo un severissimo piano di razionamento rotativo: solo 2 ore di luce a fronte di 10-12 ore di blackout continuo. A Sebastopoli (550.000 abitanti) e Simferopoli, i blackout interessano la quasi totalità della popolazione civile, con turnazioni di 2 ore di elettricità seguite da 6 ore di distacco programmato. La corrente viene garantita in modo prioritario solo ai comandi militari, ai sistemi di difesa aerea e ad alcune strutture governative ed ospedaliere. Il collasso prolungato della rete elettrica ha innescato un effetto a catena estremamente pesante sulla vita quotidiana e sulle attività economiche. Innanzitutto la crisi idrica ed emergenza sanitaria: Il fermo delle stazioni di pompaggio elettriche ha interrotto l'erogazione dell'acqua corrente in molti distretti (come quello di Rozdolne). Nei villaggi rurali del nord, l'acqua potabile distribuita con le autobotti ha raggiunto prezzi esorbitanti a causa del costo del carburante per i trasporti. Senza ripetitori alimentati, ampie porzioni della penisola sono isolate, prive di segnale telefonico e connessione internet. Gli sportelli bancomat (ATM) sono fuori servizio e i distributori di carburante faticano a erogare benzina, costringendo i negozi rimasti aperti (grazie a piccoli generatori d'emergenza) ad accettare esclusivamente pagamenti in contanti. Le spiagge di Feodosia, Sudak e Yalta sono deserte. La mancanza di servizi essenziali, aria condizionata e acqua ha spinto i turisti russi a cancellare le prenotazioni e molti coloni a tentare di lasciare la penisola, creando lunghe code di auto verso il ponte di Kerch. Ovviamente la mancanza di energia, acqua, comunicazioni e carburanti causa problemi insormontabili di approvvigionamento anche alle forze armate ed ai sistemi di difesa della penisola, la quale, secondo molti analisti, è destinata a svuotarsi e a rendere costosissima ed insostenibile la sua difesa ad oltranza da parte della Russia. #Crimea #Ucraina #Blackout

Il Post Jul 11

Gli attacchi ucraini alle infrastrutture petrolifere russe hanno causato una grave carenza di carburante in tutto il paese, costringendo il governo di Putin a vietare la vendita all'estero e generando disagi significativi, tra cui lunghe file ai distributori, aumenti dei costi dei trasporti e problemi nel settore agricolo, mentre l'Ucraina cerca di sfruttare il malcontento della popolazione russa per ridurre il sostegno all'invasione. #carburante #guerraUcraina #Russia

Ora è tutta la Russia ad avere un problema con il carburante

La Russia sta affrontando una grave crisi del carburante con risse ai distributori e un'impennata dei prezzi, causata dai danni subiti dalle raffinerie a seguito degli attacchi ucraini, mentre il vice Premier Aleksandr Novak ha confermato la situazione tesa e la necessità di un intervento urgente del governo. #Russia #benzina #crisi

Russia, risse ai distributori di benzina: panico dopo l'impennata dei prezzi. Mosca ammette la crisi del greggio. Cosa c'è dietro

Alle raffinerie in fiamme e all’umiliazione delle code ai distributori Mosca ha reagito nell’unico modo che conosce: uccidendo e distruggendo. In una nottata terribile per Kyiv si registrano almeno 10 morti e 56 feriti, inclusi bambini. Di un imminente attacco massiccio aveva parlato già ieri sera Zelensky, tanto che, prima ancora prima che suonassero gli allarmi, le stazioni della metro si erano già riempite di famiglie con sacchi a pelo. Per tutta la notte si sono susseguite esplosioni di droni a reazione, missili balistici e persino gli ipersonici Zircon, che hanno colpito edifici civili in molte zone della città, distruggendo interi palazzi. Un incendio è scoppiato anche sul tetto di un hotel. I servizi di sicurezza sono tutt’ora al lavoro per estrarre persone rimaste intrappolate sotto le macerie, nonostante le app segnalino ancora il pericolo di ulteriori arrivi di droni, col rischio che il bilancio peggiori ancora. Nel corso della giornata già ieri in un ennesimo attacco su Kharkiv un bambino di 15 anni era morto ed altre 32 persone erano rimaste ferite. Si tratta chiaramente di attacchi di frustrazione che non influiscono di un solo centimetro sull’andamento delle battaglie al fronte e che vogliono infliggere solo sofferenze su una popolazione che in 4 anni e mezzo Putin non è riuscito a piegare, nonostante il numero esorbitante di crimini di guerra e contro l’umanità commessi. Purtroppo per lui attacchi come questo non cambieranno le sorti di una guerra che, non potendo vincere, ha già perso, ma al contrario avvicina il crollo del regime e fa salire il conto dei danni che la Russia dovrà pagare per generazioni. Guardiamo queste immagini e ragioniamo su quanti sarebbero stati i morti se Kyiv non avesse avuto armi per difendersi. Non dimentichiamo mai i nomi di chi vorrebbe lasciare le città ucraine indifese e ricominciare a comprare il gas da un paese che utilizzerebbe i nostri soldi per continuare ad uccidere e distruggere. Sono semplicemente COMPLICI. #Ucraina #Guerra #DirittiUmani

Consentitemi questa riflessione del lunedì mattina, a proposito delle infinite sequenze di video stranianti postati da giovani russi (per lo più ragazze) in lacrime per le chilometriche file ai distributori, ma che non dicono una sola parola sui missili e i droni che il loro paese spedisce contro case scuole e ospedali ucraini, che è poi la causa di ciò che stanno vivendo. La disperazione per l’auto a secco o le vacanze in Crimea rovinate che provocano lacrime, ma non un briciolo di analisi su come si sia arrivati a vedere colonne di fumo in città, alla chiusura dei social, al rigido controllo di internet, sono il sintomo del successo della propaganda di regime, che in un quarto di secolo di putinismo ha cresciuto intere generazioni di automi, addestrati a ricercare il benessere materiale, e ad ignorare il prezzo reale che loro stessi ed altri pagano per assicurarselo. Nelle lacrime di questi ragazzi c’è rabbia, talvolta paura, ma non c’è traccia di colpa, per ragioni storiche che il regime di Putin ha sfruttato per consolidarsi e conquistare il potere. La più importante di queste è che è mancato nella storia russa un processo di identificazione della colpa, che molti storici riassumono come l'assenza di una "Norimberga russa", la quale avrebbe comportato una vera Vergangenheitsbewältigung (il termine tedesco che indica il "superamento/elaborazione del passato"). Nel 1945, la Germania nazista è stata occupata, rasa al suolo, divisa e costretta a guardare in faccia i propri crimini. Il processo di denazificazione non è stato immediato né perfetto, ma l'umiliazione militare e morale totale ha costretto i tedeschi a ridefinire la propria identità nazionale in opposizione al nazismo. Nel 1991, in Russia, non è successo nulla di tutto ciò. L'Unione Sovietica è crollata su se stessa per implosione economica e strutturale. Ma non ci sono state truppe straniere a Mosca, non ci sono stati processi pubblici per i crimini del gulag o dello stalinismo, e gli archivi del KGB sono stati aperti solo parzialmente per poi essere rapidamente richiusi. Il Cremlino stesso ha gradualmente riscritto i libri di storia, rispolverato simboli del passato, messo al bando ong come Memorial, che cercavano di tenere viva la memoria dei crimini sovietici perché si evitasse di commetterli ancora. Il risultato è che per la popolazione, il crollo dell'URSS non è stato vissuto come la liberazione da un regime oppressivo, ma come una catastrofe geopolitica e sociale che ha portato povertà, caos e perdita di status. La fine della Guerra Fredda è stata percepita come un "incidente della storia" o, peggio, come un tradimento interno e occidentale, e non come il fallimento intrinseco di un modello imperiale e autoritario. Mancando l'elaborazione della colpa storica, lo spazio psicologico lasciato vuoto dal crollo dell'ideologia comunista è stato riempito dal risentimento. Negli ultimi vent'anni, la propaganda del regime ha fatto leva esattamente su questa "volontà di rivalsa sociale", incanalata contro l'Occidente, rappresentato come l’entità che ha umiliato e calpestato il paese approfittando di un suo momento di fragilità. Un approccio revanscista che ha permesso a Putin di stabilire una continuità tra l'impero zarista, l'URSS e la Russia odierna per costruire il mito della "Grande Russia" vittoriosa e perennemente assediata da nemici esterni. Per sostenere questo impianto, il regime ha sostanzialmente esonerato in questi anni il popolo dalla politica. La conduzione dello Stato dipende da una classe dirigente autoproclamatasi tale che ha col popolo un patto sociale, il quale prevede la rinuncia collettiva ai diritti politici, in cambio di relativo benessere. Lo sgomento e le lacrime nascono dal fatto che quel patto è per la prima volta entrato in crisi e le promesse vengono infrante. Il nesso di causa-effetto ("non c'è benzina PERCHÉ stiamo aggredendo un altro Stato e siamo isolati dal mondo") viene attivamente rimosso o ribaltato, incolpando le sanzioni "ingiuste" dell'Occidente cattivo, alimentando ulteriormente quel circolo vizioso di vittimismo e vendetta storica. Sostengo, come altri, che la Russia non abbia mai fatto i conti con i propri mostri del passato e, che finché quel passaggio doloroso ma necessario non avverrà, la tentazione di rifugiarsi nel mito dell'impero e della forza rimarrà purtroppo la bussola di gran parte di quel popolo. Senza un’umiliazione netta, un processo pubblico che immortali e fissi nella storia le colpe di oggi e di ieri, quei giovani in lacrime continueranno a sentirsi non responsabili delle loro disgrazie. E a ritenere che il modello costruito da Vladimir Putin sia la soluzione e non il problema. #Russia #Storia #Propaganda

A Mordor tutto procede secondo i piani, come le immagini che arrivano dai distributori confermano https://t.co/7kjBlzTuVj #Mordor #piani #distributori

Ultimora.net Jun 21

Le autorità filorusse della Crimea sospendono la vendita di carburante ai civili a causa di una grave carenza, provocata dai continui attacchi ucraini con droni alle linee di rifornimento e alle infrastrutture energetiche della penisola. Distributori quasi a secco e mancanza di scorte: introdotte restrizioni per garantire le forniture ai servizi essenziali #Crimea #Conflitto #Energia

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lastampa.it Jun 18

A Sevastopol, in Crimea, si sono formate lunghe code ai distributori di benzina a causa della carenza di carburante e delle misure di razionamento imposte dalle autorità locali, che hanno limitato l'acquisto a 20 litri per veicolo, in seguito agli attacchi con droni ucraini contro le infrastrutture di rifornimento. #Crimea #carburante #razionamento

Crimea, code infinite per la benzina tra razionamenti e attacchi ai rifornimenti: concessi 20 litri a veicolo

Stanotte le forze ucraine hanno colpito anche i ponti di Armiansk e Krasnoperekopsk, tagliando le ultime vie di comunicazione attive tra la Crimea e Kherson dopo il colpo inferto ieri al Chongar Bridge. In particolare Armiansk è stato colpito e gravemente danneggiato il ponte stradale. Testimoni locali hanno riferito di esplosioni in serie e del successivo incendio di diversi camion militari e autocisterne che si trovavano in prossimità della struttura. A Krasnoperekopsk è stato centrato il ponte situato proprio all'ingresso della città provenendo dalla direzione di Armiansk. I residenti hanno descritto un forte bagliore e un vasto incendio visibile a chilometri di distanza. Come sintetizzato drammaticamente dai canali locali, "sembra che non siano più rimasti ponti intatti lungo i collegamenti stradali di terra che portano alla penisola". L'effetto di questo blocco simultaneo degli accessi a nord si è abbattuto istantaneamente sulle retrovie. Poco fa, il governatore russo di Sebastopoli, Mikhail Razvozhayev, ha comunicato il blocco dell'emissione dei codici QR per l'acquisto di carburante nella città ed ha ammesso pubblicamente che le autocisterne non sono riuscite a raggiungere la città durante la notte a causa degli attacchi, invitando i cittadini a non fare la fila ai distributori (come la rete TES) perché i depositi cittadini non hanno ricevuto i rifornimenti attesi. La zona occupata sulla sponda sinistra del Dnipro a Kherson e le basi in Crimea sono ora di fatto isolate dal punto di vista della logistica pesante su gomma proveniente da nord. Questo significa per Kherson la totale dipendenza dai rifornimenti provenienti da est, anch’essi ridotti al minimo a causa degli attacchi ucraini su strade e ferrovie. L'unica linea di approvvigionamento rimasta invece per la penisola illegalmente annessa è il ponte di Kerch che collega la Crimea alla Russia (anch'esso sotto costante minaccia), che però non può reggere da solo il fabbisogno combinato della popolazione civile e dell'intero dispositivo militare russo. #Ucraina #Crimea #Conflitto

V České republice distributoři elektřiny odmítají připojit každou třetí žádost o připojení nových fotovoltaických elektráren kvůli přetížení přenosové soustavy, což vede k situaci, kdy v oblastech s vysokou hustotou obyvatelstva a historicky slabšími infrastrukturami zůstává mnoha žadatelům neumožněno posílat přebytky energie do sítě. #fotovoltaika #obnovitelnézdroje #energetikasoustava

Každý třetí zdroj nepřipojí. Odmítání solárů distributory pokračuje

La Crimea è Ucraina, non può sopravvivere senza l’Ucraina e la guerra iniziata nel 2022 sta paradossalmente dimostrando quanto l'annessione del 2014 sia stata incauta e di fatto insostenibile. Lo scrivo, con buona pace di Travaglio, ma soprattutto di Lucio Caracciolo, che sulla rivista Limes, continua a proporre cartine in cui si ritrova la regione illegalmente occupata puntualmente dello stesso colore della Russia, quasi a legittimare per via editoriale ciò che il diritto internazionale vieta. In questi giorni, infatti, si parla molto - l’ho fatto io stesso - del blocco logistico che sta paralizzando i rifornimenti della penisola, legato all’abbandono del traffico ferroviario attraverso il ponte di Kerch, oltre ai colpi inferti all’Ucraina sia ai traghetti che operano nello stretto, sia ai collegamenti via terra lungo la M-14, la strada che attraversa tutte le aree occupate del sud-est dell’Ucraina. Si susseguono notizie sui razionamenti della benzina e sui social appaiono immagini di code interminabili ai distributori per accaparrarsi quel poco di carburante che non viene requisito dalle forze di occupazione per le esigenze militari. Ma ci sono almeno altre due emergenze che ora rischiano di esplodere e che ben rappresentano come la visione imperiale di Vladimir Putin sia del tutto scollegata dalle reali capacità militari e logistiche di una media potenza come la Russia. La prima è quella energetica. La Crimea viene rifornita attraverso cavi sottomarini che operano già al massimo della capacità, anche a causa delle necessità dell’esercito e dei sistemi di difesa. L’infrastruttura è quindi estremamente fragile, dal momento che le sottostazioni elettriche sia sul lato della Crimea che su quello di Krasnodar sono esposte al fuoco ucraino e il loro danneggiamento causerebbe il collasso dell’intera rete. Per compensare il deficit, la Russia ha costruito due grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato, Tavridska (vicino a Simferopol) e Balaklava (vicino a Sebastopoli). Questi impianti sono alimentati a gas, ma l'intero sistema di generazione di supporto (inclusi i massicci generatori diesel d'emergenza installati per proteggere i siti militari, i radar e gli ospedali) dipende appunto dalla logistica dei combustibili liquidi, che, come si è detto, è praticamente interrotta. I flussi turistici estivi rischiano di mettere a dura prova la tenuta del sistema. La seconda e assai più grave emergenza è quella idrica. La scelta folle delle forze di occupazione russe di far saltare la diga di Kakhovka nel giugno del 2023 per ostacolare la controffensiva ucraina ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca. Le riserve accumulate ad inizio anno, nonostante le rassicurazioni delle autorità, difficilmente sopravviveranno alla stagione estiva. A questo si aggiungono le recenti criminali perforazioni disposte dall’amministrazione, le quali hanno causato la contaminazione delle falde con acqua salata. Dai rubinetti in molte zone della penisola esce quindi acqua salmastra, inutilizzabile sia per scopi potabili, sia per l’irrigazione, elemento questo, che sta azzerando tutte le coltivazioni intensive. Il Cremlino sta stanziando miliardi di rubli in sussidi d'emergenza per salvare almeno la viticoltura e la frutticoltura, ma gli idrologi locali concordano sul fatto che, senza una soluzione strutturale, la Crimea si avvia verso un processo di progressiva desertificazione interna. Il paradosso vero è che le azioni criminali del Cremlino stanno ricreando artificialmente esattamente le condizioni che costrinsero l’allora leader dell’URSS Nikita Chruščëv a “donare” la Crimea all’Ucraina nel 1954. Una scelta ritenuta scellerata da Putin. Secondo la retorica del capo del Cremlino - avvalorata anche da diversi accademici nostrani, che sostengono che la penisola sia "sempre stata russa” - quella cessione fu infatti un’elargizione azzardata ed ingiusta, ma la realtà dei fatti è che fu allora una scelta non solo oculata, ma anche necessaria. Dopo la deportazione nel ‘44 di 200.000 tatari, la popolazione turcofona indigena della penisola, accusati falsamente di collaborazione col nazismo (un evergreen della propaganda di Mosca), Stalin vi spostò decine di migliaia di russi, i quali tuttavia, a differenza dei nativi, non riuscirono a coltivare le aride terre interne con la poca acqua disponibile, facendo così crollare la produzione agricola e l’economia della regione. Fu allora progettato proprio il Canale Nord-Crimeano, che avrebbe dovuto portare acqua dal Dnipro grazie alla diga di Kakhovka, ma il fatto che la mastodontica opera dovesse essere gestita da due diverse amministrazioni (russa e ucraina) rendeva l’impresa un incubo burocratico. Chruščëv decise dunque di rendere la Crimea ucraina proprio per ragioni “idriche”, sebbene avesse presentato la cessione come un "nobile atto del popolo russo" per commemorare il 300° anniversario del Trattato di Perejaslav (1654), interpretato dalla propaganda sovietica come la "riunificazione eterna" tra Ucraina e Russia, ottenendo peraltro anche l’appoggio della potente élite politica di Kyiv. Non ci vuole molto per capire che nella Crimea ucraina, che fino al 2014 i russi frequentavano senza restrizioni come splendido paradiso turistico, oggi quegli stessi russi si ritrovano su spiagge piene di denti di drago, con chilometri di filo spinato sulla battigia e trincee per la fanteria, per poi immergersi in un mare minato, spesso a due passi da postazioni missilistiche che rappresentano obiettivi militari, mentre mancano benzina, acqua ed energia e la situazione agricola del 2026 somiglia a quella dei primi anni ‘50. Piaccia o no ai propagandisti nostrani, il fallimento della presa di Kherson nel 2022 rende impensabile uno scenario in cui la Crimea possa sopravvivere senza l’Ucraina. La Russia d’altra parte fa, anche lì, le uniche cose che sa fare: uccidere, deportare, militarizzare, desertificare, distruggere. #CrimeaIsUkraine #SlavaUkraini #CrimeaIsUkraine #Ukraine #Russia

La situazione di buona parte dei territori occupati sta precipitando e ora la Russia teme il colpaccio contro la Crimea. L’Ucraina, data per spacciata fin dai primi giorni dai nostri giornaliZti e opinioniZti, in questi anni ha non solo mostrato una incredibile resilienza sul piano strettamente operativo-militare, ma anche sviluppato tecnologie che hanno consentito di stabilizzare il fronte e persino di rendere vana la millenaria strategia moscovita di pretendere aree cuscinetto a spese dei vicini, trasformare quelle aree in zone pienamente russe e quindi pretenderne di nuove, in un infinito bisogno di allontanare i confini dal centro. La guerra dei droni, che Kyiv sta vincendo sia sul piano numerico che tecnologico fa sì che nulla sia più al sicuro, elemento questo che mina le precondizioni non solo di un’ulteriore avanzata di Mosca, ma anche del mantenimento di quanto illegalmente occupato sinora, non dal 2022, ma dal 2014. In questi giorni sui social appaiono immagini di interminabili code nei distributori in Crimea. Il carburante è stato ufficialmente razionato, ma in alcuni punti della penisola è già esaurito. Questo è risultato della strategia che l’Ucraina ha pianificato dall’ottobre del 2022, da quando cioè colpì uno dei treni cisterna che regolarmente transitavano sul ponte di Kerch, che collega la regione occupata alla Russia, danneggiandone seriamente la sezione ferroviaria, poi ulteriormente indebolita dall’attacco di droni marini. Le autorità, a seguito dell’attacco, hanno quindi sospeso il trasporto su rotaia (ciascun vagone trasportava anche 60 tonnellate di carburante), sia per evitare il possibile cedimento della struttura, sia per scongiurare che ulteriori attacchi ucraini potessero causare uno spettacolare crollo. A questa chiusura si è cercato di ovviare istituendo il cosiddetto Kerch Ferry Crossing, un servizio di traghetti cargo (Ro-Ro) che spola tra i porti di Kavkaz (sulla sponda russa) e Kerch (in Crimea), per trasferire gli stessi vagoni cisterna che non possono più attraversare il ponte. Ma, una volta perso il dominio dei mari, per la Russia, anche questa soluzione si sta rivelando impraticabile. Solo nelle ultime settimane, l'Ucraina ha preso di mira i traghetti chiave (come la Avangard, la Conro Trader e la Slavyanin), oltre a varie motovedette, facendo crollare verticalmente il traffico di combustibili. L’unica alternativa diventa quindi ora quella della M-14 (la spina dorsale che collega Rostov a Mariupol, Berdiansk, Melitopol fino alla Crimea). Ma anche quell’arteria, essenziale per l’approvvigionamento delle truppe di occupazione, si sta rivelando una gigantesca trappola. L'introduzione massiccia di droni ad ala fissa di nuova generazione e sistemi a lungo raggio (come i droni Hornet, potenziati con algoritmi di riconoscimento dei target) ha esteso a dismisura la "kill zone" ucraina, tanto che gli stessi Z-blogger ormai quotidianamente riportano notizie di decine di mezzi in fiamme ai lati della strada. La strategia di Kyiv di “logistical lockdown” si sta dunque rivelando straordinariamente efficace, dal momento che proprio i blogger militari riferiscono di truppe costrette a centellinare benzina e munizioni, che arriverebbero al fronte nella misura di circa il 40% rispetto alle reali necessità, al punto di scomodare il sacro mito dell’assedio di Leningrado per rappresentare la gravità dello strangolamento in atto e combattere la tendenza di diversi generali di far arrivare a Mosca rapporti falsi nei quali si nega la reale gravità della situazione. Se a questo si sommano i recenti colpi messi a segno dall’Ucraina contro radar, sistemi missilistici, depositi di carburanti e munizioni in Crimea (una delle aree più difese al mondo, a riprova dell’altissimo valore propagandistico che la penisola riveste per il regime), c’è da aspettarsi che a breve le forze ucraine tentino un massiccio attacco per abbattere del tutto il ponte di Kerch, ottenendo l’isolamento pressoché totale della penisola e della parte occupata di Kherson, rendendo pertanto entrambi indifendibili nel breve-medio periodo. Il crollo del ponte o l’ipotesi di un solo soldato ucraino che poggi gli scarponi sul suolo della Crimea, rubata con una occupazione, seguita da un referendum illegale nel 2014, avrebbe un impatto devastante sulla fiducia anche interna che la Russia sia in grado di continuare a sostenere questa guerra e comprometterebbe la tenuta stessa del regime, che sulla retorica della potenza militare e delle invasioni per sopravvivenza basa la propria esistenza. Perché tutto questo a noi appare così strano? Perché la guerra in questi anni ce la siamo fatta finora raccontare da Travaglio, Di Battista, Orsini e dal generale Mini, che per un mix di ignoranza, supponenza, egocentrismo patologico e consapevole disinformazione ci hanno spacciato i successi tattici della Russia per vittorie strategiche, ridicolizzando il sostegno dell’Europa e sottovalutando l’eroica resilienza dell’Ucraina, nonché, diciamocelo, anche la straordinaria rete civile di resistenza contro il cinismo promosso dalla propaganda russa che noi tutti abbiamo costruito in questi anni. Siamo dalla parte giusta della storia. E la storia ci sta dando ragione. #Russia #Ucraina #Guerra