Il sistema partitico si trincera. L’emendamento Zedda (FDI) approvato oggi al Senato con 87 voti favorevoli, è una norma antidemocratica e contro la rappresentanza politica. Con la riformulazione approvata, per le nuove forze politiche non presenti in Parlamento le firme necessarie per presentarsi alle elezioni passano da un minimo di 1.500 a 6.000, fino a 7.000, per collegio. Quattro volte tanto. Nel frattempo, partiti, gruppi e componenti già presenti in Parlamento continuano a beneficiare di esenzioni o requisiti fortemente ridotti. Di fatto, quasi tutto il sistema attuale, comprese formazioni nate da separazioni e scissioni avvenute dentro il Parlamento, viene tutelato dalle nuove regole. Chi invece rappresenta cittadini ma non fa già parte del sistema si trova davanti una barriera molto più alta. È una misura che protegge la politica costituita dall'alternativa, dal rinnovamento e dalla nuova rappresentanza politica. Sono gli stessi partiti già dentro le istituzioni a stabilire condizioni molto più difficili per chi vuole entrarci. In una democrazia sana dovrebbero essere gli elettori a decidere se una nuova forza politica merita rappresentanza, invece dei partiti esistenti, attraverso regole costruite per rendere più difficile persino presentarsi al voto. Abbiamo un sistema politico incapace di rinnovarsi, che si chiude e trincera, alzando muri attorno a se stesso. Quando una politica sempre meno capace di comprendere l’evoluzione della società e le sue nuove necessità reagisce al cambiamento proteggendo l’ordine costituito, alzando barriere contro chi rappresenta qualcosa di nuovo, a perdere sono il pluralismo, la rappresentanza e la capacità stessa della democrazia di evolvere insieme alla società. #Democrazia #Rappresentanza #Politica









