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#magistratura
George 4d

La tragedia di Palermo lascia un senso di profonda ingiustizia e sconcerto. Davanti alla perdita di una bambina di soli quattro anni, l'unica risposta umana e degna dovrebbe essere il rispetto per il dolore incommensurabile di una madre e di un padre. Invece, assistiamo ancora una volta al consueto e triste spettacolo del processo mediatico istantaneo. Prima ancora che la magistratura possa fare chiarezza sulla dinamica dei fatti o valutare la tempestività dei primi soccorsi — considerando che la piccola era già stata dimessa un primo momento dall'ospedale —, figure pubbliche come Bassetti tanto per nominarne uno, si ergono a giudici infallibili. Si emettono sentenze sui social, puntando il dito contro i genitori e cavalcando il dramma per rilanciare battaglie ideologiche o richieste di coercizione sanitaria che non trovano eguali nel resto d'Europa. Il paradosso è evidente: Garantismo a senso unico: Si procede con tempestività nei confronti della famiglia, senza sollevare la minima domanda o attendere verifiche sulla gestione clinica e diagnostica iniziale del caso. Spostamento della potestà genitoriale: Si crea un precedente pericoloso in cui la scelta di cura passa dalle mani delle famiglie a quelle delle narrazioni di Stato, ignorando la complessità di decisioni che ogni genitore prende in scienza e coscienza. Spettacolarizzazione del dolore: Un lutto devastante viene strumentalizzato per alimentare dinamiche di colpevolizzazione pubblica, anziché garantire silenzio, analisi rigorosa e reale sostegno a chi ha perso un figlio. Tutta la mia solidarietà va a questa famiglia, travolta non solo da una perdita irreparabile, ma anche dalla brutalità di chi usa il loro dramma per ergersi a tribunale morale e politico. La medicina e le istituzioni dovrebbero curare e proteggere, non condannare a mezzo stampa prima ancora di conoscere la verità. #Giustizia #Solidarietà #DirittiUmani

Piero Sansonetti, ospite a 4 di Sera News, è stato durissimo contro Report: «Non era giornalismo d’inchiesta, era un luogo di linciaggio. A Report c’è un giornalismo in cui dominano pezzi di magistratura corrotta e i servizi segreti». #4disera #Sansonetti #Report #Ranucci #giornalismo #magistratura #giornalismo #Report #corruzione

Observe que a entidade que sugere a volta da exigência de diploma para quem trabalha como jornalista é a mesma que tem, na sua composição, pessoas que nunca passaram em concurso para juiz, mas exercem a função de magistrado. #jornalismo #diploma #magistratura

Il magistrato Clementina Forleo ipotizza per #Ranucci il reato di estorsione e dice: "In un altro Paese Ranucci sarebbe indagato per estorsione". #Lavitola #Report #RAI Il riferimento della giudice Forleo è a una frase attribuita a Ranucci, riportata fra gli altri anche dal Foglio: “Se mi tolgono la conduzione, allora ci divertiamo”, “nel mio telefono ho le chat di tutti”. Ranucci quindi minaccia "se mi tolgono la direzione di Report pubblico le chat del mio telefono. Allora ci divertiamo". Chi ricatta Ranucci? Di chi sono le chat compromettenti che sono nel suo cellulare? Ha ragione il magistrato Forleo quando dice che la magistratura dovrebbe far luce su queste affermazioni di Ranucci e capire chi sono le persone che Ricatta Ranucci minacciando di spifferare tutto e di rendere pubbliche le chat in suo possesso. “In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati." Come non essere d'accordo con questa magistrata. - Mario Guadagnolo ------------------------------ Clementina Forleo: Chi sta ricattando Ranucci? Perché vuole a tutti i costi mantenere il timone di Report (trasmissione del servizio pubblico) con la minaccia di spifferare le chat con "tutti"? E chi sono i "tutti" di cui parla? In un Paese normale (attentato falso o vero a parte) Ranucci sarebbe stato già indagato per estorsione e i suoi telefoni sequestrati: solo per tali gravi intimidazioni. Voglio credere che sarà così e che è solo una questione di tempo: non tutti i magistrati appartengono alla categoria del "tanto meglio". #Giustizia #Extorsione #Media

Faccio una domanda che non vuole essere né ironica né provocatoria: se uno dei magistrati che dovesse giudicare o anche solo interrogare Lavitola, Ranucci o altri personaggi coinvolti nel caso a vario titolo dovesse risultare essere uno di quelli che ha applaudito Ranucci ciò rappresenterebbe un impedimento o va benissimo così? #giustizia #magistratura #notizie

The article discusses the controversy regarding the decision of the Israeli judiciary to halt the use of crocodiles to intimidate Palestinian prisoners, emphasizing the absurdity of protecting animals while the genocide of human rights continues in Palestine and questioning the moral consistency of today's society. (translated)

Gli animalisti chiedono e ottengono lo stop ai coccodrilli contro i palestinesi: forse Dio è morto davvero

TOTI: IL FANGO RESTA, MA CHI LO HA LANCIATO? Ve lo ricordate il “sistema Toti”? Ve le ricordate le piazze, le urla, le accuse, le richieste di dimissioni? Ve li ricordate Schlein, Conte, Fratoianni, Bonelli e compagnia cantante pronti a trasformare un’inchiesta giudiziaria in una sentenza politica? E soprattutto: ve lo ricordate il linciaggio mediatico? Perché oggi arriva una notizia che dovrebbe far riflettere tutti! Il GIP di Genova ha disposto l’archiviazione del filone bis dell’inchiesta, ritenendo che non ci fossero elementi idonei a formulare una ragionevole previsione di condanna e che non fosse sostenibile l’ipotesi di reato contestata in quel procedimento!! E allora una domanda diventa inevitabile: chi restituisce a Giovanni Toti quello che gli è stato tolto? Chi gli restituisce la dignità politica? Chi gli restituisce i mesi agli arresti domiciliari? Chi restituisce alla sua famiglia l’umiliazione di vedere il proprio nome trascinato quotidianamente nel fango? Chi restituisce alla Liguria la serenità istituzionale sconvolta da quella vicenda? E soprattutto: chi chiederà scusa? Perché in Italia funziona troppo spesso così: l’inchiesta finisce sui giornali con titoli cubitali, l’indagato diventa immediatamente “colpevole” nell’immaginario collettivo, la politica si getta sul cadavere ancora caldo dell’avversario e le televisioni fanno il resto. Poi, quando arrivano archiviazioni, assoluzioni o ridimensionamenti, improvvisamente cala il silenzio. Nessuna piazza. Nessuna manifestazione. Nessun titolo a caratteri cubitali. Nessuna autocritica. Il fango fa rumore quando viene lanciato. Le smentite, invece, fanno pochissimo rumore. E questo è il vero problema. Non sto dicendo che la magistratura non debba indagare. Deve farlo. Sempre. Ma proprio perché la magistratura è uno dei pilastri dello Stato di diritto, bisogna pretendere che un’indagine non diventi una condanna mediatica prima ancora di arrivare davanti a un giudice. E alla politica dico ancora di più: quando un avversario viene travolto da un’inchiesta, la prudenza dovrebbe essere un dovere. Perché domani potrebbe toccare a voi. A Toti è stato tolto il potere politico. La macchina mediatica gli ha tolto reputazione. La pressione giudiziaria e politica ha contribuito alla fine della sua esperienza da governatore. E adesso, davanti a un’archiviazione che certifica l’insufficienza degli elementi per sostenere l’accusa in quel filone, io vorrei vedere almeno una cosa: DA PARTE DI QUESTA GENTAGLIA UN PO’ DI VERGOGNA. Da parte di chi lo ha già condannato. Da parte di chi ha trasformato un’inchiesta in propaganda. Da parte di chi ha scambiato il garantismo con il tifo politico. Ma temo che resterà soltanto il silenzio. Perché il problema non è soltanto il fango che viene gettato. Il problema è che, in Italia, troppo spesso nessuno paga mai il prezzo del fango che ha gettato sugli altri. E questa, signori miei, non è giustizia. È una devastante giustizia mediatica di parte!!! #Giustizia #Politica #LibertàDiStampa

The article by António Delgado Valente analyzes how Pedro Sánchez's government has led to a gradual erosion of the rule of law in Spain, evidenced by political measures such as the amnesty law related to Catalan separatism, pressure on the General Council of the Judiciary, and the delegitimization of the judiciary, highlighting an erosion of the mechanisms that guarantee a liberal democracy in favor of the survival of the executive. (translated)

Espanha à prova: o desgaste silencioso do Estado de Direito

Ministro della Giustizia applaude, ride e festeggia per aver ostacolato la magistratura nelle sue indagini su un clan mafioso Un governo dove non solo manca il senso delle istituzioni ma anche quel neurone che potrebbe consigliare in che modo mantenere almeno un po' di decoro https://t.co/ObAtCBlFtx #Giustizia #Corruzione #Politica

La Camera ha confermato a scrutinio segreto la decisione della Giunta per le autorizzazioni, negando alla magistratura il sequestro e l’utilizzo delle chat dell’ex sottosegretario Andrea #Delmastro. #giustizia #politica #sequestro

In response to the qt, Minister Urso practically said that Ilva is closing. Because of the judiciary, but it is closing. Perhaps before authorizing the de profundis of a nice piece of Italian steel, someone at Palazzo Chigi should take care of it... (translated)

ANSA.it 3w

The National Association of Magistrates denounces that the reform of the Court of Auditors threatens the autonomy of the accounting judiciary and the protection of citizens' rights, expressing concern over the lack of dialogue with the government. (translated)

Anm, la riforma della Corte dei Conti è pericolosa

Gabriela Hardt, uma juíza corajosa afastada sem causa. Desagradou os poderosos. Confrontou a arrogância do Lula em audiência. Nada mais do que isso. O CNJ já não serve para preservar a independência da magistratura. Vivemos uma época de covardia e de inversão de valores. O tempo fará justiça a quem honrou a toga. #Justiça #Independência #Coragem

Magistrates of the Court of Auditors express concern about the reform under discussion in the Council of Ministers, requesting a delay and warning of possible strikes, while indicating that the new regulations could threaten the independence of the judiciary and establish a hierarchical structure detrimental to the law. (translated)

Corte dei conti, l’attuazione della riforma in Cdm. I magistrati: “Non vogliamo credere a un legame con lo stop al Ponte”
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On August 2, 1980, the Bologna massacre struck a crowded public place, becoming an emblematic episode of the strategy of tension perpetrated by fascists, while the judiciary worked to shed light on the perpetrators and the context, contributing to a resurgence of democracy after the failures of the past. (translated)

Strage di Bologna, alla storia segue la magistratura

Samuele Spinelli, a 28-year-old from Florence, died in Barcelona after being detained by the Spanish police, and currently there are two investigations ongoing, one by the prosecutor's office in Rome and one by the Catalan judiciary, after the family raised concerns regarding the treatment received during the arrest, including the administration of a sedative that may have caused his death. (translated)

Samuele Spinelli morto a Barcellona dopo un fermo della polizia spagnola: aperte due inchieste

Mesmo tendo 22 anos de magistratura, nunca vi algo parecido: a cúpula atual da PF querendo acionar a AGU contra um Ministro do STF, no caso o André Mendonça, para controlar as investigações do roubo dos aposentados e pensionistas do INSS! Ainda bem que o Lula disse que não iria interferir nas investigações sobre as relações do Lulinha com o Careca do INSS (contém ironia). #Justiça #Política #Corrupção

Mauro y sus abogadas. Acaban de denunciar penalmente, a la jueza por abuso de poder. En el consejo de la magistratura Como debe ser.. #MauroIcardi #Justicia #AbusoDePoder #DerechosHumanos

Luca Carleo, recently appointed deputy manager for Lombardy, is under investigation for financial fraud of 30 million euros, with precautionary measures issued by the judiciary against the Ops group, which is at the center of an inquiry into market manipulations and false social communications. (translated)

Altra tegola per Vannacci, a un giorno dalla nomina il dirigente lombardo Carleo è indagato. I pm: “Coinvolto in frode da 30 milioni”

VENDETTA, POLITICA E DEMOCRAZIA: una visione sociologica Il caso giudiziario del gioielliere condannato per l'omicidio di alcuni rapinatori in fuga ha superato i confini delle aule di tribunale, trasformandosi in un acceso dibattito pubblico e questo stimola l’interesse del sociologo. Se osservata attraverso le categorie sociologiche di Pierre Bourdieu, questa vicenda cessa di essere un isolato fatto di cronaca o una questione di dottrina penale, configurandosi come una chiara manifestazione delle tensioni strutturali che attraversano lo spazio sociale, in particolare nel rapporto tra il campo giuridico, il mondo dei profani e il campo politico. Il campo giuridico si costituisce storicamente come uno spazio sociale autonomo, regolato da logiche proprie e accessibile solo a professionisti dotati di specifiche competenze linguistiche e tecniche (giudici, avvocati, giuristi, ecc.). Quando i magistrati emettono una sentenza di condanna basata sul rigido scrutinio della legittima difesa, applicando i requisiti di attualità del pericolo e proporzionalità, esercitano il potere tipico del campo ovvero il potere di nominare, classificare e produrre la realtà sociale in modo legittimo. L'evento drammatico viene spogliato della sua carica emotiva e tradotto in categorie codificate dalla legge. A questa razionalizzazione formale si contrappone l'habitus dei profani, ovvero dei cittadini comuni, la cui percezione della giustizia risponde a un senso pratico immediato. Per una parte consistente dell'opinione pubblica, la condanna dell'esercente appare incomprensibile perché urta contro schemi cognitivi basati sulla tutela emotiva della proprietà privata e sul principio della compensazione morale rispetto al torto subìto. Si manifesta così una frattura netta tra la neutralizzazione formale della violenza operata dallo Stato e le istanze etiche, spesso disorganiche, del pubblico non specialista. Sotto il profilo della sociologia del diritto, il contrasto tra l'azione del gioielliere e la risposta dell'ordinamento richiama il principio fondativo dello Stato moderno cioè la rinuncia da parte del cittadino al proprio diritto di vendetta privata. Nel patto sociale stabilito all’interno degli Stati di diritto, l'individuo cede la gestione della giustizia riparativa (vendetta) a un'entità terza e impersonale, lo Stato, la quale assume su di sé il monopolio della forza legittima. La reazione del gioielliere, che colpisce i rapinatori durante la fuga, viene interpretata dal campo giuridico come un tentativo di riappropriarsi di quella violenza privata originaria che il contratto sociale ha storicamente bandito. La condanna penale non mira soltanto a sanzionare un illecito, ma risponde alla necessità strutturale di riaffermare l'esclusività del potere statale, impedendo che i singoli consociati tornino a farsi giustizia da sé, disfacendo l'ordine legalizzato e pertanto la coesione sociale. Questa divisione tra habitus profano e razionalità giuridica apre lo spazio a un marcato pericolo di manipolazione dell'opinione pubblica, operata dalle forze politiche attraverso una sistematica comunicazione mediatica. Nel tentativo di erodere l'autonomia del campo giuridico, gli attori politici più radicali e conservatori utilizzano i mass media per amplificare la risposta emotiva dei cittadini profani, offrendo una narrazione semplificata e polarizzata del reato. La cronaca giudiziaria viene così strumentalizzata per veicolare e legittimare modelli di controllo sociale basati sulla violenza e sull'autodifesa militarizzata, elementi ideologici tipici delle destre populiste che, si ricorda, hanno come nucleo valoriale ed ontologico fondante, l'assunto della disuguaglianza tra i cittadini, formalizzando una divisione gerarchica tra chi ha il diritto intrinseco di essere protetto, o persino di esercitare una forza letale, e chi viene permanentemente declassato a una categoria subalterna priva di tutele umane fondamentali. Attraverso la celebrazione mediatica del cittadino che si fa giustizia da sé, la propaganda politica tenta di normalizzare l'uso privato delle armi e di ridefinire il concetto stesso di sicurezza, trasformando un grave illecito penale in un atto di eroismo civile. Questa strategia non mira solo a raccogliere consenso elettorale immediato, ma persegue l'obiettivo più profondo di imporre una visione del mondo autoritaria, in cui la coesione sociale non è garantita dall'equità delle istituzioni terze, bensì dalla minaccia della forza privata e dalla punizione esemplare del deviante. La vicenda si arricchisce di un ulteriore livello di complessità con l'intervento del Ministro della Giustizia il quale, superando le proprie prerogative in ossequio alla linea della propria parte politica, richiede formalmente la grazia per il condannato. Dal punto di vista bourdieusiano, questa condotta descrive il tentativo del campo politico di invadere i confini del campo giuridico, cercando di subordinare l'ortodossia delle procedure legali alle logiche del consenso elettorale e alla legittimazione dei sopra citati modelli securitari. Il ministro tenta di capitalizzare politicamente il risentimento dei profani, proponendo un principio di visione e di divisione del mondo alternativo a quello espresso dalla magistratura, fondato sull'idea di una giustizia sostanziale e di parte. A questa ingerenza risponde l'ammonimento del Presidente della Repubblica, che interviene per sanzionare l'infrazione delle regole istituzionali e per ristabilire i confini del campo giuridico. Il richiamo del Quirinale risponde alla necessità non tanto di ribadire le proprie prerogative quanto di difendere l'autonomia del diritto da condizionamenti esterni, riaffermando l'immagine di un potere statale neutrale, oggettivo e superiore agli interessi particolari delle fazioni politiche. In ultima analisi, il conflitto generato attorno alla figura del gioielliere mette a nudo l'essenza stessa del fenomeno giuridico secondo Bourdieu per cui il diritto non è un apparato neutrale e universale, ma l'esito di una lotta simbolica permanente per il monopolio della violenza legittima. La condanna giudiziaria e la successiva difesa dei confini istituzionali da parte della presidenza servono a mantenere viva l'efficacia dell'imposizione di un ordine sociale dominante che si dissimula dietro l'apparenza di una mera, e inevitabile, applicazione tecnica della legge. Il caso esaminato mostra quindi come la stabilità di questo ordine fondante dei regimi democratici dipenda costantemente dalla capacità del campo giuridico di respingere le spinte emotive della piazza, i modelli di controllo reazionari e le strumentalizzazioni della politica, riaffermando ogni volta la propria universale legittimità. L'analisi di questa complessa dinamica tra campi del potere permette di formulare una considerazione conclusiva sulla natura e sulla funzione dell'ordine sociale dominante all'interno dei sistemi democratici contemporanei. Sebbene Bourdieu evidenzi con severità critica i meccanismi di conservazione e di dissimulazione del potere insiti nelle istituzioni statali, la strenua difesa dei confini del campo giuridico mostra un risvolto democratico di fondamentale importanza. I meccanismi di autoconservazione istituzionale, la rigida e razionale applicazione della norma penale e la ferma reazione del vertice dello Stato contro le ingerenze di parte non devono essere intesi come una sterile chiusura tecnocratica, bensì come i veri e propri anticorpi che proteggono la democrazia. Nel momento in cui le forze politiche radicali tentano di cavalcare le passioni popolari per legittimare modelli reazionari di controllo sociale, la tenuta dell'ordine giuridico formale si erge come un argine insostituibile. Riaffermando la neutralità della legge e l'esclusività statale della forza, questi presidi istituzionali neutralizzano il pericolo di una deriva autoritaristica, impedendo che lo Stato di diritto venga svuotato dall'interno a favore di una logica della violenza privata e del populismo penale e politico. PS: se volete approfondire leggete Bourdieu "La forza del diritto. Elementi per una sociologia del campo giuridico"