"Dopo 10 anni di lotta per la verità arriva finalmente anche la giustizia e arriva soltanto grazie al lavoro straordinario della procura, alla tenacia della famiglia" #GiulioRegeni #Giustizia #Egitto
"Dopo 10 anni di lotta per la verità arriva finalmente anche la giustizia e arriva soltanto grazie al lavoro straordinario della procura, alla tenacia della famiglia" #GiulioRegeni #Giustizia #Egitto
“Questa è una sentenza storica. Dopo 10 anni di lotta per la verità arriva finalmente anche la giustizia per Giulio Regeni e arriva soltanto grazie al lavoro straordinario della Procura, alla tenacia della famiglia Regeni e al lavoro dell’avvocata Ballerini”.A rivendicarlo la segretaria del Pd, Elly Schlein, dal tribunale di piazzale Clodio a Roma, dopo la sentenza del processo per il sequestro e l’omicidio di Giulio Regeni. #GiulioRegeni #Giustizia #Egitto
Ringrazio le donne di Italia Viva che hanno scovato, poi rilanciato e fatto girare sui social il video di Tajani sulle gonne delle donne. Sono fiero di voi: senza la vostra tenacia la frase di Tajani sarebbe finita nel dimenticatoio. È devastante pensare che nel momento più https://t.co/VwhaLo1TIg #Tajani #Donne #ItaliaViva #IT
Ringrazio le donne di Italia Viva che hanno scovato, poi rilanciato e fatto girare sui social il video di Tajani sulle gonne delle donne. Sono fiero di voi: senza la vostra tenacia la frase di Tajani sarebbe finita nel dimenticatoio. È devastante pensare che nel momento più #ItaliaViva #Donne #Tajani #IT
Un tempo le uniche partite trasmesse in tv erano quelle di Coppa dei Campioni. A 21 anni, era normale restare incantati davanti al Real Madrid di Puskás, Gento e Di Stéfano. Meno normale affrontarli in finale. Prima di Inter-Real Madrid, Luis Suárez dovette scuotere Sandro Mazzola: «Noi andiamo a giocare. Tu resti qui a guardare?». Risposta? 3-1 e doppietta ai blancos. Sandro era un figlio dell’Inter, quasi letteralmente. Perse suo padre Valentino a sei anni nella tragedia di Superga e Veleno Lorenzi lo prese sotto la sua ala. «L’Inter mi ha dato una cosa che non aveva prezzo: una possibilità». Mazzola la ripagò con 565 presenze e una sola maglia. Dopo quella finale di Vienna, Puskás gli regalò la sua maglia: «Ho visto giocare tuo padre. Sei degno di lui». Portava un cognome leggendario e con classe, tenacia e perseveranza ha reso leggendario anche il suo nome. Se ne è andato nel giorno dei 100 anni di San Siro, lui che lì aveva vinto la Coppa dei Campioni. Oggi Milano lo saluta per l’ultima volta. #Inter #Calcio #Sport
con nuove lotte di libertà, da parte di persone (non importa di quale orientamento politico) che siano ispirate dalla tenacia — la chiamava “tigna” — con la quale difendeva la democrazia liberale dalle vecchissime, tragiche illusioni spacciate dai nuovi demagoghi. #libertà #democrazia #tenacia #Thetweetdoesnotmentionanyspecificcountries.Therefore #therearenocountrycodestoreturn.
L’ “Edicola Teatro” di San Severo (Francesco Gravino / Foyer ’97) su RSI (Radiotelevisione Svizzera Italiana) SOURCE: https://www.linkedin.com/posts/luciano-magaldi-s-05a4a71b3_l-edicola-teatro-di-san-severo-francesco-ugcPost-7479213118582280193-v2DU/ Nel cuore intimo di Via Matteo Tondi, a San Severo, in Puglia, dove un'edicola in disuso è stato riportato alla vita grazie alla visione artistica di Francesco Gravino e della compagnia teatrale sanseverese Foyer ’97, la Radiotelevisione Svizzera Italiana (RSI) ha ora posato il proprio sguardo su questo straordinario esperimento culturale, offrendo un ritratto intriso di finezza, curiosità e ammirazione civica. Il teatro più piccolo del mondo, nato da un’idea che un tempo sembrava donchisciottesca e oggi riconosciuta come un luminoso emblema della creatività pugliese, è stato presentato a un pubblico internazionale attraverso il video reportage di RSI, che ne coglie sia la fragilità poetica sia lo spirito audace. Il servizio si erge come un tributo alla stessa San Severo: al suo impulso artistico, all’eredità sempre viva di Andrea Pazienza, e a tutti coloro che credono che la bellezza possa fiorire nei luoghi più inattesi, persino nella cornice lignea di un'ex-edicola. La copertura di RSI mette in luce una verità che Gravino e Foyer ’97 incarnano da tempo: la cultura non dipende dai grandi auditorium, ma dalle grandi visioni e dal coraggio di immaginare diversamente e dalla tenacia di trasformare l’immaginazione in spazio vissuto. Le mie più sentite congratulazioni a Gravino, a Foyer ’97 e a tutti coloro che custodiscono questo gioiello urbano, il quale continua non solo a sorprendere l’Italia, ma ora anche a incuriosire e ispirare spettatori oltre i suoi confini! Nel cuore intimo di Via Matteo Tondi, a San Severo, in Puglia, dove un'edicola in disuso è stato riportato alla vita grazie alla visione artistica di Francesco Gravino e della compagnia teatrale sanseverese Foyer ’97, la Radiotelevisione Svizzera Italiana (RSI) ha ora posato il proprio sguardo su questo straordinario esperimento culturale, offrendo un ritratto intriso di finezza, curiosità e ammirazione civica. Il teatro più piccolo del mondo, nato da un’idea che un tempo sembrava donchisciottesca e oggi riconosciuta come un luminoso emblema della creatività pugliese, è stato presentato a un pubblico internazionale attraverso il video reportage di RSI, che ne coglie sia la fragilità poetica sia lo spirito audace. Il servizio si erge come un tributo alla stessa San Severo: al suo impulso artistico, all’eredità sempre viva di Andrea Pazienza, e a tutti coloro che credono che la bellezza possa fiorire nei luoghi più inattesi, persino nella cornice lignea di un'ex-edicola. La copertura di RSI mette in luce una verità che Gravino e Foyer ’97 incarnano da tempo: la cultura non dipende dai grandi auditorium, ma dalle grandi visioni e dal coraggio di immaginare diversamente e dalla tenacia di trasformare l’immaginazione in spazio vissuto. Le mie più sentite congratulazioni a Gravino, a Foyer ’97 e a tutti coloro che custodiscono questo gioiello urbano, il quale continua non solo a sorprendere l’Italia, ma ora anche a incuriosire e ispirare spettatori oltre i suoi confini!
La squadra di Report accoglie con entusiasmo la scelta dell’Azienda di nominare Claudia Di Pasquale come la nuova conduttrice di Report. Claudia, che con Daniele Piervincenzi presenterà la trasmissione, negli anni ha incarnato fino in fondo lo spirito di questa redazione con rigore e tenacia. L’intero gruppo con i suoi autori e conduttori, è al lavoro per la prossima stagione, in onda dall’8 novembre su #Rai3 #Report #Rai3 #Televisione
A vent'anni dalla morte di Oriana Fallaci, escono per la prima volta le sue lettere inedite a Monsignor Fisichella, che documentano un intenso dialogo umano e spirituale, rivelando la fragilità e la tenacia della grande giornalista e scrittrice. #OrianaFallaci #Lettere #Amicizia

È vero, sembra che a Sonego manchi sempre un soldo per fare una lira, direbbe nonna mia. Sempre a un passo da qualcosa. Però, c’è un però gigantesco. Non avrà la grazia del predestinato, ma ha la tenacia del cagnaccio. I cagnacci rifiutano la resa e non capiscono il concetto di pronostico. Una forma di analfabetismo agonistico che va profondamente rispettata. Se lo chiedete a me, pure celebrata. Il venerdì sera è meglio essere predestinato, ma il lunedì mattina è meglio essere Sonego. #sonego #tennis #usopen #tennis #sport #determinazione
46 anni fa la strage neofascista alla stazione di Bologna colpì al cuore la nostra Repubblica: 85 vittime innocenti, oltre 200 feriti, un’intera comunità segnata per sempre. Il primo pensiero va ai familiari, che con coraggio e tenacia non hanno mai smesso di chiedere verità e #Bologna #Strage #Memoria #IT
probabilmente molti non c’erano durante questo viaggio incredibile ma per me nulla supererà l’emozione del primo slam, della prima partita slam vinta contro novak e della tenacia che ha dimostrato di avere in finale. ao24 non sarai mai dimenticato❤️🩹 https://t.co/B3sSLgdhva #Tennis #GrandSlam #Emozioni
IL SOLITO CUORE ENORME DI SONEGO! 🫀🇮🇹 Lorenzo batte Diallo al quinto! Un'altra battaglia di grinta e tenacia vinta dall'azzurro: vale l'accesso al 3° turno di Wimbledon dove sfiderà Fritz 🔜🌱 #Tennis #Wimbledon #Sonego https://t.co/J33q6h585k #Tennis #Wimbledon #Sonego
Leadership, esperienza, tenacia: e se fosse lo svincolato Acerbi il nome giusto per il dopo De Vrij? (GdS) #Leadership #Calcio #Mercato
Recap #CobolliZverev Tempo di lettura: match di Arnaldi (Scusate. È andata così.) Zverev vince il Roland Garros. Quattro anni fa lo avevamo visto lasciarsi cadere nello stesso angolo e con le stesse mani sul volto, ma dal dolore. Tutti gli infortuni sono brutti, ma alcuni di più: per come arrivano e quando. Nadal era avanti un set, ma niente era già scritto sullo Chatrier. Sascha era all’apice della forma ed è crollato tutto. Dopo il lento recupero e il ritorno ai vertici, sulla sua strada ha trovato Sinner e Alcaraz, inespugnabili come una fortezza medievale. In un terribile deja-vu, era di nuovo il migliore fra gli umani. Colui che poteva ottenere quasi tutto. E il “quasi”, nello sport, logora più di qualunque altra cosa. Suonava come una beffa, visto che Madre Natura gli aveva fatto molti doni, tra i quali la fisicità e un rovescio benedetto. Gli aveva donato anche il diabete, però, e per molte persone i suoi traguardi hanno un significato che trascende il tennis. Zverev con tenacia ha colto la sua occasione. Si lascia cadere per terra e con lui cade dal suo sguardo un peso gigantesco: la paura di non farcela mai. La sua vittoria però ha contrariato molti per due motivi. Il primo è un tema impossibile da trattare in poche righe, scomodo come sedersi su un divano di pelle ad agosto. Lo metto qui come centrotavola: le sue vicende personali. Se il processo in tribunale alla fine non si è tenuto, la discussione pubblica invece sì. La mancanza di una sentenza ha reso inevitabile una zona grigia, che ciascuno - per fortuna - colora con i propri principi e la propria morale. Il secondo è più leggero ed è basato sul caposaldo che senza Sinner e Alcaraz non sia un torneo omologato. Si sprecano i paragoni con la finale dell’anno scorso, però mi sembra un tantino insensato paragonare la battaglia tra la Flotta Ribelle e la Morte Nera a una partita di tennis. Non lo so, fate voi. La verità è che da quando esiste il gioco della pallacorda, le dispute sui draw facili sono importanti solo per i tifosi di quelli che non hanno vinto. Dannato Soderling. La storia, che non tifa nessuno, invece ricorda solo uno slam in saccoccia. Tornando alla partita. Dall’altra parte della rete c’era Flavio Cobolli. L’esordio in una finale slam si fa sentire e il primo set scappa via. Poi ritrova fiducia, conquista un break, rivolge gli occhi al cielo e immaginiamo con chi stia parlando. Il muro azzurro dietro di lui lo aiuta a lottare come un leone e vince il quarto set: noi in purezza. Perde al quinto: sempre noi in purezza. Adriano Panatta arriva sul palco della premiazione. Mentre il pubblico lo celebra con applausi scroscianti, guarda Flavio seduto in panchina, sorride e gli fa un occhiolino. Per me, quel decimo di secondo è stato il momento più bello della finale: l’affetto discreto di chi sa cosa significa. Magari Adriano stava salutando un amico suo in seconda fila, ma che ci importa di rovinare una bella storia con la verità. Flavio, goditi il momento e l’ingresso in top10. La bellezza di tutte le prime volte è credere che non saranno le ultime. #tennis #rolandgarros #tennis #RolandGarros #Zverev
Lo ammetto: Matteo Arnaldi era il mio preferito di questo assurdo Roland Garros. Il motivo è semplice. Tutti quelli arrivati in fondo avevano lunghe storie dal sapore letterario a precederli, la sua si era interrotta. Berrettini dopo la finale a Wimbledon era diventato nome proprio di miracolo. Il n.6 del ranking, il tennis italiano sulle sue spalle. Gli infortuni, i ritorni impossibili. Quel corpo statuario che gli Dei invidiosi hanno tante volte sfregiato per dispetto. Cobolli era legato dall’infazia a Berrettini, per questo è stato accolto subito come il fratellino d’italia. Come tutti i fratelli minori si è emancipato, ha trovato la sua identità. Oltre che nel tennis, anche in una capacità comunicativa straordinaria. Sa farsi comprendere con la mimica o in romanesco pure dalla Gazzetta del Peloponneso, tanto che l’ATP lo aveva scelto per gioco come Admin dei suoi social. Eccolo in finale: guarda come s’è fatto grande. Felix non ha in effetti una grande storia, ma è il bravo ragazzo educato e timido per cui tutte abbiamo preso una cotta alle medie. Questo a noi frivole basta e avanza. Mensik, Fonseca e Jodar sono il nuovo che avanza, le rivalità presenti e future, gli scalpi regali, le aspettative, soprattuto la lotta per race del Fanta-terzo-incomodo. Zverev è il campione malinconico. Tanti successi e altrettanti successi sfiorati e mai dimenticati. Poi quell’infortunio tremendo al picco della forma contro Nadal. Le grida che ci avevano raggelato, il ritorno al n.3. L’ostacolo Sinner e Alcaraz più alto delle mura di Mordor. Per Arnaldi è stato diverso, dicevo. La sua storia ha subito una battuta d’arresto dopo l’exploit in Davis nel 2023. Quella volta era stato coniato l’arnaldismo: la straordinaria caparbietà di fare magie a casaccio fino all’alba di una gloriosa vittoria. Poi un calo di rendimento. Poi l’assenza in Davis. Poi l’infortunio. L’arnaldismo era sparito dai riflettori e relegato a un fenomeno dato da una congiuntura astrale. Sembrava “una cosa divertente che non farò mai più” - citando David Foster Wallace. Invece no. La sua storia Matteo ha ricominciato a scriverla a Parigi. Con la tenacia, coi sorrisi sotto due set e due break al quarto. Con le battaglie a notte fonda. Soprattutto, con l’incapacità di arrendersi alla sconfitta che ci ha fatto innamorare tutti. A un passo dal sogno della finale si è abbeverato alla foce del Tigri e dell’Eufrate, come un certo amico suo. Forfait all’ultimo metro. Anche questo è un finale letterario, a dire la verità. Non quello che avremmo voluto, ma comunque un finale. Matteo Arnaldi si è preso il cuore di tante persone, con un tennis esaltante e quello sguardo lì. Questo, si, è il finale che merita. #arnaldi #tennis #rolandgarros #tennis #rolandgarros #sport
Recap #ArnaldiTiafoe Potremmo cercare in mezzo a un elenco sterminato di aggettivi, nessuno basterebbe a raccontare quello che è successo ieri notte: Matteo Arnaldi è diventato il nome di un sentimento popolare. Come tutti i sentimenti ne racchiude altri in proporzione variabile: tenacia, follia, caos, Supradyn potassio e magnesio. Non è importante. A fine match Matteo dirà che a un certo punto non è stato più tennis, ma una cosa diversa. Ed è vero. Quando ciò accade si avverte, perché una forma familiare d’un tratto assume significati più profondi. Come i campanelli che Magritte dipingeva qua e là: sembravano fuori posto ed effettivamente lo erano. Proprio per questo simboleggiavano la variabile impazzita che fa parte dell’esistenza, che lui amava definire una pianta ai margini degli abissi. I surrealisti erano un tantino drama queen, ma avevano anche dei difetti. Comunque. Ai margini dell’abisso di questo match Matteo ci si ritrova nel quarto set. Già avanti di due, Tiafoe sale 4-1 e in cuor nostro pensiamo sia finita. A quel punto un gruppetto di ragazzi italiani si carica sulle spalle Matteo, il match, il cuore nostro e la Repubblica. Sugli spalti il tifo assordante è tutto per l’americano, loro urlano senza sosta che ci credono e allora ci crediamo pure noi. Soprattutto continua a crederci Matteo e dal terreno sbuca una foglia: controbreak. Poi un’altra: parità. La pianta su quel margine la chiameremo Satana. L’inerzia si ribalta: Tiafoe piove di sudore e Matteo arriva ovunque come se fosse fatto per il 70% di elastane. Si va al quinto, un capitolo di fantascienza post-apocalittica che saprebbe scrivere solo Douglas Abrams. Dopo cinque ore e mezza Arnaldi vince. Risponde incredulo alle domande di Alex Corretja che lo intervista con gli occhi lucidi. Poi corre ad abbracciare quei ragazzi. È solo sport, dicono. #tennis #rolandgarros #tennis #sports #RolandGarros
«Si compie così legalmente e pacificamente il più grande rivolgimento della storia politica moderna d’Italia. Con ardimento, con tenacia, con sforzo disciplinato abbiamo gettato un ponte sull’abisso fra due epoche.» Alcide De Gasperi, discorso all’Assemblea Costituente. 25 giugno #StoriaPolitica #Rivolgimento #DeGasperi #IT
E tu non ti sei montato per nulla sei rimasto i ragazzi umile di sempre con una grande tenacia e piano piano stai raggiungendo dei bei traguardi 🔝🔝💪🇦🇷♥️#Helevier https://t.co/852NlTwQga #Determinazione #Successo #Umiltà