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La Forza Invisibile: Perché il Rispetto e la Dignità sono le Nuove Forme di Coraggio Introduzione: Il Paradosso della Debolezza Vi siete mai chiesti perché, nella frenesia della modernità, l’atto di portare rispetto sia finito per essere declassato a sintomo di fragilità? In un’epoca che sembra aver eletto la sfrontatezza a virtù e il rumore a prova di esistenza, l’eleganza interiore viene spesso guardata con il sospetto che si riserva a un reperto anacronistico. Eppure, attraverso le riflessioni intime di L. B., scopriamo che questa presunta debolezza è, in realtà, l'unica vera forma di resistenza rimasta. La gentilezza non è una resa, ma una postura dell'anima che richiede una forza di gran lunga superiore al cieco impeto dell'ego.Punto 1: Il Rispetto è un Sentimento "Demodé"?Oggi assistiamo a un paradosso logorante: il rispetto è un valore preteso a gran voce da tutti, ma praticato con una parsimonia quasi ascetica. L. B. ne traccia un profilo lucido, definendolo l'antitesi di quella "sfrontatezza" che sta diventando la cifra stilistica del nostro tempo. Questa sfrontatezza non è altro che un'ineleganza dell'essere, una rinuncia sistematica a dare peso e valore alla propria e altrui dignità. Quando smettiamo di rispettare, non stiamo semplicemente ignorando l'altro; stiamo dichiarando la nostra bancarotta spirituale, rinunciando alla nobiltà d'animo per abbracciare una volgarità esistenziale priva di bussola."Il rispetto: preteso sempre, praticato sempre meno — come tutto quello che viene percepito come debolezza. "Punto 2: La Dignità come "Ingessatura" Necessaria Per chi ha il coraggio di guardarsi dentro, la dignità appare come una "bella ingessatura". Non lasciatevi ingannare dal termine: lungi dall'essere un limite che imprigiona, l'ingessatura è ciò che permette a un corpo fratturato di guarire e di stare di nuovo eretto. In un mondo che esalta una libertà scomposta e spesso distruttiva, la dignità funge da impalcatura morale. È il controllo razionale che decidiamo di imporci per nobilitare ogni nostro gesto. Scegliere questa struttura non significa ridursi, ma darsi una forma, trasformando il disordine istintivo in una presenza solida e consapevole. Punto 3: Occupare lo Spazio Senza Sopraffare Vivere con dignità significa saper stare al mondo con una consapevolezza geometrica: occupare il proprio spazio necessario senza mai invadere o calpestare quello altrui. È qui che il Life Strategist riconosce il valore della "firma della sensibilità". Non si tratta solo di empatia, ma di uno stile personale nel farsi carico delle necessità del prossimo senza avvertire il bisogno puerile di rivendicare meriti o cercare il palcoscenico. È una sorta di branding silenzioso dell'anima: agire con valore perché è nella nostra natura farlo, lasciando che la nostra integrità sia l'unico testimone necessario."Dignità è saper porre un controllo razionale a come ci si muove. Occupare il proprio spazio senza sopraffare. "Punto 4: La Bellezza che Ritorna e il Coraggio Quieto È fondamentale non confondere la dignità con la rigidità. Se la rigidità è un muro che respinge, la dignità è un "coraggio quieto" che accoglie. Esiste una bellezza struggente che ci ritorna soltanto quando, nel silenzio della riflessione, guardiamo indietro ai percorsi faticosi che abbiamo attraversato. La vera vittoria non è l'aver raggiunto la meta, ma l'essere riusciti a percorrere sentieri impervi senza aver svenduto i propri valori lungo il cammino. È la nostalgia radiosa di chi si guarda allo specchio dopo la tempesta e riconosce ancora lo sguardo di chi è partito."La dignità non è rigidità. È il coraggio quieto di chi ha percorso una strada difficile senza perdersi lungo il cammino."Conclusione: Un Viaggio senza SmarrirsiScegliere la dignità e il rispetto oggi è un atto di ribellione silenziosa. Non è un retaggio del passato, ma una strategia vitale per chiunque desideri che il proprio passaggio sulla terra lasci una traccia dotata di senso. È la decisione quotidiana di rivestire di significato ogni interazione, di essere padroni dei propri movimenti e custodi della propria sensibilità. Solo mantenendo intatta questa "ingessatura" interiore potremo navigare la sfrontatezza del mondo senza che essa ci contagi.In una società che urla costantemente per attirare l'attenzione, avete voi il coraggio di lasciare che la vostra dignità sia l'unico, silenzioso testimone della vostra grandezza?

Infantino calpesta le regole e genuflette il calcio di fronte al potere. Mia riflessione per #Articolo21. Il calcio agli ordini di Trump https://t.co/N7mO4tZAnH #Calcio #Infantino #LibertàDiStampa

Non basta salvarsi dal mare se l’odio ti aspetta a terra. Fugge dalla Nigeria perché amare una persona del proprio sesso può costarti la libertà o la vita. Nel sud del Paese l’omosessualità è punita con fino a 14 anni di carcere, mentre in alcuni stati del nord, dove vige la Sharia, è prevista perfino la pena di morte. A soli 16 anni attraversa il deserto. Sopravvive a un anno di violenze e sofferenze in Libia. Affronta il Mediterraneo su un gommone con altre 119 persone: 44 di loro non arriveranno mai a Lampedusa. Il mare inghiotte le loro vite. Evans Ogbajie arriva in Italia. Ottiene lo status di rifugiato, trova un lavoro come benzinaio a Zanè, in provincia di Vicenza, e conquista tutti sul campo da calcio, diventando capocannoniere con il Silva Marano. Finalmente pensa di poter vivere senza nascondersi, senza paura, senza dover chiedere scusa per ciò che è. Ma la violenza cambia volto, non sempre sostanza. Il 2 luglio, alle sette del mattino, trova la sua auto devastata: carrozzeria sfregiata, insulti omofobi, un disegno osceno sul cofano, le scritte “Troia” e “Gay”, la targa strappata e gettata a terra. Questa non è una bravata. È un crimine d’odio. È il segnale che il pregiudizio continua ad avvelenare la nostra società. Ci indigniamo per le persecuzioni nei Paesi lontani, ma troppo spesso ignoriamo l’odio che cresce nelle nostre città, nei nostri quartieri, nelle nostre strade. Un rifugiato che scappa dalla persecuzione non dovrebbe ritrovarsi a fare i conti con la stessa intolleranza nel Paese che gli ha promesso protezione. La dignità umana non ha nazionalità, colore della pelle né orientamento sessuale. Chi semina odio contro chi è diverso non difende alcun valore: calpesta i principi fondamentali di una società democratica. A Evans Ogbajie va tutta la mia solidarietà. Agli autori di questo gesto, invece, va la condanna più ferma. Perché il silenzio davanti all’odio è la sua forma più pericolosa di complicità. #DirittiUmani #Solidarietà #StopOdio

È notizia di pochi minuti fa. Tutti e sedici i consiglieri di opposizione, così come la Presidente Barbara Floridia, si sono ufficialmente dimessi dalla Commissione di Vigilanza Rai. Una decisione tanto annunciata quanto clamorosa per protestare contro la vergognosa assenza della destra a tutte le riunioni in cui si sarebbe dovuto valutare lo stato di salute (pessimo) di Telemeloni. Sono quasi dieci mesi che la destra fa mancare volutamente il numero legale necessario per votare la Presidente Simona Agnes, ben sapendo di non poter ragggiungere la maggioranza qualificata di due terzi. E quindi cosa fa? Boicotta la Commissione. Stanno letteralmente tenendo in ostaggio un organo istituzionale per paura di perdere e di esporsi a una figuraccia. A questo punto, dopo aver tentato di tutto, politicamente, anche scioperi della fame, all’opposizione non è rimasto altro da fare che dimettersi, come atto di rispetto nei confronti delle istituzioni, della Rai e di un organo che la destra ha calpestato in ogni modo, dentro e fuori dai palinsesti. Anche questa è Telemeloni. (Tosa) #Rai #Politica #Opposizione

“Mentre mia figlia era sospesa tra la vita e la morte, (il 19enne marocchino con cittadinanza italiana) ha visto un'occasione di visibilità, ha pronunciato frasi offensive e disumane. Come siamo arrivati a questo? Come può essere umano cercare visibilità invece di dimostrare umanità? In quel momento, è stata calpestata la dignità della vita umana, è stata ferita la coscienza di tutti noi. Se permettiamo che tutto questo passi come normale, allora domani potrebbe accadere ancora e avremo fallito tutti” La mamma di Sofia Barberi chiede giustizia dopo il tragico incidente in cui sua figlia ha perso la vita. #Giustizia #DignitàUmana #CoscienzaCollettiva

Consentitemi questa riflessione del lunedì mattina, a proposito delle infinite sequenze di video stranianti postati da giovani russi (per lo più ragazze) in lacrime per le chilometriche file ai distributori, ma che non dicono una sola parola sui missili e i droni che il loro paese spedisce contro case scuole e ospedali ucraini, che è poi la causa di ciò che stanno vivendo. La disperazione per l’auto a secco o le vacanze in Crimea rovinate che provocano lacrime, ma non un briciolo di analisi su come si sia arrivati a vedere colonne di fumo in città, alla chiusura dei social, al rigido controllo di internet, sono il sintomo del successo della propaganda di regime, che in un quarto di secolo di putinismo ha cresciuto intere generazioni di automi, addestrati a ricercare il benessere materiale, e ad ignorare il prezzo reale che loro stessi ed altri pagano per assicurarselo. Nelle lacrime di questi ragazzi c’è rabbia, talvolta paura, ma non c’è traccia di colpa, per ragioni storiche che il regime di Putin ha sfruttato per consolidarsi e conquistare il potere. La più importante di queste è che è mancato nella storia russa un processo di identificazione della colpa, che molti storici riassumono come l'assenza di una "Norimberga russa", la quale avrebbe comportato una vera Vergangenheitsbewältigung (il termine tedesco che indica il "superamento/elaborazione del passato"). Nel 1945, la Germania nazista è stata occupata, rasa al suolo, divisa e costretta a guardare in faccia i propri crimini. Il processo di denazificazione non è stato immediato né perfetto, ma l'umiliazione militare e morale totale ha costretto i tedeschi a ridefinire la propria identità nazionale in opposizione al nazismo. Nel 1991, in Russia, non è successo nulla di tutto ciò. L'Unione Sovietica è crollata su se stessa per implosione economica e strutturale. Ma non ci sono state truppe straniere a Mosca, non ci sono stati processi pubblici per i crimini del gulag o dello stalinismo, e gli archivi del KGB sono stati aperti solo parzialmente per poi essere rapidamente richiusi. Il Cremlino stesso ha gradualmente riscritto i libri di storia, rispolverato simboli del passato, messo al bando ong come Memorial, che cercavano di tenere viva la memoria dei crimini sovietici perché si evitasse di commetterli ancora. Il risultato è che per la popolazione, il crollo dell'URSS non è stato vissuto come la liberazione da un regime oppressivo, ma come una catastrofe geopolitica e sociale che ha portato povertà, caos e perdita di status. La fine della Guerra Fredda è stata percepita come un "incidente della storia" o, peggio, come un tradimento interno e occidentale, e non come il fallimento intrinseco di un modello imperiale e autoritario. Mancando l'elaborazione della colpa storica, lo spazio psicologico lasciato vuoto dal crollo dell'ideologia comunista è stato riempito dal risentimento. Negli ultimi vent'anni, la propaganda del regime ha fatto leva esattamente su questa "volontà di rivalsa sociale", incanalata contro l'Occidente, rappresentato come l’entità che ha umiliato e calpestato il paese approfittando di un suo momento di fragilità. Un approccio revanscista che ha permesso a Putin di stabilire una continuità tra l'impero zarista, l'URSS e la Russia odierna per costruire il mito della "Grande Russia" vittoriosa e perennemente assediata da nemici esterni. Per sostenere questo impianto, il regime ha sostanzialmente esonerato in questi anni il popolo dalla politica. La conduzione dello Stato dipende da una classe dirigente autoproclamatasi tale che ha col popolo un patto sociale, il quale prevede la rinuncia collettiva ai diritti politici, in cambio di relativo benessere. Lo sgomento e le lacrime nascono dal fatto che quel patto è per la prima volta entrato in crisi e le promesse vengono infrante. Il nesso di causa-effetto ("non c'è benzina PERCHÉ stiamo aggredendo un altro Stato e siamo isolati dal mondo") viene attivamente rimosso o ribaltato, incolpando le sanzioni "ingiuste" dell'Occidente cattivo, alimentando ulteriormente quel circolo vizioso di vittimismo e vendetta storica. Sostengo, come altri, che la Russia non abbia mai fatto i conti con i propri mostri del passato e, che finché quel passaggio doloroso ma necessario non avverrà, la tentazione di rifugiarsi nel mito dell'impero e della forza rimarrà purtroppo la bussola di gran parte di quel popolo. Senza un’umiliazione netta, un processo pubblico che immortali e fissi nella storia le colpe di oggi e di ieri, quei giovani in lacrime continueranno a sentirsi non responsabili delle loro disgrazie. E a ritenere che il modello costruito da Vladimir Putin sia la soluzione e non il problema. #Russia #Storia #Propaganda

È terribile questa cosa del ragazzo gay e della sua mamma, e mi distrugge perché so quanto si possa amare un figlio incondizionatamente. È devastante tanto più per la dolcezza e l’amore che questo atto ha calpestato e distrutto. Il paradigma di questo nuovo “mondo al contrario” #AmoreIncondizionato #DirittiUmani #Solidarietà

Meloni con Trump passa da Temptation Island alla Terra dei Cachi Gli insulti di Trump non erano diretti solo alla premier ma all'Italia. Il suo tentativo di ricondurre il tutto a un fatto personale è puerile. Avrebbe dovuto convocare l'ambasciatore Usa e consegnare almeno una nota di protesta. Quindi si rifugia in battute che fanno sembrare l'Italia un Paese dove si possono calpestare le istituzioni come una Terra dei Cachi. Del resto aveva replicato solo verbalmente all'umiliazione dei cittadini italiani da parte del ministro Ben Gvir senza convocare l'ambasciatore israeliano. Conseguenza: in un'intervista al Corsera il presidente israeliano Herzog non rivolge neppure un accenno di scuse. Lei _ ma anche l'Italia _ viene presa per le orecchie da tutti come un'infante dell'asilo Mariuccia. Sovranista da ridere. #Politica #Italia #Trump

Beautiful and important exchange between @FranceskAlbs and the #portualiDiGenova, #CALP and @jose_nivoi, who have the moral courage to oppose the shipments of #arms to #Israel. Don't miss it! (translated)

Orbitronik-Forschung: So könnten Computer energieeffizienter werden

Indecent images from #Bologna and beyond: Islamic prayer with #women relegated to enclosures like animals or inferior beings. A shameful spectacle: enough with those who trample on women's rights! #islam (translated)

BRIGA May 27

Cara Lazio, Chi ti guida sta calpestando il tuo Nome e la tua Storia. Ma tu ritornerai. Perché Noi non andremo mai via. 🤍🩵 #Lazio #Storia #Ritorno

Nichi Vendola May 20

Jewish state? Don't call it that anymore. Israel tramples and dishonors the values of Judaism. Our dissent in the inte... (translated)

Peter Gomez May 20

Jewish state? Don't call it that anymore. Israel tramples and dishonors the values of Judaism. Our dissent to the inte… (translated)

Gad Lerner May 20

Jewish state? Don’t call it that anymore. Israel tramples and dishonors the values of Judaism. Our dissent within Israeli society and among the Jews of the diaspora aims to preserve the biblical teaching of liberation from slavery and coexistence. (translated)

Il Calp, collettivo degli autonomi del porto di Genova, ha lanciato un ultimatum chiedendo la liberazione di Thiago Avila e Saif Abukeshek, attivisti arrestati dalle forze israeliane in acque internazionali, minacciando uno sciopero generale se non verranno rilasciati, in un contesto di mobilitazione a sostegno della causa palestinese. #PalestinianSolidarity #GeneralStrike #GlobalSumudFlotilla

Flotilla, nuova chiamata allo sciopero generale: "Se non liberano Thiago e Saif riblocchiamo tutto"