Potremmo guardare a quanto George Osborne [l’ex ministro delle Finanze dei Conservatori] ha detto su un’unione doganale, o quello che i Liberal-democratici hanno detto alla loro convention sul mercato unico, oppure potremmo andare fino in fondo. #Brexit #UnioneEuropea #RegnoUnito
In risposta alle recenti misure tariffarie di Donald Trump, il Canada introdurrà dazi doganali compresi tra il 15% e il 50% su oltre 700 prodotti americani, tra cui acciaio e alluminio, mentre il governo canadese destinerà 4,6 miliardi di euro per supportare le industrie colpite dalla guerra commerciale. #Canada #GuerraDeiDazi #Usa

Avere una crisi isterica perché vi chiedono i documenti in dogana non fa solo di voi delle drama queen pazzeh ma sminuisce il vostro supporto al greenpass antifascista per le fiere del libro. #dramaqueen #greenpass #libro
Open on XDonald Trump ha introdotto nuovi dazi doganali tra il 10 e il 12,5% su oltre 80 paesi, sfidando una sentenza della Corte Suprema che dichiarava illegale l'uso del suo potere esecutivo per tali politiche commerciali, sostenendo la necessità di incentivare la produzione e l'occupazione negli Stati Uniti. #DaziUSA #Trump #CommercioGlobale

E POI C’È LA #RUSSIA, CHE NON HA LETTO IL PROPRIO NECROLOGIO 🇷🇺📈🤡 Il collasso economico di Mosca continua ad avere un piccolo problema: non riesce a presentarsi all’appuntamento. Nei primi cinque mesi del 2026 la Russia ha esportato merci per 177,4 miliardi di dollari e ne ha importate per 118,3 miliardi. Risultato: 59,1 miliardi di surplus commerciale, in crescita del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche l’interscambio complessivo è aumentato dell’8,3%, raggiungendo i 295,7 miliardi. Ma il dato politicamente più interessante è un altro: le sanzioni non hanno fermato il commercio russo. Ne hanno semplicemente cambiato la cartina geografica. Le esportazioni verso l’Europa sono scese a 23 miliardi di dollari, mentre quelle dirette in Asia sono salite a 141,5 miliardi, con una crescita del 14,5%. Mosca non ha smesso di vendere. Ha soltanto trovato altri clienti. Le porte occidentali dovevano chiudersi e soffocare l’economia russa. Hanno invece installato una gigantesca porta girevole rivolta verso Oriente. E non si tratta soltanto di petrolio. Nei primi cinque mesi dell’anno sono cresciute le esportazioni di metalli del 26%, di prodotti agricoli e alimentari del 20,3%, di tessile e calzature del 27,8% e di prodotti chimici del 6%. Le materie prime restano centrali, ma la fotografia è un po’ più articolata della caricatura del distributore di benzina con la bandiera russa. Anche le importazioni di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto sono salite a 57,5 miliardi di dollari, segnando un aumento del 9,3%. È insieme un segnale di domanda interna e il promemoria di una vulnerabilità reale: Mosca continua ad avere bisogno di tecnologia e componentistica estera. Ed ecco il capolavoro strategico europeo: le stesse tensioni nello Stretto di Hormuz che stanno affossando i nostri mercati, facendo salire l’energia e appesantendo i costi delle imprese, aumentano contemporaneamente il valore delle esportazioni russe. Da questa parte arrivano listini in rosso, inflazione e bollette più care. Dall’altra entrano più dollari. Non è la dimostrazione che l’economia russa sia invulnerabile. È qualcosa di molto più imbarazzante: la dimostrazione che una crisi capace di indebolire l’Europa può rafforzare proprio il Paese che Bruxelles sostiene di voler mettere in ginocchio. Noi paghiamo il conto. Mosca incassa il sovrapprezzo. E poi ci spiegano che la strategia sta funzionando. Non è il miracolo economico russo. È il funerale mancato organizzato con largo anticipo dai migliori esperti occidentali. Avevano già stampato i necrologi, prenotato i fiori e scelto la musica. Poi il morto ha cambiato mercato, ha venduto oltre 141 miliardi di merci in Asia ed è uscito dalla porta sul retro con 59,1 miliardi di attivo. - Don Chisciotte Fonti: Servizio Doganale Federale della Federazione Russa; Interfax; TKS. #Russia #CommercioInternazionale #Sanzioni
Ho spiegato ai giornalisti che Erdogan aveva allegato anche una nota che esentava le armi dai controlli doganali sulle esportazioni turche.
L'Europa scelga la competitività, non il protezionismo La proposta europea di introdurre una fee sui piccoli pacchi provenienti da Paesi extra-UE nasce dall'esigenza di correggere una distorsione del regime doganale che, attraverso l'esenzione della franchigia sui pacchi sotto i 150 euro, ha favorito l'esplosione dell'e-commerce low cost. Il punto è interrogarsi sul tipo di risposta che l’Europa vuole dare a questo fenomeno. Un conto è correggere una distorsione del regime doganale; un altro è affidarsi a strumenti che, pur formalmente a carico dell’importatore, rischiano poi di trasferirsi almeno in parte sui prezzi finali. La vera sfida non è proteggere le imprese europee dalla concorrenza, ma renderle abbastanza produttive e innovative da competere ad armi pari. Se ogni aumento della pressione competitiva viene affrontato con nuove barriere, il rischio è rallentare gli incentivi a innovare e ridurre i benefici per cittadini e imprese. L'Europa deve puntare su più mercato unico, più produttività, più accordi commerciali e regole uguali per tutti, non su un ritorno al protezionismo. Se vuole guidare il libero scambio con partner come Mercosur e India, non può oscillare tra apertura e chiusura a seconda della provenienza della concorrenza. #Competitività #MercatoUnico #Ecommerce
Da domani entrerà in vigore il dazio europeo di 3 euro sui pacchi di valore inferiore a 150 euro acquistati da Paesi extra-Ue. La misura mira a scoraggiare l’importazione di prodotti a basso costo, soprattutto dalla Cina, e a contrastare la concorrenza dell’e-commerce extraeuropeo. Il dazio sarà applicato per ciascuna categoria merceologica indicata nella dichiarazione doganale: se un pacco contiene articoli di tipi diversi, l’importo potrà quindi essere moltiplicato Esempi: 📍 Pacco con una maglietta e un paio di calze: tassa di 6 euro 📍 Pacco con due magliette e due paia di calze: tassa di 6 euro 📍 Pacco con tre magliette (unica categoria): tassa di 3 euro #Dazi #Ecommerce #Importazioni
Dal 1. luglio 2023 l'Unione Europea introdurrà un dazio forfaitario di 3 euro sui mini pacchi acquistati online, in particolare da piattaforme cinesi come Shein e Temu, ponendo fine all'esenzione doganale per pacchetti sotto i 150 euro di valore, con ulteriori costi per la gestione doganale previsti dal novembre 2023. #DaziDoganali #Ecommerce #MiniPacchi

Dall'1 luglio 2026, i consumatori che acquistano piccoli pacchi da fuori l'Unione Europea dovranno affrontare una nuova tassa europea di 3 euro per articolo e un balzello italiano di 2 euro, in un contesto in cui la franchigia doganale per le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro sarà abolita, portando a un rischio di doppia tassazione e a un incremento dei costi per le spedizioni. #TassaPacchi #eCommerce #Dogana

Dall'1 luglio 2026, i consumatori che acquistano piccoli pacchi da fuori l'Unione Europea dovranno affrontare una nuova tassa europea di 3 euro per articolo e un balzello italiano di 2 euro, in un contesto in cui la franchigia doganale per le spedizioni di valore inferiore ai 150 euro sarà abolita, portando a un rischio di doppia tassazione e a un incremento dei costi per le spedizioni. #TassaPacchi #eCommerce #Dogana

Ursula von der Leyen: Accolgo con favore l'intesa raggiunta dal Parlamento europeo e dal Consiglio sulla riduzione dei dazi doganali per le esportazioni industriali statunitensi verso l'Ue. Stiamo lavorando duramente per l'indipendenza dell'Europa e il mercato unico deve contribuire a realizzarla. Quest'anno abbiamo concluso accordi con India, Australia, Mercosur, Svizzera.
L'Unione Europea ha raggiunto un accordo con gli Stati Uniti sulla riduzione dei dazi doganali per le esportazioni industriali, ma avverte che potrebbe sospendere le preferenze tariffarie se gli USA non rispettano l'aliquota del 15% sui derivati dell'acciaio e dell'alluminio entro il 2026. #AccordoCommerciale #DaziDoganalí #CommercioTransatlantico

Il presidente americano ha avvertito l'Europa che, se non verrà rispettato l'accordo sui dazi al 15% entro il 4 luglio, le tariffe doganali potrebbero aumentare al 25%. #TradeWar #Tariffs #USAEURelations