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#Pubblicità
Il Post 15h

A federal judge in the United States has ruled that Google is not required to sell its online advertising platform, allowing the company to change only some business practices to comply with antitrust laws without facing the more severe consequences of a potential breakup. (translated)

Google non dovrà vendere la sua piattaforma per le inserzioni online
Il Post 2d

The Customs Agency has requested the withdrawal of an advertisement for Serie A that promotes official data and statistics related to betting, considering it misleading and illegal as it could imply that betting is not safe. (translated)

La pubblicità della Serie A di cui l’Agenzia delle Dogane ha chiesto il ritiro

Distruggere Report in questo modo è un suicidio aziendale che presenterà il conto molto presto. Corsini dovrà giustificare la perdita di pubblico e di entrate pubblicitarie direttamente davanti alla Corte dei Conti. https://t.co/4lvOTJH5vK #report #pubblicità #business

The Serie A Football League launches the True Data campaign to promote the use of official data in betting, trying to monetize from betting even in a context of advertising prohibition on gambling. (translated)

“Se i dati non sono ufficiali, la tua scommessa è meno sicura”: così la Serie A specula sull’azzardo. La nuova campagna per racimolare soldi dai “True data”

The Disability Advocate of Grosseto ordered the removal of an advertising campaign for a gym that offended people with Down syndrome, raising a debate about the social responsibility of commercial communication. (translated)

“Persone con sindrome di Down offese nella pubblicità di una palestra”, il Garante ordina la rimozione
Il Post 6d

Meta has accepted an 18 billion dollar agreement to modify its social platforms, aiming to make them healthier for teenagers, but many experts warn that more significant changes are needed and that the negative impact on mental health requires a restructuring of the advertising and data collection-based business model. (translated)

Come dovrebbe essere un social network “sano”?

Guardo distrattamente un canale TV. Passa la pubblicità che incensa una linea di pasti quotidiani che fa dimagrire 5, 10, 12 chili... Subito dopo immagini di bambini africani denutriti e l' UNICEF che chiede di sottoscrivere donazioni. Le grandi disuguaglianze. In pubblicità. #disuguaglianze #pubblicità #solidarietà

How to defend against fake news and interference in political elections? The strategy is online. Starting from middle school, a course on logic, cognitive biases, and web education should be introduced. Television should create advertisements and short videos on the subject. (translated)

ANSA.it 2w

OpenAI has announced the launch of advertising on ChatGPT in Italy as well, starting from August 24, introducing commercial ads during Free and Go user sessions, while subscribers of Plus, Pro, Business, Enterprise, and Edu plans will remain excluded, ensuring that ads do not influence the generated responses and making known the restrictions on sensitive topics and minor accounts. (translated)

OpenAI lancia anche in Italia la pubblicità su ChatGpt

Apro YouTube per vedere un video di Diego Moreira e nella pubblicità c'è Van Dijk che lascia una cena per rispondere al telefono. Se la chiamata non è di Amorim per me questa stagione finisce qui. #YouTube #DiegoMoreira #VanDijk

The new iPhone advertisement has sparked controversy due to its controversial message about electronic babysitting, but despite the criticism, Apple emerges victorious, turning the campaign into a viral phenomenon on social media. (translated)

Polemiche sulla nuova pubblicità di iPhone. Ma a uscirne vincitrice è sempre Apple

Per adesso, l'unico obiettivo raggiunto da #Lavitola è fare pubblicità al suo ristorante #Ranucci https://t.co/c9Re79UYju #ristorante #pubblicità #obiettivi

larissa iapichino dalla pubblicità del kinder fetta al latte con mamma fiona may alla prima medaglia d'oro outdoor della carriera https://t.co/zfbtZkGGGz #LarissaIapichino #Sport #MedagliaOro

La Camera di Commercio della Florida ha pagato uno spazio pubblicitario a Times Square per celebrare lo sviluppatore economico dell’anno. Chi è? Il sindaco di New York Mamdani. La motivazione? “Volevamo ringraziarlo per i posti di lavoro, le aziende, le persone che sta spingendo fuori da New York e stanno venendo in Florida”. #Florida #NewYork #Economia

👏👏👏👏👏👏👏👏👏 Pietro Rael Preziosi Alice non lo sa ma negli anni 70 ai giovani di sinistra piaceva anche Battisti e a noi giovani di destra piacevano anche De Andrè, Guccini e De Gregori. Non ne facevamo una questione politica perché ci piaceva la musica, ci piacevano le loro poetiche seppur evidentemente di sinistra. Alice non lo sa ma la musica univa e andava oltre le ideologie. Poi sei arrivata tu e quelli come te, Alice, quelli che hanno distrutto il nostro mondo ideale e hanno cancellato qualunque barlume di convivenza civile fra persone che la pensano diversamente. PS. Ti sei fatta una bella pubblicità, Alice, perché io e tanta gente come me non sapevamo nemmeno che tu esistessi, musicalmente. Sanremo assicurato, dai! David Gramiccioli Tuo nonno è diventato De André grazie agli italiani. Tutti. Indistintamente. Nonostante il cognome importante, e sarebbe ipocrita fingere che non abbia rappresentato un vantaggio, fino a poco tempo fa, in Italia, in pochi conoscevano Alice De André. Attrice, stand-up comedian e oggi, improvvisamente, protagonista del dibattito pubblico. La notorietà, si sa, arriva spesso per vie imprevedibili. E in questo caso è arrivata anche attraverso Matteo Salvini. «Mio nonno gli avrebbe chiesto cosa ci faceva lì», ha dichiarato Alice De André, commentando la presenza di Salvini nella residenza di Fabrizio De André, L’Agnata. La nipote del cantautore ha inoltre sostenuto la contestazione di una ragazza presente tra il pubblico e si è detta sorpresa dalle critiche ricevute: «Forse mio nonno è diventato una specie di santino nazionale». No, Alice. Tuo nonno non è diventato un santino nazionale. È diventato qualcosa di molto più importante: un artista che ha saputo entrare nella storia culturale di questo Paese e nel cuore di milioni di italiani. E lo ha fatto attraverso le sue canzoni, la sua poesia, la sua capacità straordinaria di raccontare gli ultimi, gli emarginati, gli inquieti, gli uomini e le donne che la società spesso preferisce non vedere. Ma c'è un particolare che sarebbe bene non dimenticare. Quegli italiani erano, e sono, di ogni orientamento politico. Destra. Sinistra. Centro. Nessuna appartenenza. Italiani che hanno comprato i suoi dischi, riempito i suoi concerti, cantato le sue canzoni e contribuito, nel tempo, a trasformare Fabrizio De André in quello che oggi rappresenta: un patrimonio culturale che appartiene a tutti. E proprio quella popolarità, costruita dal talento di tuo nonno ma alimentata dall'affetto di un intero Paese, oggi consente anche a chi porta il suo cognome di godere di una luce riflessa che, piaccia o non piaccia, esiste. Per questo forse sarebbe opportuno usare quella luce con maggiore cautela. Perché Fabrizio De André non ha mai avuto bisogno di essere trasformato in una bandiera politica. E non ha certamente bisogno che qualcuno stabilisca, a posteriori, chi abbia il diritto di avvicinarsi alla sua memoria e chi invece debba essere considerato un intruso. Se Salvini va a L'Agnata, può piacere o non piacere. Si può condividere la sua presenza oppure no, ma contestarlo in quel luogo, durante la celebrazione di Faber proprio no. . Pensare che la memoria di Fabrizio De André appartenga a una famiglia, a una parte politica o a una determinata sensibilità ideologica significa dimenticare proprio ciò che ha reso universale la sua opera. E allora viene quasi da tornare alle parole dello stesso Fabrizio. Quelle parole che, forse più di qualsiasi polemica, spiegano quanto sia pericoloso salire in cattedra per distribuire patenti morali agli altri: «Si sa che la gente dà buoni consigli quando non può più dare il cattivo esempio». Ecco, Alice. Forse tuo nonno non è diventato un santino. Forse è diventato semplicemente troppo grande perché qualcuno possa pensare di possederne la memoria. #Musica #Cultura #DeAndre

PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA "Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina". Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne. Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo. Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto. Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi. "Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere. Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti. Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri. E qui il dato che nessuno vuole vedere. Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia. La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda. Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro". Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata. La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella. Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica. E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo. Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue. La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto. Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare. Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto. Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica. E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere. La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza. Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier. Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna. E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio. Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote. Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta. Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio. Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo. Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui? La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane. Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva. Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono. Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata. Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace. E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma. Con nome, cognome e sigla dell'associazione. #Femminismo #Sorellanza #Politica

The Republic dedicates an entire investigation to Welcome to Favelas and discovers that it has a VAT number, Telegram channels, Facebook pages, and advertising banners. An astounding revelation. But the real reason for the investigation is surely another: Welcome to Favelas has been telling that for years. (translated)

B

Perchè in questa pubblicità dei buoni pasto c'è Matteo Salvini?

B
Bloggatore Jul 31

Doveva essere senza pubblicità. Doveva.

The Israeli newspaper Haaretz reports that its billboards have been removed in Tel Aviv after legal pressure from Netanyahu's Likud party, which accuses the campaign of being illegal election propaganda, while Haaretz claims to defend freedom of the press and the value of journalism for democracy. (translated)

Israele, la denuncia del giornale Haaretz: “Rimossi i nostri cartelloni pubblicitari a Tel Aviv dopo le pressioni del partito di Netanyahu”