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#Rifornimento
Il Post 2d

L'articolo evidenzia come, nonostante la riapertura dello stretto di Hormuz abbia agevolato il rifornimento di petrolio, la continua stagnazione nella produzione e nel commercio di gas naturale nei paesi del Golfo Persico rappresenti una grave minaccia, in particolare per l'Italia, che dipende fortemente dalle forniture qatariote per la produzione di energia elettrica. #GasNaturale #GuerraInMedioOriente #Qatar

Forse il petrolio non è più un problema, ma il gas naturale sì
L

L'articolo analizza le recenti tensioni tra Giorgia Meloni e Donald Trump riguardo al rifornimento di armi all'Ucraina, evidenziando la resistenza dell'Italia a partecipare al programma statunitense Purl a causa di motivazioni politiche, pacifiste e antiamericane, mentre si fa riferimento a una crescente distanza tra i due leader a seguito di eventi recenti e attacchi mediatici. #Meloni #Trump #Ucraina

Il no alle armi Usa per Kiev tra le ragioni dell’attacco, ora Meloni teme l’agguato
Il Post 6d

Lunedì, la rete elettrica di Cuba ha subito un collasso, causando un blackout generalizzato sull'intera isola, con il ministero dell'Energia che ha avviato i protocolli per il ripristino del servizio mentre l'Unión Eléctrica indaga sulle cause di questa crisi, aggravata dalle difficoltà nel rifornimento di carburante a causa delle sanzioni statunitensi. #BlackoutCuba #CubaElettricità #CrisiEnergetica

In tutta Cuba manca la corrente per il collasso della rete elettrica

L’operazione speciale procede spedita. Di questo passo infatti la Russia completerà la conquista del Donbas nel marzo del 2040 al modico costo di 6.574.000 perdite tra morti e feriti. Trovo sempre interessante leggere dai commenti e dai post dei vari fan del regime fascista russo (dicevano i latini che de gustibus non disputandum est) tanto trionfalismo per la conquista, peraltro non vera, di Kostiantynivka, come se l’umanità intera dovesse trarre un vantaggio collettivo dal fatto che una dittatura assassina causi milioni di morti e commetta crimini indicibili pur di sottrarre illegalmente territorio ad uno stato sovrano. Le dissonanze cognitive ed i traumi psicologici di questa frustrata porzione della società non sono il mio campo. Lo è invece capire cosa non sia chiaro di quello che sta realmente avvenendo in Ucraina. Il Cremlino ha infatti diffuso un video senza data e senza luogo di un briefing tra un Putin dall’espressione torva ed evidentemente preoccupato ed i vertici militari. Un incontro spacciato per una visita al fronte, ma che a giudicare dall’allestimento impeccabile, dalle luci cinematografiche, l’audio pulito e la strumentazione utilizzata si è svolto in uno dei vari teatri di posa che, secondo varie inchieste giornalistiche, sono stati allestiti nelle residenze dello zar o alla periferia di Mosca proprio per queste scenette. Il capo di Stato maggiore Gerasimov durante il briefing mostra le mappe del “progressi” delle truppe russe, illustrando una linea del fronte irrealistica e derisa dagli stessi Z-blogger russi. Le differenze rispetto alla linea reale sono macroscopiche, discostandosi talvolta anche di decine di km (alcune immagini le ho prese da un post di @Parabel66836534), ma tracciate utilizzando la tecnica degli sbandieratori, fotografando cioè dei poveracci spediti di nascosto dietro la linea del fronte a sventolare una bandiera russa per far credere che il tale villaggio sia stato preso, salvo poi essere eliminati o catturati dagli ucraini. A Kostiantynivka le battaglie sono in realtà ancora in corso e secondo i milblogger russi continueranno per settimane. Perché da un lato il Cremlino ha bisogno di una vittoria anche di Pirro che provi l’inarrestabile avanzata del secondo esercito più forte in Ucraina. Dall’altro l’esigenza di Kyiv non è quella di difendere macerie ma di dissanguare l’avversario, facendo pagare a caro prezzo ogni passo. Prova ne è il fatto che la conquista di Kostiantynivka sia in realtà un ripiego rispetto ai progetti originali. Sebbene ora venga spacciata come obiettivo, doveva essere semplicemente la tappa intermedia di una cavalcata. Nelle direttive strategiche dello Stato Maggiore russo, la città doveva essere presa di slancio attraverso una massiccia manovra a tenaglia da nord, con una spinta che doveva arrivare da Izjum e Lyman, scendendo verso Sloviansk e Kramatorsk. Da sud l'avanzata doveva risalire da Avdiivka e Marinka per tagliare le linee di rifornimento ucraine. Puntare tutto su Kostiantynivka è la prova del fallimento di questi piani e non di una vittoria. Il fronte in quella zona peraltro avanza di 50 metri al giorno. Nell’area di Pokrovsk si arriva a 70. Nel mese di giugno il guadagno reale è stato, secondo i calcoli di ISW di 30,42 km quadrati, facendo quindi salire a 1.298 le perdite per ogni km quadrato occupato. Per completare la presa del Donetsk ne mancano ancora 5.065. A conti fatti, con questo ritmo ci vorranno 14 anni e il sacrificio di un terzo dell’intera popolazione russa compresa tra i 18 e i 40 anni. E parliamo, lo ribadisco, del costo di ciò che resta da conquistare di una sola regione. Sempre ammesso, ovviamente, che la situazione non peggiori. Perché la tecnologia dei droni ucraini corre assai più velocemente di quella russa, le catene logistiche compromesse ed enormemente allungate per non esporre depositi di munizioni e carburanti stanno causando un drammatico rallentamento della capacità offensiva delle forze di Mosca. Inoltre dopo Kostiantynivka ci sono le alture fortificate che proteggono l'agglomerato urbano di Kramatorsk e Sloviansk. Senza il controllo delle grandi arterie stradali che scendono da nord, una linea di rifornimento russa allungata fino a Kostiantynivka rimarrebbe costantemente esposta al fuoco dell'artiglieria e ai droni ucraini posizionati sulle colline circostanti. Continuare a mostrare ossessivamente piccole vittorie tattiche da parte dei soliti noti serve solo a nascondere un sempre più clamoroso fallimento strategico, che si aggiunge a quello economico, di credibilità internazionale e politico. Un fallimento che nemmeno le espressioni facciali di un bugiardo seriale come Putin possono più nascondere. #Ucraina #Russia #Guerra

Carenza carburante in Russia, la denuncia da Birsk: "Mentre i blogger pagati dicono che è solo panico artificiale, la realtà è questa: più di 50 auto in coda. Ieri c'è chi ha aspettato 8 ore. Per gli anziani fare rifornimento è ormai impossibile". Blogger pagati da chi? 🤔😁 https://t.co/uqcnIvqWgd #Russia #Carburante #Coda

Mentre la raffineria di Slavyansk-na-Kubana continua a bruciare a quasi 24 ore dall’attacco, a Mosca, tutte le stazioni di servizio di Gazpromneft, Lukoil e Teboil hanno imposto un limite di rifornimento di 30 litri di benzina per auto. È vietato il rifornimento di taniche. Nella regione di Irkutsk, il governatore ha ordinato alla Guardia Nazionale e alla polizia di pattugliare le code alle stazioni di servizio: chi farà rifornimento per più di 50 litri al giorno verrà fermato. #CrisiEnergetica #Rifornimento #GiustiziaSociale

L

Il ministero della Difesa russo ha annunciato di aver distrutto due caccia MiG-29 dell'Aeronautica ucraina nella base di Voznesensk, facendo riferimento a un attacco condotto tramite droni che ha colpito un velivolo sulla pista e un altro in fase di rifornimento. #Guerra #Russia #Ucraina

Il caccia esplode sulla pista, così la Russia distrugge i MiG-29 direttamente nella base ucraina

In Russia si verifica una crisi di carburante che causa lunghe code alle pompe di benzina, mentre il governo continua a consumare enormi quantità di litri di benzina per rifornire i droni d'attacco Shahed utilizzati contro l'Ucraina, a causa degli attacchi ucraini alle infrastrutture di rifornimento. #Russia #crisiCarburante #droniShahed

Russia, crisi carburante: chilometri di coda per fare benzina. Ma a Mosca serve per rifornire i droni Shahed

Le code sul ponte di Kerch oggi hanno raggiunto i 15 km. Stando ai dati rilasciati dalle stesse autorità attraverso il canale Telegram, il picco si è registrato intorno alle 14, con 2450 auto in coda in sola uscita e un tempo di attesa previsto di oltre 5 ore. La Crimea si sta quindi svuotando, come dimostra la pressoché totale assenza di flussi in entrata, al ritmo di almeno 15-25.000 persone al giorno, nonostante le frequenti chiusure determinate da allarmi per possibili attacchi da parte dei droni. Attraverso quell’infrastruttura vitale, che collega la penisola alla terraferma, sta defluendo anche la credibilità del regime e lo sforzo ultradecennale di integrare la regione occupata nell’economia e nel sistema statale russo, per renderla la riviera dell’impero, il fiore all’occhiello delle politiche espansionistiche del Cremlino, oltre che l’esempio dell'immobilismo di un Occidente che nel 2014, quando fu strappata illegalmente all’Ucraina, si limitò ad imporre blande sanzioni. La ragione di queste lunghe code si giustifica con la necessità di effettuare rigidi controlli. Dopo i precedenti storici di attacchi al ponte, i russi utilizzano scanner a raggi X per i camion e ispezioni manuali totali per i bagagliai delle auto civili. Questo processo richiede dai 20 ai 40 minuti per veicolo, creando artificialmente code chilometriche. A questi si aggiungono le verifiche dei documenti per individuare eventuali disertori. I guardacoste e la polizia militare della Rosgvardia controllano i documenti di tutti gli uomini a bordo incrociandoli con il registro unico digitale della mobilitazione. Le autorità fanno attiva resistenza per impedire che la forza lavoro maschile o i potenziali coscritti ucraini, tatari o russi scappino verso la Federazione eludendo la leva forzata. Se un nome è nella lista, l'auto viene bloccata e l'uomo prelevato. Sono in molti tuttavia a ritenere che le code siano in parte volute. Il Cremlino ha infatti bisogno di scoraggiare in ogni modo in trasferimento in massa verso la terraferma, perché una fuga collettiva equivarrebbe ad una sconfitta totale per un regime che vorrebbe rivendicare una posizione di forza per assicurarsi il controllo dei territori occupati nel 2022, quando non riesce nemmeno a garantire la sicurezza di quelli annessi nel 2014. Inoltre secondo gruppi partigiani sul posto, sembra che tra i pochi mezzi in entrata ci sarebbero cisterne e carichi di munizioni, il cui transito è di norma vietato sul ponte, proprio per non mettere in pericolo l’infrastruttura. Le autorità avrebbero però accettato il rischio confidando che le auto di civili in fila dissuadano le forze armate ucraine da eventuali attacchi, usando quindi le persone in fuga come involontari scudi umani per coprire il rifornimento, nel disperato tentativo di sopperire alla totale mancanza di carburante e ai blackout. I leader della Repubblica Autonoma di Crimea e della Città di Sebastopoli hanno però nel frattempo dichiarato lo stato di emergenza, confermando di non poter più gesti #Crimea #KerchBridge #Russia

ANSA.it 3w

Negli Stati Uniti, l'uso delle basi militari in Italia è regolato da clausole che limitano le operazioni a quelle logistiche o di rifornimento, richiedendo l'approvazione del governo italiano per eventuali azioni belliche, come dimostrato dal recente caso della base di Sigonella, dove agli USA è stato negato l'uso per voli diretti verso il Medio Oriente. #BasiMilitari #ItaliaUSA #AccordiBilaterali

Sette le basi Usa in Italia, uso per rifornimento e logistica
L

Nella Crimea occupata, l'area portuale di Kerch è stata colpita da incendi a un chilometro dal ponte che collega la penisola alla Russia, con il presidente ucraino Zelensky che ha confermato gli attacchi contro obiettivi militari e energetici, mentre le autorità russe riportano vittime e feriti, evidenziando l'importanza strategica di Kerch per il rifornimento delle forze di occupazione. #Crimea #Kerch #GuerraRussiaUcraina

Crimea, il porto di Kerch in fiamme a un chilometro dal ponte simbolo di Putin

Le autorità filorusse della Crimea sospendono la vendita di carburante ai civili a causa di una grave carenza, provocata dai continui attacchi ucraini con droni alle linee di rifornimento e alle infrastrutture energetiche della penisola. Distributori quasi a secco e mancanza di scorte: introdotte restrizioni per garantire le forniture ai servizi essenziali #Crimea #Conflitto #Energia

Un benzinaio è stato denunciato e la sua stazione di rifornimento chiusa dopo essere stato sorpreso a riempire illegalmente bombole di gas domestiche con GPL, eludendo gli standard di sicurezza e mettendo in pericolo la pubblica incolumità. #GPL #sicurezza #denuncia

Riempiva la bombola di gas con il gpl della colonnina: denunciato benzinaio (e chiuso l'impianto)
L

A Sevastopol, in Crimea, si sono formate lunghe code ai distributori di benzina a causa della carenza di carburante e delle misure di razionamento imposte dalle autorità locali, che hanno limitato l'acquisto a 20 litri per veicolo, in seguito agli attacchi con droni ucraini contro le infrastrutture di rifornimento. #Crimea #carburante #razionamento

Crimea, code infinite per la benzina tra razionamenti e attacchi ai rifornimenti: concessi 20 litri a veicolo

The Ukrainian drone campaign tightens the grip on the Russian supply line to Crimea, where the fuel shortage plagues the occupied peninsula, a territory "very... (translated)

Il Post 4w

La Crimea sta vivendo una grave carenza di carburante a causa degli attacchi ucraini alle linee di rifornimento russe, che hanno messo in difficoltà le autorità locali e colpito pesantemente la stagione turistica, mentre è stato introdotto un razionamento del carburante che non è riuscito a fronteggiare la situazione critica attuale. #Crimea #carburante #Ucraina

In Crimea manca il carburante

Continua il lavoro degli ucraini per isolare Kherson e la Crimea. Nelle ultime 24 ore si è infatti registrato un secondo colpo al ponte di Chongar, che collega le due regioni, il quale ha costretto le autorità ad interrompere del tutto il transito di mezzi. Attraverso il ponte transitavano dai 70 ai 120 camion giornalieri per il rifornimento del raggruppamento Dnepr, che occupa attualmente parte dell’oblast’ di Kherson pari al 60-70% delle forniture su gomma. L’intero traffico deve essere ora dirottato su Armiansk e Perekop, con conseguente allungamento di almeno 120-150 km di percorso, attraverso strade più strette ed in parte inadatte. Questo comporta un raddoppio dei tempi di trasporto (e dunque un dimezzamento delle capacità di movimentazione totale per ciascun mezzo), l’appesantimento della già grave crisi di carburante e pericolosi incolonnamenti ai checkpoint, che espongono i convogli ai colpi dei droni ucraini. Resta per ora l’alternativa ferroviaria interna che da Rostov, passando per il "corridoio terrestre" occupato (Mariupol-Berdiansk-Melitopol), alimenta le retrovie del fronte. Tuttavia, i treni portano i materiali solo fino ai grandi depositi nodali. Da lì, il trasporto "dell'ultimo miglio" verso la linea di contatto deve avvenire comunque su gomma. Inoltre, la rete ferroviaria nel sud dell'Ucraina è ormai costantemente bersagliata dai droni, che hanno reso anche quella via non più sicura. Il soffocamento logistico delle forze di occupazione di Kherson sta dunque subendo una brusca accelerazione, esponendo la stessa Crimea, annessa illegalmente dal 2014 e nel cui territorio sono in corso attacchi sistematici contro i costosissimi sistemi di difesa, al pericolo di incursioni di sabotatori o di piccole pattuglie di militari, pronti ad azioni fulminee e spettacolari dall’alto valore propagandistico che finirebbero per ridicolizzare l’immagine dell’imbattibilità della Russia, già fortemente compromessa. Comunque la si veda, questa guerra, al di là dell’immensa tragedia che rappresenta per i popoli che sono coinvolti, è destinata a finire nei manuali di strategia militare, sui quali si racconterà come una superpotenza militare sia stata umiliata da una nazione con un quarto della sua popolazione e un decimo del suo PIL grazie a inventiva, resilienza e determinazione. #Ucraina #Kherson #Guerra

Putin ha perso in modo netto le elezioni in Armenia e così il piccolo paese caucasico si somma all’ormai lungo elenco di pezzi che, a causa della folle impresa ucraina, l’impero che Putin sognava di aggiungere, sta invece perdendo. L’impegno di Mosca nella sua criminale aggressione le ha infatti impedito di prendere le parti di Erevan nel breve conflitto che ha riportato il Nagorno Karabakh sotto il controllo dell’Azerbaijan nel settembre 2023. Questo ha di fatto trasformato un allontanamento lento del governo armeno dall’orbita russa, in una crisi insanabile ora culminata con un voto che oggi sancisce la separazione dei destini delle due nazioni. La stessa Baku ha a sua volta preso le distanze dal Cremlino, nonostante le tensioni con l’Armenia, anche a causa di un abbattimento aereo, avvenuto nel dicembre del 2024, del quale la Russia non si è mai pienamente assunta la responsabilità. Il Kazakistan, intanto, pur condividendo con la Russia il confine continuo più lungo del mondo, ha attuato una strategia di "neutralità attiva" che ha irritato Mosca. Astana si è rifiutata di riconoscere le annessioni dei territori ucraini, accoglie centinaia di migliaia di russi in fuga dalla mobilitazione militare, e soprattutto rispetta formalmente le sanzioni occidentali sui beni a duplice uso (dual-use), bloccando i canali di rifornimento tecnologico per l'esercito russo e costringendo Putin a continui viaggi diplomatici per tentare di blindare l'asse finanziario. L’Uzbekistan ha assunto per parte sua una posizione speculare a quella kazaka. Tashkent ha dichiarato esplicitamente il proprio sostegno all'integrità territoriale dell'Ucraina, ha rifiutato la proposta russa di creare una "unione del gas" a guida moscovita (preferendo accordi bilaterali commerciali) e sta diversificando rapidamente i propri partner strategici verso la Cina, l'Europa e la Turchia. La distrazione ucraina ha anche fatto mancare l’aiuto del regime di Putin all’ormai ex dittatore Bashar al Assad, defenestrato dalla guida della Siria, paese fino a quel momento sotto il totale controllo di Mosca, che poteva anche liberamente utilizzare il porto di Tartus. Nel 2019, Assad aveva concesso al colosso russo Stroytransgaz (legato all'oligarca Gennady Timchenko) l'affitto e la gestione commerciale dello scalo per 49 anni. Il nuovo esecutivo siriano ha rescisso il contratto, accusando la società russa di non aver mai effettuato gli investimenti di ammodernamento promessi. La gestione dello scalo commerciale è stata immediatamente riassegnata alla multinazionale DP World di Dubai (Emirati Arabi Uniti), che ha firmato un accordo per investire 800 milioni di dollari nello sviluppo di un nuovo terminal multiuso, tagliando fuori Mosca dai profitti e dal controllo logistico dello scalo. Sempre in Medio Oriente, Mosca ha dovuto assistere inerme alle sanguinose proteste contro il regime iraniane e successivamente alle azioni israeliane e statunitensi, dimostrandosi assolutamente impotente sia sul piano diplomatico che su quello militare ed anzi approfittando cinicamente della crisi di Hormuz per trarre beneficio temporaneo dal rialzo dei prezzi del petrolio. Ma nell’elenco dei paesi usciti dall’orbita russa a causa della guerra va inserita anche l’Ungheria, trascinata su posizioni così estreme ed antieuropee da causare la caduta di Orbàn. Finlandia e Svezia, inoltre hanno archiviato rispettivamente 80 e 200 anni di neutralità e non-allineamento militare. L'ingresso formale nella NATO ha spostato l'intero baricentro della sicurezza del Mar Baltico (ora definito scherzosamente "un lago della NATO") fuori dal controllo russo, raddoppiando i confini diretti tra l'Alleanza Atlantica e la Federazione Russa. In America Latina l’uscita di scena di Maduro ha indebolito i legami col Venezuela, la cui vice presidente è costretta a mantenere rapporti più stretti con l’America di Trump che con la Russia. Mentre l’Ecuador, sotto la presidenza di Daniel Noboa, ha avviato una decisa virata diplomatica verso Washington. All'inizio del 2024, il paese ha accettato di trasferire agli Stati Uniti i suoi vecchi sistemi militari di fabbricazione sovietica (destinati all'Ucraina) in cambio di equipaggiamenti militari moderni americani. La mossa ha scatenato una durissima ritorsione economica da parte di Mosca, che ha temporaneamente bloccato l'importazione di banane ecuadoriane (l'Ecuador copre il 95% del mercato russo) simulando "motivi sanitari". Persino in Mali, affermatasi in questi anni come roccaforte russa, le forze dell’Africa Corps stanno subendo pesanti perdite a causa delle imboscate congiunte dei ribelli Tuareg e dei gruppi jihadisti, incrinando il mito dell'invincibilità russa nella regione. Per quanto Putin si sforzi di organizzare forum economici e continuare a mostrare i muscoli, la verità è che Russia, dissanguata da una guerra che non può vincere, sta subendo come mai prima un isolamento internazionale concomitante con un crollo reputazionale, scontando una sopravvalutazione della propria potenza militare ormai evidente a tutti, che la fa apparire non solo incapace di difendere i propri alleati, ma accecata da un’ideologia tossica e revanscista che antepone a suoi stessi interessi. #Putin #Elezioni #Geopolitica

Il Messaggero May 31

Le truppe israeliane hanno conquistato il Castello di Beaufort nel sud del Libano, un'operazione strategica che ha interrotto le linee di rifornimento di Hezbollah e potrebbe ampliare il controllo militare israeliano nella regione, aumentando la preoccupazione tra la popolazione locale. #Israele #Hezbollah #Libano

Idf conquista il castello crociato di Beaufort, così Israele taglia le linee di rifornimento di Hezbollah»

Dan Tomlinson: Il governo continua a sostenere l’Ucraina, ma che è stato necessario prendere questa decisione per contenere l’aumento dei prezzi e garantirsi il rifornimento dei beni energetici.