BETA nonprofit public democratic european moderated

Search

#Tessile
L

Piedmont is at a crossroads in the fashion sector, with declining production and orders, but it still has a strong supply chain that unites raw materials, manufacturing, and brands, with Biella as the heart of the textile district and Turin standing out for creativity and major brands. #Moda #Piemonte #Tessile (translated)

Moda, il Piemonte è al bivio: “Il futuro passa dalle filiere”. È corsa alle nuove competenze
L

The Northwest of Italy, composed of Piedmont, Aosta Valley, Liguria, and Lombardy, contributes to 33.5% of the national GDP, with increasing exports, particularly in the automotive, food, and textile sectors, highlighting the centrality of Turin in the regional economy. #NordOvest #Esportazioni #Innovazione (translated)

Il motore dell’Italia: il Nord Ovest genera il 33,5% del Pil

"quando si trattano temi così delicati, bisogna muoversi sempre con grande prudenza e attenzione anche guardando alla complessità del Paese perché in Italia abbiamo aree in cui la presenza di comunità immigrate, presenti da decenni, è molto ampia e anche noi lo vediamo nei nostri territori dove nella zona vesuviana ci sono tantissimi lavoratori impegnati nel tessile e nell'agricoltura, e dunque c'è una concentrazione naturale"Anche il presidente dell'Anci e sindaco di Napoli, Gaetano Manfredi, ha fatto notare che "quando si trattano temi così delicati, bisogna muoversi sempre con grande prudenza e attenzione anche guardando alla complessità del Paese perché in Italia abbiamo aree in cui la presenza di comunità immigrate, presenti da decenni, è molto ampia e anche noi lo vediamo nei nostri territori dove nella zona vesuviana ci sono tantissimi lavoratori impegnati nel tessile e nell'agricoltura, e dunque c'è una concentrazione naturale". #DecretoScuola #Integrazione #PoliticaEducativa

Il decreto non ancora al Colle. Sala: 'Costretti a chiudere qualche scuola'
www.ansa.it

L'articolo di Marco Grimaldi si concentra sulla vertenza dei 95 lavoratori dell'azienda Acca a Seano, in sciopero per rivendicare diritti lavorativi dopo anni di sfruttamento e violenze, evidenziando la necessità di azioni politiche decisive e la crescente preoccupazione per il fenomeno del neoschiavismo nel settore tessile in Italia. #Acca #Sfruttamento #Sciopero

Vertenza Acca, sono al fianco dei 95 lavoratori in sciopero. Calderone agisca: questo neoschiavismo ci riguarda
Sabrina F. Jul 23

E POI C’È LA #RUSSIA, CHE NON HA LETTO IL PROPRIO NECROLOGIO 🇷🇺📈🤡 Il collasso economico di Mosca continua ad avere un piccolo problema: non riesce a presentarsi all’appuntamento. Nei primi cinque mesi del 2026 la Russia ha esportato merci per 177,4 miliardi di dollari e ne ha importate per 118,3 miliardi. Risultato: 59,1 miliardi di surplus commerciale, in crescita del 9,4% rispetto allo stesso periodo del 2025. Anche l’interscambio complessivo è aumentato dell’8,3%, raggiungendo i 295,7 miliardi. Ma il dato politicamente più interessante è un altro: le sanzioni non hanno fermato il commercio russo. Ne hanno semplicemente cambiato la cartina geografica. Le esportazioni verso l’Europa sono scese a 23 miliardi di dollari, mentre quelle dirette in Asia sono salite a 141,5 miliardi, con una crescita del 14,5%. Mosca non ha smesso di vendere. Ha soltanto trovato altri clienti. Le porte occidentali dovevano chiudersi e soffocare l’economia russa. Hanno invece installato una gigantesca porta girevole rivolta verso Oriente. E non si tratta soltanto di petrolio. Nei primi cinque mesi dell’anno sono cresciute le esportazioni di metalli del 26%, di prodotti agricoli e alimentari del 20,3%, di tessile e calzature del 27,8% e di prodotti chimici del 6%. Le materie prime restano centrali, ma la fotografia è un po’ più articolata della caricatura del distributore di benzina con la bandiera russa. Anche le importazioni di macchinari, attrezzature e mezzi di trasporto sono salite a 57,5 miliardi di dollari, segnando un aumento del 9,3%. È insieme un segnale di domanda interna e il promemoria di una vulnerabilità reale: Mosca continua ad avere bisogno di tecnologia e componentistica estera. Ed ecco il capolavoro strategico europeo: le stesse tensioni nello Stretto di Hormuz che stanno affossando i nostri mercati, facendo salire l’energia e appesantendo i costi delle imprese, aumentano contemporaneamente il valore delle esportazioni russe. Da questa parte arrivano listini in rosso, inflazione e bollette più care. Dall’altra entrano più dollari. Non è la dimostrazione che l’economia russa sia invulnerabile. È qualcosa di molto più imbarazzante: la dimostrazione che una crisi capace di indebolire l’Europa può rafforzare proprio il Paese che Bruxelles sostiene di voler mettere in ginocchio. Noi paghiamo il conto. Mosca incassa il sovrapprezzo. E poi ci spiegano che la strategia sta funzionando. Non è il miracolo economico russo. È il funerale mancato organizzato con largo anticipo dai migliori esperti occidentali. Avevano già stampato i necrologi, prenotato i fiori e scelto la musica. Poi il morto ha cambiato mercato, ha venduto oltre 141 miliardi di merci in Asia ed è uscito dalla porta sul retro con 59,1 miliardi di attivo. - Don Chisciotte Fonti: Servizio Doganale Federale della Federazione Russa; Interfax; TKS. #Russia #CommercioInternazionale #Sanzioni

Il buongiorno oggi ce lo danno I due magazzini Wildberries a Stavropol (120.000 mq) e Krasnodar (150.000 mq), entrambi colpiti da droni ucraini e difficilmente recuperabili, viste le dimensioni degli incendi. Sui canali ucraini intanto è cominciata a circolare una card con l’elenco dei 20 più grandi centri Wildberries (che, ricordiamolo, è la Amazon russa) con delle fiamme posizionate accanto a quelli già distrutti, un espediente molto simile a quello che era stato preparato per le raffinerie, le quali alla fine erano state colpite tutte. La quantificazione dei danni del centro distrutto nell’area di Mosca nei giorni scorsi è da capogiro: 30 miliardi di rubli saranno necessari per ricostruire l’hub e circa 150-170 miliardi di rubli è il conto delle merci andate in fumo, per un corrispondente in dollari che potrebbe superare i 2,5 miliardi. Una cifra che questa notte potrebbe essere raddoppiata. Il vero nodo della questione è tuttavia che le possibili ricadute per il sistema produttivo russo sono molto più ampie. Poco prima degli attacchi, sia Wildberries sia Ozon hanno aggiornato i propri termini contrattuali con i venditori terzi. Le nuove clausole escludono esplicitamente le piattaforme da qualsiasi obbligo di risarcimento per danni derivanti da azioni belliche, attacchi di droni o stato di emergenza. Di fatto, le perdite finanziarie (stimate fino a ieri oltre i 100 miliardi di rubli / 1,3 miliardi di dollari) ricadono interamente sui singoli commercianti. Peraltro per ottimizzare i tempi di spedizione gestiti dalla piattaforma, migliaia di piccoli imprenditori e PMI concentrano l'intero magazzino nei grandi hub centrali come Elektrostal o Krasnodar. La distruzione di uno di questi centri significa l'azzeramento istantaneo del 100% dell'inventario di un'azienda, senza possibilità di rimborso assicurativo. Molti venditori che operano a credito o con margini ridotti per pagare i fornitori (spesso cinesi), affrontano il fallimento in tempi brevissimi. Wildberries, infatti, non è un semplice e-commerce, ma l'infrastruttura primaria con cui le micro-imprese russe distribuiscono beni di consumo sul territorio nazionale. La distruzione dei nodi logistici crea una reazione a catena che va dal manifatturiero tessile/manifatturiero locale fino alla filiera delle importazioni parallele. Ora decine di migliaia di commercianti terzi rischiano di subire un impatto asimmetrico, trasformando gli incendi dei centri di distribuzione in una crisi di liquidità diffusa per il commercio al dettaglio. #Wildberries #Russia #Ecommerce

Il Messaggero Jul 20

Daniele Faggi, imprenditore tessile coinvolto nel procedimento giudiziario per la morte della giovane operaia Luana D'Orazio, è morto in un incidente stradale a Massarosa mentre era in vacanza in Versilia, travolto da un'auto durante una manovra in bicicletta. #LuanaDOrazio #IncidenteStradale #SicurezzaSulLavoro

Luana D'Orazio, morto il titolare della ditta in cui la 22 enne perse la vita: Daniele Faggi travolto in bici da un'auto, era in vacanza in Versilia
Ultimora.net Jul 19

Da oggi le grandi aziende del settore tessile nell'Unione europea non potranno più distruggere capi d'abbigliamento mai indossati, scarpe ancora nelle scatole e accessori perfettamente nuovi perché rimasti invenduti o restituiti dai clienti. Il divieto, introdotto dal Regolamento europeo sull'Ecodesign, punta a favorire il riutilizzo, il riciclo e la donazione dei prodotti, riducendo sprechi e inquinamento. Le medie imprese dovranno adeguarsi dal 2030 #Ecodesign #Sostenibilità #ModaResponsabile

Dal 19 luglio 2026, le grandi imprese del settore tessile non potranno più distruggere capi invenduti, ma dovranno favorire il riutilizzo, il riciclo o la donazione, in base al regolamento Ue sull'ecodesign, per ridurre l'impatto ambientale associato alla produzione di abbigliamento. #Ecodesign #Sostenibilità #Riciclo

Vietato distruggere i vestiti invenduti: per le imprese del tessile scatta l’obbligo di favorire riutilizzo, riciclo o donazione
ANSA.it Jul 18

A partire dal 19 luglio, le grandi imprese del settore tessile non potranno più distruggere capi di abbigliamento invenduti, obbligandole a promuovere il riutilizzo, il riciclo e la donazione, grazie a nuove normative europee che mirano a ridurre gli sprechi e beneficiare consumatori e ambiente. #riutilizzo #riciclo #sostenibilità

Moda, da domani vietato distruggere i capi d'abbigliamento invenduti
Peter Gomez Jun 27

Lavoratori irregolari sfruttati per 16 ore al giorno e pagati pochi centesimi a cottimo: ai domiciliari imprenditore tessile di Prato - leggi https://t.co/MDuHJp1FzG #lavoro #diritti #sfruttamento #IT

ANSA.it Jun 2

L'industria italiana ha perso quasi 700 mila lavoratori dal 2007 al 2024, con un calo del 16,9% nella manifattura, principalmente nel settore tessile-abbigliamento, mentre altri settori, come il commercio e la pubblica amministrazione, hanno anch'essi registrato riduzioni, mentre nel complesso la crescita occupazionale è stata sostenuta da settori dei servizi ad alta intensità di lavoro, sebbene con una produttività stagnante o negativa. #Occupazione #Industria #Lavoro

Istat, nell'industria 700 mila lavoratori in meno dal 2007