Questo Mondiale l’ha vinto il Giappone giocando finalmente col Brasile, coronando il sogno di Oliver Hutton. L’ha vinto il santone ghanese in tribuna, l’impresa di Curaçao, il portiere quarantenne Vozinha e Lumumba, l’uomo statua rimasto immobile 90 minuti per ricordare il colonialismo. L’hanno vinto i tifosi della Norvegia, i meme su Haaland e il procione impagliato di Haaland. L’hanno vinto i cori dell’Inghilterra e la pelle d’oca per i cori dell’Inghilterra. Più di tutti, lo hanno vinto i Beatles e gli Oasis. L’ha perso la FIFA e l’ha vinto il direttore marketing della Levi’s. L’ha vinto Bellingham: gli occhi di Bellingham, il sorriso di Bellingham, tutto di Bellingham fino alla cistifellea di Bellingham. L’ha perso l’halftime show, ma l’ha vinto Shakira, che dal 2006 è per i Mondiali quello che Mariah Carey è per il Natale. L’hanno vinto il Messico e il Canada. L’ha perso gli Stati Uniti, in tutti i modi in cui si può perdere qualcosa, soprattutto la faccia. L’ha vinto la gioia di baby Yamal, il figlio di Cucurella e la madre di Nico Williams, che per un futuro migliore aveva attraversato il Sahara a piedi, incinta. L’ha vinto l’eroe solitario sugli spalti con la maglia dell’Italia, e un po’ l’abbiamo vinto pure noi, che abbiamo tifato questo e quello mettendo un cerotto sul cuore infranto. L’ha vinto il football e l’ha perso il soccer. L’ha vinto la Spagna e l’ha perso l’Argentina, non per il risultato, ma per aver trasformato la finale in un episodio di The Walking Dead: sia nel senso degli zombie sia in quello della brutalità. Alla fine, anche questo Mondiale lo hanno vinto le storie. Così tante che qui non entrano tutte. Perché lo sport fa sempre questa magia: nel bene e nel male, nel tempo di una partita racconta tutto ciò che siamo. #worldcup #football #sport #mondiale



