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Mitico Magazine - Teatro Edicola di San Severo: un Modello di Rivoluzione Culturale anche per la Stanford University Source: https://www.miticomagazine.com/territorio-e-sociale/teatro-edicola-di-san-severo-un-modello-di-rivoluzione-culturale-anche-per-la-stanford-university/ Il Teatro Edicola di via Tondi A San Severo è avvenuta una singolare metamorfosi: un'edicola abbandonata da almeno sei anni ha ritrovato una funzione e una nuova identità, trasformandosi in uno dei palcoscenici teatrali più piccoli ed insoliti al mondo. Un esperimento nato nel cuore della città che, in pochi mesi, ha oltrepassato i confini locali, attirando l'attenzione anche oltreoceano. Si chiama Teatro Edicola ed è il progetto ideato dalla compagnia Foyer '97, diretta artisticamente da Francesco Gravino, che ha restituito vita alla vecchia edicola di via Tondi attraverso una formula essenziale e al tempo stesso sorprendente. Foyer '97 La Foyer '97 APS nasce come realtà associativa formalmente costituita e attiva nel settore culturale a San Severo nel 1997, dalla vocazione di un gruppo di attori, registi ed appassionati di teatro, con l'obiettivo di costruirne uno "vivo" e accessibile in città. Nel corso degli anni la compagnia ha sviluppato un repertorio che comprende testi della tradizione classica, drammaturgia contemporanea, commedia e progetti sperimentali, non limitandosi però alla semplice produzione di spettacoli teatrali, bensì anche all'organizzazione di corsi e laboratori teatrali e di progetti educativi e culturali caratterizzati da una forte impronta inclusiva, anche e soprattutto nelle scuole. La Foyer '97 non presenta sempre un organico artistico fisso, ma lavora con interpreti e collaboratori diversi a seconda dei progetti; unica presenza imprescindibile è quella, appunto, di Francesco Guido Gravino, attore, regista e direttore artistico della compagnia teatrale. La cifra distintiva di Foyer '97 è data sicuramente dalla valenza di promozione sociale e culturale attribuita al teatro, dal rapporto estremamente ravvicinato con il pubblico e dalla ricerca di un tipo di teatro fuori dagli spazi convenzionali, con cimiteri, treni, campanili, ed ora un'edicola, a fargli da sfondo. Sei spettatori, pochi minuti e una distanza minima tra palco e pubblico Il progetto ha preso il via il 27 marzo 2026, in occasione della Giornata Mondiale del Teatro, proponendo un'esperienza teatrale costruita attorno a una radicale riduzione degli spazi e dei tempi convenzionali dello spettacolo. L'idea nasce non soltanto dalla ricerca di spazi anticonvenzionali, bensì anche da "Edicola Fiore", la rassegna stampa mattutina dal taglio fortemente ironico condotta da Rosario Fiorello e Stefano Meloccaro, andata in onda prima solo sui canali social di Fiorello, tra il 2011 ed il 2014, e poi anche via radio e televisione tra il 2016 ed il 2018. Tale rassegna prendeva il nome dal diminutivo del suo fondatore, appunto Fiore, e dall'edicola di un amico di Fiorello in via Flaminia Nuova a Roma, dove lo showman si ritrovava la mattina presto con un gruppo di amici per leggere i giornali. L'edicola sanseverese è stata concessa gratuitamente dal proprietario Pino Frau al gruppo teatrale che, dopo aver ottenuto l'autorizzazione temporanea ed il supporto istituzionale da parte del Comune di San Severo, ha provveduto a ristrutturarla nell'arco di due settimane ad un costo inferiore ai 3000 euro. Soltanto sei posti a sedere, una superficie totale di 4 m2, di cui solo 2 destinati allo spazio scenico, meno di un metro di distanza tra attori e pubblico, un sipario, un leggio, due luci, rappresentazioni della durata compresa tra i 5 ed i 15 minuti, rotazione del pubblico ogni quarto d'ora: elementi apparentemente minimali che finiscono, però, per sovvertire il consueto rapporto fra palcoscenico e platea. Gli spettatori, infatti, si trovano immersi nell'azione scenica, in una prossimità con gli attori che rende ogni gesto, espressione e parola immediatamente percepibile. Il teatro, in questo modo, abbandona i suoi spazi tradizionali e si insinua nella quotidianità della strada, diventando un'esperienza intima, raccolta e quasi partecipativa. Durante il periodo inaugurale l'ingresso è stato gratuito con successiva offerta libera da parte degli spettatori; in caso di una concessione più stabile e lunga, che possa portare proprio a rappresentazioni teatrali stagionali, il costo del biglietto proposto sarebbe di 5 €. Il pubblico premia l'esperimento La scommessa di Foyer '97 ha incontrato sin dalle prime battute l'interesse del pubblico: oltre 60 persone hanno assistito agli spettacoli in un solo pomeriggio, mentre le tre giornate che hanno inaugurato la stagione hanno fatto registrare il tutto esaurito. Da singolare sperimentazione territoriale, il Teatro Edicola ha così cominciato a suscitare curiosità anche al di fuori della provincia di Foggia, trasformandosi progressivamente in un caso di interesse culturale e sociale, fino a raggiungere il continente americano. Dalla provincia di Foggia alla "Stanford Social Innovation Review" L'esperienza sanseverese, difatti, è arrivata ora sotto i riflettori internazionali: a settembre 2026, la Stanford Social Innovation Review, rivista e piattaforma internazionale dedicata all'innovazione sociale e pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society, all'interno della californiana Stanford University, ha pubblicato sul proprio sito e nell'edizione cartacea Fall 2026 il reportage "The Six-Seat Revolution", firmato dal dr. Luciano Magaldi Sardella, giornalista indipendente e ricercatore affiliato alla European Open University, e seguito editorialmente dal deputy editor David V. Johnson. Nell'articolo, si sostiene che il Teatro Edicola ha attirato l'attenzione oltreoceano perché il progetto concentra in pochi metri quadrati innovazione culturale, rigenerazione urbana e teatro di prossimità: partendo da un problema urbano reale, recupera un luogo abbandonato con un investimento contenuto, porta lo spettacolo direttamente nello spazio pubblico e sperimenta un rapporto molto più ravvicinato tra attori e spettatori. Dal punto di vista della rappresentazione teatrale, inoltre, si evidenzia come il format, fondato su microstorie di cinque-dodici minuti, estrapolate da grandi classici come Goldoni, Čechov, Ibsen, Euripide e Benni, e sulla rotazione degli spettatori ogni quarto d'ora, trasformi i limiti fisici dello spazio in una precisa scelta drammaturgica, rivelandosi estremamente innovativo. Tutto questo permette di far fronte ad alcune delle principali criticità del settore: calo degli spettatori, fasce di pubblico esclusivamente senili, riduzione delle risorse e distanza dai luoghi culturali tradizionali. La rivista ne evidenzia però anche le eventuali problematiche: la sostenibilità economica, la necessità di un sostegno istituzionale stabile e la difficoltà nel replicare il modello, strettamente legato alla comunità e al territorio di San Severo. Un modello che guarda oltre San Severo Nonostante le difficoltà, prime richieste di informazioni sono già arrivate da Lucca e Roma, dove si guarda con curiosità alla possibilità di conoscere più da vicino il modello e le modalità necessarie per riproporlo. La formula di replicabilità, infatti, non sembra richiedere infrastrutture particolarmente onerose: uno spazio inutilizzato, un intervento mirato, un'idea culturale, la conoscenza approfondita del territorio circostante e la disponibilità a restituire quel luogo alla collettività possono essere sufficienti per innescare una nuova funzione urbana. È proprio nella sproporzione fra la modestia delle risorse impiegate e l'eco generata dall'iniziativa che si trova forse la cifra più originale del Teatro Edicola, sicuramente unico nel suo genere; non mancano però, in Italia, esempi di altre edicole riutilizzate per altri fini: "Edicola 518", chiosco novecentesco abbandonato nel centro di Perugia, oggi dedicato all'editoria indipendente, all'arte e alla produzione culturale; e nella stessa Roma, l'edicola abbandonata di piazza Testaccio usata temporaneamente come palcoscenico per uno spettacolo di Fabio Morgan e l'edicola Erno del quartiere Prati, che quasi ogni mese propone un calendario di eventi, mostre, pop-up e collaborazioni con artisti e realtà creative. Piccole rivoluzioni, quindi, che raccontano storie di riappropriazione degli spazi urbani, di creatività e di innovazione sociale. E che, si spera, mettano radici per poter guardare sempre più lontano.

Teatro Edicola di San Severo: un modello di rivoluzione culturale anche per la Stanford University
lu 6d

leclerc potrebbe scrivere la divina commedia a occhi chiusi ma dante non saprebbe mai fare le sue qualifiche a baku #Leclerc #Dante #F1

Imbecilli è solo un complimento Ma quanto siete imbecilli, testine di sinistra! Vergognatevi! NON AVETE RITEGNO. Quello che ho letto questa mattina contro Giorgia Meloni ha superato ogni limite. Ieri, durante il comizio a Bari, Giorgia ha risposto per pochi secondi al telefono. Era sua figlia, che l’aveva chiamata più volte. Si è persino scusata con le persone presenti e ha spiegato con semplicità perché aveva risposto. È bastato questo per scatenare sul web una ferocia impressionante. “Attrice”, “commediante”, “pescivendola”. Insulti contro di lei, cattiverie persino contro sua figlia. Parole talmente violente e vergognose che faccio fatica anche solo a riportarle. E sapete qual è la cosa che fa ancora più rabbia? Sono andato a guardare molti di quei profili. Spesso sono gli stessi che si riempiono la bocca di rispetto, diritti, difesa delle donne e dei bambini. Gli stessi che manifestano contro l’odio e ogni forma di violenza. E tra loro, incredibilmente, ci sono anche tante donne. Poi compare Giorgia Meloni e improvvisamente vale tutto. L’insulto, l’odio, la ferocia. Persino tirare dentro una figlia. Potete non sopportarla, potete contestare ogni sua scelta politica. Ma quando l’odio vi porta ad accanirvi contro una madre perché risponde per pochi secondi a sua figlia, il problema non è più Giorgia Meloni. E allora, a chi vive con tutta questa rabbia addosso, ripeto il consiglio che ho già dato tante volte. Fatevi curare da uno bravo. (Marco Squarta) #GiorgiaMeloni #odio #rispetto

In Wild Horse Nine, Martin McDonagh intreccia spionaggio, western e commedia in un'avvincente narrazione che esplora la storia della CIA e il mistero attorno all'omicidio di JFK, con John Malkovich e Sam Rockwell protagonisti di un intenso duello tra ironia e tragedia. #WildHorseNine #MartinMcDonagh #CinemaVenezia

Wild Horse Nine, McDonagh sfida la storia tra spie, cavalli selvaggi e sangue: a Venezia il cinema torna a essere esperienza

La guerra è finita. Non sul campo, dove ancora si muore, ma nella realtà dei rapporti di forza. La Russia l’ha vinta. L’esercito ucraino agonizza. A Washington lo hanno capito. In Europa no. O fingono di non capirlo, che è peggio. Il fatto più osceno non è Kiev che resiste a oltranza. Non è Washington che cerca un’uscita per mascherare la sconfitta. Il fatto più osceno è l’Europa. Una classe dirigente colta da una frenesia bellicista che non ha più obiettivo, non ha più industria, non ha più soldati, non ha più strategia. Solo slogan. Solo morale da commedia. Solo la pretesa di continuare una guerra che altri hanno già deciso di chiudere. Si parla di «minaccia esistenziale». Si parla di carri russi a Lisbona. Si parla come se la geografia fosse un optional e la demografia un dettaglio da salotto. Un paese di diciassette milioni di chilometri quadrati, con una popolazione in calo e uno Stato che fatica già a occupare il proprio territorio, non ha alcuna intenzione di invadere l’Europa. Non ha i mezzi. Non ha il desiderio. Non ha l’interesse. Chi racconta il contrario non fa analisi. Fa propaganda. Mosca raggiungerà i suoi obiettivi. Fino a Odessa. Poi si fermerà. Non per bontà. Per calcolo. Perché una potenza fragile dal punto di vista demografico non si lancia in un’avventura continentale. Perché il suo problema è la sicurezza del Mar Nero, non la conquista di Berlino. Perché chi ha pagato un tributo di sangue non spreca il resto in una fantasia da editoriale. Il resto è teatro. L’Europa fornisce armi e fatture. Non decide. Sogna di vincere una guerra che ha già perso al fianco di chi ora cerca di uscirne. Accusa di «capitolazione» chi guarda i numeri. Chiama «realismo» la propria cecità. Confonde la Nato con uno scudo, quando è prima di tutto un dispositivo di controllo. La questione è chi ha voluto questa guerra, chi l’ha condotta per procura, chi ha spezzato l’asse energetico europeo, e chi oggi pretende di continuare il massacro per non ammettere di aver sbagliato tutto. Quando la sconfitta sarà ufficiale, non basterà cambiare comunicato. Bisognerà spiegare perché un continente intero ha preferito l’isteria alla geografia, la predica al calcolo, e la guerra degli altri al proprio interesse. Fino ad allora, il coro continuerà. Più alto. Più vuoto. Più pericoloso. #Guerra #Europa #Realismo

Chi mi conosce sa sa quanto io veneri la figura di Paolo Maldini. Quanto abbia trovato ingiusto il suo licenziamento al Milan tre anni fa. Ma non nascondo che, quattro giorni fa, alla conferenza di Paolo e Leonardo, avevo avvertito qualcosa di strano. Maldini sempre a testa bassa, mani nelle tasche, a parlare con poca convinzione (una rarità assoluta) e spesso cedendo ogni domanda a Leo, come se si vergognasse di metterci la faccia e le parole. Poi quel riferimento improvvisato e inelegante ad Ancelotti, sotto contratto con un’altra federazione. Infine il clamoroso harakiri comunicativo: alludere a Guardiola e allenatori top per poi presentarsi con una scelta bizzarra come Pirlo. È stato tutto, da subito, mal gestito. Tutto poco serio. Siamo partiti col sogno di un doppio totem Maldini-Guardiola, accarezzando l’illusione di poter delegare a loro una ripartenza che siamo troppo pigri per pianificare nel silenzio che richiede (mi dite i nomi dei protagonisti della federazione spagnola?) e alla fine ci siamo trovati a terra. I totem capovolti a rotolare di fronte a noi. Non so chi sia responsabile di questa ennesima commedia all’italiana, ma da fuori, questa roba qua, è veramente poco seria. #Maldini #ACMilan #Calcio

Danny Boyle aprirà l'83esima Mostra del Cinema di Venezia con il suo film Ink, mentre Pierfrancesco Favino chiuderà il festival con la commedia Dio ride, segnando un'edizione incentrata sul cinema pop e con la presenza di attesi registi come Nanni Moretti e Alejandro González Iñárritu. #MostraCinemaVenezia #DannyBoyle #DioRide

Danny Boyle apre la Mostra del Cinema di Venezia con Ink. E Favino chiude il festival con Dio ride

Durante le riprese di "Il ragazzo di campagna" (1984), Renato Pozzetto decise di fare qualcosa che oggi definiremmo “alla Pozzetto”: usare il suo vero trattore. Non era una trovata scenica, né un mezzo preso a noleggio dalla produzione. Quel trattore rosso fiammante era davvero suo, acquistato per il suo agriturismo. Quando propose di utilizzarlo nel film, lo fece con la naturalezza di chi non vede alcuna differenza tra la vita e il set. La scena in cui Artemio guida il trattore verso Milano divenne iconica, ma ciò che molti non sanno è che Pozzetto arrivò davvero in città con quel mezzo agricolo. I passanti lo guardarono increduli, qualcuno rise, altri pensarono a una trovata pubblicitaria. In realtà era semplicemente Renato che, come sempre, portava nel cinema la sua autenticità: nessuna costruzione, nessuna maschera, solo la sua comicità spontanea che si mescola alla vita quotidiana. Questo aneddoto racconta bene chi è Pozzetto: un artista che non ha mai avuto bisogno di artifici per far ridere, perché la sua forza è sempre stata la naturalezza. Il trattore non era un oggetto di scena, ma un pezzo della sua vita portato sullo schermo, come a dire che la comicità più vera nasce dalle cose semplici, dalle scelte istintive, da ciò che siamo davvero. E oggi, mentre spegne 86 candeline, questo ricordo ci restituisce tutta la sua genuinità: un uomo che ha fatto ridere generazioni senza mai smettere di essere se stesso. Buon compleanno, Renato! #RenatoPozzetto #Cinemaitaliano #Commedia

ANSA.it Jun 28

Il film Minions and Monsters, diretto da Pierre Coffin e in uscita il 1° luglio, è un omaggio alla storia del cinema che vede i protagonisti gialli impegnati in una commedia familiare ambientata negli anni '20, esplorando temi di amicizia, creatività e diritti civili, con incursioni in scene iconiche e celebri film come Star Wars e Casablanca. #Minions #Illumination #CattivissimoMe

Tornano i Minions e travolgono le icone del cinema da Chaplin a Star Wars
ANSA.it Jun 20

È venuto a mancare all'età di 85 anni James Burrows, celebre regista e co-creatore di iconiche serie tv come 'Cheers' e 'Will & Grace', che ha influenzato la commedia televisiva per oltre 50 anni. #JamesBurrow #televisione #commedia

Addio a James Burrows, regista tv da 'Cheers' a 'Friends'
L
lastampa.it May 29

Článek La commedia romantica nel regime dei talebani zkoumá dvě filmy, No Good Men a Il silenzio degli altri, které se zaměřují na ženskou rezistenci v Afghánistánu pod talibanským režimem, přičemž první sleduje příběh televizní reportérky Naru bojující proti předsudkům a ve druhém se odráží zkušenosti ženy s poruchou sluchu, jež čelí výzvám mateřství. #CommediaRomantica #ResistenzaFemminile #Inclusione

La commedia romantica nel regime dei talebani. Per dire che gli uomini buoni esistono ancora
L
lastampa.it May 29

Článek La commedia romantica nel regime dei talebani zkoumá dvě filmy, No Good Men a Il silenzio degli altri, které se zaměřují na ženskou rezistenci v Afghánistánu pod talibanským režimem, přičemž první sleduje příběh televizní reportérky Naru bojující proti předsudkům a ve druhém se odráží zkušenosti ženy s poruchou sluchu, jež čelí výzvám mateřství. #CommediaRomantica #ResistenzaFemminile #Inclusione

Papež obiskal Francijo: 'Pristna sekularnost ne izključuje vere'
AnfetaMilan May 26

Chivu è Rumeno ma sa a memoria la Divina Commedia i promessi sposi il fu Mattia Pascal e nonostante questo i giornalisti gli chiederanno caccia pupù arbitro fuorigioco Iraola impiegherà 4 mesi a dire Buengiorno e la prima domanda di Pellegatti sarà un trattato neoetico #Calcio #SerieA #Sport

Ahah ma é meravigliosa questa: guardate le espressioni di Conte mentre De Laurentiis parte per la tangente con i discorsi sulla politica. Quando Antonio molla gli ormeggi è pura commedia dell’arte https://t.co/wavhL50Vy6 #Politica #CommediaDellArte #Conte

L
lastampa.it May 12

La 79ma edizione del Festival di Cannes si è aperta con la commedia La Venus electrique e ha visto la partecipazione di celebrità come Demi Moore e Catherine Deneuve, oltre alla presentazione della versione restaurata de Il labirinto di Fauno di Guillermo Del Toro. #Cannes2026 #DemiMoore #IlLabirintoDiFauno

Cannes 2026, con i primi divi da Demi Moore all'intramontabile Deneuve e la versione restaurata de "Il labirinto di Fauno" di Del Toro.
ANSA.it May 12

La 79ª edizione del Festival di Cannes è stata inaugurata con la cerimonia al Grand Théâtre Lumière, con l'apertura della commedia francese La Vénus électrique di Salvadori. #FestivaldiCannes #Cannes79 #Cinema

Cannes, al via la 79ma edizione del festival del cinema