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In an interview with the New York Times, Giorgia Meloni argues that the true meaning of equality does not lie in being called the president, criticizing feminists for fighting the wrong battles, and states that her identity, expressed in her famous slogan, resonates because it addresses a deep fear of losing personal identity. (translated)

Meloni al Nyt: 'Parità non è essere chiamata 'la' presidente. Le femministe hanno combattuto battaglie sbagliate'

A questo punto la domanda è semplice e legittima: se un comportamento del genere viene descritto pubblicamente e documentato, perché da certa sinistra, da parte delle associazioni femministe e dalla Rai stessa c’è finora un silenzio quasi totale? Quando accade a figure di altro schieramento scatta l’indignazione collettiva. Quando riguarda il conduttore di Report, improvvisamente tutto diventa “normale”? Aspettiamo le smentite o i chiarimenti di Ranucci. Fino ad allora, i fatti pubblicati restano quelli. #Ranucci #iltempo #Camuso #giornalista #Report #Ranucci #giornalista #Report

PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA "Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina". Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne. Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo. Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto. Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi. "Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere. Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti. Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri. E qui il dato che nessuno vuole vedere. Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia. La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda. Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro". Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata. La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella. Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica. E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo. Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue. La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto. Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare. Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto. Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica. E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere. La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza. Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier. Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna. E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio. Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote. Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta. Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio. Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo. Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui? La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane. Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva. Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono. Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata. Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace. E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma. Con nome, cognome e sigla dell'associazione. #Femminismo #Sorellanza #Politica

L

The statements made by Austrian Chancellor Christian Stocker, according to which caring for children is not a job, have sparked controversy and protests, forcing him to apologize and recognize the importance of the role primarily performed by women in raising children, but criticism persists and feminist demonstrations are expected in opposition to him. (translated)

“Curare i figli non è un lavoro”: è bufera sul cancelliere austriaco, poi arrivano le scuse

#TorTreTeste #Roma. Noi #femministe abbiamo lottato una vita contro queste cose e adesso dovremmo tacere?Dobbiamo aiutare le nostre sorelle #mussulmane a liberarsi di queste catene. Vogliamo lasciare che lo dica solo @fabiorampelli? Questa cosa ha un solo nome #SEGREGAZIONE. https://t.co/PObhH3LAow #Femminismo #DirittiUmani #Solidarietà

In questo intervento, il ricercatore Tommaso Virgili, esperto di mondo islamico, spiega come la fratellanza musulmana riesca a portare avanti le sue battaglie, cavalcando l’ubriacatura intersezionale dell’occidente illuminato. Esempio, l’hijab. Come far dimenticare che si tratta di uno strumento di oppressione verso le donne, in una società in lotta contro il patriarcato? Lo si accomuna a un diritto delle minoranze, affiancandolo alle battaglie femministe, anti-coloniali, lgbqt+ e così via. Istanze conservatrici, di un movimento bandito da molti paesi musulmani, trovano così sfogo nell’occidente tollerante, entrando in circolo con il bollino di qualità dei valori della tolleranza su cui si basa il nostro mondo. Così facendo, si anestetizza la percezione del rischio dell’estremismo, brandendo eventualmente la spada dell’islamofobia contro chi sollevi dubbi. Non stupisce quindi che di fronte a fatti come quelli di Berlino, dove l’intersezionalità sembra andare in corto circuito, c’è una corsa immediata della società liberale a derubricare al caso isolato, reimmettendo nel discorso il vero rischio, quello dell’estrema destra. Male che vada ci si può giocare la carta della necessità di avere più psicologi per contrastare lo squilibrio mentale. #Islam #Femminismo #Intersezionalità

Le Ong femministe giustamente non parlano perché loro attuano una precisa agenda politica. I fatti in sé non esistono, secondo l'insegnameto di Lenin. #Femminismo #Politica #Lenin

Le femministe mute, di fronte alla donna sfregiata in Duomo a Milano. Forse a loro in fondo la dominazione piace. https://t.co/AJnl6dPAlj #Femminismo #DirittiUmani #ViolenzaDiGenere

Se al posto di Giorgia Meloni quegli insulti se li fosse beccati Elly Schlein. Parlamento bloccato, leader Pd in lacrime, Boldrini e Bonino con le femministe in piazza, tv e giornali rossi scatenati. Invece tutti zitti a sinistra per la frase schifosa del pentastellato Silvestri. Si sa, gli “alleati” non si toccano. Alla premier, invece, si può dire di tutto. Ecco la cronaca semiseria, ma non troppo, di quello che sarebbe accaduto ✍️👇 #Politica #Femminismo #LibertàDiEspressione

Salvo Sottile Jun 12

Le ginocchiere della politica e il silenzio delle indignate. Se il deputato dei 5 stelle Silvestri dice a Giorgia Meloni che ha “indossato le ginocchiere” qual è il sottinteso che arriva all’opinione pubblica? Come mai nessuno si indigna? Le femministe pronte a scendere in piazza contro il sessismo dove sono? Il rispetto delle donne non può essere selettivo. Non può dipendere da chi sieda a Palazzo Chigi. Se un’allusione sessuale è inaccettabile, lo è contro qualsiasi donna, di destra o di sinistra. #farwest #silvestri #politica #femminismo #rispettodonne

Le femministe che fanno video per dichiarare che non faranno mai figli non è un segno negativo per la società. Sono la testimonianza di uno scampato pericolo. Le persone non sono tutte uguali ed il fatto che alcune non trasmettano il proprio corredo genetico è estremamente positivo. #femminismo #diritti #società

Paolo Berizzi May 29

La Cassazione conferma la condanna (ora definitiva) dell'avvocato di estrema destra veronese Andrea Bacciga per il saluto romano in consiglio comunale contro le femministe di Non Una di Meno. Ex Lega, oggi Bacciga è in Futuro Nazionale con Vannacci. #Pietre @repubblica https://t.co/wjw4YPA6GJ #Giustizia #DirittiUmani #Politica

Domanda per le gattare femministe e animaliste in ascolto Nulla da obiettare sulla festa del sacrificio islamica? https://t.co/FgRY44iP2D #Femminismo #DirittiAnimali #Religione