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#martiri

Si uite asa l-au martirizat ! AUR a crescut astazi cu peste 20% Bravo DIICOT, oricum voi ati pierdut încrederea populatiei de cand cu cazul Pasca ! https://t.co/PRqic7E4Yn #AUR #DIICOT #martiri

Today marks 45 days since the invasion of Ceuta. It is impossible to summarize in this format the indignation I feel for the government's abdication and the martyrdom that this Spanish city is being subjected to. (translated)

The Israeli army carried out an airstrike on the "Martyrs of Al-Aqsa" hospital in the Gaza Strip, claiming it targeted a Hamas commander who was preparing terrorist attacks against Israel. (translated)

Atac aerian asupra unui spital din Fâșia Gaza. Operațiunea a vizat un comandant Hamas care pregătea atacuri teroriste, susține IDF

29/8 Martirio s Giovanni #Battista "Erode vigilava su Giovanni Battista; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri" #Vangelo Mc 6,17s. Il precursore di #Gesù chiedeva la conversione...facile a parole e difficile nella vita. Buona giornata 😇

Gustavo Petro Aug 25

Ha muerto el padre jesuita Javier Giraldo. Quizás nuestro mejor defensor de los derechos humanos. Su compromiso total con la comunidad de San José de Apartadó convertida en una comunidad de paz martirizada por la masacre, fue, quizás, su obra social más memorable. Me enseñó como invrstigar la inmensa mortandad que dejaron los narco paramilitares y fué gracias a su método que puede hacer mis debates en el Congreso sobre la para política. Adiós amigo, ha muerto ennla luz y la verdad. Ad Astram #DDHH #Paz #Justicia

Per chi non si beve tutto. Mentre gran parte del giornalismo italiano si esercita nell’antica arte del copia-incolla da agenzie ONU e comunicati di Hamas, c’è un giornalista in Rai che ha deciso di non farsi dettare la linea da Ramallah. Si chiama Giovan Battista Brunori, e oggi è una rarità: uno che ha ancora la schiena dritta. Capo della sede RAI a Gerusalemme, Brunori ha fatto qualcosa che nel 2025 equivale a un atto di insubordinazione: ha mostrato Gaza da un altro angolo, quello scomodo, quello che smentisce le lacrime facili e la propaganda prefabbricata. Quando il Tg1 ha disturbato la narrazione La settimana scorsa, il suo servizio per il Tg1 ha fatto tremare più tastiere che razzi. Le immagini? Scorte di aiuti umanitari marcite al sole perché “nessuno andava a ritirarle”. La frase? Tagliente come un referto: «Il cibo a Gaza sta avariando perché non ci sono organizzazioni che lo vanno a prendere.» Apriti cielo. Le ONG si sono stracciate le vesti. La sinistra ha invocato la gogna. La Rai? È corsa ai ripari con una replica del Tg3, in pieno stile “scusate il giornalismo”. Ma Brunori non ha indietreggiato. Perché il giornalismo, quello vero, non chiede il permesso prima di disturbare. Sul campo, non su Zoom Giovan Battista Brunori non racconta Gaza da un bar di Ramallah o da un attico romano. Nel 2024 era tra i pochi a documentare l’attacco del 7 ottobre, le infiltrazioni di Hamas, le case distrutte degli israeliani di Netiv HaAsara, a due passi dal confine. Mentre altri parlavano di “resistenza”, lui mostrava famiglie sgozzate, villaggi assaltati, bambini presi in ostaggio. Un crimine? No. Un servizio pubblico. Ma questo oggi basta per finire nella lista nera degli “squilibrati filo-israeliani” (copyright collettivi studenteschi). La colpa di raccontare tutto Brunori non si limita a un copione. Non chiude gli occhi dove serve. Nel caos informativo della guerra Israele-Gaza, è uno dei pochi a non affidarsi alle infografiche dell’UNRWA e ai pianti in slow motion rilanciati da Al Jazeera. E questo lo rende pericoloso. Perché chi racconta tutto, rompe l’incantesimo. Non c’è spazio per i “Mr. Fafo”, i martiri ricorrenti da Instagram, quando si mostra la realtà nuda: tunnel sotto gli ospedali, miliziani travestiti da soccorritori, aiuti bloccati da Hamas per esigenze belliche. Il problema? È difficile smentirlo Brunori ha un curriculum da campo: Afghanistan, Iraq, Libano, Ucraina. Ha vinto il premio Ilaria Alpi (1998), il Premio Feniks (2021) e quello Delio Costanzo (2024). Ma il suo vero trofeo è l’indipendenza. Non lavora per far contenti i partiti. Né le ambasciate. Né le piazze. Parla arabo. Conosce la storia. E quando va in onda, non ha bisogno di urlare per dire cose gravi. In un mondo dove la verità è soggetta al sentiment, Brunori è rimasto fedele alla sostanza. Non piacerà a chi cerca eroi prefabbricati e vittime su commissione. Ma è l’unico in Rai che ancora ti fa cambiare canale perché dice troppo, non perché dice poco. E oggi, questo, è rivoluzionario. Chi non si inginocchia alla propaganda, chi ha ancora fame di giustizia, ti guarda e ti dice: vai avanti. Perché oggi, raccontare la verità è un atto di coraggio. @LuigiGiliberti2 #Giornalismo #Verità #LibertàDiStampa

Sigfrido Ranucci, ormai in preda a un delirio d’onnipotenza, evoca Aldo Moro, Piersanti Mattarella, Falcone e Borsellino per difendersi dalle polemiche. Paragonare i martiri della Repubblica alle sue penose vicissitudini è semplicemente inaccettabile. Un megalomane allo sbando. #politica #Italia #giustizia

Football in Palestine resumes on September 4 after almost three years of stoppage due to the war, with the "Cup of a Thousand Martyrs" in memory of the over a thousand Palestinian athletes killed, involving more than 200 teams from the West Bank, Gaza, and refugee camps in Lebanon. (translated)

Il calcio in Palestina riparte dopo lo stop per la guerra: si comincia con la “Coppa dei Mille Martiri”

Behind the outpatient pavilion of the Martyrs of Al Aqsa hospital in Deir al Balah, there was the pharmacy warehouse of the nephrology department. Before dawn on August 1, an Israeli airstrike leveled it to the ground. Munir al Bursh, the general director of the ministry of (translated)

Me da tristeza que el Presidente no se pueda posesionar en Popayán, era un bello homenaje a una tierra martirizada por el narcotráfico, y olvidada por el gobierno Petro y tantos otros. Ojalá no se pierda la oportunidad, Popayán y el Cauca si existen. #Popayán #Colombia #Narcotráfico

Voi răzbuna sângele pur al liderului martirizat. Răzbunarea este cererea națiunii noastre și trebuie neapărat înfăptuită. În curând, oamenii liberi ai lumii vor îndeplini o parte din această misiune divină.

Fantoma de la Mashhad
adevarul.ro

Promettiamo di vendicare il tuo sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre, per mano di questi criminali e disonorevoli assassini

Meloni nella lista nera dell'Iran pubblicata da un quotidiano di Teheran. Il figlio di Khamenei: «Vendetta per mio padre»
www.ilmessaggero.it

Ne angajăm să răzbunăm sângele liderului martir și al tuturor martirilor acestor două războaie de la criminalii și ucigașii dezonorați.

Mojtaba Khamenei promite răzbunarea pentru moartea lui Ali Khamenei. Ce mesaj transmite liderul
www.mediafax.ro

Promitem să răzbunăm sângele liderului martirizat și al tuturor martirilor acestor două războaie, vărsat de ucigașii criminali și fără onoare

„Răzbunarea va veni, inevitabil”. Mesajul noului lider suprem al Iranului, la câteva luni după uciderea tatălui său
stirileprotv.ro

Promitem că vom răzbuna sângele vostru pur și sângele tuturor martirilor din aceste două războaie

Liderul Iranului promite că va răzbuna „inevitabil” moartea tatălui său: „Este voința națiunii noastre”
hotnews.ro

Voi răzbuna sângele pur al fostului lider, precum și sângele tuturor martirilor.

Liderul Suprem al Iranului, Mojtaba Khamenei, promite că va răzbuna uciderea tatălui său. „Se va împlini inevitabil”
www.digi24.ro

Promettiamo di vendicare il tuo sangue puro e il sangue di tutti i martiri di queste due guerre, per mano di questi criminali e disonorevoli assassini

++ Guida Suprema Mojtaba, 'la vendetta per Ali Khamenei deve essere compiuta' ++
www.ansa.it

Quatro meses após a morte do aiatolá Ali Khamenei em um ataque aéreo conjunto de Estados Unidos e Israel, o Irã iniciou nesta sexta-feira, 3 de julho, as cerimônias de despedida daquele que foi o líder supremo da República Islâmica por mais de três décadas. O corpo de Khamenei foi levado ao Grande Mosalla de Teerã, principal complexo de orações da capital, diante de milhares de pessoas e sob um forte esquema de segurança. A cerimônia, inicialmente prevista para ocorrer logo após sua morte em 28 de fevereiro, foi adiada em razão da guerra e do temor de novos ataques contra o território iraniano. O funeral tornou-se um dos eventos mais importantes desde a Revolução de 1979. Delegações de mais de 30 países e representantes de cerca de 40 governos participam das homenagens. Entre os nomes confirmados estão He Wei, vice-presidente do Comitê Permanente da Assembleia Nacional Popular da China, além de representantes de governos aliados e líderes religiosos ligados ao chamado “Eixo da Resistência”. Segundo informações atribuídas ao Itamaraty, a representação brasileira ficará a cargo do embaixador do Brasil em Teerã, André Veras Guimarães,sem o envio de autoridades de Brasília. A cerimônia também marcou a reaparição pública do general Ahmad Vahidi, uma das figuras mais influentes da Guarda Revolucionária Islâmica e apontado como peça central na reorganização do poder após a morte de Khamenei. As homenagens se estenderão por seis dias, passando por Teerã e outras cidades sagradas do xiismo antes do sepultamento em Mashhad, cidade natal de Khamenei. Teerã tenta transformar a morte de Khamenei em uma narrativa de martírio e continuidade, projetando ao mundo a imagem de um regime que sobreviveu à guerra. Por trás da demonstração de unidade, porém, está um Irã em seu momento mais delicado em décadas - uma economia exaurida, uma sociedade dividida e uma sucessão de poder cada vez mais concentrada em Mojtaba Khamenei e na Guarda Revolucionária. #Irã #Khamenei #Funeral

Recap #SinnerKecmanovic Eccoci qui. È passato un mese dalla cocente sconfitta di Parigi. Metabolizzare è stato difficile, ma a distanza di tempo possiamo dirlo: sono cose che succedono. Come i meteoriti, la crisi del ‘29 o quel fungo parassita che trasforma le formiche in zombie. Ma adesso siamo a Londra e a Londra sembra tutto migliore, col profumo dell’erba, le fragole e David Beckham in tribuna. Sinner si presenta con una giacchetta bucherellata, per noi tripofobici è un incubo: ci assalgono i brividi, la nausea, l’impulso di scappare via. Sintomi che a tutti gli altri verranno durante il match. Kecmanovic entra in campo con carattere, concreto e agguerrito. Non è una sorpresa, pure il più timido dei serbi come minimo combatte per l’onore di sua nonna. La partita è bella e faticosa, ma anche brutta e faticosa. Miomir fa tutto bene, Jannik sembra accendersi solo a tratti, in una montagna russa di punti eccezionali e attimi di buio. Riviviamo quella terribile sensazione di bloccarsi sul più bello, che può comprendere solo chi scaricava le canzoni da Napster negli anni ‘90. Per capire la montagna russa servono i numeri: Sinner in totale mette a segno 31 ace e 5 doppi falli, di cui due di fila che gli costano il primo set. Commette 52 non forzati, 72 vincenti e chiede due toilet break. Visto così sembra solo un casino, ma i numeri non bastano a raccontare il dramma. Nel terzo set cade malissimo e si tocca l’anca. Qualcuno chiama il cup del San Raffaele. Altri portano doni al Santuario dei Martiri dei primi turni. Siamo già pronti col tweet commemorativo, invece si rialza. Nel frattempo sulla scarpa si allarga a vista d’occhio una macchia di sangue. Pensiamo siano le vesciche, oppure il fungo parassita che trasforma i tennisti in zombie. Alla fine dirà che si è ferito con l’unghia, ma non voleva cambiarsi per rispettare Miomir e la nonna di Miomir. Kecmanovic vince il tie, ma la caduta spegne e riaccende Sinner facendo un reset della cazzimma. Porta a casa il quarto con relativa facilità e poi sfata la maledizione del quinto. Finalmente, torniamo a sentire il profumo dell’erba. #janniksinner #tennis #wimbledon #tennis #wimbledon #sports

L
lastampa.it Jun 25

Durante le celebrazioni per l'80° anniversario della prima seduta dell'Assemblea Costituente, il presidente Sergio Mattarella ha ricordato come il fascismo avesse messo a rischio l'unità d'Italia e ha celebrato il ruolo cruciale dei partigiani e di una nuova classe dirigente nella transizione da monarchia a repubblica, sottolineando l'importanza della memoria dei martiri antifascisti. #AssembleaCostituente #Italia #Fascismo

Mattarella celebra l'Assemblea costituente: “Il fascismo aveva messo a rischio l'unità d'Italia”