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#Asfalto

🚨 O Super El Niño pode ter o seu pico na mesma época dos shows do BTS na América do Sul, principalmente nos shows do Brasil 🚨 Faltam menos de dois meses para o BTS dominar o MorumBIS nos dias 28, 30 e 31 de outubro, e precisamos falar muito sério sobre a preparação para o clima. O Brasil inteiro já está sentindo os impactos diretos do Super El Niño de 2026, e as previsões alertam que o fenômeno se aproxima do seu pico de intensidade máxima justamente durante a passagem dos meninos pelo país. Os extremos climáticos já são uma realidade assustadora agora em setembro. Enquanto a região Sul enfrenta chuvas volumosas e enchentes, e o Norte sofre com uma seca histórica e fumaça, o Sudeste está sendo sufocado por bloqueios atmosféricos implacáveis. Isso significa que São Paulo está presa em um ciclo perigoso de ar seco e ondas de calor que beiram os 40°C. Com a instabilidade típica da primavera adicionada a essa equação durante a semana da tour, o cenário para o entorno do MorumBIS exige muito cuidado e planejamento. Aqui está o que nos aguarda e como precisamos nos preparar: Calor Brutal nas Filas 🥵 A previsão é de temperaturas muito acima da média histórica. Passar o dia no asfalto quente e sem sombra ao redor do estádio vai ser um teste de resistência pesado. O foco absoluto deve ser em roupas respiráveis, bonés, óculos de sol e aplicação constante de protetor. A hidratação precisa ser redobrada para ninguém desmaiar antes de o show começar. Tempestades de Fim de Tarde ⛈️ Esse calor extremo funciona como uma bomba-relógio diária. Quando a umidade sobe à tarde, o risco de chuvas rápidas, porém violentas, é imenso. Como a pista e a maior parte das arquibancadas do MorumBIS não têm cobertura, uma capa de chuva reforçada (evitem as de plástico fino que rasgam no primeiro vento) é item obrigatório de sobrevivência na mochila. A sensação térmica a noite pode variar, de abafada para fria, então tenham em mente na hora de montar o look de vocês uma jaqueta, ou um casaco leve, para usar na saída do show. ⚠️ Iremos atualizar vocês quando chegar mais perto sobre previsão do tempo de como vai estar a cidade de São Paulo nos dias 28, 30 e 31 de outubro. Por enquanto já vão planejando o plano B e C para os looks e lembrem-se, a saúde de vocês vem em primeiro lugar! 💜 #SuperElNiño #BTS #Clima

🇪🇦 CEUTA, LA LÍNEA DE FRENTE: CUANDO EL ESTADO ABANDONA A QUIENES SOSTIENEN EL DIQUE Sobre el asfalto ardiente de Ceuta, los uniformes ya no son más que siluetas de impotencia. Mientras las olas de una inmigración desesperada rompen por miles en las costas de este enclave español, quienes se supone que deben mantener la línea viven un descenso a los infiernos cotidiano. El espectáculo es abrumador: policías nacionales y guardias civiles reducidos a observar, impotentes, flujos humanos que se les ordena contener sin darles los medios para hacerlo. UNA QUIEBRA INSTITUCIONAL TOTAL El verdadero drama que se juega aquí no es solo humanitario: es el de un colapso institucional completo. Los agentes describen un caos operacional permanente. Las órdenes caen, se contradicen, se anulan. Un día es la tolerancia para evitar el estallido; al día siguiente, es la consigna de una firmeza imposible de aplicar con efectivos esqueléticos. Esta veleta política agota a unas tropas que ya están al borde de la ruptura psicológica. LA INCOMPETENCIA DEL GOBIERNO CENTRAL Se lee en esta incapacidad crónica para anticiparse. ¿Cómo explicar que los refuerzos lleguen siempre demasiado tarde, que los protocolos cambien al ritmo de los pánicos mediáticos de Madrid, dejando el terreno sin un mando claro ni una estrategia permanente? El Ministerio del Interior gestiona la crisis desde despachos climatizados a cientos de kilómetros, lejos de las porras gastadas, de los cascos demasiado pesados y de la angustia de estos funcionarios sacrificados en el altar de la diplomacia y del cálculo político. UNA DOBLE PENA PARA QUIENES SOSTIENEN LA LÍNEA Mientras el ejecutivo tergiversa y encadena comunicados tranquilizadores, los hombres y mujeres de uniforme se ahogan. Sufren la doble pena: el abandono de su jerarquía y la violencia de una situación inmanejable. En Ceuta el dique se rompe, y el Estado, por su pusilanimidad y su absoluta incompetencia, mira cómo sube el agua sin tenderle la mano a quienes se ahogan intentando retenerla. #Ceuta #Inmigracion #GuardiaCivil #PoliciaNacional #CrisisMigratoria #España #SeguridadInterior #IncompetenciaPolitica #Fronteras #AbandonoDeEstado

Perché perdiamo 3°C in quota ma al suolo sembra non cambiare nulla? In queste ore abbiamo iniziato a perdere qualcosa a 850 hPa, cioè intorno ai 1500 metri di quota. Parliamo di un calo di circa 2-3°C, localmente anche qualcosa in più. E allora la domanda è legittima: perché al suolo il cambiamento si sente ancora poco? Il motivo principale è proprio l’inerzia della massa d’aria calda accumulata. Dopo settimane sotto anticiclone subtropicale continentale, il caldo non è più solo nella massa d’aria in quota, è entrato nei suoli, nelle città, nell’asfalto, nel cemento, nei muri, nei bassi strati e nel mare, che resta molto caldo e continua a restituire energia e umidità. Quindi sì, in quota qualcosa comincia a muoversi m vicino al suolo c’è ancora un grande serbatoio caldo da smaltire. In più, se l’anticiclone resta presente, anche se un po’ meno forte, continua a limitare il ricambio d’aria. La ventilazione può essere debole, la subsidenza può comprimere e riscaldare gli strati inferiori, l’umidità può restare elevata e il punto di rugiada continuare a rendere l’aria pesante. Non siamo ancora fuori dalla fase calda ma il primo passo c’è, il caldo sta iniziando a indebolirsi in quota e per sentirlo davvero al suolo servirà ancora un pò di tempo. #Meteo #Clima #CambiamentoClimatico

The five-second rule advises dog owners to check the temperature of the asphalt by touching it with their hand for that time to prevent burns on their pets' pads during the summer. (translated)

La regla de los 5 segundos que debes cumplir si tienes perro en verano para evitar que sufran quemaduras en las almohadillas

Když je vedro, přidej stromům trochu asfaltové drtě.. Nemám tu nějakého dozora dopravních staveb, že by mi možná pomohl, co a tím? Obci je to fuk a je toho tu bohužel víc... https://t.co/cyEqTufcKg #příroda #ekologie #udržitelnost

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In Turin, the path in Barriera di Milano illustrates how urban temperature can vary drastically over a few meters, ranging from 28 to 75.6°C, due to factors such as asphalt, shade, trees, and water. (translated)

Passeggiata a 75 gradi, segui con noi i due percorsi di Torino dove il caldo cambia in pochi metri

Cada vez que cargás nafta, una parte va a un fondo que por ley sólo puede tocar el asfalto. El Gobierno recaudó $1,5 billón. Ejecutó el 26%. Más de $1 billón quedó en plazos fijos y títulos públicos. Con eso se arreglaban dos tercios de las rutas del país. https://t.co/daRjjpaOVV #Nafta #Infraestructura #Gobierno

Roma Termini, benvenuti nella piazza dove il treno parte e il pendolare evapora. Questo è il piazzale davanti alla stazione Termini, uno dei luoghi più attraversati d’Italia. Migliaia di persone ogni giorno come viaggiatori con valigie, pendolari, lavoratori, turisti, anziani, bambini, gente che aspetta un autobus, un taxi, un appuntamento ed anche un po’ di tregua dal caldo. E cosa trova? Pietra, cemento, sole pieno e quasi zero ombra. Sembra meno una porta d’ingresso della Capitale e più una prova di sopravvivenza urbana sponsorizzata dall’asfalto. Poi gli amministratori si riempiono la bocca con l'adattamento climatico, città resilienti, mobilità sostenibile, transizione ecologica. Tutto giusto ma se davanti alla principale stazione di Roma costruisci una distesa minerale senza alberi veri, senza ombra diffusa, senza un minimo di raffrescamento naturale, il messaggio ai cittadini è abbastanza chiaro: cuocetevi con dignità. Il verde urbano ormai non è decorazione ma è un vero e proprio presidio sanitario nei mesi estivi e non serve trasformare Termini in una foresta amazzonica. Basterebbe ricordarsi che le persone non sono sagome nei rendering ma camminano, aspettano, sudano e respirano. Una grande stazione dovrebbe accogliere e non grigliare i pendolari prima ancora che salgano sul treno. Non si può parlare ogni giorno di green, sostenibilità, città del futuro, e poi progettare gli spazi più frequentati come se l’obiettivo fosse testare la resistenza umana sulla pietra refrattaria. Il green non si misura nei convegni, nei comunicati o nei rendering con tre foglie messe in trasparenza. Si misura a luglio ed agosto, alle tre del pomeriggio, quando un viaggiatore esce da Termini e trova una cosa molto semplice, ombra o forno. #Roma #Sostenibilità #Urbanismo

No, anche se l’anticiclone restasse fino a Natale non vivremmo un estate infinita. Può sembrare strano, ma è una delle regole fondamentali dell’atmosfera e della stagionalità astronomica. Qualcuno si sta lanciando in titoli come "A dicembre farà caldo come in estate", evidentemente deve tornare a studiare Scienze della Terra alle scuole elementari. Immaginiamo uno scenario estremo con alta pressione bloccata sull’Italia per mesi, poche piogge, poca neve e aria molto mite anche in quota. Per esempio una +20°C a 850 hPa, cioè circa 1500 metri di altezza, costante. Sarebbe una situazione gravissima e catastrofica per l’acqua, per l’agricoltura, per la neve in montagna, per fiumi, falde e suoli. Un problema enorme. Ma non significherebbe avere temperature estive fino a dicembre. Con il passare delle settimane, cambia la quantità di energia che arriva dal Sole. Le giornate si accorciano, il Sole si abbassa sull’orizzonte, le notti diventano più lunghe e il terreno ha molte più ore per perdere calore. La stessa massa d’aria molto calda in quota può produrre effetti diversissimi a seconda del periodo dell’anno. Con una +20°C a 850 hPa, inizio agosto potrebbe significare minime anche di 24-27°C in città o lungo le coste. A metà settembre, con la stessa aria in quota, potremmo essere più facilmente sui 19-23°C, a metà ottobre sui 15-19°C, a metà novembre, in molte pianure e zone interne, anche 8-14°C, a metà dicembre persino 4-10°C. Questo succede perché in autunno e inverno si attiva più facilmente l’inversione termica. Durante la notte il terreno si raffredda, raffredda l’aria vicina al suolo e quell’aria fredda, più pesante, resta intrappolata in basso. Sopra, magari a 1000-1500 metri, può esserci aria molto mite ma sotto, in pianura o nelle valli, può fare freddo. Si può avere caldo anomalo in quota e temperature basse al suolo e non è una contraddizione ma è semplicemente fisica. Lo dico prima che arrivi il controllore della CO2 col fischietto, le emissioni restano il nodo principale del cambiamento climatico. Tuttavia la natura non è passiva davanti al calore ed ha meccanismi di regolazione precisi come il suolo che disperde energia di notte, le inversioni termiche, l’evaporazione, la vegetazione che ombreggia e traspira, l’acqua che assorbe e rilascia calore più lentamente, le brezze che rimescolano l’aria. Sono processi fisici reali, che possono attenuare gli estremi e rendere un territorio più vivibile. Il problema è che spesso li abbiamo indeboliti. Abbiamo tolto alberi, impermeabilizzato suoli, coperto tutto di asfalto, prosciugato spazi naturali e costruito città che accumulano calore invece di disperderlo. Rimettere la natura al centro non significa fare retorica verde, significa usare meglio i regolatori naturali che già esistono. Adattare i territori significa anche smettere di combattere la fisica della natura e tornare a lavorare con essa altrimenti finiamo sempre lì con green nei convegni, cemento nelle piazze, alberi che restano nei rendering e cittadini arrostiti alla fermata dell’autobus. #Clima #CambiamentoClimatico #ScienzeDellaTerra

A court in Granada will judge three climate activists in September who glued themselves to the asphalt in a peaceful protest during the 2023 European Summit, accused of public disorder, with the Public Prosecutor's Office requesting two years in prison for each of them. (translated)

Juzgarán a tres activistas climáticas que se pegaron al asfalto en la Cumbre Europea de 2023 en Granada
ANSA.it 4w

Expert Paolo Pileri suggests that to tackle the heat in cities, green roofs, less asphalt, a halt to land consumption, and de-paving are necessary so that cities can breathe and reduce temperatures. (translated)

L'esperto: "Contro il caldo nelle città tetti verdi e meno asfalto"

Governo Tarcísio em ação: R$136 milhões do povo paulista para demolir asfalto novo. Esse é o “gestor”? https://t.co/lLS95pjtw8 #Política #SP #GestãoPública

Grotte Celoni, Roma. Il capolinea dove aspetti l’autobus e fai anche la prova forno. Siamo a Roma, quadrante orientale, in uno snodo importante del trasporto pubblico. Autobus, marciapiedi, utenti che aspettano e poi il nulla. Non un albero, non una pensilina vera, non un punto d’ombra degno di questo nome. Solo asfalto, cemento, pali della luce e sole pieno. Una distesa perfetta per cuocere lentamente pendolari, studenti, anziani e chiunque abbia la sfortunata idea di usare il trasporto pubblico in una giornata calda. Va bene parlare di mobilità sostenibile, transizione ecologica, città del futuro e grandi strategie climatiche ma se chi prende un autobus viene lasciato ad aspettare sotto 38°C su una piastra d’asfalto senza ombra, il messaggio reale è un altro: arrangiati. Un capolinea non dovrebbe essere solo un posto dove passa un autobus, dovrebbe essere un luogo vivibile, ombreggiato, accessibile, pensato per persone vere e non per sagome nei rendering. Dovrebbero essere presenti alberi, pensiline, ombra, sedute protette, fontanelle. Non serve progettare Singapore, basterebbe smettere di progettare il barbecue. #MobilitàSostenibile #Roma #TrasportoPubblico

While Almeida does nothing, European cities do this: Paris: exceeds 1,000 km of new cycling paths and has hundreds of pedestrian school streets. Amsterdam: replaces asphalt with urban parks and creates these green paths on its streets: https://t.co/3WUj2GLNSz (translated)

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Paris is transforming its urban planning to address high temperatures by reducing asphalt and increasing green spaces, water resources, and climate shelters, with the goal of heating less rather than cooling. (translated)

Parigi, come si trasforma una città per resistere ai 50 gradi

La fine della piazza? Perché il potere ha paura della nostra voce collettiva Provate a chiudere gli occhi e ad ascoltare il battito dei nostri centri urbani. Un tempo, il suono di una piazza era un caos vitale: l’odore acre del mercato, il riverbero dei passi sul selciato, il brusio incessante che diventava boato durante le assemblee spontanee. Oggi, quel suono è stato sostituito da un silenzio igienizzato. Le piazze sono diventate "zone di transito", spazi regolamentati dove la vitalità è concessa solo se programmata. Abbiamo trasformato l’agorà in un museo a cielo aperto, privandola della sua funzione ancestrale: essere il luogo dell’assembramento, la sede fisica della volontà collettiva. Ma cosa succede a una società quando la sua voce non trova più un’eco tra le pietre della città? La Piazza come specchio dell’identità e del potere La piazza non è mai stata un vuoto urbanistico, ma un palcoscenico di tensioni necessarie. È lo spazio del "clash", dove i monumenti e i palazzi dell’opulenza — con le loro facciate solenni e distaccate — sono costretti ad affacciarsi sulla vitalità quotidiana del popolo. Questa convivenza tra la fredda stabilità del potere e il calore transitorio dello scambio commerciale e umano è ciò che chiamiamo identità.È in questo attrito che nasce la democrazia visibile. La piazza permette al cittadino di esistere fisicamente davanti ai simboli dell'autorità, ricordando a chi sta nei palazzi che il potere non è un’entità astratta, ma un mandato che deve rispondere a corpi in carne e ossa. Quando questa dualità svanisce, la piazza smette di essere il cuore della comunità e diventa una semplice scenografia per il controllo. L’illusione dell’ordine: quando le regole proteggono il potere Oggi ci viene venduta una narrazione rassicurante: quella del decoro e della sicurezza. Eppure, grattando la superficie, emerge una distinzione inquietante tra il "rispetto delle regole civili" e la mera difesa del potere acquisito. Il contenimento della libera espressione non è quasi mai un atto di civiltà, ma una strategia di autoconservazione.Questo accade con forza brutale quando chi governa si ritrova sprovvisto dell’investitura della maggior parte del popolo . In assenza di una reale legittimazione democratica, il potere diventa fragile e, per sopravvivere, deve erigere argini. L'ordine imposto non serve a proteggere il cittadino, ma a proteggere il palazzo dalla piazza. La regolamentazione ossessiva dello spazio pubblico è il sintomo di un'autorità che, non potendo più convincere, sceglie di recintare. Il fattore paura: l’imprevedibilità della folla Perché la piazza spaventa chi siede ai vertici? Perché è l'unico luogo in cui avviene quella che possiamo definire la "forza che somma" . Nell'isolamento digitale, siamo atomi manipolabili; ma nella vicinanza fisica, la realtà riprende il sopravvento sulla narrazione mediata. La piazza è un "reality check" collettivo: guardando gli altri negli occhi, ci si rende conto che il dissenso non è un'anomalia marginale, ma un sentimento condiviso.In questo spazio, la manipolazione della realtà operata dall'alto crolla improvvisamente. La folla è imprevedibile, non risponde a uno script, non può essere "disattivata" con un clic."La piazza spaventa — perché la voce che vi si raccoglie non si può controllare."Questa incontrollabilità è, paradossalmente, la forma più pura di libertà. È il momento in cui la voce cessa di essere un dato statistico e diventa una forza fisica, un'energia che il potere non può filtrare né mediare Conclusione: quale spazio per la libertà domani? Mentre le piazze fisiche vengono svuotate e recintate, ci viene detto che la nuova agorà è il web. Ma possiamo davvero fidarci? La tecnologia agisce spesso come un mediatore invisibile, un algoritmo progettato per contenere la nostra voce in camere dell'eco dove il boato si riduce a un sussurro solitario. La forza fisica di una piazza gremita non ha equivalenti digitali: l'asfalto non mente, lo schermo sì.La sfida del nostro tempo non è solo politica, ma esistenziale. Dobbiamo chiederci se siamo disposti a barattare il calore e il rischio della presenza fisica con la comodità di un dissenso mediato e contenuto.Siamo pronti a reclamare il nostro spazio nelle piazze, o accetteremo di scambiare il ruggito della folla con l'eco solitaria di uno schermo, lasciando che la nostra voce venga arginata per sempre?

Il caldo nelle città non si combatte con gli slogan, ecco 10 cose concrete da fare subito. Io ci provo, se siete d'accordo con le proposte e con questa visione, condividendo il post, magari qualche decisore politico potrà leggere. Fermo restando il discorso delle emissioni che resta importante ma con un impatto a lungo termine, il caldo urbano non dipende solo dall’atmosfera ma dipende anche da come abbiamo costruito le città. Troppo asfalto, troppo cemento, poca ombra, poco verde, superfici che accumulano calore di giorno e che lo restituiscono lentamente di sera e di notte come vi ho spiegato tante volte. Se vogliamo ridurre davvero il disagio durante le ondate di caldo, servono interventi concreti. Non miracoli, ma scelte pratiche. Ecco le mie proposte: 1. Mappare i quartieri più caldi con dati satellitari e sensori al suolo, così da intervenire prima dove il rischio è maggiore. 2. Depavimentare piazze, cortili scolastici, parcheggi e marciapiedi inutilmente cementificati, restituendo spazio a suolo naturale e permeabile. 3. Aumentare in modo serio gli alberi nelle strade, non piantarli a caso. Servono specie adatte, spazio per le radici, acqua e manutenzione. 4. Creare corridoi d’ombra lungo percorsi pedonali, fermate dei mezzi, scuole, ospedali, mercati e zone molto frequentate. 5. Rendere obbligatori materiali chiari e meno assorbenti per tetti, piazze, parcheggi, edifici pubblici e grandi superfici esposte al sole. 6. Trasformare i grandi parcheggi scoperti in aree ombreggiate, con alberi e superfici drenanti. 7. Proteggere gli edifici più sensibili. Scuole, ospedali, RSA devono avere schermature solari e raffrescamento efficiente anche attraverso un sistema di condizionamento efficace ma non invasivo. 8. Adattare gli orari dei lavori all’aperto durante le allerte caldo, soprattutto in edilizia, agricoltura, manutenzione stradale e logistica. 9. Recuperare acqua piovana e acque riutilizzabili per mantenere vivo il verde urbano anche nei periodi più secchi. 10. Introdurre per legge un test climatico per ogni nuova riqualificazione urbana. Quanta ombra crea? Quanto calore accumula? Quanta superficie impermeabile aggiunge? Quanto sarà vivibile a luglio ed agosto alle 15? Servono città che nei mesi estivi non diventino piastre roventi ed ogni metro quadrato sottratto alle superfici che diventano bollenti può fare differenza dove il caldo pesa davvero. #CaldoUrbano #Sostenibilità #VerdeUrbano

Tutti dicono: "sul clima bisogna fare qualcosa subito". Giusto. Ma subito cosa? Una cosa è dire che serve intervenire, un’altra è indicare misure concrete, realizzabili e capaci di produrre effetti percepibili in tempi non biblici. La riduzione delle emissioni resta il nodo principale sul lungo periodo ma è anche vero che per ottenere risultati globali servono accordi, politiche industriali, transizioni energetiche, investimenti enormi e il coinvolgimento di quasi duecento Paesi e nel frattempo le città, in estate, continuano a diventare sempre piu' calde. Proprio nelle città esistono interventi che possono avere effetti molto più rapidi sulla vita quotidiana delle persone come più alberi, più ombra, più aree verdi, meno superfici roventi, meno asfalto inutile, più suolo capace di assorbire acqua e respirare. Non è una soluzione magica ma è una delle poche azioni concrete che possiamo mettere in campo subito per ridurre l’isola di calore urbana e rendere meno pesanti le ondate di caldo. Roma, pochi giorni fa, è finita anche in un servizio della CNN proprio per questo. Piazze storiche con tanto cemento, poco verde, piante secche o curate male, ombra insufficiente, superfici che durante il giorno diventano roventi e la sera restituiscono calore. Bisogna piantare alberi, scegliere specie adatte, garantire irrigazione, suolo sufficiente, manutenzione e continuità. Un albero in una vasca minuscola, circondato da pietra e cemento, senza acqua e senza spazio per le radici è solo arredamento urbano destinato a soffrire e mentre il mondo continua a discutere di CO2 senza mai raggiungere una soluzione condivisa, le persone camminano su marciapiedi bollenti, vivono in quartieri senza ombra e dormono in città che di notte non riescono più a raffreddarsi. Il verde urbano è una risposta concreta, locale e immediata. Non risolve tutto ma può iniziare a cambiare qualcosa dove il caldo pesa di più, sotto casa nostra. #Clima #CittàVerdi #Sostenibilità

Marco M.M. Aug 1

Estate 2026 come il 2003? Si tratta di una possibilità concreta ma il verdetto arriverà solo a settembre. Per capire dove si collocherà davvero questa estate nella serie recente dovremo aspettare i dati completi di giugno, luglio e agosto. Solo a inizio settembre sapremo se sarà tra le prime tre più calde degli ultimi decenni e quanto sarà vicino il confronto con il 2003. Per ora abbiamo un dato certo, giugno si è chiuso con un’anomalia nazionale di +3,27°C rispetto alla media 1991-2020, con uno scarto molto marcato al Nord e più contenuto al Sud. Rispetto a giugno 2003 è stato meno caldo di circa 0,4°C, quindi inferiore ma non distante. È risultato meno caldo anche di giugno 2022 e soprattutto di giugno 2025, che al momento resta il giugno più caldo degli ultimi 76 anni. Tra pochi giorni avremo anche i dati di luglio. Mi aspetto un’anomalia positiva molto marcata anche per il mese appena terminato, probabilmente compresa tra +3 e +3,5°C rispetto alla 1991-2020 e decisamente elevata al Nord Italia. Il punto non è dire che d’estate faccia caldo. Il punto è quanto caldo faccia, per quanto tempo, con quale persistenza e con quali temperature minime. Da settimane, salvo brevi cali temporanei, i valori restano sopra media e se guardiamo agli ultimi 7-8 decenni, senza entrare in discorsi paleoclimatici, la tendenza è chiara: le estati italiane si sono progressivamente scaldate. L’aumento pesa soprattutto sulle temperature minime estive. Qui oltre al solito discorso delle emissioni entra in gioco in modo pesante anche il modo in cui abbiamo trasformato le città con più cemento, più asfalto, meno verde, meno suolo naturale e quartieri che accumulano calore di giorno e lo restituiscono lentamente di notte. A settembre arriverà il bilancio definitivo ma l’estate 2026 ha già tutte le caratteristiche per collocarsi molto in alto nella serie recente, probabilmente sul podio degli ultimi 76 anni. Riconoscerlo non è allarmismo, è leggere i dati per quello che sono. Chi mi segue sa che il mio metodo non cambia in base alla convenienza del momento. Quando una previsione è incerta lo dico, quando un dato è pesante lo riconosco. La correttezza intellettuale, in meteorologia, significa proprio questo, non gonfiare i numeri quando servono prudenza e non abbassarli quando raccontano una realtà scomoda. #Estate2026 #Clima #Temperature

L
lastampa.it Aug 1

Two men were arrested in Rome after attempting to rob an elderly woman by dragging her across the asphalt to snatch her purse; the woman was treated and discharged with a prognosis of five days. (translated)

Violenza a Roma, trascinano un'anziana sull'asfalto per strapparle la borsa