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#Baviera

Le finali di Champions League 2028 e 2029 si disputeranno rispettivamente a Monaco di Baviera e a Barcellona! A Torino si disputerà la finale di Conference League del 2028. UEFA Champions League 2028: Munich Football Arena, Munich 2029: Camp Nou, Barcelona UEFA Women’s Champions League 2028: Parc Olympic Lyonnais, Lyon-Décines 2029: National Stadium of Wales, Cardiff UEFA Europa League 2028: National Arena, Bucharest 2029: National Stadium Serbia, Belgrade UEFA Conference League 2028: Juventus Stadium, Turin 2029: Puskás Aréna, Budapest UEFA Super Cup 2027: Johan Cruyff Arena, Amsterdam 2028: Astana Arena, Astana #ChampionsLeague #Football #UEFA

Mondiali di atletica leggera, bocciata la candidatura di Roma: nel 2029 si svolgeranno a Nairobi, in Kenya, e nel 2031 a Monaco di Baviera, in Germania #Atletica #Mondiali #Sport

Monaco di Baviera e Barcellona ospiteranno le finali di @ChampionsLeague 2028 e 2029, mentre L’Allianz Stadium ospiterà la finale di @Conf_League 2028 https://t.co/5pNMGQh4V9 #ChampionsLeague #ConfLeague #Finali2028 #DE #ES

El 42% de los jóvenes bávaros votará a la AfD. La juventud está harta de estafadores que dicen que son conservadores antes de las elecciones y aliados de socialistas y ulraizquierdistas después de las mismas. #Baviera #AfD #JuventudPolítica #DE

ANSA.it 4w

Sono iniziate le corse prova dei convogli Frecciarossa di Trenitalia in Germania e Austria, con l'obiettivo di avviare i collegamenti tra Milano, Roma e Monaco di Baviera nell'estate del 2027. #Frecciarossa #Trenitalia #AltaVelocità

Al via le corse prova Frecciarossa in Germania e Austria, collegamenti da estate 2027

“Mercoledì 19 agosto lei sarà trasferita in Italia. La polizia la verrà a prendere”. Sta scritto tutto su carta intestata del ministero dell’Interno tedesco, 25 giugno, centro di accoglienza in Baviera, destinataria una somala di ventidue anni, colpevole di essere passata da qui. #Italia #Polizia #Migrazione #IT #DE #SO

Timostene Aug 9

Tu   Tu che hai votato Meloni perché sei un poveraccio e lei ti ha dato i migranti. Dei poveracci più poveracci di te da odiare, per sentirti finalmente qualcuno.   Questo ti ha dato. Non il lavoro, non lo stipendio. Qualcuno da guardare dall’alto. Prima volta nella vita.   Tu che hai votato Meloni per quella fiamma. Gli Almirante, i Rauti, i La Russa, i Rampelli. Ti riporta a un tempo magico che non hai vissuto, dove credi che uno come te comandasse e gli altri stavano zitti. Ma uno come te in quel tempo lì zappava. O moriva a vent’anni sul Don con le scarpe di cartone. Il ricordo che ti hanno venduto non è il tuo. È il loro.   Tu che hai votato Meloni convinto che il nero, oltre alla camicia, fosse quello che potevi fare impunito. E quello per cui ti avevano già pizzicato sanato, perdonato, chiuso lì.  E invece la GdF continua a cercarti. Adesso conta. Quattro anni.   Guadagni meno. La spesa costa di più e lo sai perché la fai tu, non lei.   I migranti sono ancora lì. Gli sbarchi pure. Li odi ancora, ti sfoghi ancora, domani ce ne saranno altri. Perché servono lì. Non a te. A lei.   Il condono l’hanno preso quelli col commercialista bravo. Tu la cartella ce l’hai ancora nel cassetto.   Quando sei stato male hai pagato. Diciotto mesi di attesa o quattrocento euro, hai scelto quattrocento euro.   Tuo figlio manda curriculum a Monaco di Baviera. Quella che doveva difenderti dai migranti ha fatto emigrare lui.   La tua leader la sfottono in mezza Europa e tu ti incazzi come se stessero sfottendo te. Giusto. Stanno sfottendo anche te.   Lei intanto va a cena con quelli che ti hanno licenziato. Ci va da pari a pari. Tu quel tavolo non lo vedrai mai. Non sei invitato, non sei previsto, non servi. Sei il voto, non l’ospite.   Loro ci hanno contato, sulla tua rabbia. L’hanno misurata, targettizzata, comprata a quattro euro a clic. Hanno pagato gente per scriverti le cose che volevi sentire. Non ti hanno considerato un cittadino. Ti hanno considerato prevedibile.   Prevedibile è la parola. Uno che si accontenta di odiare qualcuno più povero di lui e poi vota buono.   Ora tu, dopo quattro anni. Ora che la tua vita è peggiorata, e già faceva schifo prima. Ora tu la voteresti ancora?   Forse la risposta è sì. Non perché stai meglio. Perché cambiare idea vorrebbe dire ammettere che ti hanno fregato, e quello fa più male della cartella esattoriale.   Però intanto pensaci. Da solo. Che sui social non ti guarda nessuno. #politica #Migrazioni #società

eldiario.es Aug 6

Lola Montez, nacida como Elizabeth Rosanna Gilbert en Irlanda, se proclamó como bailarina española y se convirtió en amante del rey Luis I de Baviera, usando su atractivo físico y su talento para el escándalo, pero su ambición y comportamientos controvertidos la condujeron a una muerte solitaria y en la pobreza a los 39 años. #LolaMontez #Historia #Danza

La falsa española que fue amante de rey y conquistó a famosos artistas con su baile: la corta y apasionante vida de Lola Montez
Il Post Aug 6

Un tribunale di Monaco di Baviera ha condannato all’ergastolo un uomo afghano di 25 anni, Farhad N., per aver ucciso due persone e ferito oltre 40 durante un attacco con l'auto contro una folla in una manifestazione nel 2025, motivato da convinzioni religiose. #MonacodiBaviera #giustizia #omicidio

È stato condannato all’ergastolo l’uomo che nel 2025 uccise due persone guidando un’auto contro una folla a Monaco di Baviera
Il Messaggero Jul 18

Un miliardario cattolico di Starnberg, in Baviera, ha deciso di offrire 500 euro per ogni neonato battezzato nella parrocchia locale, con l'obiettivo di incoraggiare i genitori a richiedere il sacramento e affrontare il calo dei battesimi in Germania. #Battesimo #ChiesaCattolica #Germania

Chiesa, in Baviera un miliardario regala 500 euro per ogni neonato che viene battezzato

Alemania, a través del gobierno de Baviera, devolverá a los herederos del marchante de arte judío Alfred Flechtheim el busto de bronce 'Fernande' de Picasso, expoliado por los nazis, después de revisar el caso bajo un nuevo marco de evaluación del Tribunal de Arbitraje sobre bienes expoliados, que permite reconsiderar decisiones anteriores y establecer bases jurídicas para la restitución. #Restitución #ArteExpoliado #Nazismo

Alemania devolverá a una familia judía un busto de Picasso expoliado por los nazis
eldiario.es Jul 14

Un estudio revela que el desarrollo de los bebés neandertales era sorprendentemente similar al de los humanos modernos en las últimas etapas del embarazo, basándose en el análisis de restos óseos de tres individuos no adultos encontrados en una cueva en Baviera. #Neandertales #Investigación #DesarrolloInfantil

Un estudio revela que el desarrollo de los bebés neandertales era muy similar al de los humanos modernos

Portugal, Cobaia da Europa “Onde a Comissão Europeia manda, o PRR paga e o professor corrige — sem saber ao certo o quê” Há professores que descrevem, nas redes sociais e em conversas de sala de professores, uma sensação nova e desconfortável: a de serem avaliados enquanto avaliam. Plataformas de correcção digital que registam o tempo gasto em cada resposta, sistemas que sinalizam quem corrige "devagar", classificadores que nunca souberam, até agora, que o seu próprio ritmo de trabalho estava a ser medido. Ninguém lhes explicou, com clareza, quem vê esses números, para onde vão, nem que decisão deles depende. O caso não é anedota isolada. É o retrato mais fiel do que se tornou a avaliação nacional depois da entrada em cena do PRR: 300 mil exames digitalizados numa plataforma incapaz de fazer coincidir a primeira página com a segunda, que já convocou matemáticos para classificar provas de línguas, e que apaga respostas para segundos depois, fazer surgir outras no lugar. A razão para tantos erros está no próprio desenho do sistema. Já não é um professor a pegar no exame de um aluno, do princípio ao fim, a lê-lo, a perceber o seu raciocínio e a atribuir-lhe uma nota que consegue explicar. O exame foi despedaçado em itens — cada pergunta separada das outras — e distribuído por vários professores diferentes, cada um a "despachar" apenas um pedaço, de muitos alunos ao mesmo tempo, como numa linha de montagem em que ninguém vê o carro completo, só aperta o seu parafuso. Por isso já não se corrige: classifica-se. E há uma consequência que devia incomodar-nos mais do que incomoda: como o trabalho passa todo dentro da plataforma, o sistema regista, item a item, quanto tempo cada professor demora a decidir — um cronómetro sobre o trabalho docente que nunca existiu na correcção em papel, e que serve tanto para pressionar quem "vai devagar" como, mais cedo ou mais tarde, para ensinar uma máquina a fazer o mesmo. Um aluno pode aceitar uma nota sem que ninguém — nem sequer um único professor — tenha visto o seu exame por inteiro e lhe consiga explicar o erro? Chama-se a isto modernização. Devia chamar-se-lhe, com rigor, uma forma de controlo digital sobre o próprio corpo docente, feita sem consentimento informado de quem nele trabalha. Vamos aos números reais, porque aqui a realidade já é suficientemente grave sem ser preciso exagerar nada. Foram entregues 7,1 milhões de euros a empresas privadas do sector tecnológico para digitalizar cerca de 300 mil provas e distribuí-las pelos correctores. Desde 2023, o antigo Instituto de Avaliação Educativa assinou 16 contratos ligados à digitalização das provas, num total de cerca de 7,1 milhões de euros, a que acresce ainda o IVA. Ao longo de uma década, esse instituto — entretanto renomeado — distribuiu 11,35 milhões de euros por 126 contratos com diferentes empresas tecnológicas, um valor bem mais amplo, que cobre equipamento, segurança informática e consultoria em geral, não só a digitalização dos exames. O maior contrato de todos nem sequer é para o sistema que está a falhar agora: em Julho de 2025, a Axians, do grupo francês Vinci, assinou com o instituto um contrato de cerca de 1,49 milhões de euros, financiado pelo PRR, para desenvolver uma nova plataforma que só deverá entrar em funcionamento em 2027. Convém dizer isto sem rodeios: o dinheiro do PRR não é uma prenda — é um empréstimo, com juros, que os portugueses pagarão durante anos, como sabem bem as populações de Boticas ou do Fundão, habituadas a outras promessas de "transição" feitas em nome de fundos europeus. E é aqui que a história ganha contornos quase cómicos, se não fosse trágica. A plataforma que hoje corrige — ou tenta corrigir — os exames não é a tal plataforma nova e cara. É gerida pela Blat – Creative Powerhouse, uma microempresa lisboeta com apenas catorze funcionários e uma facturação anual abaixo dos 580 mil euros, que regista só dois contratos públicos com o instituto, num valor total de cerca de 49 mil euros. O próprio ministro da Educação disse que esta colaboração vinha desde 2018 — só que a Blat, tal como existe hoje, nem sequer existia nessa altura: nasceu em 2020, como agência de comunicação chamada Antebellum, e só passou a chamar-se Blat em 2022. A empresa que assinou o contrato de 2018 tinha outro nome e outro número de identificação fiscal — uma empresa diferente. Ou seja: nem o próprio Ministério consegue explicar, com clareza, há quantos anos e com quem trabalha, quando falamos da peça mais crítica de todo o sistema. Vale a pena explicar, em palavras simples, uma confusão que ajuda a perceber o caos: há, na verdade, dois sistemas diferentes envolvidos. Um é a plataforma que recebe os ficheiros digitalizados e os distribui pelos professores — desenvolvida internamente, foi aqui que apareceram os erros mais visíveis, como folhas de continuação cortadas e itens trocados entre alunos. O outro é a plataforma onde os professores efectivamente classificam as respostas, criada internamente em 2016 e depois entregue à Blat para ser desenvolvida em sucessivas versões. O problema é que esse sistema nasceu pensado para um universo bem mais pequeno e totalmente digital — não para pegar em 300 mil exames feitos em papel, digitalizá-los à pressa e distribuí-los da noite para o dia. É como pedir a uma bicicleta de cidade que aguente uma corrida de camiões: em algum momento, parte. Numa das plataformas foi ainda identificada uma falha de segurança que obrigou a suspendê-la temporariamente, com a consultora Deloitte chamada às pressas para ajudar a resolver o problema — o mesmo tipo de problema que, no ano anterior, já tinha aparecido num projecto-piloto com 20 mil provas de Filosofia, ignorado nessa altura pelo Ministério. É como pedir a alguém que aprenda a conduzir num Fórmula 1, em auto-estrada, à noite, sem faróis — e depois espantarmo-nos com o acidente. A pressa não é acidental: é política. E a pergunta que ninguém faz em voz alta é porque foi Portugal, e não a Alemanha ou a França, o país escolhido para essa auto-estrada. Não deixa de ser revelador que, segundo relatos vindos de dentro do próprio ensino privado de topo, seja precisamente entre os filhos das classes dirigentes que esta tecnologia tende a ser mantida a maior distância — colégios onde a manhã ainda começa com leitura e silêncio, e não com um ecrã. Fica a pergunta, mais do que a certeza: quem decide impor esta tecnologia aos filhos dos outros, hesitaria em impô-la aos seus? A resposta institucional está nos próprios documentos da Comissão Europeia, que descrevem Portugal como "ambiente ideal para testes de escala" — o mesmo epíteto que já nos coube com o Cartão do Cidadão, a e-factura, a e-saúde e os pilotos de voto electrónico. Somos, há muito, o aluno aplicado da turma europeia: aceitamos depressa, resistimos pouco, temos infra-estruturas montadas e sindicatos menos combativos do que os alemães ou os franceses. É a mesma lógica que, no século XVIII, levou Pombal a reformar o ensino português com uma pressa iluminista que atropelou tradições inteiras; a diferença é que Pombal queria formar cidadãos, e o PRR quer, sobretudo, treinar algoritmos. Convém dizer isto com clareza, porque a expressão "inteligência artificial" faz-nos baixar a guarda crítica, como se estivéssemos perante um destino inevitável. Não é. Esta tecnologia não é inteligente — é estatística aplicada a milhões de respostas humanas — nem é artificial: depende de trabalho humano massivo e mal pago, de quem digitaliza à mão, de quem classifica, de quem fornece, sem saber, os dados que a alimentam. Há, nesta cadeia, uma inversão que raramente se nomeia: os mesmos professores e alunos cujo trabalho serve de matéria-prima para treinar os sistemas são também aqueles a quem depois se pede que confiem nesses sistemas para os avaliar. Paga-se a mesma pessoa duas vezes menos — uma vez em salário, que não aumenta, outra em autonomia, que diminui. Estudos de neurobiologia, de psicologia e inquéritos da OCDE dizem todos a mesma coisa, por outras palavras: quanto mais deixamos a máquina pensar por nós, menos o nosso próprio cérebro trabalha — e a concentração, a memória e o raciocínio complexo, que a escola devia treinar, ficam mais fracos. Paulo Freire já dizia, décadas antes de haver escolas "digitais", que ensinar não é despejar matéria na cabeça de alguém, mas ajudar esse alguém a aprender a pensar sozinho. Uma escola obcecada em medir a velocidade de correcção faz exactamente o contrário. Gert Biesta, um pedagogo mais recente, acrescenta algo importante: educar é sempre arriscado, porque lida com pessoas — livres, imprevisíveis, diferentes umas das outras — e é esse risco, essa imprevisibilidade, que faz da educação, e não um treino mecânico. Uma escola que tenta eliminar esse risco com algoritmos não está a melhorar a educação: está a destruí-la. E fica um aviso simples: quando um aluno pensa menos, não perde só ele — perdemos todos, porque o conhecimento que a humanidade partilha só cresce quando cada nova geração pensa por si. Nem é como se o resto da Europa tivesse aceitado isto sem resistência. Não existe, é preciso dizê-lo com honestidade, uma decisão única e europeia a travar de vez a avaliação digital — mas há factos concretos, e verificáveis, de resistência jurídica e institucional. Na Alemanha, uma associação de defesa de direitos digitais processou universidades pelo uso de software de vigilância em exames online, e a Baviera chegou a proibir por lei o reconhecimento facial e a análise automática de comportamento na correcção de provas, por considerar essas técnicas desproporcionadamente intrusivas. Em França, a autoridade de protecção de dados exige, desde 2023, que as escolas ofereçam sempre uma alternativa presencial a quem não quiser ser vigiado digitalmente num exame. E no Parlamento Europeu chegou mesmo a ser pedida, formalmente, uma investigação à privacidade destas ferramentas de vigilância educativa. Não é uma recusa em bloco, mas é o oposto do silêncio que se vive em Portugal: é debate público, é litígio, é regulação a travar excessos antes de eles se instalarem. Em Portugal, esse debate mal chegou a existir. Nem a maioria dos partidos com assento parlamentar, nem a generalidade dos sindicatos de professores, questionaram publicamente o modelo em si — a divisão do exame em itens, a substituição da correcção pedagógica por uma simples classificação, a monitorização do tempo de trabalho docente. Discutiu-se a incompetência da execução, não a legitimidade do desenho. É uma diferença que parece técnica e é, na verdade, política: uma coisa é exigir que um sistema mau funcione melhor, outra é perguntar se aquele sistema devia sequer existir. Nas redes sociais, longe dos comunicados oficiais, foi de professores e não dos meios do costume que veio a onda de testemunhos sobre os erros dos exames — enquanto o ministério, por algum tempo, insistiu em desvalorizá-los. A pressão política acabou por obrigar a mais do que palavras: o sindicato de professores Fenprof pediu directamente a demissão do ministro da Educação, o Bloco de Esquerda propôs uma comissão parlamentar de inquérito para apurar quem desenvolve e gere a plataforma e com que dinheiro do PRR, e até um pedido de debate urgente do Chega chegou a ser recusado pelo presidente do Parlamento. Perante o caos, o ministro autorizou ainda meio milhão de euros extra para tentar estabilizar o sistema em pleno processo de correcção — dinheiro gasto às pressas para apagar um incêndio que, no fundo, resultou de anos de decisões apressadas. Para muitos desses professores, o problema não é apenas a pressa: é o próprio modelo — descritores simplificados, perguntas fechadas, uma avaliação pensada para ser lida por uma máquina antes de ser lida por um ser humano. Não escrevo isto para condenar a tecnologia em si, nem os professores que, sem alternativa, hoje classificam aquilo que a plataforma lhes atribui. Escrevo-o porque um país que aceita ser laboratório sem perguntar o preço do ensaio acaba sempre a pagar a factura duas vezes: uma em dinheiro do PRR, outra em confiança perdida na escola pública. Da próxima vez que o seu filho, ou o filho de um amigo, receber uma nota de exame que pareça estranha, vale a pena perguntar não só se a resposta estava certa — mas quem, ou o quê, a leu primeiro. #PRR, #educação, #digitalização, #inteligência artificial, #vigilância digital, #Portugal, #União Europeia, #professores, #exames nacionais, #Paulo Freire, #Gert Biesta

L
lastampa.it Jul 10

Un volo Ryanair partito da Salonicco e diretto a Monaco di Baviera ha subito un grave incidente tecnico, con dei pezzi del motore che hanno infranto un finestrino, causando la depressurizzazione e mettendo in pericolo un passeggero serbo di 61 anni, parzialmente risucchiato verso l'esterno e successivamente soccorso dai compagni di viaggio, prima di atterrare in sicurezza a Salonicco. #Ryanair #incidenteaereo #Salonicco

Pezzi di motore rompono il finestrino di un aereo Ryanair in volo in Grecia: passeggero trattenuto per non essere risucchiato
Il Messaggero Jul 10

Un aereo Ryanair decollato da Salonicco verso Monaco di Baviera ha dovuto tornare indietro a causa della rottura di un finestrino, provocata da pezzi di motore, che ha causato la depressurizzazione della cabina e ha rischiato di risucchiare un passeggero di 61 anni verso l'esterno, mentre altri passeggeri tentavano di trattenerlo. #Ryanair #aereo #depressurizzazione

Ryanair, pezzi di motore rompono il finestrino di un aereo in volo in Grecia: passeggero trattenuto per non essere risucchiato

Due ragazze sono rimaste gravemente ferite in una sparatoria al Welfen-Gymnasium di Schongau, in Alta Baviera, dove un ragazzo di 16 anni è stato arrestato con un coltello e una pistola, mentre la polizia sta ancora accertando la presenza di altri eventuali feriti e le circostanze dell'accaduto. #Sparatoria #Germania #Scuola

Sparatoria in un liceo in Alta Baviera: gravemente ferite due ragazze, arrestato un 16enne
L
lastampa.it Jul 8

Una sparatoria al Welfen-Gymnasium di Schongau, Baviera, ha causato diversi feriti gravi, con un sospetto arrestato dalla polizia che indaga sulla possibilità di un attacco di tipo Amoklauf. #Sparatoria #Baviera #WelfenGymnasium

Sparatoria in un liceo in Baviera, diversi feriti gravi. “Arrestato il presunto attentatore”
ANSA.it Jul 8

Una sparatoria in un liceo di Schongau, in Baviera, ha causato diversi feriti gravi, con il presunto autore arrestato e le autorità che indagano sulla gravità delle condizioni delle vittime. #Schongau #Amoklauf #polizia

Sparatoria in un liceo in Baviera, alcuni studenti feriti gravi
Daniele Mari Jul 5

⚫️🔵👋L'Inter saluta così Denzel Dumfries, elencando i momenti più importanti della sua esperienza nerazzurra: "Forse ci siamo tutti innamorati di Denzel Dumfries quando quel giorno all’Olimpico, dopo aver salvato un gol fatto immolandosi in difesa, si è lanciato in avanti, col suo passo incontenibile, andando a concludere l’azione con un tuffo di testa, per il suo primo gol con la maglia dell’Inter. O forse in quella sera a Lecce, in pieno recupero, un’altra zampata in area, una corsa di felicità pura, quella dei bambini. Eppure, a differenza dei piccoli, Denzel ha sempre avuto quel suo sguardo serio, del quale ugualmente ci siamo innamorati. O forse ancora, ci è piaciuto come interpretava i derby, quelle autentiche battaglie sulla fascia, scontri alla vecchia maniera, senza risparmiarsi. In fondo, l’unico cartellino rosso di questi cinque anni è arrivato proprio nel derby della Madonnina, nella notte della Seconda Stella. Un’altra notte di amore? Quella in Arabia Saudita, una doppietta da annali del calcio in Supercoppa Italiana contro l’Atalanta. D’altronde, in certe notti, Denzel Justus Morris Dumfries sembrava venire dallo spazio. Chiedere a chi era al Montjuic, Barcellona-Inter, semifinale di andata di Champions League. Un gol in rovesciata, uno di testa. Prima ancora, l’assist per Thuram. Sommando le giocate nel match leggendario di San Siro fanno 2 gol e 3 assist tra andata e ritorno. Ancora: a Monaco di Baviera, nella notte più buia, Denzel amareggiato con la medaglia al collo va a salutare i tifosi nerazzurri presenti sugli spalti. Di nuovo: la sua energia in Como-Inter, due gol per la spallata scudetto, via a scivolare in ginocchio, le braccia incrociate, finalmente il sorriso. Lo stesso delle feste Scudetto, in campo a baciare lo stemma e sul bus a comandare" #Inter #DenzelDumfries #Calcio

Il Post Jun 20

A Monaco di Baviera, due treni merci si sono scontrati su un ponte nella notte, causando la morte di una persona, mentre la polizia avvia un'indagine per chiarire le circostanze dell'incidente. #incidenteferroviario #MonacoDiBaviera #treni

A Monaco di Baviera due treni merci si sono scontrati su un ponte, una persona è morta