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#Giornale

Mi infilo assai modestamente in questa tornata del risiko di giornalisti comunicando che domenica 31 agosto termina la mia collaborazione con Il Giornale e Moneta (domani ultima puntata della rassegna Moneta tra le righe). Da martedì 1 settembre scriverò per Milano Finanza/Mf collaborando anche con Class Cnbc. #giornalismo #MilanoFinanza #nuovecollaborazioni

Putin dov'è? Più che una vignetta, un’autopsia morale del giornale di Travaglio. https://t.co/02QS5xHTHr #Putin #Travaglio #giornalismo

Quello di Travaglio è ormai un virus che contamina anche chi gli sta intorno. Persino @a_padellaro, che aveva mantenuto sinora posizioni più decenti ha alla fine aderito al corteo degli sbandieratori pro-Cremlino. Lo sciacallaggio sui problemi di corruzione è forse la parte più ignobile del pezzo di ieri, perché ad esempio citare la posizione nel relativo indice di Ucraina e Russia nel 2021 (122esima la prima e 136esima la seconda) senza poi dire come siano collocate oggi, significa nascondere deliberatamente le loro traiettorie, che hanno portato Kyiv, nonostante la guerra, a risalire fino al 104esimo posto e Mosca a precipitare al 157esimo. E non è un dettaglio, visto che il giornale di Padellaro e Travaglio sta portando avanti una campagna per denunciare le ruberie degli uomini (e delle donne) di Zelensky perché si smetta di finanziare l’Ucraina, ma vorrebbero riprendere a comprare gas da Mosca, pur sapendo che un bel pezzo delle nostre bollette per decenni sono servite a pagare i cessi d’oro di Putin e della sua cerchia, e che Gazprom, come sostiene la Fondazione Navalny, è strutturata per essere il “bancomat” del regime. È poi interessante vedere il doppio registro del giornale, che sei 6 giorni su 7 parla di Kyiv come di un regime, ma il settimo si compiace delle proteste popolari che costringono Zelensky a cambiare leggi e degli organismi anticorruzione indipendenti che ne stanno decimando l’entourage, due esempi di democrazia e di bilanciamento di poteri che in un regime non dovrebbero esistere. E infine il grande classico: la menzogna. È falso che il fabbisogno dell’Ucraina sia di 15-20 miliardi al mese (le stime UE parlano di 3-4). È falso che l’Italia abbia versato 19 miliardi per l’Ucraina (in 4 anni ne abbiamo spesi poco più di 4 e partecipato in quota parte al sostegno europeo per un totale di forse 9-10 miliardi, cioè circa 3 euro al mese. E di nuovo l’accusa, tanto cara al Fatto, agli ucraini di rivendere le armi che vengono fornite per la difesa. Prove? Nessuna. Fonti? Zero. Mentre i Z-blogger russi solo pochi mesi fa avevano rivelato di ispezioni del Ministero della Difesa di Mosca al fronte, dove i militari fanno sparire benzina, munizioni, droni e mezzi per rivenderli al mercato nero, e dove i gradi più bassi subiscono torture dai superiori e devono cedere parte della loro paga per non essere spediti in missioni suicide. Il tutto per approdare da una strada laterale allo stesso repertorio di sempre. L’“inerme armamentario ucraino” fornito dai “cosiddetti volenterosi”, che non impedisce la mattanza di civili, ma che non lo porta a dire di aumentare il sostegno per impedire che questo avvenga. Al contrario, meglio disarmare e possibilmente bullizzare l’aggredito, per poi premiare e fare affari con l’aggressore. “Dell’Ucraina ce ne dovremmo fregare”, dice il suo direttore. Sarei felice se cominciassero a farlo, piuttosto che scrivere illegibili scemenze sotto dettatura del Cremlino. #Ucraina #corruzione #media

Vi devo fare un annuncio che mi riempie d'orgoglio: ieri è nata @Sportmania_24, una testata giornalistica di cui sarò Direttore. Sapete dove ulteriormente leggere pagelle, notizie ed approfondimenti. Un grazie di cuore a chi ci seguirà a prescindere ❤️ #Sport #Giornale #Novità

Mieli? «Il fatto che il più grande, serio, credibile maestro di giornalismo italiano frequentasse abitualmente uno come Lavitola, e si facesse riaccompagnare a casa tutte le sere in macchina da Lavitola chiacchierando del più e del meno, cioè, immagino, un po’ di tutto, è una cosa che mi colpisce», dice Giovanni Minoli al Giornale. #giornalismo #Italia #notizie

Quello che impressiona della vicenda Falcone-@marcotravaglio non è solo che la sorella di un magistrato eroe ucciso dalla mafia sia dovuta intervenire per difendere la memoria di una figura alla quale dovremmo portare tutti profondo rispetto, ma il disprezzo che il nostro direttorissimo mostra verso questa figura e il perché. Non possiamo non ricordare che Giovanni Falcone è stato oggetto e in qualche modo “vittima” di una delle più clamorose figuracce giornalistiche degli ultimi anni che ha avuto per protagonista proprio il @fattoquotidiano. In piena campagna elettorale per i referendum sulla separazione delle carriere il giornale provò infatti ad “abusare” del cadavere di Falcone, usandolo come vessillo per sostenere le ragioni del NO. Secondo la testata, il magistrato antimafia aveva addirittura rilasciato un’intervista a Repubblica nel gennaio del 1992 nel quale criticava aspramente la separazione. Una notizia così circostanziata da essere ripresa pure da Nicola Gratteri durante la puntata di @diMartedi su La7 del 4 novembre 2025, con tanto di lettura del testo col cellulare. Quell’articolo era però in realtà una bufala e il clamore fu tale che il Fatto si dovette persino scusare per non aver verificato la fonte (si sa che loro si fidano solo delle massaggiatrici uruguaiane). È emerso poi peraltro che la vera posizione di Falcone era esattamente quella opposta, cioè favorevole alla distinzione tra le carriere. Un trauma che ha indotto Travaglio a meditare la sua piccola velenosa vendetta, rimasta in incubazione fino a ieri, quando ha pensato bene di trasformare il martire della lotta alla mafia, fatto saltare in aria con moglie e scorta, il simbolo che lui stesso aveva scelto - sbagliando - come totem della battaglia referendaria, in un collaboratore di Andreotti, non un politico qualunque. Su quanto sia indegno tutto questo non credo si debba aggiungere altro a quello che ha scritto Maria Falcone, soprattutto nel chiedere rispetto per un grande servitore dello Stato col quale siamo e saremo tutti eterni debitori. #GiovanniFalcone #Mafia #Rispetto

The newspaper Il Tempo has published an internal document from Rai claiming the existence of exorbitant salaries for the journalists of the program Report, an accusation promptly denied by the members of the program, who state that the indicated figures represent the total costs for the production of the services and not the individual compensation, and announce legal action against the newspaper. (translated)

Il Tempo: “A Report stipendi faraonici, anche 300mila euro l’anno”. Gli inviati: “Falso, sono i costi totali per i servizi”

Il Giornale - "Inchiesta arbitri: a settembre, entro i 60 giorni previsti, dopo aver passato in rassegna le intercettazioni, la conclusione della Procura Federale – anticipata da fonti Figc – sarà identica a quella della Procura di Milano: archiviazione. Chiné avrebbe ascoltato anche alcuni arbitri, mai direttamente entrati nell’indagine penale, per chiedere loro di eventuali “interferenze” senza trovare alcuna conferma" #Calcio #GiustiziaSportiva #Arbitri

Il giornale unico tace su Ranucci e Lavitola. Avete sentito dire qualcosa da Floris? Da Saviano silenzio totale. Lo stesso da Formigli. Mentre Stefano Capellini, che faceva i sondaggi per candidare il conduttore di Report in politica, è stato promosso a direttore pro tempore di Repubblica. Mentre Travaglio sul Fatto quotidiano difende Ranucci. Tutti tacciono. Oppure acconsentono. Perché se cade Ranucci cade tutto il suo sistema. È la redazione del giornale unico, bellezza Ascoltate l’editoriale del nostro direttore @Gino_Zavalani . #ranucci #lavitola #ilfattoquotidiano #ilsistema #giornaleunico #silenzio #politica

Esclusivo - Il Giornale è arrivato al momento dell’arresto di Valter Lavitola, eseguito a ora di pranzo nella sua abitazione a Monteverde dai carabinieri del nucleo investigativo di Frascati e di Roma https://t.co/MWirulEJq7 #arresto #Giustizia #notizie

Solidarity to the entire editorial staff of @reportrai3 for the obvious dirty war they are undergoing. I do not forget the editorials in "Il Giornale" by former #CIA chief #MikePompeo, who planned to kill Julian #Assange. (translated)

The report from "Il Giornale" from #Ceuta: still so many #immigrants in the streets who even escape from the trucks that are supposed to take them back to the border. Reception centers are full, it is still an emergency. Far from everything being over, everything resolved as Sanchez and the PD said. (translated)

Tanto per rispondere chiaramente a chi ha maggiori difficoltà con la nostra complessa lingua, l'uomo colpito a Kherson è VIVO, ma ferito. Ai vari trolletti che sono magicamente apparsi a dire che il drone era ucraino, faccio anche sapere che nel frattempo i canali russi hanno rivendicato l'attacco sostenendo che il mezzo sia dual use e che chi lo guida sia in contatto con le forze armate. Ma quello che mi amareggia veramente è sapere che un deputato della nostra amata Repubblica delle Banane, come @Dario5S, apprenda solo oggi e da un mio post che esiste un "safari umano a Kherson", il quale va avanti solo da 4 stramaledetti anni. Su questa misteriosissima "pratica" sono stati realizzati nel frattempo centinaia di servizi televisivi, sono stati scritti migliaia di articoli di giornale in tutto il mondo ed esiste persino un rapporto ONU che condanna senza appello la Russia, roba della quale lui e la sua banda di scappati di casa (anzi di dacha) però non sanno nulla, magari perché troppo impegnati a gridare "basta armi all'Ucraina". Ma solo io trovo tutto questo terribilmente imbarazzante? #Kherson #Ucraina #Russia

Ci risiamo. Il Fatto ha riportato a modo suo la notizia del drone ucraino caduto sulla spiaggia, omettendo il piccolo dettaglio dei colpi di contraerea chiaramente udibili nel filmato e dei sistemi di guerra elettonica presenti sul promontorio accanto alla spiaggia. La versione by Travaglio è "l’antiaerea russa era già entrata in azione per tentare di fermare il drone che è invece riuscito a raggiungere la spiaggia di Arkhipo-Osipovka", dando ad intendere che fosse quella la destinazione del drone. Forse non molti ricordano che nel giugno del 2024 sempre il Fatto denunciò un attacco ucraino con missili ATACMS sulla Crimea che causò 5 morti ed anche in quel caso - per mera sbadataggine, suppongo - il giornale si dimenticò di scrivere il che il missile era stato in realtà intercettato in aria dalla contraerea e fatto esplodere e che i bagnanti deceduti erano stati di conseguenza colpiti dai frammenti. A sottolineare il macroscopico livello di disinformazione ci pensò l'Ambasciata Russa in Sud Africa, che con un post su Facebook lodò pubblicamente il Fatto per essere stato L'UNICO GIORNALE ad aver parlato di attacco ucraino-americano, cioè per aver pubblicato il falso. Vista l'insistenza, mi pare chiaro che al Fatto, ad essere unici in certe cose ci tengano molto. #Disinformazione #ConflittoUcraino #MediaCritica

Here is the translation: "From here the media strategy of the *controlled detonation*: from the darkness of the State Secret, someone has managed to get the news to a friendly newspaper, so that it would come out, but during a distracted period like this fiery July/August." (translated)

The question to ask is: the top-secret operation for the deployment of Italian soldiers in the Gulf for the illegal war launched by the USA against Iran is from last March, why did "a source from the newspaper on the ground" only emerge from the shadows of state secrecy on July 30? (translated)

On July 30th, from the darkness of state secrets, where military personnel and spies live, someone sends the news of a top-secret operation to #Giornale, which is yet another circumvention of Article 11 of the Italian Constitution. (translated)

As reported by "Il faro di Ceuta" and "Il Giornale," numerous immigrants from #Ceuta are landing with boats on the Spanish peninsula. These images are from the beach of Getares, in Algeciras. Far from everyone returning to #Morocco... (translated)

Spain is trying to sanction the newspaper La Directa for revealing infiltrations of police agents in the Catalan independence movements, opening a debate on journalism and democracy in the country. (translated)

La Spagna vuole sanzionare i giornalisti che fanno inchieste: il caso de La Directa e dei poliziotti infiltrati nelle associazioni indipendentiste

Alle 10.25 l’orologio della stazione di Bologna è fermo da quarantasei anni. Ottantacinque morti, più di duecento feriti, una sala d’aspetto di seconda classe in un sabato di partenze.   Due giorni dopo cade l’anniversario dell’Italicus. Quattro agosto 1974, dodici morti in galleria a San Benedetto Val di Sambro. Prima c’era stata piazza Fontana, diciassette morti nel dicembre del 1969. Piazza della Loggia a Brescia, 28 maggio 1974, otto morti sotto la pioggia durante un comizio antifascista. Gioia Tauro, sei morti. Peteano, tre carabinieri saltati in aria. La questura di Milano, quattro morti. Un elenco che quasi nessuno ricorda per intero, e già questo è una vittoria postuma di chi le bombe le ha messe.   Non sono opinioni. Sono sentenze passate in giudicato. Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, i NAR. Fioravanti, Mambro, Ciavardini, Cavallini, Bellini. Licio Gelli e la P2 per i depistaggi. Tutto questo arriva dopo il tentativo di golpe Borghese del dicembre 1970, la notte in cui un pezzo di apparati dello Stato provò a prendersi il paese.   Il metodo aveva un nome tecnico: strategia della tensione. Funziona così. Si semina terrore tra gente qualunque, si aspetta che la paura produca domanda di ordine, si incassano leggi più dure, più controllo, più repressione. La bomba non serve a uccidere quelle ottantacinque persone. Serve a spaventare i cinquanta milioni rimasti vivi.   Adesso la parte scomoda.   Guardate cosa è successo in questi giorni a Ceuta. Migliaia di persone partite a nuoto da Castillejos, i corpi che il mare continua a restituire davanti al frangiflutti del Tarajal. Ottantaquattro finora, sessantasette recuperati dalla Guardia Civil e altri diciassette dalle autorità marocchine, e il conteggio non è chiuso. Al centro della reazione politica del nostro governo non ci sono stati quei morti. C’è stato il ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna per un mese, il vocabolario della “minaccia ibrida”, il richiamo al terrorismo. Il dramma trasformato in materia prima entro ventiquattr’ore. In Spagna peninsulare, va detto, non è arrivato nessuno.   La tecnica cambia. La logica no. Allora il terrore veniva prodotto con le bombe. Oggi la paura viene alimentata trasformando ogni tragedia in un’emergenza permanente. Cambiano gli strumenti, resta l’idea che una società impaurita sia più disponibile a rinunciare a libertà, diritti e garanzie in cambio della promessa di sicurezza.   Nel 1980 a pagare erano i pendolari di Bologna, con un nome, una faccia, una foto sul giornale. Oggi pagano corpi senza documenti che il mare restituisce a pezzi o non restituisce affatto. Quei morti finiscono per diventare funzionali a una narrazione politica fondata sull’emergenza permanente.   Dal 2014 a oggi l’Organizzazione internazionale per le migrazioni conta più di trentamila persone morte o disperse nel Mediterraneo. Nessuna commissione d’inchiesta. In compenso decreti sicurezza, CPR, accordi con la Libia, centri in Albania.   Gli eredi politici del MSI governano oggi il Paese. È legittimo chiedersi se abbiano davvero reciso ogni continuità culturale con quella tradizione oppure se ne abbiano semplicemente sostituito gli strumenti. Se ieri il consenso passava attraverso la paura delle bombe, oggi passa attraverso la paura dello straniero. Cambia il nemico, cambia il metodo, resta la funzione politica della paura al centro del discorso pubblico.   Mattarella oggi ha detto che la strategia neofascista voleva distruggere libertà e democrazia. Ha usato il passato. Io, quel passato, non riesco ancora a vederlo. #Memoria #DirittiUmani #Politica