Aveva tre anni e una malattia che aveva già resistito quasi a tutto. L’epatoblastoma, un raro tumore del fegato dell’infanzia, era tornato dopo tre cicli di chemioterapia, l’asportazione del tumore primitivo e due interventi sulle metastasi polmonari. Una nuova lesione, vicina al cuore, non era operabile. “Non poteva ricevere altra chemioterapia e non poteva essere operato”, spiega a Salute il professor David Steffin del Centro di terapia genica e cellulare del Texas Children’s Hospital. “Senza l’ingresso nel nostro studio clinico, sarebbe andato verso le cure palliative”. Oggi quel bambino fa una vita del tutto normale e la remissione completa dura da più di un anno. A produrre questo risultato sono state cellule immunitarie del bambino trasformate in laboratorio per riconoscere e distruggere le cellule tumorali e reinfuse nel piccolo paziente. La vicenda riguarda per ora un singolo paziente, all’interno di uno studio clinico di fase 1, eppure ha attirato molta attenzione perché tocca uno dei grandi limiti di questo tipo avanzato di immunoterapia, noto come CAR-T: la difficoltà a funzionare nei tumori solidi. L’intervista di Giuliano Aluffi su Repubblica Salute #rep #epatoblastoma #immunoterapia #salute










