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Matteo Bassetti

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Matteo Bassetti

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Un ragazzo di 18 anni è morto di #morbillo in Pennsylvania. Secondo le autorità sanitarie, il giovane di Mifflin County non era vaccinato. È morto per ADEM (encefalomielite acuta disseminata), una rara e grave complicanza neurologica del morbillo. È la quarta morte associata al morbillo registrata in Pennsylvania quest’anno, mentre lo Stato sta affrontando la peggiore epidemia di morbillo degli ultimi decenni: 693 casi in 38 contee al 15 settembre 2026. Il morbillo non è una semplice malattia dell’infanzia. Può causare polmonite, encefalite e, in alcuni casi, la morte. La vaccinazione MMR rimane uno degli strumenti principali per prevenire il morbillo e limitarne la diffusione. Gli esperti di sanità pubblica hanno inoltre collegato la recrudescenza della malattia a una combinazione di calo delle coperture vaccinali, disinformazione e difficoltà di accesso alla vaccinazione. Dietro ogni statistica c’è una persona.
E una famiglia che oggi piange. La disinformazione non è priva di conseguenze. Le informazioni corrette possono salvare vite. #Morbillo #Measles #Vaccini #Vaccinazione #MMR #SalutePubblica #Disinformazione #PublicHealth #ScienceCommunication #VaccinesSaveLives #Morbillo #Vaccinazione #SalutePubblica

“Parlare di Covid fa perdere voti.” Davvero, Ministro? Sono queste le parole che mai avrei voluto sentire da un collega medico. Non da un medico qualsiasi.
Dal Ministro della Salute Orazio #Schillaci. Perché mentre oggi si fanno i conti con i voti, noi durante la pandemia facevamo i conti con i letti, i respiratori, i turni massacranti, le telefonate alle famiglie e le persone che morivano. Noi eravamo lì. Eravamo lì quando gli ospedali erano pieni.
Quando mancava il personale.
Quando tornavamo a casa esausti e avevamo paura di contagiare i nostri familiari.
Quando abbiamo visto colleghi ammalarsi.
Quando abbiamo dovuto assistere persone sole, senza nemmeno poter stringere loro una mano. Abbiamo fatto il nostro lavoro. Abbiamo pagato un prezzo altissimo. E oggi scopriamo che parlare di quella tragedia “fa perdere voti”? Che tristezza. Il Covid non è un tema elettorale.
È memoria. È sanità pubblica. È responsabilità. È storia. E soprattutto è la storia di migliaia di sanitari che non hanno potuto permettersi di chiedersi quanti voti avrebbero perso. Dovevano solo esserci. E ci siamo stati. Per questo, da medico, quelle parole mi fanno ancora più male. Perché da un collega avrei voluto sentire una cosa molto semplice: “Non dimenticheremo mai quello che è successo.” Non: “Meglio non parlarne, perché fa perdere voti.” La salute delle persone non dovrebbe mai essere misurata in consenso elettorale. E la memoria di chi ha combattuto in prima linea non dovrebbe mai essere sacrificata sull’altare dei voti.  https://t.co/1wDIOwEHlB #Covid19 #SanitàPubblica #Memoria

Titolo ripugnante. In linea con una destra imbarazzante e un giornale vomitevole https://t.co/D8SgOsKtGb #politica #opinione #giornalismo

Un coroner ha confermato che il #morbillo ha causato la morte di una bambina di appena 6 settimane, dopo che #RFKJr. aveva provato a mettere in discussione il legame tra il morbillo e alcuni decessi. È ora che RFK Jr. smetta di giocare con la vita delle persone, che questi decessi vengano riportati correttamente nei dati ufficiali del CDC e che si dia ascolto alle indicazioni dei veri esperti. Le persone hanno diritto a informazioni accurate e affidabili, per poter discutere con i propri medici e fare scelte consapevoli per proteggere sé stesse e soprattutto i propri figli da una malattia che può essere mortale. Basta dire balle sul morbillo e sulle sue conseguenze. #morbillo #vaccinazione #salute

E ora, come la mettiamo con il mondo #NoVax? Per cinque anni ci avete raccontato che i #vaccini #Covid a #mRNA provocavano infarti, coaguli, morti improvvise, “turbo tumori”, malattie autoimmuni e praticamente qualsiasi cosa potesse essere attribuita a un vaccino. Lo avete chiamato con disprezzo siero magico sperimentale. La prova? Spesso: “È successo dopo il vaccino”. Un post Facebook. Una testimonianza. Un articolo. Una segnalazione. Peccato che “dopo” non significhi automaticamente “a causa di”. Ora, però, arrivano 4 milioni di giovani analizzati in uno studio pubblicato su Vaccine. E il quadro è decisamente meno compatibile con la narrazione catastrofista che ci avete venduto per anni. Nei 16-25enni, rispetto ai non vaccinati che avevano contratto Covid, i vaccinati non infettati hanno mostrato: ➡️ 85% in meno di rischio di miocardite ➡️ 79% in meno di pericardite ➡️ 72% in meno di mortalità per tutte le cause E il rischio di miocardite dopo infezione nei non vaccinati risultava quasi 5 volte superiore rispetto al gruppo vaccinato e non infettato. Chiariamo una cosa: la miocardite associata alla vaccinazione esiste. È rara, è documentata e va presa sul serio. Ma proprio per questo la discussione dovrebbe basarsi sui rischi relativi e assoluti, non sulla gara a chi trova l’aneddoto più spaventoso. Quindi la domanda è semplice: Dove sono finite tutte le certezze apocalittiche? Perché la scienza non funziona con “me l’ha detto mio cugino o il mio vicino di casa”. Funziona con milioni di persone, dati, confronti e studi. E quando i dati smentiscono la propria narrazione, la risposta scientifica dovrebbe essere una sola: aggiornare le proprie convinzioni. Non cambiare discorso. Fonte: Toraih et al., Vaccine, 2026. #Vaccini #Covid #Salute

Basta disinformazione sulla #difterite!! Basta attaccare i medici che hanno fatto di tutto per salvare la povera bambina di Palermo! Basta speculazione politica su questi temi! Basta giornalisti che raccontano balle per far piacere ai loro padroni politici! https://t.co/hwNt8kUVP2 #difterite #informazione #sanità

Il problema non è chi, lasciata la pista da ballo, decide di fare irruzione nella scienza senza averne gli strumenti. Il vero dramma è il gregge di analfabeti funzionali che trasforma un post in un trattato scientifico, una convinzione in una prova e l’ignoranza in una competenza. Il folklore è innocuo finché non cominciano a metterci in mezzo la salute dei più deboli e indifesi #scienza #ignoranza #salute

💙 Un tempo, un bambino su mille poteva essere paralizzato dalla poliomielite. Oggi siamo a un passo dall’eradicazione. Per decenni, la poliomielite ha fatto paura a milioni di famiglie. Bastava un’infezione per cambiare una vita per sempre. Poi sono arrivati i vaccini. Dal 1988, più di 2,5 miliardi di bambini sono stati vaccinati. I casi di poliomielite nel mondo sono diminuiti di oltre il 99% e circa 20 milioni di persone sono state risparmiate dalla paralisi permanente. Ventimilioni di vite che hanno potuto continuare senza quella malattia.
Milioni di bambini che hanno potuto correre, giocare, crescere. 🧒🏽❤️ Due dei tre ceppi di poliovirus selvaggio sono già stati eradicati. Ma l’ultimo passo è il più difficile. A metà del 2026, il poliovirus selvaggio di tipo 1 continua a circolare in modo endemico soltanto in Afghanistan e Pakistan. Il traguardo è vicino, ma non ancora raggiunto. Perché finché il virus continuerà a circolare, nessun Paese sarà davvero al sicuro. 🌍 La storia ci ha dimostrato che possiamo fermarlo. Ogni vaccinazione significa protezione.
Ogni comunità vaccinata significa meno possibilità per il virus di circolare.
Ogni bambino protetto ci avvicina a un giorno in cui la poliomielite non sarà più una minaccia, ma soltanto un ricordo nei libri di storia. Siamo arrivati fin qui. Ora non fermiamoci proprio sulla soglia. 💙 #Poliomielite #Vaccini #Vaccinazione #Prevenzione #SalutePubblica #GlobalHealth #Immunizzazione #PolioEradication #Eradicazione #ProteggiamoIFuturi #Poliomielite #Vaccini #SalutePubblica

In queste ore penso ad Alessandro #DiBattista e, prima ancora di ogni considerazione politica, gli auguro sinceramente di rimettersi. Da quello che è stato riferito, tutto sarebbe iniziato con un fortissimo mal di testa, seguito da un grave malore e dalla perdita di conoscenza. Tra le ipotesi c’è quella di un ictus, anche se al momento non risulta una diagnosi definitiva resa pubblica. Non sono un neurologo e non mi permetto quindi di fare diagnosi. Ma proprio per questo credo sia importante ricordare una cosa molto semplice: di fronte ai sintomi di un possibile ictus, il tempo è fondamentale. Riconoscere rapidamente i segnali, chiamare immediatamente i soccorsi e arrivare il prima possibile in una struttura adeguata può cambiare radicalmente la prognosi. Un forte mal di testa improvviso, una perdita di coscienza, difficoltà nel parlare, alterazioni della forza o della sensibilità, problemi alla vista o all'equilibrio non sono sintomi da sottovalutare. E questa vicenda porta inevitabilmente anche a parlare di Cuba. Per decenni la sanità cubana ha rappresentato, nonostante le enormi difficoltà economiche, un caso di grande interesse internazionale: una forte rete di medicina territoriale, un numero elevato di medici, una tradizione importante nella prevenzione, nella formazione e nella ricerca biomedica. Oggi, però, quel sistema è sottoposto a una crisi profondissima. Mancano farmaci, materiali sanitari, anestetici, ossigeno e persino risorse energetiche essenziali. Le conseguenze sulla capacità degli ospedali di garantire cure tempestive e complesse sono ormai documentate. E sarebbe ipocrita ignorare una delle cause: l'embargo/sanzioni statunitensi hanno contribuito pesantemente a rendere fragile l'approvvigionamento cubano, anche attraverso le difficoltà di accesso a farmaci, tecnologie, componenti e finanziamenti internazionali. Questo non significa negare le responsabilità del governo cubano e delle sue scelte economiche e politiche: significa semplicemente riconoscere che la realtà è più complessa dello slogan "Cuba è povera perché il socialismo non funziona". La Cuba di oggi non è quella di qualche decennio fa. E sarebbe sbagliato raccontare la sanità cubana come se nulla fosse cambiato. Ma sarebbe altrettanto sbagliato cancellare ciò che Cuba ha saputo costruire. Pensiamo alle vaccinazioni pediatriche. Cuba ha sviluppato una propria capacità scientifica e produttiva nel campo dei vaccini e ha raggiunto livelli di copertura molto elevati. Durante la pandemia è arrivata persino a vaccinare i bambini a partire dai 2 anni con vaccini sviluppati sull'isola, diventando il primo Paese a farlo. Su prevenzione, vaccinazioni e organizzazione della sanità pubblica, Cuba ha insegnato qualcosa al mondo e può ancora insegnare qualcosa a molti Paesi, compresi gli Stati Uniti. Si può criticare il governo cubano senza negare i risultati storici della sanità cubana. Si può denunciare l'embargo americano senza trasformare Cuba in un modello perfetto. Si può difendere il diritto alla salute senza fare propaganda per nessuno. E soprattutto, in questo momento, si può parlare di tutto questo senza dimenticare la cosa più importante: Alessandro, forza. Speriamo davvero che tu possa tornare presto. #Cuba #Sanità #Salute

I numeri dell’ultimo bollettino dell’Istituto Superiore di Sanità, pubblicato il 27 agosto, non lasciano molto spazio alle interpretazioni. Sono 432 i casi confermati di infezione da #WestNile virus in Italia nel 2026e 17 i decessi notificati. Sette giorni prima i casi erano 312. Il West Nile virus circola stabilmente in Italia. Il nostro Paese è ormai un territorio endemico per questa infezione e il rischio non può più essere trattato come un evento eccezionale. E non è un problema isolato. West Nile, dengue, chikungunya e altre arbovirosi trasmesse dalle zanzare rappresentano una sfida crescente per la sanità pubblica. Il cambiamento delle condizioni climatiche ed ecologiche può modificare la distribuzione e la capacità di trasmissione dei vettori. Questo impone di rafforzare sorveglianza, prevenzione e risposta. E qui emerge il vero problema italiano: continuiamo a intervenire quando il problema è già visibile. La prevenzione non può consistere nel ricordare ai cittadini, a stagione iniziata, di eliminare l’acqua stagnante o di proteggersi dalle punture. La prevenzione è una cosa molto più seria. Significa sorveglianza epidemiologica ed entomologica permanente, controllo dei vettori, sistemi di allerta rapidi, raccolta e condivisione tempestiva dei dati, coordinamento tra Ministero, Regioni, Comuni e servizi sanitari territoriali. E significa soprattutto comunicazione del rischio. I cittadini devono sapere quali sono i rischi, come si trasmettono queste infezioni, quali misure adottare e quando rivolgersi ai servizi sanitari. Non quando l’emergenza è già esplosa, ma prima. Perché una cosa dovrebbe essere ormai chiara: con un clima che cambia, anche l’epidemiologia cambia. Continuare a considerare queste infezioni come episodi estivi da affrontare di anno in anno significa non aver compreso la natura del problema. L’Italia non può permettersi una sanità pubblica che rincorre i virus dopo che sono arrivati. Perché ogni volta che aspettiamo i numeri dell’emergenza, abbiamo già perso tempo prezioso. #WestNile #SanitàPubblica #Prevenzione

Ho deciso di non sprecare più una parola per rispondere alle gravi falsità che La #Verità continua a pubblicare sul mio conto. L’ultima riguarda un processo e contiene affermazioni che ritengo gravemente false e diffamatorie: si sostiene che sarei stato ricusato e che non avrei avuto i titoli necessari. Niente di tutto questo corrisponde alla realtà. Mi sono dimesso spontaneamente perché non avevo alcuna intenzione di occuparmi di quel processo. Punto. Di fronte a chi costruisce campagne basate su falsità e insinuazioni, non intendo più fare da bersaglio né alimentare un gioco che ha evidentemente altri obiettivi. Da oggi parleranno i miei avvocati. Ho dato loro mandato di tutelare in ogni sede la mia reputazione e di chiedere il risarcimento dei danni per quanto è stato pubblicato. La verità, quella vera, non si stabilisce con titoli urlati sui giornali o con ricostruzioni fantasiose: si dimostra con i fatti e, quando necessario, nelle aule di tribunale. E sarà interessante vedere se chi oggi si sente così libero di accusare sarà altrettanto coraggioso quando dovrà rispondere delle proprie affermazioni davanti a un giudice. Per quanto mi riguarda, la stagione delle risposte è finita. Adesso parlano gli avvocati. E chi vive anche grazie al sostegno e agli aiuti pubblici dovrà ricordarsi che la libertà di scrivere non significa libertà di diffamare senza conseguenze. #diffamazione #verità #giustizia

Il Dipartimento della Salute della Florida ha ora registrato 156 casi di #morbillo nel 2026. Più dei tre decenni precedenti combinati. La propaganda novax funziona! Continuate così! https://t.co/14WcxwUKH3 #salute #morbillo #vaccinazioni

#Belpietro e La #Verità anche oggi sembrano preferire le falsità, le balle e il titolo sensazionalistico ai fatti. Il paziente morto al Policlinico San Martino non è morto per un’infezione da meningococco: la ricostruzione clinica è quella di un decesso dovuto alle conseguenze di uno stato post-anossico successivo a un arresto cardiocircolatorio avvenuto fuori dall’ospedale. E no, non era in Malattie Infettive: era in TERAPIA INTENSIVA. Bassetti, inoltre, non c’entra nulla con la causa della morte. Ma quando l’obiettivo è alimentare una narrazione, evidentemente qualsiasi pretesto diventa buono per infilarlo dentro. Prima di trasformare la morte di una persona in materiale per il proprio giornale, sarebbe forse il caso di rispettare i fatti. Mi auguro che la famiglia del defunto, la @RegLiguria e il @SanMartino_Ge facciano tutte le verifiche necessarie e, qualora venissero confermate informazioni false e lesive, valutino senza esitazione ogni opportuna azione legale, anche per diffamazione nei confronti del quotidiano La Verità. La verità non è un dettaglio. E la morte di una persona non dovrebbe mai diventare un pretesto per fare propaganda. #Verità #Fatti #Propaganda

È’ giusto che questo giornale riceva quasi 1 milione di euro di soldi pubblici per fare disinformazione su tutto e in particolare sulla salute della gente? Chi ha deciso questo contributo pubblico? Gli italiani devono sapere come vengono sperperati i soldi che pagano di tasse. https://t.co/xFTtPlpbPc #disinformazione #salute #trasparenza

#Belpietro, invece di perdere tempo a darmi del “sinistrorso” — cosa abbastanza comica, visto che sono liberale — dovrebbe forse dedicarsi a un problema un po’ più serio: la crisi di copie de La Verità. Perché quando si parla di numeri, la realtà rischia di essere molto meno comoda della narrazione. 31.556 copie nel 2023.
26.570 nel 2024.
22.893 nel 2025. In due anni, circa il 27,5% in meno. E mentre le copie diminuiscono, arrivano anche 827 mila euro di contributi pubblici nell’ambito dei sostegni straordinari all’editoria. Poi ci sono le malattie infettive. Lì sarebbe consigliabile un po’ di prudenza in più: i numeri non si “interpretano” a piacimento e gli articoli del New England Journal of Medicine andrebbero almeno letti prima di citarli. Il menù del ristorante New England di Cape Cod è un’altra cosa. Ma capisco: è molto più facile dare del “sinistrorso” a qualcuno che rispondere nel merito. E allora facciamo così: lasciamo parlare i numeri. In circa 1 ora, un mio post o un mio reel raggiunge un pubblico paragonabile — e spesso superiore — a quello che compra La Verità nell’arco di una settimana. Io non ho un giornale da difendere, né contributi pubblici da giustificare. Ho solo qualcosa da dire. E evidentemente, qualcuno lo vuole ancora leggere. La prossima volta, quindi, prima di chiedervi se io sono “di destra” o “di sinistra”, provate a chiedervi una cosa molto più semplice: perché i vostri lettori continuano a diminuire? Quella sì che è una domanda difficile. E non basta chiamare “sinistrorso” chi la fa. #editoria #giornalismo #libertàdiopinione

Quando una professionista che ricopre anche un ruolo di consulenza per il #MinisterodellaSalute interviene pubblicamente su una vicenda sanitaria così delicata, le sue parole non possono essere liquidate come una semplice opinione personale. E allora una domanda è inevitabile: le dichiarazioni della dottoressa Maria Rita #Gismondo sulla gestione del caso di difterite rappresentano anche la posizione del Ministero della Salute? Perché, se non la rappresentano, il ministro Schillaci dovrebbe dirlo con chiarezza e senza ambiguità. E se invece la rappresentano, allora il Ministero deve assumersene pubblicamente la responsabilità e spiegare su quali basi scientifiche e cliniche si fondi quella posizione. La difterite non è una questione da talk show. È una malattia infettiva grave, prevenibile con la vaccinazione, che può provocare complicanze importanti e persino la morte. Lo stesso Ministero della Salute la definisce una malattia per la quale la prevenzione vaccinale è fondamentale. Per questo trovo inaccettabile che si possa delegittimare o mettere sotto accusa il lavoro dei medici che affrontano quotidianamente i pazienti, senza che venga chiarito chi parla a titolo personale e chi, invece, parla con l'autorevolezza di un incarico istituzionale. Non servono polemiche personali. Serve trasparenza. Al Ministro della Salute chiedo quindi una cosa molto semplice: le affermazioni della dottoressa Gismondo sul caso della #difterite sono oppure no la posizione ufficiale del Ministero della Salute italiano? Se sì, lo si dica ufficialmente. Se no, il Ministero prenda le distanze e chiarisca quale sia la propria posizione. Su una malattia infettiva seria come la difterite, l'Italia non può permettersi ambiguità istituzionali. Urge una posizione ufficiale. #Difterite #Vaccinazione #MinisteroDellaSalute

Francesca Donato spara a zero contro i medici senza alcun ritegno. Mi rivolgo a tutti i sanitari: mi raccomando ricordatevi le loro facce e quello che hanno detto quando vi verranno a chiedere il voto! Ps. È stata eletta nelle file della Lega https://t.co/ZxVRGGP62d #Sanità #Politica #Lega

Oggi Stefano Lorenzetto del @ilfoglio_it Foglio smentisce e smaschera tutte le menzogne statistiche dette da #Belpietro e della Verità su #difterite e #tubercolosi. Ecco qui il pezzo: “Maurizio Belpietro, direttore della Verità, in un editoriale attacca l’infettivologo genovese Matteo Bassetti. Argomento: la difterite. Belpietro sostiene che la portano gli extracomunitari e, per dimostrarlo, si rifà a uno “studio del New England Journal of medicine, e non a un articolo della Gazzetta dei caruggi, in cui si documenta che la malattia infettiva ha visto crescere i casi in tutta Europa a causa dell’aumento dei flussi migratori”. Poco oltre aggiunge: “Per non dire di un altro studio rintracciabile sul sito dell’Istituto Pasteur”. Peccato che non si tratti affatto di “un altro studio”, bensì del resoconto di quello pubblicato sul New England Journal of Medicine appena citato da Belpietro. Dopodiché, a proposito della tubercolosi, egli scrive: “Noi le statistiche le abbiamo guardate e dicono l’opposto di quel che sostiene l’illustre luminare del polpo alla brace. Nel 2024, ultimi dati disponibili, in Italia sono stati registrati 3.150 casi, corrispondenti a un tasso del 5,3% ogni 100.000 abitanti, con un incremento dell’8,9% rispetto all’anno precedente”. Deve averle guardate male, le statistiche, perché un tasso “del 5,3% ogni 100.000 abitanti” è palesemente sbagliato. Il dato corretto è 5,3 casi ogni 100.000 abitanti, non il 5,3 per cento, quindi lo 0,0053 per cento, come specifica l’Istituto superiore di sanità: “Nel 2024 sono stati notificati 3.150 casi” di Tbc, che corrispondono “a un tasso di notifica di 5,3 casi per 100.000 abitanti”. Belpietro aggiunge: “Scrive Sanità informazione: la quota dei casi tra i nati all’estero è arrivata al 63,2% su 100.000 abitanti, circa 13 volte superiore rispetto ai nati in Italia”. Ma il 63,2 per cento è la quota dei casi verificatisi fra persone nate all’estero: 1.991 su 3.150. Il tasso calcolato sugli stranieri è invece di 29,8 casi ogni 100.000 abitanti, pari allo 0,0298 per cento. Belpietro ha soppresso le parole “con un tasso di notifica di 29,8 per 100.000 abitanti”, presenti su Sanità informazione, saldando così due dati distinti e attribuendo alla fonte un nonsenso statistico. E fin qui siamo ai numeri a capocchia. Poi ci sarebbe la sintassi: “Bassetti è tornato perciò ai suoi vecchi amori e dunque, vista l’apertura del nostro giornale sulla difterite arrivata in Italia con i migranti, ha deciso di sproloquiare, smentendo la tesi che certe malattie infettive giungano nel nostro Paese sui barconi, nella speranza di guadagnare qualche titolo e magari anche un passaggio tv”. Il soggetto sottinteso di “nella speranza di guadagnare” è correttamente Bassetti, ma la sua distanza dall’espressione e la vicinanza di “malattie infettive” si traducono in una costruzione stilisticamente maldestra, quasi che fossero le malattie a sperare di guadagnare titoli di giornale e passaggi in tv.” L’ennesima figura di m. della Verità che tarocca i numeri della statistica e cita articoli inesistenti per confermare le proprie tesi di razzismo sanitario. Un consiglio? Oltre che un corso accelerato di malattie infettive, Belpietro farebbe bene a farne uno di statistica e uno di etica professionale https://t.co/kdSMwbxYoh #Sanità #Statistiche #Salute

Giù le mani dalla scienza. I cazzari dell’informazione e della politica possono giocare con tutto tranne che con la salute. No al razzismo sanitario sulle malattie infettive. Sono loro i primi che diffondono fakenews e disinformazione sanitaria https://t.co/CFo9n2aKJz #Scienza #Salute #Disinformazione

Giù le mani dalla scienza. I cazzari dell’informazione e della politica possono giocare con tutto tranne che con la salute. Le #malattieinfettive non hanno un colore della pelle, un passaporto o un orientamento politico. Tubercolosi, difterite, scabbia, morbillo e molte altre infezioni non sono “malattie dei migranti. Sono malattie che esistono da sempre e che hanno riguardato e riguardano anche la popolazione italiana. I dati sulla tubercolosi sono molto chiari: l’Italia è oggi un Paese a bassa endemia, ma nel 2024 sono stati notificati 3.150 casi, pari a 5,3 casi ogni 100.000 abitanti. Il tasso era 9,2 per 100.000 nel 1995. La tubercolosi non una “malattia dei migranti”. Esistono differenze di rischio legate a condizioni sociali, sanitarie e ambientali: povertà, sovraffollamento, difficoltà di accesso alle cure, diagnosi tardive e condizioni di vita precarie possono favorire la trasmissione. E soprattutto: la tubercolosi non guarda il colore della pelle. Si trasmette principalmente per via aerea, soprattutto in caso di contatti prolungati in ambienti chiusi, affollati e poco ventilati. Lo stesso vale per il morbillo. Nel 2025 in Italia sono stati segnalati 529 casi, e l'87,6% dei casi per i quali lo stato vaccinale era noto risultava non vaccinato. Nel 2024 erano stati 1.045. Il morbillo continua quindi a circolare in Italia e il principale strumento di prevenzione è la vaccinazione. La risposta seria alle malattie infettive non è dividere le persone tra “noi” e “loro”. È prevenire, vaccinare, diagnosticare tempestivamente, curare, fare sorveglianza epidemiologica e garantire accesso alle cure. Le malattie infettive vanno combattute tutti insieme, senza divisioni politiche e senza trasformare la salute pubblica in uno strumento di propaganda. Il razzismo sanitario è una delle peggiori forme di politica sanitaria: perché sostituisce la prevenzione con il pregiudizio e la scienza con la paura. La vera sanità pubblica non chiede da dove vieni. Si chiede come impedire che una malattia si trasmetta, come proteggere le persone più vulnerabili e come garantire a tutti gli strumenti per stare bene. Per questo servono più vaccini, più prevenzione e soprattutto più alfabetizzazione sanitaria: cittadini informati sono cittadini più capaci di proteggere sé stessi e gli altri. Contro le malattie infettive: meno stigma, più scienza. Meno divisioni, più salute pubblica. #SalutePubblica #Vaccinazione #MalattieInfettive