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#nominare

Sisonokevin has assigned Guenda the request to be able to nominate everyone and, if she had stayed, to obtain immunity and vote for three people. #gfvip https://t.co/cfYwdBRR8e #GFVIP #realityshow #televisione (translated)

For this reason, Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu has tasked the head of the National Security Council, Shmuel Ben Ezra, with appointing an expert to conduct a thorough analysis of "all aspects" of the security measures for foreign civilian flights heading to Israel. #FlyDubai #SicurezzaAerea #Israele (translated)

FlyDubai, “il copilota al-Hammami voleva fare schiantare il volo sull’aeroporto Ben Gurion a Tel Aviv”
www.ilfattoquotidiano.it

"to appoint an inspector to conduct a thorough examination of all aspects of foreign civil aviation security in Israel." Prime Minister Benjamin Netanyahu announced that he has tasked the head of the National Security Council, Shmuel Ben-Ezra, "to appoint an inspector to conduct a thorough examination of all aspects of foreign civil aviation security in Israel." #SicurezzaAerea #Flydubai #Israele (translated)

'Il copilota di FlyDubai voleva schiantarsi sul Ben Gurion'. E' scontro sui controlli
www.ansa.it
lola 4d

Lola wrote that she is happy to have mentioned Alex, unlike those who said they did it reluctantly. She then exclaimed: "Marina, my goodness." #GFVIP #GFVIP #felicità #nominare (translated)

per me danto è solo un povero rincoglionito e lo usano come capro espiatorio per non nominare gli altri perché non hanno le palle #politica #società #opinione

Oronzo 3w

Un'altra gimmick ricorrente del finto prete è fare i p*m*ini all'allenatore di turno che batte la big rivale senza nominare la big rivale. Se ne scorda solo quando tocca a Knutsen col Bodo. https://t.co/BgK646GGLQ #calcio #sport #allenatori

rachele 3w

zeudiners dobbiamo nominare @zeudidipalma ai streamer awards, un evento internazionale molto importante 🔥 nel link sotto scrivete [ zeudidipalma01 ] in: international streamer, league of their own, sapphire ci aiutiamo anche con [ ChristinaandAmber ] loro nominano noi e noi loro in: IRL, reality streamer abbiamo tempo fino al 2 ottobre ⏳ #zeudiners ora dita veloci e facciamo vedere al mondo di cosa siamo capaci 💪🏽🔥 dobbiamo far vincere zeudi ad ogni costo 🔗 https://t.co/67E62Bk7L1 #StreamerAwards #Zeudiners #SupportStreamers

L'articolo di Monica Lanfranco esplora la reticenza della società nel riconoscere e nominare la violenza maschile contro le donne, sottolineando come, nonostante l'aumento dei femminicidi, si parli di violenza di genere senza attribuire la responsabilità agli uomini, evidenziando la necessità di un cambiamento culturale e linguistico. #femminicidi #violenzadigenere #dirittidonne

Perché si fa fatica a dire che sono gli uomini a uccidere le donne?

Chivu: "Ma perché dovete nominare Martinez? A me interessa la reazione, Pepo ha avuto una reazione di alto livello, ha fatto salvataggi importanti. Mi interessa la reazione, l'orgoglio, la personalità. Mi interessa quello" #Calcio #Sport #Orgoglio

Lia Capizzi Sep 5

Bravissime 🏀🇮🇹 Un debutto mondiale sofferto (maledetta tensione) ma proprio per questo una vittoria fondamentale e storica. Un inizio brutto-brutto con troppa frenesia, poi le azzurre si sono ricordate di avere il punto di forza nella difesa ed è cambiato tutto. L'ordine e la pazienza ha permesso la rimonta, nel finale il ritmo in attacco è stato persino emozionante, proprio perchè contro la Repubblica Ceca la posta in palio era altissima. L'Italia di Capobianco ha ormai imparato a stare dentro le partite importanti senza avere paura. Super Ceci Zandalasini (19 pti). Matilde Villa vuole riprendersi tutto ciò che la rottura del crociato le ha tolto un anno fa. Ma sarebbero da nominare tutte perchè si sono aiutate l'una con l'altra. Grande forza di gruppo. Avanti così. PS che spettacolo i tanti tifosi italiani presenti a Berlino. La crescita irresistibile del movimento del basket femminile italiano merita questo supporto. Chapeau. 📷 @Italbasket #basketfemminile #Italia #vittoria

Report Sep 3

La squadra di Report accoglie con entusiasmo la scelta dell’Azienda di nominare Claudia Di Pasquale come la nuova conduttrice di Report. Claudia, che con Daniele Piervincenzi presenterà la trasmissione, negli anni ha incarnato fino in fondo lo spirito di questa redazione con rigore e tenacia. L’intero gruppo con i suoi autori e conduttori, è al lavoro per la prossima stagione, in onda dall’8 novembre su #Rai3 #Report #Rai3 #Televisione

Rabiotmachia Aug 28

Non riesco seriamente a nominare 5 giocatori di questo girone se non facciamo filotto dobbiamo ritirare a vita la squadra dalle coppe europee #calcio #coppe #squadra

Valter Lavitola, attualmente in carcere per essere accusato di aver ordinato un attentato contro il giornalista Sigfrido Ranucci, aveva precedentemente scritto al conduttore di Report indicandogli che Silvio Berlusconi lo avrebbe potuto nominare copresidente, sottolineando i suoi potenziali ruoli politici e il suo crescente interesse per la sua candidatura, un piano che secondo gli inquirenti avrebbe potuto essere il movente dell'attentato. #Berlusconi #Report #Ranucci

Lavitola scriveva a Ranucci: “Berlusconi ti avrebbe fatto copresidente”. Tra poche ore l’interrogatorio di garanzia
Il Post Aug 9

Paolo Maldini ha discusso della sua breve esperienza come direttore tecnico della Nazionale italiana nel corso di un'intervista, evidenziando le divergenze con Giovanni Malagò e la sua proposta di nominare Andrea Pirlo come allenatore, che è stata ostacolata da controversie riguardanti un contratto di sponsorizzazione, portandolo infine a dimettersi dopo appena tre settimane. #PaoloMaldini #AndreaPirlo #FIGC

Paolo Maldini ha detto la sua su come è andata con la Nazionale
Paolo Becchi Aug 6

E' l'anniversario di Hiroshima, ma non si sa chi è stato. I primi ministri del Giappone e altri alti funzionari hanno sempre costantemente evitato di nominare gli Stati Uniti quando parlando di Hiroshima e Nagasaki. Questo è stato il modello consolidato nelle cerimonie annuali #Hiroshima #Anniversario #Memoria #JP #US

La commemorazione di Franco #Baresi fatta da La Russa in Senato, senza nominare il #Milan e anzi sminuendone il rapporto con il suo Capitano, è riuscita a mancare di rispetto a Baresi, al Milan e anche ai tifosi interisti che in questi giorni hanno accompagnato il lutto dei cugini. #Calcio #Milan #Sport

Quando il silenzio diventa rumore: perché stiamo ignorando il grido che non esce 1. Introduzione: La tensione invisibile delle nostre giornate C’è un rumore bianco che satura le nostre vite, una frequenza costante che maschera un vuoto pneumatico. È la tensione invisibile che portiamo sotto la pelle, il peso di tutto ciò che scegliamo di non dire per non incrinare la superficie lucida delle nostre esistenze digitali. Siamo immersi in un paradosso: comunichiamo costantemente, ma evitiamo la verità.Oggi la ragione non viene smentita, viene peggio: subisce l' annegamento della ragione in un mare di stimoli irrilevanti. Ci muoviamo tra interfacce perfette e feed curati, ma dietro lo schermo la pressione sale. Cosa accade quando la capacità di analisi affoga sotto la tirannia dell'apparenza? Accade che smettiamo di vivere e iniziamo a resistere, in attesa di un crollo che sentiamo imminente ma che non abbiamo il coraggio di nominare. 2. Il paradosso del grido inespresso Il "grido che non esce" non è assenza di voce. È un accumulo tossico. È la paralisi comunicativa di una società che ha trasformato il conflitto in tabù e il disagio in un'anomalia da nascondere. Questa tensione non evapora; si sedimenta, diventa acida, divora le fondamenta del nostro equilibrio mentale."Il grido che non esce. La tensione che divora."Rimanere in silenzio è più pericoloso di una protesta urlata. Uno sfogo è un incendio che brucia e si spegne; la tensione repressa è un processo di combustione lenta che consuma l'ossigeno della nostra salute sociale. È un'energia incendiaria che non trova sfogo e che, inevitabilmente, trasforma l'individuo in una polveriera pronta a detonare al primo contatto con la realtà. 3. La diffidenza come barriera al dialogo Perché abbiamo smesso di cercarci davvero? L'incomprensione che ci isola non è un errore del sistema, ma una diffidenza sistematica che abbiamo introiettato. In un mondo di performance digitali, l'altro è diventato un giudice o un estraneo da cui difendersi, mai un interlocutore con cui rischiare il dialogo.In questo scenario, la superficialità dell'apparenza diventa il nostro bunker. Preferiamo la sicurezza di una bugia estetica alla complessità di un confronto reale. Ci rifugiamo nel non-detto, convinti che ignorare il baratro serva a non caderci dentro. Ma la ragione, quando affoga, trascina con sé ogni possibilità di soluzione razionale, lasciandoci in balia di istinti primordiali mascherati da civiltà. 4. La trappola dei bisogni manovrati Siamo pedine di un gioco di cui non possediamo le regole. Ci sentiamo persi e condizionati da un'architettura di "bisogni manovrati": desideri indotti da algoritmi che ci distraggono dalla nostra reale condizione di svuotamento. Questa manipolazione trasforma la nostra esistenza in un ciclo infinito di consumo e insoddisfazione.Il risultato è un futuro che spaventa, un orizzonte percepito come una minaccia immutabile. La disperazione mascherata nasce proprio qui: dalla consapevolezza, più o meno conscia, di aver barattato la propria libertà di scelta con la rassicurante inerzia dei condizionamenti esterni. Se non crediamo di poter cambiare il domani, smettiamo di abitarlo, diventando spettatori passivi del nostro stesso declino. 5. Il risveglio forzato della storia La storia non è un progresso lineare, ma un ciclo di tensioni e rotture. La "disperazione mascherata" che caratterizza il nostro tempo ha un limite fisico: deflagrerà nel momento in cui la realtà non potrà più essere contenuta dagli argini artificiali della superficialità. L'inerzia non è una protezione, è solo un ritardo nel pagamento del conto."Gli addormentati non sceglieranno — si sveglieranno male."Chi oggi sceglie di dormire, cullato dai propri bisogni indotti, non sta evitando il conflitto: sta solo rinunciando a gestirlo. Il risveglio non sarà un invito gentile, ma un trauma necessario. La storia non cambia le sue manifestazioni e non fa sconti a chi ha preferito l'illusione alla consapevolezza. La scelta consapevole è l'unica via per non essere travolti dalle macerie di un sistema che ha esaurito il suo tempo. 6. Conclusione: Oltre il gioco delle apparenze Il gioco delle apparenze continua, ma il sipario è logoro. Dobbiamo avere il coraggio di squarciare la coltre di finto silenzio prima che la realtà collassi su se stessa. Dare voce al "grido che non esce" non è un atto di debolezza, ma l'unico gesto di rivolta rimasto contro l'annegamento della ragione.Restare passivi, chiusi nella propria diffidenza, è una condanna che firmiamo ogni giorno. La domanda non è se la tensione esploderà, ma come ci troverà quel momento. Saremo pronti ad agire con lucidità o saremo parte della massa che subisce il crollo? Perché, alla fine di tutto, la storia parla chiaro:La storia non cambia le sue manifestazioni — e chi dorme non sceglie: si sveglia.

L
lastampa.it Jul 29

L'articolo di Antonio Barillà sottolinea l'importanza dell'unità e della collaborazione nel contesto del calcio azzurro, evidenziando le scelte strategiche di Giovanni Malagò nel nominare Roberto Mancini come nuovo ct e Claudio Ranieri direttore tecnico, in un momento delicato per la nazionale. #Calcio #Mancini #Ranieri

Il momento dell’unità per il bene del calcio azzurro

VENDETTA, POLITICA E DEMOCRAZIA: una visione sociologica Il caso giudiziario del gioielliere condannato per l'omicidio di alcuni rapinatori in fuga ha superato i confini delle aule di tribunale, trasformandosi in un acceso dibattito pubblico e questo stimola l’interesse del sociologo. Se osservata attraverso le categorie sociologiche di Pierre Bourdieu, questa vicenda cessa di essere un isolato fatto di cronaca o una questione di dottrina penale, configurandosi come una chiara manifestazione delle tensioni strutturali che attraversano lo spazio sociale, in particolare nel rapporto tra il campo giuridico, il mondo dei profani e il campo politico. Il campo giuridico si costituisce storicamente come uno spazio sociale autonomo, regolato da logiche proprie e accessibile solo a professionisti dotati di specifiche competenze linguistiche e tecniche (giudici, avvocati, giuristi, ecc.). Quando i magistrati emettono una sentenza di condanna basata sul rigido scrutinio della legittima difesa, applicando i requisiti di attualità del pericolo e proporzionalità, esercitano il potere tipico del campo ovvero il potere di nominare, classificare e produrre la realtà sociale in modo legittimo. L'evento drammatico viene spogliato della sua carica emotiva e tradotto in categorie codificate dalla legge. A questa razionalizzazione formale si contrappone l'habitus dei profani, ovvero dei cittadini comuni, la cui percezione della giustizia risponde a un senso pratico immediato. Per una parte consistente dell'opinione pubblica, la condanna dell'esercente appare incomprensibile perché urta contro schemi cognitivi basati sulla tutela emotiva della proprietà privata e sul principio della compensazione morale rispetto al torto subìto. Si manifesta così una frattura netta tra la neutralizzazione formale della violenza operata dallo Stato e le istanze etiche, spesso disorganiche, del pubblico non specialista. Sotto il profilo della sociologia del diritto, il contrasto tra l'azione del gioielliere e la risposta dell'ordinamento richiama il principio fondativo dello Stato moderno cioè la rinuncia da parte del cittadino al proprio diritto di vendetta privata. Nel patto sociale stabilito all’interno degli Stati di diritto, l'individuo cede la gestione della giustizia riparativa (vendetta) a un'entità terza e impersonale, lo Stato, la quale assume su di sé il monopolio della forza legittima. La reazione del gioielliere, che colpisce i rapinatori durante la fuga, viene interpretata dal campo giuridico come un tentativo di riappropriarsi di quella violenza privata originaria che il contratto sociale ha storicamente bandito. La condanna penale non mira soltanto a sanzionare un illecito, ma risponde alla necessità strutturale di riaffermare l'esclusività del potere statale, impedendo che i singoli consociati tornino a farsi giustizia da sé, disfacendo l'ordine legalizzato e pertanto la coesione sociale. Questa divisione tra habitus profano e razionalità giuridica apre lo spazio a un marcato pericolo di manipolazione dell'opinione pubblica, operata dalle forze politiche attraverso una sistematica comunicazione mediatica. Nel tentativo di erodere l'autonomia del campo giuridico, gli attori politici più radicali e conservatori utilizzano i mass media per amplificare la risposta emotiva dei cittadini profani, offrendo una narrazione semplificata e polarizzata del reato. La cronaca giudiziaria viene così strumentalizzata per veicolare e legittimare modelli di controllo sociale basati sulla violenza e sull'autodifesa militarizzata, elementi ideologici tipici delle destre populiste che, si ricorda, hanno come nucleo valoriale ed ontologico fondante, l'assunto della disuguaglianza tra i cittadini, formalizzando una divisione gerarchica tra chi ha il diritto intrinseco di essere protetto, o persino di esercitare una forza letale, e chi viene permanentemente declassato a una categoria subalterna priva di tutele umane fondamentali. Attraverso la celebrazione mediatica del cittadino che si fa giustizia da sé, la propaganda politica tenta di normalizzare l'uso privato delle armi e di ridefinire il concetto stesso di sicurezza, trasformando un grave illecito penale in un atto di eroismo civile. Questa strategia non mira solo a raccogliere consenso elettorale immediato, ma persegue l'obiettivo più profondo di imporre una visione del mondo autoritaria, in cui la coesione sociale non è garantita dall'equità delle istituzioni terze, bensì dalla minaccia della forza privata e dalla punizione esemplare del deviante. La vicenda si arricchisce di un ulteriore livello di complessità con l'intervento del Ministro della Giustizia il quale, superando le proprie prerogative in ossequio alla linea della propria parte politica, richiede formalmente la grazia per il condannato. Dal punto di vista bourdieusiano, questa condotta descrive il tentativo del campo politico di invadere i confini del campo giuridico, cercando di subordinare l'ortodossia delle procedure legali alle logiche del consenso elettorale e alla legittimazione dei sopra citati modelli securitari. Il ministro tenta di capitalizzare politicamente il risentimento dei profani, proponendo un principio di visione e di divisione del mondo alternativo a quello espresso dalla magistratura, fondato sull'idea di una giustizia sostanziale e di parte. A questa ingerenza risponde l'ammonimento del Presidente della Repubblica, che interviene per sanzionare l'infrazione delle regole istituzionali e per ristabilire i confini del campo giuridico. Il richiamo del Quirinale risponde alla necessità non tanto di ribadire le proprie prerogative quanto di difendere l'autonomia del diritto da condizionamenti esterni, riaffermando l'immagine di un potere statale neutrale, oggettivo e superiore agli interessi particolari delle fazioni politiche. In ultima analisi, il conflitto generato attorno alla figura del gioielliere mette a nudo l'essenza stessa del fenomeno giuridico secondo Bourdieu per cui il diritto non è un apparato neutrale e universale, ma l'esito di una lotta simbolica permanente per il monopolio della violenza legittima. La condanna giudiziaria e la successiva difesa dei confini istituzionali da parte della presidenza servono a mantenere viva l'efficacia dell'imposizione di un ordine sociale dominante che si dissimula dietro l'apparenza di una mera, e inevitabile, applicazione tecnica della legge. Il caso esaminato mostra quindi come la stabilità di questo ordine fondante dei regimi democratici dipenda costantemente dalla capacità del campo giuridico di respingere le spinte emotive della piazza, i modelli di controllo reazionari e le strumentalizzazioni della politica, riaffermando ogni volta la propria universale legittimità. L'analisi di questa complessa dinamica tra campi del potere permette di formulare una considerazione conclusiva sulla natura e sulla funzione dell'ordine sociale dominante all'interno dei sistemi democratici contemporanei. Sebbene Bourdieu evidenzi con severità critica i meccanismi di conservazione e di dissimulazione del potere insiti nelle istituzioni statali, la strenua difesa dei confini del campo giuridico mostra un risvolto democratico di fondamentale importanza. I meccanismi di autoconservazione istituzionale, la rigida e razionale applicazione della norma penale e la ferma reazione del vertice dello Stato contro le ingerenze di parte non devono essere intesi come una sterile chiusura tecnocratica, bensì come i veri e propri anticorpi che proteggono la democrazia. Nel momento in cui le forze politiche radicali tentano di cavalcare le passioni popolari per legittimare modelli reazionari di controllo sociale, la tenuta dell'ordine giuridico formale si erge come un argine insostituibile. Riaffermando la neutralità della legge e l'esclusività statale della forza, questi presidi istituzionali neutralizzano il pericolo di una deriva autoritaristica, impedendo che lo Stato di diritto venga svuotato dall'interno a favore di una logica della violenza privata e del populismo penale e politico. PS: se volete approfondire leggete Bourdieu "La forza del diritto. Elementi per una sociologia del campo giuridico"

Pina Picierno Jul 27

Accolgo con soddisfazione la scelta di non nominare Andrea Pirlo Ct della Nazionale. È una scelta giusta e doverosa, considerato ciò che Pirlo ha scelto di fare: prestare, liberamente e ripetutamente il proprio prestigio a un'operazione di normalizzazione del regime di Putin, #Pirlo #Nazionale #DirittiUmani #IT #RU