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#Mastodon

Molto strano che non abbiano trovato interferenze nel mondo arbitrale da parte dell'inter, io ne ero sicuro che l'Inter si sarebbe fatta assegnare arbitri sgraditi il numero massimo di volte consentito. Ritenevo assolutamente attendibile che l'arbitro sgradito fatto assegnare appositamente in coppa italia e poi riassegnato 4 giorni dopo in campionato, fosse indirizzato dalla cupola interista. Credibile anche che l'inter avesse fatto pressioni per far sparire audio var per episodi che avrebbero condizionato il campionato in favore del Napoli. E non è finita qui, secondo me anche quest'anno l'Inter ne ha combinate eh, tipo quando non le hanno dato il rigore per mossa wrestling di Comuzzo su Pio oppure quando è stato assegnato un calcio di rigore da 50 metri dal guardalinee andando contro a qualsiasi protocollo, o quando hanno dato il rigore al Como per calcio di Nico Paz sui coglioni di Bonny o ancora quando non ci hanno assegnato un rigore mastodontico per mano di Ricci nel derby, però assegnato al Torino per mano di Augusto da 8 cm. NON CE LA CONTANO GIUSTA!!!!!! #Calcio #Arbitri #Inter

No matter if... - W Social - Threads - Mastodon - Blue Sky In four weeks you will all be here on X anyway, because the "evil" Elon Musk is actually doing quite a lot right? (translated)

NRC Jun 10

In het artikel wordt de technologie achter de sociale mediaplatforms Mastodon en Bluesky vergeleken, waarbij wordt benadrukt hoe deze alternatieve netwerken fundamenteel verschillen van Big Tech-platforms door gebruikersvrijheid en een gedecentraliseerde organisatie, waarbij het kiezen van een geschikt 'protocol' cruciaal is voor het opzetten van een sociaal medium voor NRC. #SocialeMedia #Mastodon #Bluesky

De technologie achter Mastodon versus Bluesky: welke past beter bij het sociale medium van NRC
Julian Adrat Jun 3

Irre: Der deutsche Minister Karsten Wildberger vom neu geschaffenen Ministerium für „Digitales und Staatsmodernisierung“ (ausgerechnet!) gibt bei #Maischberger unumwunden zu, dass er und sein Ministerium bewusst X boykottieren. Auf die Frage, ob das mit Elon Musk zu tun habe, entblödet er sich nicht zu antworten, die „Kommunikationsform“ dort entspreche „nicht seinen Vorstellungen“. Deshalb unterstütze man lieber andere Plattformen, ausdrücklich auch das deutsche „Mastodon“ – es gebe ja genug Alternativen. Und das sagt er ausgerechnet an dem Tag, an dem gerichtlich bestätigt wird, dass man Kanzler Merz nicht der Lüge bezichtigen darf, ausgerechnet an dem Tag, an dem die Bodycam-Aufnahmen im Fall Henry Nowak öffentlich werden und das nur auf Druck von X hin, und es klar wird: Auch die Mainstreammedien berichten nur, weil X es unumgänglich macht: NUR X schützt uns vor ihrem Totalitarismus. Genau deshalb wollen sie X verbieten. Was wir niemals zulassen werden. #Digitalisierung #Medienfreiheit #Alternativen

La Crimea è Ucraina, non può sopravvivere senza l’Ucraina e la guerra iniziata nel 2022 sta paradossalmente dimostrando quanto l'annessione del 2014 sia stata incauta e di fatto insostenibile. Lo scrivo, con buona pace di Travaglio, ma soprattutto di Lucio Caracciolo, che sulla rivista Limes, continua a proporre cartine in cui si ritrova la regione illegalmente occupata puntualmente dello stesso colore della Russia, quasi a legittimare per via editoriale ciò che il diritto internazionale vieta. In questi giorni, infatti, si parla molto - l’ho fatto io stesso - del blocco logistico che sta paralizzando i rifornimenti della penisola, legato all’abbandono del traffico ferroviario attraverso il ponte di Kerch, oltre ai colpi inferti all’Ucraina sia ai traghetti che operano nello stretto, sia ai collegamenti via terra lungo la M-14, la strada che attraversa tutte le aree occupate del sud-est dell’Ucraina. Si susseguono notizie sui razionamenti della benzina e sui social appaiono immagini di code interminabili ai distributori per accaparrarsi quel poco di carburante che non viene requisito dalle forze di occupazione per le esigenze militari. Ma ci sono almeno altre due emergenze che ora rischiano di esplodere e che ben rappresentano come la visione imperiale di Vladimir Putin sia del tutto scollegata dalle reali capacità militari e logistiche di una media potenza come la Russia. La prima è quella energetica. La Crimea viene rifornita attraverso cavi sottomarini che operano già al massimo della capacità, anche a causa delle necessità dell’esercito e dei sistemi di difesa. L’infrastruttura è quindi estremamente fragile, dal momento che le sottostazioni elettriche sia sul lato della Crimea che su quello di Krasnodar sono esposte al fuoco ucraino e il loro danneggiamento causerebbe il collasso dell’intera rete. Per compensare il deficit, la Russia ha costruito due grandi centrali termoelettriche a ciclo combinato, Tavridska (vicino a Simferopol) e Balaklava (vicino a Sebastopoli). Questi impianti sono alimentati a gas, ma l'intero sistema di generazione di supporto (inclusi i massicci generatori diesel d'emergenza installati per proteggere i siti militari, i radar e gli ospedali) dipende appunto dalla logistica dei combustibili liquidi, che, come si è detto, è praticamente interrotta. I flussi turistici estivi rischiano di mettere a dura prova la tenuta del sistema. La seconda e assai più grave emergenza è quella idrica. La scelta folle delle forze di occupazione russe di far saltare la diga di Kakhovka nel giugno del 2023 per ostacolare la controffensiva ucraina ha di fatto azzerato la portata del Canale Nord-Crimeano (Severo-Krymskiy Kanal), che storicamente forniva l’85% dell’acqua utilizzata dalla penisola. I bacini idrici che alimentano il sud-est e il centro della Crimea (in particolare il bacino di Belogorsk e quello di Taigan) mostrano ampie aree completamente deidratate. Il fiume Biyuk-Karasu, che dovrebbe alimentarli, è quasi in secca. Le riserve accumulate ad inizio anno, nonostante le rassicurazioni delle autorità, difficilmente sopravviveranno alla stagione estiva. A questo si aggiungono le recenti criminali perforazioni disposte dall’amministrazione, le quali hanno causato la contaminazione delle falde con acqua salata. Dai rubinetti in molte zone della penisola esce quindi acqua salmastra, inutilizzabile sia per scopi potabili, sia per l’irrigazione, elemento questo, che sta azzerando tutte le coltivazioni intensive. Il Cremlino sta stanziando miliardi di rubli in sussidi d'emergenza per salvare almeno la viticoltura e la frutticoltura, ma gli idrologi locali concordano sul fatto che, senza una soluzione strutturale, la Crimea si avvia verso un processo di progressiva desertificazione interna. Il paradosso vero è che le azioni criminali del Cremlino stanno ricreando artificialmente esattamente le condizioni che costrinsero l’allora leader dell’URSS Nikita Chruščëv a “donare” la Crimea all’Ucraina nel 1954. Una scelta ritenuta scellerata da Putin. Secondo la retorica del capo del Cremlino - avvalorata anche da diversi accademici nostrani, che sostengono che la penisola sia "sempre stata russa” - quella cessione fu infatti un’elargizione azzardata ed ingiusta, ma la realtà dei fatti è che fu allora una scelta non solo oculata, ma anche necessaria. Dopo la deportazione nel ‘44 di 200.000 tatari, la popolazione turcofona indigena della penisola, accusati falsamente di collaborazione col nazismo (un evergreen della propaganda di Mosca), Stalin vi spostò decine di migliaia di russi, i quali tuttavia, a differenza dei nativi, non riuscirono a coltivare le aride terre interne con la poca acqua disponibile, facendo così crollare la produzione agricola e l’economia della regione. Fu allora progettato proprio il Canale Nord-Crimeano, che avrebbe dovuto portare acqua dal Dnipro grazie alla diga di Kakhovka, ma il fatto che la mastodontica opera dovesse essere gestita da due diverse amministrazioni (russa e ucraina) rendeva l’impresa un incubo burocratico. Chruščëv decise dunque di rendere la Crimea ucraina proprio per ragioni “idriche”, sebbene avesse presentato la cessione come un "nobile atto del popolo russo" per commemorare il 300° anniversario del Trattato di Perejaslav (1654), interpretato dalla propaganda sovietica come la "riunificazione eterna" tra Ucraina e Russia, ottenendo peraltro anche l’appoggio della potente élite politica di Kyiv. Non ci vuole molto per capire che nella Crimea ucraina, che fino al 2014 i russi frequentavano senza restrizioni come splendido paradiso turistico, oggi quegli stessi russi si ritrovano su spiagge piene di denti di drago, con chilometri di filo spinato sulla battigia e trincee per la fanteria, per poi immergersi in un mare minato, spesso a due passi da postazioni missilistiche che rappresentano obiettivi militari, mentre mancano benzina, acqua ed energia e la situazione agricola del 2026 somiglia a quella dei primi anni ‘50. Piaccia o no ai propagandisti nostrani, il fallimento della presa di Kherson nel 2022 rende impensabile uno scenario in cui la Crimea possa sopravvivere senza l’Ucraina. La Russia d’altra parte fa, anche lì, le uniche cose che sa fare: uccidere, deportare, militarizzare, desertificare, distruggere. #CrimeaIsUkraine #SlavaUkraini #CrimeaIsUkraine #Ukraine #Russia

I just tried to post this heartbreaking video by @DropSiteNews:a #Palestinian father devastated by the death of his 6-year-old daughter,killed by #Israel. #Bluesky does NOT allow it and label it as *sensitive content*, whereas #Mastodon and #X do https://t.co/jTt4ceVqSy #Palestine #Israel #SensitiveContent #PS #IL

I just tried to post this video of a Palestinian father distraught with pain holding his 6-year-old daughter murdered by Israel. The video is from @DropSiteNews. #Bluesky does not allow viewing the content. #X does, #Mastodon does too. (translated)

tagesschau.de May 11

Der Artikel diskutiert die Herausforderungen und Chancen europäischer sozialer Netzwerke wie Mastodon und Bluesky als Alternativen zu großen Plattformen wie Facebook und X, die wegen Falschinformationen, Datenschutzproblemen und der monopolartigen Kontrolle kritisiert werden, und hebt die Notwendigkeit hervor, innovative Ansätze zu entwickeln, um eine breite Nutzerbasis zu gewinnen und ein gemeinsames, offenes Kommunikationsumfeld zu schaffen. #SozialeMedien #AlternativePlattformen #Datenschutz

Kann ein europäisches Netzwerk die Social-Media-Riesen schlagen?