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#Sentenze

L’avv. Liborio #Cataliotti citando articoli e sentenze di cassazione dice in parole povere che la denuncia di ricettazione contro Milo Infante è una cagata pazzesca‼️ Avvocà hai guadagnato qualche punticino stasera 😎 #Garlasco #veritànascoste https://t.co/DZsfYmD2Z7 #Giustizia #Diritto #Verità

Il mercato del Napoli si chiude con una sensazione precisa: una squadra forte che, quando avrebbe potuto diventare ancora più completa, ha scelto consapevolmente un rischio enorme. Il Napoli ha una base di assoluto valore, grande duttilità tattica e numeri per competere ai massimi livelli. Può puntare alle prime quattro con tranquillità . Il problema è il modo in cui ha deciso di affrontare ciò che viene dopo. Chiude con un difensore non pronto fisicamente e non immediatamente utilizzabile. Siamo al 1° settembre, la guida tecnica è nuova e Buongiorno è alle prese con un infortunio pesante. Arriva Favasulli, operazione intelligente e prospettica. Ma non quella soluzione offensiva chiesta dal tecnico per completare il reparto insieme a Rasmus e Lucca. E qui nasce la mia perplessità. Ho condiviso la strategia del Napoli: continuità, forza del gruppo, niente rivoluzioni. Ma avere fiducia nella propria rosa non significa considerarla autosufficiente in ogni circostanza. E qui entra in gioco la superbia. Non serviva una rivoluzione. Servivano due uomini di livello internazionale, per esperienza, personalità e capacità di affrontare una stagione lunga. Due uomini. Non dieci acquisti. Una delle esigenze era stata indicata con chiarezza dalla nuova guida tecnica. Quando cambi allenatore e gli affidi un nuovo ciclo, ascoltare le sue richieste significa metterlo nelle condizioni di lavorare. Il Napoli ha scelto diversamente. È una scelta legittima, ma rischiosa. Io amo il rischio quando è alto, calcolato e sostenuto da una visione. Ma esiste un confine sottilissimo tra coraggio e superbia. La superbia nasce quando la convinzione di avere costruito qualcosa di importante diventa la convinzione che sia sufficiente per qualsiasi circostanza. Una stagione è oltre cinquanta partite, tra infortuni, squalifiche, stanchezza e imprevisti. Non puoi eliminarli. Puoi però prepararti meglio ad affrontarli. Ed è anche per questo che, a malincuore, rimpiango Micheli: una grande società deve avere uomini capaci di leggere il calcio oltre il singolo calciatore e anticipare ciò che può accadere a una rosa. Avere una rosa forte ti dà possibilità. Una rosa profonda ti dà margine. Il Napoli ha scelto un margine più stretto di quello che avrebbe potuto avere. Questa non è più la squadra che poteva sorprendere. È la squadra che tutti vogliono battere. Dopo due Scudetti, una Supercoppa e una nuova Champions League, era il momento di andare addosso alle concorrenti. Non per il centenario. Non per la piazza. Per proteggere ciò che hai costruito. La stagione deve ancora raccontare tutto: sarebbe ridicolo emettere sentenze il 1° settembre. Ma si può giudicare la scelta. La scelta, per me, è stata presuntuosa. Aurelio De Laurentiis dovrebbe ricordare anche un'altra cosa. Delle smanie dei tifosi può infischiarsene. Ma ciò che vede il tifoso lo vedono anche gli addetti ai lavori, i calciatori e lo spogliatoio. Continuerò a considerare questa squadra forte e competitiva e mi augurerò che tutti i suoi uomini stiano bene. Ma se qualcosa dovesse andare storto, non potremo chiamarla soltanto sfortuna: il rischio era prevedibile e almeno in parte evitabile. Il Napoli aveva la possibilità di aggiungere esperienza, personalità e profondità senza cambiare strategia. Ha scelto di non farlo. Ed è qui che la superbia diventa stupida. Io amo il rischio. Ma deve avere una ragione. Quando invece puoi ridurlo e decidi di non farlo, non è più coraggio. È presunzione. Pensare che una rosa possa restare integra e competitiva per oltre cinquanta partite solo perché hai fiducia nei tuoi uomini... non è una strategia. È 'na strunzat. E questa volta è una strunzat enorme. Talmente enorme da essere quasi grande quanto tutto ciò di bello che il Napoli ha costruito. @ADeLaurentiis , Chest è ‘Na Strunzat. Statt accort non dei tifosi, Ma dei tuoi stessi uomini. E bbuon fann chesta vota. Perché non li hai rispettati. FNVPN 🔹 #Napoli #Calcio #SerieA

Prima giornata e già sentenze. Il vero campionato inizierà quando inizieranno le Coppe. Ora son tutti bravi e forti. #Calcio #Sport #Competizione

George 2w

La tragedia di Palermo lascia un senso di profonda ingiustizia e sconcerto. Davanti alla perdita di una bambina di soli quattro anni, l'unica risposta umana e degna dovrebbe essere il rispetto per il dolore incommensurabile di una madre e di un padre. Invece, assistiamo ancora una volta al consueto e triste spettacolo del processo mediatico istantaneo. Prima ancora che la magistratura possa fare chiarezza sulla dinamica dei fatti o valutare la tempestività dei primi soccorsi — considerando che la piccola era già stata dimessa un primo momento dall'ospedale —, figure pubbliche come Bassetti tanto per nominarne uno, si ergono a giudici infallibili. Si emettono sentenze sui social, puntando il dito contro i genitori e cavalcando il dramma per rilanciare battaglie ideologiche o richieste di coercizione sanitaria che non trovano eguali nel resto d'Europa. Il paradosso è evidente: Garantismo a senso unico: Si procede con tempestività nei confronti della famiglia, senza sollevare la minima domanda o attendere verifiche sulla gestione clinica e diagnostica iniziale del caso. Spostamento della potestà genitoriale: Si crea un precedente pericoloso in cui la scelta di cura passa dalle mani delle famiglie a quelle delle narrazioni di Stato, ignorando la complessità di decisioni che ogni genitore prende in scienza e coscienza. Spettacolarizzazione del dolore: Un lutto devastante viene strumentalizzato per alimentare dinamiche di colpevolizzazione pubblica, anziché garantire silenzio, analisi rigorosa e reale sostegno a chi ha perso un figlio. Tutta la mia solidarietà va a questa famiglia, travolta non solo da una perdita irreparabile, ma anche dalla brutalità di chi usa il loro dramma per ergersi a tribunale morale e politico. La medicina e le istituzioni dovrebbero curare e proteggere, non condannare a mezzo stampa prima ancora di conoscere la verità. #Giustizia #Solidarietà #DirittiUmani

The sentences of condemnation for those responsible. The reconstruction in record time. The acts and challenges we have put in place to patch up political and legal agreements and abominations crafted in previous years. However, nothing heals certain wounds. Nothing compensates. (translated)

Capisco perfettamente la necessità di testare la tenuta e l’impatto di giovani come Comotto, Camarda e Torriani. Ma capisco molto meno la necessità di farlo con giocatori come Estupiñan, Tomori e Loftus-Cheek, ormai ben noti per pregi e difetti. Mi spiego meglio: non ne faccio un discorso di valore assoluto. Amorim, da sempre, richiede caratteristiche ben precise in ogni ruolo, e giocatori come Loftus e Tomori, al di là dei giudizi nel merito del loro valore, non le rispecchiano minimamente. Tomori non ha la qualità in uscita richiesta a un braccetto di Amorim; Loftus non può giocare in una mediana a due, e tanto meno rappresenta il profilo di trequarti da mezzi spazi, imbucate e giocate nello stretto tanto agognato dal mister. Se il Milan -come filtra- li metterà sul mercato solo a partire dalla bocciatura di queste settimane di tournée, quindi smentendo la tesi delle uscite bloccate dall’assenza di offerte, avrà perso tempo prezioso per dei giocatori che nemmeno un miracolo avrebbe potuto rendere “da Amorim”. Di tempo sul mercato ce n’é ancora, certo, ma se Cardinale avesse mantenuto la promessa fatta -una rosa già completa al rientro dalla tournée (come annunciato ai quattro venti)- il Milan avrebbe potuto utilizzare queste partite per far assorbire a un gruppo di titolari (a eccezione di Rabiot e Maignan) i concetti di Amorim, anziché utilizzarle per emettere delle sentenze che, in fondo, erano forse già scritte. Il risultato è che il Milan rischia di essere già indietro: nella composizione della rosa, e anche nell’assorbimento dei concetti di Amorim, finora sacrificati sull’altare delle tante rotazioni finalizzate ai giudizi sui giocatori in rosa. Ora, dalla prossima settimana, occorrerà essere chirurgici. #Milan #Calcio #Calciomercato

Elly Schlein Aug 2

Noi continueremo a fare la nostra parte, anche nelle aule parlamentari, per evitare qualunque tentativo di riscrittura della nostra storia e qualunque legittimazione a piste che sono già state completamente smentite da intere sentenze.

Conte affronta Meloni: “Sulla strage di Bologna a quale terrorismo ti riferisci? Neghi le sentenze sulla matrice neofascista?”
www.ilfattoquotidiano.it

Giuseppe Conte criticized Giorgia Meloni for her omission of the term neofascist when commemorating the Bologna massacre, arguing that judicial sentences have confirmed the far-right roots of the attack and that historical memory must be preserved to protect the democratic values of the Republic. (translated)

Conte affronta Meloni: “Sulla strage di Bologna a quale terrorismo ti riferisci? Neghi le sentenze sulla matrice neofascista?”
ANSA.it Aug 2

Bologna commemorated the massacre of August 2, 1980, with a procession that honored the 85 victims, while various political figures, including Prime Minister Giorgia Meloni, emphasized the seriousness of the attack, highlighting the fascist responsibility identified by the sentences, while the families of the victims and the opposition called for greater commitment to keep the historical truth alive. (translated)

Bologna ricorda la strage, Meloni: 'Fu terrorismo feroce'. I familiari: 'Dalle sentenze matrice fascista'
Elly Schlein Aug 2

Non consentiremo che si provi a riscrivere la storia. La storia è fissata nelle sentenze ottenute anche grazie al lavoro dell'Associazione dei familiari e della Procura generale di Bologna, a cui dobbiamo grande riconoscenza per essere arrivati fino in fondo nella ricerca di verità e giustizia, anche nel processo sui mandanti.

Bologna ricorda la strage, Mattarella: “Strategia neofascista per distruggere la democrazia”
www.lastampa.it

On the thirty-sixth anniversary of the massacre at the Bologna train station, which the verdicts recognized as neo-fascist in nature, the memory of the 85 victims renews a pain and rekindles a duty that does not dissipate with the passage of time: to safeguard the truth, to defend the... (translated)

Timostene Aug 2

Alle 10.25 l’orologio della stazione di Bologna è fermo da quarantasei anni. Ottantacinque morti, più di duecento feriti, una sala d’aspetto di seconda classe in un sabato di partenze.   Due giorni dopo cade l’anniversario dell’Italicus. Quattro agosto 1974, dodici morti in galleria a San Benedetto Val di Sambro. Prima c’era stata piazza Fontana, diciassette morti nel dicembre del 1969. Piazza della Loggia a Brescia, 28 maggio 1974, otto morti sotto la pioggia durante un comizio antifascista. Gioia Tauro, sei morti. Peteano, tre carabinieri saltati in aria. La questura di Milano, quattro morti. Un elenco che quasi nessuno ricorda per intero, e già questo è una vittoria postuma di chi le bombe le ha messe.   Non sono opinioni. Sono sentenze passate in giudicato. Ordine Nuovo, Avanguardia Nazionale, i NAR. Fioravanti, Mambro, Ciavardini, Cavallini, Bellini. Licio Gelli e la P2 per i depistaggi. Tutto questo arriva dopo il tentativo di golpe Borghese del dicembre 1970, la notte in cui un pezzo di apparati dello Stato provò a prendersi il paese.   Il metodo aveva un nome tecnico: strategia della tensione. Funziona così. Si semina terrore tra gente qualunque, si aspetta che la paura produca domanda di ordine, si incassano leggi più dure, più controllo, più repressione. La bomba non serve a uccidere quelle ottantacinque persone. Serve a spaventare i cinquanta milioni rimasti vivi.   Adesso la parte scomoda.   Guardate cosa è successo in questi giorni a Ceuta. Migliaia di persone partite a nuoto da Castillejos, i corpi che il mare continua a restituire davanti al frangiflutti del Tarajal. Ottantaquattro finora, sessantasette recuperati dalla Guardia Civil e altri diciassette dalle autorità marocchine, e il conteggio non è chiuso. Al centro della reazione politica del nostro governo non ci sono stati quei morti. C’è stato il ripristino dei controlli alle frontiere con la Spagna per un mese, il vocabolario della “minaccia ibrida”, il richiamo al terrorismo. Il dramma trasformato in materia prima entro ventiquattr’ore. In Spagna peninsulare, va detto, non è arrivato nessuno.   La tecnica cambia. La logica no. Allora il terrore veniva prodotto con le bombe. Oggi la paura viene alimentata trasformando ogni tragedia in un’emergenza permanente. Cambiano gli strumenti, resta l’idea che una società impaurita sia più disponibile a rinunciare a libertà, diritti e garanzie in cambio della promessa di sicurezza.   Nel 1980 a pagare erano i pendolari di Bologna, con un nome, una faccia, una foto sul giornale. Oggi pagano corpi senza documenti che il mare restituisce a pezzi o non restituisce affatto. Quei morti finiscono per diventare funzionali a una narrazione politica fondata sull’emergenza permanente.   Dal 2014 a oggi l’Organizzazione internazionale per le migrazioni conta più di trentamila persone morte o disperse nel Mediterraneo. Nessuna commissione d’inchiesta. In compenso decreti sicurezza, CPR, accordi con la Libia, centri in Albania.   Gli eredi politici del MSI governano oggi il Paese. È legittimo chiedersi se abbiano davvero reciso ogni continuità culturale con quella tradizione oppure se ne abbiano semplicemente sostituito gli strumenti. Se ieri il consenso passava attraverso la paura delle bombe, oggi passa attraverso la paura dello straniero. Cambia il nemico, cambia il metodo, resta la funzione politica della paura al centro del discorso pubblico.   Mattarella oggi ha detto che la strategia neofascista voleva distruggere libertà e democrazia. Ha usato il passato. Io, quel passato, non riesco ancora a vederlo. #Memoria #DirittiUmani #Politica

Ilaria Salis non ha mai pagato un conto in vita sua, e io ve lo dimostro con le date. Vi hanno raccontato la maestra incatenata in un'aula di Budapest, la vittima del sistema di Orban, la martire diventata eurodeputata per riscatto morale. Io sono andato a controllare cosa c'è PRIMA di quella storia e cosa è successo DOPO, e il quadro cambia parecchio. Prima: una casa popolare Aler occupata dal 2008, un debito da 90mila euro mai saldato, quattro condanne definitive per resistenza a pubblico ufficiale e invasione di edifici, ventinove denunce sulle spalle. Non è finita a Budapest per caso: ci è andata con quel curriculum già scritto. Dopo: una candidatura lanciata mentre il processo era ancora aperto, dichiaratamente costruita sulla sua prigionia (lo ha detto Fratoianni stesso: "ci hanno accusato di candidature a fini strumentali, abbiamo fatto bene"). Eletta, immunità, processo sospeso all'istante. E ieri l'altro? Condannata a Milano a risarcire con oltre 300mila euro due ex collaboratori licenziati senza giusta causa, senza nemmeno presentarsi in tribunale a difendersi. Io la vedo così: un'eurodeputata non è diventata tale per rappresentare qualcuno, ma per non scontare un giorno di quello che le veniva contestato. E lo schema si ripete sempre identico, che si tratti dell'Aler o dello stipendio di chi ha lavorato per lei — prendere tutto, non rispondere di niente, chiamarlo militanza. Voi la vedete come me o pensate che stia esagerando? qui sotto trovate l'articolo completo con tutti i documenti, le sentenze e le date. https://t.co/gaVXdgs3Sp #Politica #Giustizia #Corruzione

Le compressioni toraciche, se eseguite secondo le linee guida BLS possono provocare la rottura delle costole nel 40-80% dei casi. Conseguenze possibili: pneumotorace, emotorace, contusione polmonare, versamento ematico in sede polmonare fino alla lacerazione del fegato. Quindi invece di gridare ancora “ASSASINI" agli agenti che stavano svolgendo SOLTANTO il loro lavoro, aspettiamo di conoscere la causa. Intanto, le prime risultanze dell'esame radiologico e autoptico non pone certo a favore delle "sentenze" di quei quattro strampellati faziosi, gli sciacalli, i terroristi rossi che continuano a puntare il dito sulla polizia e sul governo. Scusate, definirli sciacalli è riduttivo, ma non trovo altra definizione da poter utilizzare apertamente in pubblico. OSSERVATE COME IL POLIZIOTTO PER TUTTO IL TEMPO TIENE LA GAMBA E IL BRACCIO ESTERNI PER SOSTENERE IL SUO PESO . SE SI GUARDA ANCHE IL VIDEO PER INTERO NON C È UN SOLO MOMENTO IN CUI SI POGGIA PIEGANDOLE . QUESTA È UNA REGOLA SPECIFICA LEGATA ALLA MANOVRA PER IMPEDIRE E SCONGIURARE IL RISCHIO DI MAMCANZA DI ARIA. NON È UNA POSIZIONE SPONTANEA MA STUDIATA. L ALTRO POLIZIOTTO È SULLE GAMBE , IL PRIMO STA CERCANDO DI UNIRE I POLSI PER METTERE LA FASCETTA CHE IN SEGUITO DOVEVA CONSENTIRE IL TRASPORTO E LO FA ESEGUENDO SCRUPOLOSAMENTE LA MANOVRA STUDIATA. NON C ERA NESSUN MOTIVO NE INTENZIONE DI FARGLI DEL MALE. #BLS #Polizia #Sicurezza

Sono avvocato da tanti anni, quasi ventisei. Ho seguito innumerevoli processi in tanti tribunali italiani. E sì, mi sono imbattuta in sentenze sbagliate, e lo dico con certezza perché poi sono state ribaltate in sede di appello, diventando poi definitive e cristallizzando una verità processuale. L’unica legalmente valida, anche se i fatti, nella realtà, potevano essere andati diversamente. Perche questa è una delle prime regole che si impara addentrandosi in questo mestiere: che un conto è ciò che accade, un conto è ciò che si può dimostrare. E visto che l’onere della prova incombe su chi deve far valere l’ingiustizia, se quella prova non viene raggiunta, si può non avere giustizia. O una giustizia diversa da quella che ci si sarebbe aspettati. Per questo, non comprendo perché ci si ostini a bollare come fantasiose, infondate, vuote le nuove indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Perché qui, è chiaro anche a una talpa con una forte miopia che sono emersi elementi che mettono in dubbio la ricostruzione processuale che ha portato alla condanna di Alberto Stasi. Sennò, non ci sarebbero una Procura, degli inquirenti, dei carabinieri e dei poliziotti, dei consulenti di varia natura, a lavorare su indizi vecchi e nuovi da oltre un anno. Nessuno è così folle da sperperare denaro pubblico per riaprire un’indagine su un caso che, attenzione, non è un “cold case”, perché il caso Garlasco un colpevole ce l’ha. È che, a quanto pare ogni giorno di più, è il colpevole solo processuale. E non reale. #garlasco #giustizia #procura #diritto

Il Post Jul 23

L'indagine sulla morte di Abderrahim Fakir a Bologna è condotta dalla polizia stessa, suscitando preoccupazioni per la mancanza di indipendenza e imparzialità, un tema emerso anche in sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo. #Polizia #Indagini #CEDU

Chi dovrebbe indagare sulla polizia?

Dopo aver letto questo passaggio dell'intervista a Nordio - in cui si fa passare l'idea che la grazia sia una sorta di quarto grado di giudizio, per correggere le sentenze precedenti - reputo che Mattarella abbia fatto benissimo a tenergli una lezione sulla grazia. Peccato che il Guardasigilli non l'abbia appresa. #Giustizia #Politica #Italia

A 34 anni dalla strage di Via D'Amelio, inviterei quei politici che "usano" #Borsellino ma poi attaccano giudici, sentenze e Stato di Diritto a coltivare il pudore del silenzio. Borsellino è stato ammazzato perché voleva giustizia e indagava sulle complicità tra mafia e politica. #Giustizia #Mafia #Politica

Il Messaggero Jul 19

Mario Roggero, condannato per duplice omicidio, ha ricevuto la visita di Matteo Salvini e altri esponenti del centrodestra in carcere, mentre si intensifica il dibattito politico sulla legittima difesa e sulla possibilità di un provvedimento di grazia, con posizioni divergenti all'interno dei partiti riguardo il rispetto delle sentenze giudiziarie. #legittimadefesa #MarioRoggero #politica italiana

Mario Roggero, il legale frena sulla grazia. Salvini in carcere: «Con lui un lungo abbraccio». E Forza Italia difende i pm
Danilo Jul 17

Trovo simpatica la raccolta firme per fare cambiare le sentenze ai giudici, anzi secondo me ad ogni condanna dovremmo aprire il televoto e far decidere al pubblico da casa insieme alla giuria demoscopica se il condannato sia effettivamente colpevole #Giustizia #OpinionePubblica #Sentenze