L’URUGUAY IMMAGINARIO CREATO DAL FATTO QUOTIDIANO Al di là delle accuse attribuite a Giuseppe Cipriani e Nicole Minetti, ritenute false dalla Procura generale di Milano e poi smentite dalla massaggiatrice uruguayana ritenuta la gola profonda del caso, ciò che sconcerta della ricostruzione del Fatto quotidiano è la descrizione dell’Uruguay come di un porto franco. Una sorta di isola dei pirati dove i miliardari possono fare tutto ciò che vogliono, contando sulla copertura delle istituzioni. Festini con droga e prostitute, anche minorenni, che arrivano su jet privati evitando i controlli dell’ufficio immigrazione. Orfanotrofi che consegnano bambini al miglior offerente. Avvocati misteriosamente bruciati vivi. Massaggiatrici che denunciano il malaffare ma poi sono costrette a ritrattare per timore di ritorsioni. Ora spuntano anche due autisti che confermano di aver portato prostitute in un ranch e temono per la loro vita: “Non voglio finire in un fosso o incendiato”. Ma questa descrizione grottesca dell’Uruguay non corrisponde alla realtà di un paese che, da sempre, è considerato una sorta di Svizzera del Sud America. In tutti i ranking internazionali l’Uruguay si posiziona su livelli comparabili ai paesi dell’Unione europea e nettamente superiori alla media dell’America latina. Il Democracy Index dell’Economist, con un punteggio di 8,92 (su 10), classifica l’Uruguay al 12° posto mondiale davanti a molte consolidate democrazie occidentali (l’Italia è al 37° posto), ed è l’unico paese del Sud America ritenuto una “piena democrazia”. Nell’ultimo report sulla “Libertà nel mondo” di Freedom House, l’Uruguay si colloca tra i primi posti al mondo (ed è il migliore in America latina) con 97 punti su 100: “L’Uruguay vanta una solida struttura di governo democratica storicamente consolidata e un’ottima reputazione in termini di tutela dei diritti politici e delle libertà civili, nonché di impegno per l’inclusione sociale”, scrive la ong, che attribuisce a Montevideo il massimo dei punteggi in voci come indipendenza della magistratura, trasparenza della pubblica amministrazione e garanzie contro la corruzione. A proposito di corruzione, nell’indice di Transparency International sulla percezione della corruzione l’Uruguay si colloca al 17° posto mondiale, risultando il migliore dell’America latina (l’Italia è al 52° posto). Secondo il Rule of law index del World Justice Project, che misura la qualità dello stato di diritto – ovvero i limiti al potere governativo, l’assenza di corruzione, la trasparenza amministrativa, il rispetto dei diritti fondamentali, la sicurezza e il funzionamento della giustizia – l’Uruguay si colloca al 23° posto globale e al primo nella sua regione (l’Italia è al 34° posto). L’idea che a Punta del Este uno come Cipriani possa avere le istituzioni a sua disposizione e godere di una impunità totale è assurda. Non tanto perché il ristoratore italiano sia in Uruguay solo uno dei tanti ricchi, e di certo non uno dei più ricchi. Ma perché i veri ricchi che si sono trasferiti a Montevideo – si pensi ai miliardari argentini Marcos Galperin, Alejandro Bulgheroni, Eduardo Costantini – hanno scelto l’Uruguay non perché sia una terra senza legge, ma proprio perché è un paese dove lo stato di diritto è meglio tutelato rispetto ai vicini. Dipingere l’Uruguay come un paese in cui ricchi occidentali possono andare a rubare i bambini dagli orfanotrofi, organizzare festini a base di droga e minori, bruciare avvocati, minacciare testimoni e far sparire in un fosso autisti è un’offesa verso il paese sudamericano e un cattivo servizio nei confronti dell’opinione pubblica italiana. Fa capire, meglio delle notizie false o delle presunte prove, quanto sia distorta la visione del mondo alla base dell’inchiesta giornalistica sul caso Minetti. L’Uruguay è una democrazia solida dove si eleggono presidenti come Pepe Mujica, non un posto dove si comanda con “plata o plomo” come in una serie narcos di Netflix. https://t.co/HAsoz0pqqG #Uruguay #Democrazia #Corruzione



