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#cucin

Lorenzo Cogo, il più giovane chef stellato d'Italia, racconta il suo percorso da giovane talentuoso a genio della cucina italiana, evidenziando la sua scelta di mettere la famiglia al primo posto rispetto alla carriera ristorativa, dopo aver raggiunto il successo con la stella Michelin a soli 25 anni. #LorenzoCogo #CucinaItaliano #StellaMichelin

“Il giorno prima ero un giovane matto, il giorno dopo un genio della cucina italiana con 1 stella Michelin a 25 anni. Non volevo passare la vita chiuso in un ristorante, ho scelto la famiglia”: parla chef Lorenzo Cogo
rachele 1d

MARIAROSARIA IN LIVE STA CUCINANDO UN CAPRETTO AL BARBECUE SUL BALCONE 🔥 ⬇️ https://t.co/IEPCrJIprh #Cucina #Barbecue #LiveCooking

Un neonato è stato ferito durante una circoncisione clandestina eseguita da un cardiologo di 63 anni sul tavolo della cucina di un'abitazione a Brescia, con l'uomo denunciato per lesioni colpose e per l'esecuzione di un intervento non autorizzato. #Brescia #circoncisione #medico

Circoncisione clandestina sul tavolo della cucina: neonato ferito, denunciato un cardiologo a Brescia

influencer che ne difendono altri perché ovviamente si sentono presi in causa fork found in the kitchen #influencer #difesa #cucina

#ULTIMORA Lega, Silvia Sardone vede un cuoco tritare il prezzemolo con una mezzaluna e denuncia l’invasione islamica - di @guttolo https://t.co/2ytdGj1B55 #politica #cucina #immigrazione

Le parole di Flavio Cobolli al termine del match contro de Minaur: "Mi sentivo stanco, sono contento di var vinto in tre set, è importante tenere le energie, specialmente in un anno così caldo, è davvero caldo qui. Sono orgoglioso di ne stesso. Come recupererò? Farò come tutti i giorni, gelato e credo che stasera cucinerà papà pasta pomodoro cipolla e oppure mangeremo qui, guardando la coppa del mondo, voglio vedere Spagna-Portogallo, spero finiscano presto per tornare a casa, in realtà non l'abbiamo! I bagagli sono nella vecchia, non è che qualcuno qui abbia un posto?" #Tennis #Sport #Vittoria

È morto a 44 anni lo chef stellato Bertrand Grébaut, co-fondatore del ristorante Septime, stroncato da un tumore, suscitando un profondo dolore nel socio Théo Pourriat e omaggi dalla critica, che lo celebra come un pioniere della cucina francese e della sostenibilità. #BertrandGrébaut #cucin francese #bistronomia

È morto a 44 anni lo chef stellato Bertrand Grébaut: stroncato da un tumore. Il dolore del socio Théo Pourriat e l’omaggio della critica: “Era il capo di una generazione, ha rivoluzionato la cucina francese””
ANSA.it 1w

Il Museo nazionale dell'emigrazione italiana di Genova omaggia Marcella Hazan, simbolo della cucina regionale italiana negli Stati Uniti, il cui pentolino di rame è esposto allo Smithsonian per il 250° anniversario dell'Indipendenza, evidenziando il suo impatto sulla gastronomia americana attraverso i suoi libri e corsi. #CucinaItaliana #MarcellaHazan #IndependenceDay

Al Museo dell'emigrazione focus su Marcella Hazan, l'italiana che insegnò agli americani a cucinare

La chef Chiara Pavan ha avvertito durante il Passaggi Festival di Fano che il sistema alimentare attuale, che privilegia cibi a basso costo come la carne proveniente da allevamenti intensivi, contribuisce significativamente al cambiamento climatico e alle ingiustizie sociali, sollecitando scelte politiche per un'alimentazione più sostenibile. #AllevamentiIntensivi #CambiamentoClimatico #CucinaAmbientale

Cambiamento climatico, la lezione della chef Pavan: “Dietro al cibo pagato poco ci sono conseguenze ambientali e lavoratori sottopagati, è un sistema sbagliato”

Mi dispiace onestamente avevano cucinato un minestrone di guano fumante da 0.13 xG sperando di sfangarla ai rigori, chiaro omaggio a Mandela che per anni é stato disegnato come terrorista #soccer #football #xG

Leclerc con la macchina non è a posto, come si vedeva da ieri. Non ha il feeling per spingere quindi prova a gestirla sul consumo gomma ma qui la Ferrari cucina le posteriore che è un piacere. Non capisco perché nelle interviste sorride però #F1 #Ferrari #Leclerc

Ho progressivamente trasformato la mia cucina in una sorta di laboratorio domestico. A un certo punto ho dovuto acquistare un secondo frigorifero per ospitare kefir, kombucha, colture madri, aceti e barattoli di kimchi.

Microbi e fermenti per il nuovo elisir di lunga vita
www.lastampa.it
L

Il caldo estremo richiede particolare attenzione nella conservazione dei farmaci, che devono essere tenuti in ambienti freschi e asciutti, sotto i 25°C, evitando luoghi umidi come bagno e cucina, e mai lasciati in auto o esposti al sole, per prevenire alterazioni della loro efficacia e sicurezza. #sanità #farmaci #caldo

“Mai in auto, no in bagno, occhio al frigo”: le regole d’oro per conservare i farmaci col gran caldo
ANSA.it 2w

Santuario Pelagos, maxi-area protetta per i cetacei nell'alto Mediterraneo, rappresenta un'importante iniziativa di conservazione marittima, mentre durante la stagione calda il Grand Tour si trasforma in un'esperienza indoor, offrendo soggiorni in hotel arricchiti da cucina d'autore, arte e letteratura. #GrandTour #cucinadautore #arteletteratura

Santuario Pelagos, maxi-area protetta per i cetacei nell'alto Mediterraneo
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📊 Aggiornamento live – Analisi tattica #HelenaPrestes #JavierMartinez Javier: Non si mostra più dopo la storia dalla palestra. Helena: Live esclusiva + risposte al box domande per i suoi abbonati. Leoni da tastiera o meglio Zoomers Palestra Schema di gioco: nessuna sostituzione, si prosegue con l'undici titolare. 🎙️ Javier non si mostra più dopo la storia dalla palestra. La geolocalizzazione della palestra è in corso e gli esperti intravedono già un potenziale nuovo main sponsor. ⚽🔍 Helena invece intrattiene i suoi abbonati: 🍝 Mini spoiler n.1: Javier le ha cucinato una pasta alle vongole due giorni fa. (Tentativo di appesantire il Brasile nel pre-partita. Missione fallita: il Brasile ha comunque vinto 3-0.) ✨ Mini spoiler n.2: "Sto vivendo la mia vita migliore." cit. Helena Prestes Viera 📈 Focus mercato estivo: boom di account nati a giugno, subito convocati per il campionato delle insinuazioni . Da Lecco è tutto, passo e chiudo. ⚽🎙️ #Calcio #Sport #AnalisiTattica

Ormai è acclarato dalla Questura: non potrà darmi deroghe all’espatrio né per vacanze, né per lavoro perdendo tutto quanto versato. Avendo perso tutti i risparmi per una vacanza di mare all’estero, per farmi un po’ di mare dopo tre anni, per finire il mio libro: Annuncio Cittadino italiano, parlo fluentemente italiano, francese, inglese, spagnolo, ho fatto già il Giro del Mondo e se richiesto sono un affabulatore. Medico, anche di carcere e pronto soccorso, senza permesso d’espatrio, Patente A e Patente B, Patente Nautica oltre le sei Miglia sia vela che motore, ottimo nuotatore e 6 Diplomi PADI per le immersioni. Ho fatto tre stages a l’école nautique des Glenans, Ho navigato in tutto il Mediterraneo, in Oceano Atlantico, in Oceano Pacifico e in Oceano Indiano. So cucinare molto bene, servire a tavola come un maggiordomo, stirare le camicie e fare i nodi marinari al buio o dietro la schiena, non ho problemi a navigare di notte e so ancora tracciare le rotte sulle carte nautiche. Cerco Imbarco, da fine luglio a fine Agosto, come Marinaio, Mezzo-Marinaio😉, Cuoco, Steward di bordo. Contattami tramite L’ASSOCIAZIONE NAZIONALE MARINAI D’Italia, di cui sono socio milanese. Fatemi inoltrare un eventuale vostra proposta a  [email protected] O chiedete il mio numero privato a  Tel: +39 02 83.660.444 PS ho condotto anche grandi barche d’epoca, anni 50 a due alberi, ho fatto regate in Mediterraneo tra cui a Barcolana, ma m’imbarcherei anche su un tender, un 40 metri o molto di più, a motori.🙂 PS , questo era il mio SanGermani. #navigazione #lavoro #assunzioni

rachele 3w

conduttore: "salutiamo mariarosaria da scampia a napoli che questa sera ha cucinato un piatto francese per i suoi piccoli figli, e la settimana prossima sarà il turno della cena brasiliana oh si" PRIMA O POI VERRÒ BLOCCATA AHHAHAH https://t.co/6F5BA5hVM4 #Cucina #Napoli #Cultura

Sta cucinando l'hexacampeao con la tattica "Palla a Vinicius e s'abbracciamo" https://t.co/fF61dkJkC0 #calcio #sport #tattica

rachele 4w

questa signora napoletana ha sempre sognato di aprire un ristorante e coccolare le persone con i suoi piatti non potendo farlo, ha aperto un canale twitch e oggi cucina per migliaia di persone che la guardano ogni sera.. in pochi mesi ha raggiunto oltre 8.000 abbonati 🥹 https://t.co/XeZqtKI1xc #Cucina #Twitch #Ristorante

La (bellissima) lettera di Edin Dzeko dedicata ai bambini della Bosnia e pubblicata su @PlayersTribune: <Cari bambini della Bosnia ed Erzegovina, ho un solo messaggio per voi. Nulla è impossibile. Nulla. Siamo fortunati ad essere bosniaci. Non lo dico solo come un uomo che ha potuto realizzare il suo sogno, ma come un ragazzo che è sopravvissuto alla guerra e che avrebbe potuto facilmente avere un destino diverso. Non mi piace parlare dell'assedio di Sarajevo, ma è importante che capiate com'è stato veramente. Avevo sei anni quando è iniziato. Ricordo quando suonarono le prime sirene, mia madre mi prese in braccio e ci nascondemmo dietro la scarpiera. Quello fu il primo giorno. Andò avanti per quattro anni. Non capivamo appieno cosa stesse succedendo, ma ogni singolo giorno eravamo terrorizzati. Quando la nostra casa divenne troppo pericolosa per restare, ci trasferimmo nell'appartamento dei miei nonni. Credo che fosse di circa 40 metri quadrati. Eravamo in 15 – cugini, zii, zie – tutti a dormire sul pavimento. Giocavamo a Monopoli. Lo conoscete? Era pericoloso uscire, perché i cecchini circondavano la città, così io e i miei cugini ci sedevamo sul pavimento del balcone e giocavamo per ore. Sentivamo le sirene e le bombe. A volte la terra tremava e i pezzi del Monopoli finivano sparsi per tutto il pavimento. Ma ogni volta che giocavamo, c'erano quei piccoli momenti in cui ci perdevamo nel gioco. Per un paio di minuti, dimenticavamo la guerra. Dimenticavamo che il mondo stava crollando intorno a noi. Per un attimo, ci era concesso di essere semplicemente bambini. Desideravamo tanto giocare a calcio fuori. Ogni giorno vedevamo persone innocenti portate via in ambulanza. Ma come si fa a rinchiudere un bambino in casa per quattro anni? Non si può, e i nostri genitori lo sapevano. Ogni tanto, quando sembrava esserci un po' di tranquillità, mia madre apriva la porta d'ingresso e io uscivo a giocare con gli altri bambini del quartiere. Non dimenticherò mai l'espressione che aveva quando apriva quella porta. Un sorriso appena accennato, perché era così felice di vedermi giocare. Poi la guardavo negli occhi e capivo quanto fosse preoccupata che non sarei più tornato. Tutti noi dovevamo uscire di tanto in tanto. L'acqua finiva sempre, quindi dovevamo prendere questi secchi e metterci in fila in una delle strade per riempirli. Gli ascensori erano fuori servizio. Non c'era corrente. Quindi camminavamo. Terzo piano... quarto piano... ancora sei piani da salire. Dovevo essere il bambino più in forma di Sarajevo. Anche il cibo era una lotta. I nostri genitori rischiavano la vita per procurarcelo. Ma a volte queste scatole piene di cibo cadevano dal cielo, come per magia. Le chiamavamo le nostre scatole del pranzo. Non sapevamo da dove venissero e non ci importava. Erano razioni militari. Per noi avevano un sapore incredibile. Quando mangi sempre le stesse cose, il burro d'arachidi sembra un dono del cielo. Alla fine, siamo sopravvissuti. Ripensandoci, mi stupisco di quanto fossimo forti. Eravamo solo dei bambini. Ma la guerra non aveva senso. Tutte quelle persone innocenti uccise, e per cosa? Per soldi. Potere. Ego. Per niente. Quando oggi sento parlare di guerra al telegiornale, mi sento male. Non voglio vederla da nessuna parte. Per qualche ragione, gli adulti non imparano mai. Avevo quasi 10 anni quando finì l'assedio. Non avevo intenzione di diventare un calciatore. Sembrava così impossibile che non ci ho nemmeno pensato. Vedete, era tutto distrutto. I campi da calcio che vedete oggi sono stati completamente distrutti dalle fiamme. Ho continuato a giocare solo perché mi piaceva. Mio padre mi portava in una palestra scolastica, dove mi allenavo per i primi mesi. Alla fine, ripulirono il campo e iniziarono a tracciare le linee bianche su quei terreni bruciati. Il lavoro di mio padre all'epoca era consegnare torte e pane, ma quando entrai nella mia prima squadra, si prendeva delle pause per accompagnarmi agli allenamenti. Durante il tragitto, mi diceva di essere gentile e di trattare tutti allo stesso modo, a prescindere dalla loro provenienza o dal loro lavoro. Non l'ho mai dimenticato. Era stato un giocatore nelle serie inferiori ed era il mio eroe. Ogni volta che scendevo dalla macchina, mi dava una banana e mi diceva: "Buona fortuna, figliolo". Nei fine settimana, guardavamo insieme le partite di calcio in televisione (una rara pausa dalle telenovelas messicane che guardavo tutti i giorni con mia madre). A quei tempi, la Serie A era il campionato migliore. Avete mai sentito parlare di Shevchenko, l'attaccante del Milan? Adoravo "Sheva". Amavo l'Italia. Per me, era come un paese delle fiabe dall'altra parte del mondo. Giocare a calcio lì, era qualcosa che non riuscivo nemmeno a immaginare. Sembrava troppo irreale. Tutto ciò che speravo era di giocare nella prima squadra del mio club, lo Zeljeznicar. Uno dei miei allenatori aveva iniziato a chiamarmi Sheva, perché ero bionda e segnavo molti gol. Pensavo: "Beh, mi va bene". Poi un giorno, quando avevo 19 anni, si presentò un altro allenatore che mi disse di volermi portare nella Repubblica Ceca. Non volevo lasciare la Bosnia, ma lui mi disse che lì avrei avuto maggiori possibilità di realizzare il mio sogno. A dire il vero, non sapevo nemmeno quale fosse il mio sogno. Volevo solo migliorare. Avevo una grande fiducia in me stesso. La parte più forte del mio corpo era la mia mente. Quando arrivai a Teplice, mi dissi: "Edin, devi lavorare più duramente di questi ragazzi, altrimenti ti manderanno via". Mi comprarono per 25.000 euro. Circa due anni dopo, firmai per il Wolfsburg. Quando giocammo contro il Milan, scambiai la maglia con Sheva. Poi il Manchester City mi acquistò per 37 milioni. Poi passai alla Roma. Sono cresciuto con la guerra. All'improvviso, mi ritrovai a vivere una favola. Niente è mai impossibile. Nemmeno portare la Bosnia ai Mondiali. Vi ricordate il 2014? Probabilmente molti di voi non erano ancora nati. Ma quando ci siamo qualificati per i nostri primi Mondiali, è stato il giorno più bello della nostra vita. Ricordo che giocammo la partita decisiva di qualificazione in un vecchio stadio in Lituania, e quando l'arbitro fischiò la fine, un gruppo di bosniaci iniziò a scavalcare i muri per correre in campo. Ma i muri erano alti circa due metri, e dovettero saltare giù sul cemento. Ricordo di essermi girato e di averli visti correre tutti verso di noi e di aver pensato: "Mio Dio, questi sono pazzi". E poi vidi un ragazzo che correva un po' più lentamente degli altri. Zoppicava verso di me con le lacrime agli occhi. Era mio padre. Gli chiesi: "Papà, cos'è successo?". Lui rispose: "Mi sono fatto male al piede atterrando. Ma non preoccuparti. Ora non sento dolore!". Ci siamo abbracciati e abbiamo pianto. Purtroppo, la fortuna non era dalla nostra parte in Brasile. Non ve lo ricorderete, ma ho segnato un gol contro la Nigeria che avrebbe dovuto essere convalidato, e all'epoca non c'era il VAR, quindi siamo stati eliminati dal nostro girone. Ma almeno il nostro piccolo paese ha avuto la possibilità di giocare al Maracana. Almeno abbiamo mostrato al mondo chi siamo. E ora siamo tornati. Sapete cosa è buffo? Ho compiuto 40 anni a marzo e non ho ancora festeggiato. Sono musulmano, era Ramadan, e poi avevamo delle partite importanti contro il Galles e l'Italia. Così ho pensato: OK, farò di QUESTA la mia festa. Ricordo quando eravamo sotto 1-0 contro il Galles e ho alzato lo sguardo al tabellone. 85:00 Panico. Il tempo stringeva. Poi abbiamo ottenuto un calcio d'angolo, e questo ragazzino mi stava marcando, e io ho pensato: "Oh, fantastico!". Ho deviato la palla in rete, e proprio mentre festeggiavo, mi sono ricordato di aver giocato quattro serie di rigori in carriera. Li avevo persi tutti. Per fortuna, i nostri giovani sanno come tirare i rigori. Non ci pensano troppo come noi veterani. Quando abbiamo giocato contro l'Italia a Zenica, avevo tanta paura di Donnarumma. È enorme, sapete? Onestamente non so se sarei riuscito a segnare contro di lui ai rigori, ma poi mi sono fatto male alla spalla destra nell'ultimo minuto dei supplementari e sono dovuto uscire. In realtà non ho visto il nostro primo rigore, perché il nostro fisioterapista mi stava ancora fasciando il braccio al petto. Ero seduto in panchina e tutti gli allenatori mi ostruivano la visuale. Quando la palla è entrata, ho sentito il boato della folla e ho pensato... Sai cosa? Forse è fortuna. Non guarderò. Non posso guardare. Voglio solo ascoltare la folla. Voglio ascoltare la mia gente. Poi l'Italia ha sbagliato. Il rumore era fortissimo. Quando hanno sbagliato un altro rigore, il rumore era pazzesco. Pregavo e pregavo. Riuscivo a vedere solo le spalle dei nostri allenatori. Poi, quando Esmir si è presentato per calciare il rigore decisivo, il nostro allenatore si è girato e ha detto: "Non riesco a guardare neanche io". È venuto da me e mi ha stretto in un abbraccio da orso. Abbiamo avvicinato le teste, chiuso gli occhi e ascoltato... E poi abbiamo sentito il suono più strano di sempre. Abbiamo sentito Esmir colpire la palla. La folla ha fatto: "Ahhhhhhh..." Gigi l'ha toccata con un dito. La folla ha urlato "Ohhhhhh..." Lo stadio è rimasto in silenzio per un istante. È stato il millisecondo più lungo della mia vita. E poi... un'esplosione. Urla, fumogeni, fumo e fuochi d'artificio. Gente che saltava. Tutta la nostra panchina è corsa in campo. Ho abbracciato il mio allenatore ancora più forte, ho guardato il cielo e poi ho lanciato l'urlo più forte della mia vita. "AAAAAAAAAAAAAAHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHHH!!!!!!!!!!!!!!!!!!" Così per 20 secondi. Il nostro piccolo paese stava andando di nuovo ai Mondiali. Arrivare fin qui non è mai stato facile. Non è ancora quando hai 40 anni e la schiena ti urla la mattina dopo e devi di nuovo ricorrere agli antidolorifici. Ma ogni volta che il mio corpo vuole Ricordo tutte le feste che mi sono perso, tutti i mesi passati lontano dalla mia famiglia, tutte le vacanze estive dedicate ai tornei mentre i miei amici si godevano cocktail in spiaggia. Mentalmente è dura. Le critiche fanno ancora male. Ma quando scendo in campo, mi sento ancora un bambino, uno di voi, con le farfalle nello stomaco e le stelle negli occhi. E ogni volta, torno alla stessa cosa. Ne vale la pena. Tutto quanto. Senza momenti brutti, quelli belli non arrivano mai. Quando abbiamo battuto l'Italia, sono andato a salutare alcuni dei miei compagni, quelli con cui avevo giocato in Serie A. Poi sono andato a cercare la mia famiglia sugli spalti. Ho baciato mia moglie. Ho abbracciato i miei genitori. Senza di loro, niente di tutto questo sarebbe successo. Quella sera, essere a Zenica è stato incredibile. Più sono lontano dalla Bosnia, più la amo. Sono passati 20 anni ormai. Nove dei quali in Italia. I miei figli sono nati a Roma. È ancora la mia seconda casa. Ma ogni volta che vado a trovare i miei genitori a Sarajevo, e mia madre cucina, e ci sono tutti, sono semplicemente felicissimo. Indossando questa maglia, il mio cuore batte in modo diverso. Gioco per la mia gente. Gioco per i ragazzi e le ragazze per le strade di Sarajevo. Gioco per tutte le diverse culture e religioni che rendono il nostro Paese così bello, anche se c'è ancora chi cerca di dividerci. Non ci riusciranno mai. Non per colpa mia. Non per colpa degli adulti. Noi non impariamo mai. È per colpa vostra, ragazzi... Voi non cambiate mai. Quindi, fammi un ultimo favore, ok? Che viviate a Sarajevo, a Roma o a Saint Louis... Che siate musulmani, ebrei, cattolici o ortodossi... Non dimenticate mai da dove venite. Siete bosniaci. Il mondo è ai vostri piedi. Vi voglio bene. Con affetto, Edin> Splendida la lettera, gigantesco lui. #Bosnia #Dzeko #Speranza