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Saúde é prioridade, sempre. No Senado, quero ser um parceiro do governador @jorginhomello para melhorar ainda mais o atendimento aos catarinenses. Tenho o compromisso de destinar boa parte dos recursos das minhas emendas parlamentares aos hospitais filantrópicos e à ampliação do mutirão de cirurgias. Porque esse também é um dos papéis de um senador. Santa Catarina pode contar comigo.🇧🇷👍🏻 Senador Carlos Bolsonaro 2️⃣2️⃣2️⃣ Senadora Carol De Toni 2️⃣2️⃣1️⃣ Governador Jorginho Mello 2️⃣2️⃣ Presidente Flávio Bolsonaro 2️⃣2️⃣ #Saúde #Senado #SantaCatarina

"FOGGIA SERA": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://foggiasera.it/2026/09/19/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola-by-luciano-magaldi-sardella/ SAN SEVERO (FG) - La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino. Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

"PUGLIA IN": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA SOURCE: https://www.pugliain.net/301723-san-severo-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - La "Stanford Social Innovation Review (SSIR)", la rivista accademica pubblicata dallo "Stanford Center on Philanthropy and Civil Society" della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello Shanghai Ranking of World Universities, è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell’imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage “The Six-Seat Revolution” sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall’intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer ’97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella (nella foto in alto), ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell’edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell’ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell’élite internazionale della ricerca sull’innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un’edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer ’97 da quasi trent’anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell’Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell’intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio rotazione del pubblico ogni quindici minuti contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l’analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell’operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l’edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un’attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all’autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d’identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer ’97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella "Stanford Social Innovation Review" l’autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

Da San Severo alla Stanford University: la “Rivoluzione a Sei Posti” del Teatro Edicola

CIVICO 93": DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA "RIVOLUZIONE A SEI POSTI" DEL TEATRO EDICOLA" SOURCE: https://www.civico93.it/da-san-severo-alla-stanford-university-la-rivoluzione-a-sei-posti-del-teatro-edicola/ SAN SEVERO (FG) - Il reportage accademico di Luciano Magaldi Sardella sul microteatro di Francesco Gravino approda sulla rivista più autorevole al mondo in materia di innovazione sociale: sei sedie e quattro metri quadrati che cambiano il modo di pensare il teatro e la città. La Stanford Social Innovation Review (SSIR), la rivista accademica pubblicata dallo Stanford Center on Philanthropy and Civil Society della prestigiosa Stanford University, la seconda al mondo nello "Shanghai Ranking of World Universities", è il punto di riferimento mondiale per ricercatori, policy maker e operatori dell'imprenditoria innovativa e della filantropia che ha pubblicato il reportage "The Six-Seat Revolution" sul Teatro Edicola di San Severo, il teatro più piccolo del mondo nato dall'intuizione di Francesco Gravino, direttore artistico della compagnia Foyer '97. A firmarlo è Luciano Magaldi Sardella, ricercatore indipendente e giornalista internazionale, originario di Orta Nova con radici materne sanseveresi, già autore di studi pubblicati su riviste accademiche internazionali. Il pezzo è apparso nell'edizione settembrina (Fall 2026) della review accademica, nell'ambito della sezione dedicata ad Arti e Cultura. Una presenza che proietta San Severo, e più in generale la Capitanata, nell'élite internazionale della ricerca sull'innovazione culturale e urbana. Il teatro nasce da una edicola dismessa Tutto comincia il 27 marzo 2026, Giornata Mondiale del Teatro, in Piazza Municipio a San Severo. Un'edicola inutilizzata da anni in via Matteo Tondi apre la sua saracinesca per rivelare, al posto di giornali e sigarette, un attore in scena. Dentro: sei sedie. Ogni quindici minuti, un nuovo pubblico prende posto. Prendendo ispirazione dal formato televisivo di Edicola Fiore del noto presentatore siciliano di di radio e tv, nasce il Teatro Edicola, una struttura ormai mediaticamente riconosciuta come il teatro più piccolo al mondo per dimensioni e capienza: quattro metri quadrati complessivi, con uno spazio scenico inferiore ai due metri. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Gravino guida la Foyer '97 da quasi trent'anni, costruendo un percorso artistico esigente in un contesto, quello dell'Italia meridionale, storicamente penalizzato dal punto di vista dei finanziamenti pubblici alla cultura. Eppure, quando ha visto quella edicola vuota, ha scelto la strada della provocazione: trasformare il minimo indispensabile in un manifesto sul senso stesso del teatro. Il modello e i suoi effetti misurabili La stagione inaugurale è durata tre giorni. Tutti gli spettacoli sono andati esauriti. In un solo pomeriggio, oltre sessanta persone hanno assistito alle rappresentazioni. Il costo dell'intera operazione pilota è stato inferiore ai tremila dollari. La formula è radicale nei suoi elementi costitutivi: ● spettacoli della durata di cinque-dodici minuti, pensati appositamente per lo spazio ● rotazione del pubblico ogni quindici minuti ● contatto visivo diretto e inevitabile tra attore e spettatore ● nessuna distanza architettonica o psicologica tra scena e platea ● biglietto proposto a cinque euro a persona, con un modello economico ibrido che prevede supporto municipale, sponsor locali e ricavi da botteghino Secondo l'analisi pubblicata sulla Stanford Social Innovation Review, il Teatro Edicola rappresenta un modello replicabile di rigenerazione urbana a basso costo e alto impatto, in grado di riattivare spazi commerciali abbandonati (edicole, tabaccherie, cabine telefoniche) senza necessità di grandi investimenti infrastrutturali. La voce di chi ha costruito tutto Francesco Gravino non ha dubbi sul senso dell'operazione: «Non servono grandi teatri per cambiare un pezzo di città. Serve una buona idea e il coraggio di restituire alla collettività uno spazio che ha perso la sua funzione». E sulla portata del riconoscimento internazionale: «Teatro Edicola nasce per dimostrare che un luogo di incontro e cultura può nascere dovunque, anche in due metri quadrati. Che oggi questo lavoro venga studiato a livello internazionale e che arrivino richieste di informazioni da città come Lucca e Roma è la conferma che la strada è quella giusta». Il regista ha anche spiegato la scelta simbolica del luogo: l'edicola era il punto in cui ogni mattina ci si fermava, ci si aggiornava, ci si riconosceva come comunità. La sua scomparsa ha lacerato una trama sociale precisa. Restituirle una funzione culturale significa ricucire quel tessuto da dove si era strappato. Le sfide: scalabilità, riconoscimento istituzionale, radicamento Il reportage della SSIR non si limita a celebrare il progetto ma analizza anche i nodi critici. Il primo è la sostenibilità nel tempo: un'attivazione di tre giorni, per quanto riuscita, non costituisce ancora un programma stabile, una vera e propria programmazione stagionale (weekend dalla primavera all'autunno) con un roster rotante di compagnie locali e regionali. Il secondo nodo riguarda la replicabilità senza perdita d'identità: il Teatro Edicola funziona anche grazie alle radici profonde della Foyer '97 nel territorio sanseverese. Trapiantare il modello altrove richiede non solo un kit fisico, ma un intero processo di costruzione comunitaria. Il terzo ostacolo è istituzionale: in un sistema di finanziamento pubblico che premia le organizzazioni con sedi consolidate e metriche di output prevedibili, un progetto deliberatamente sperimentale, iperlocalista e per sua natura impermanente fatica ad accedere ai canali ordinari del Fondo Nazionale per lo Spettacolo dal Vivo (FNSV) del Ministero della Cultura. Una lezione che viaggia oltre la Puglia Nella Stanford Social Innovation Review l'autore conclude che le intuizioni del Teatro Edicola trascendono il contesto sanseverese: in qualsiasi comunità in cui le istituzioni culturali faticano a raggiungere pubblici giovani, diversi o economicamente marginali, il principio della prossimità si rivela dirompente: incontrare le persone dove già si trovano, negli spazi che abitano quotidianamente. Dal popoloso centro della Daunia alle pagine della Stanford University: San Severo e la sua edicola dimostrano che sei sedie, quattro metri quadrati e una visione sono sufficienti per cambiare il modo in cui una città pensa sé stessa. E per offrire al mondo un modello che costa meno di quanto si creda ma vale molto di più di quanto si immagini.

DA SAN SEVERO ALLA STANFORD UNIVERSITY: LA “RIVOLUZIONE A SEI POSTI” DEL TEATRO EDICOLA - Civico93 | Be original
Onet.pl 3w

Omenaa Mensah odniosła ogromny sukces na gali TOP CHARITY w Wenecji, gdzie za jedno z dzieł zebrano 5 milionów złotych, a całkowita suma uzyskana z aukcji wyniosła ponad 13 milionów złotych. #TOPCHARITY #Wenecja #Filantropia

Ogromny sukces Omenaa Mensah w Wenecji. 5 mln zł za jedno dzieło

KAJ??? Iz avta vas je rešil javni sektor, in to gasilci in policisti? Zakaj pa ne denimo Mirovni inštitut? in Slovenska filantropija? Ali pa Legebitra? Za koji kaveljc pa ji mi potem plačujemo milijone? In bi jim po vašem mnenju morali plačevati še več, zato da vam NE pomagajo? https://t.co/L9gx9L6rOE #javnisektor #gasilci #policija

Maarten, je bent potverdorie wetenschapsredacteur bij de @volkskrant. Je schrijft over feiten. Je zet #factsfirst in je bio. En dan komt Caroline van der Plas met een onderzoek naar geldstromen, Stichting Democratie en Media, aandeelhouder van DPG, financier van de kas van MOB, en jouw reactie is geen weerlegging, geen motivatie waarom dat geen probleem is. Nee, jouw reactie is: 'Djiezus, laat je nakijken'. Dat is een reactie van iemand die het ongemakkelijke niet onder ogen wil zien, en de boodschapper op voorhand kalt wil stellen. Alsof de enige mogelijke verklaring voor een lastige vraag is dat de vraagsteller, een bekend politica nota bene, niet helemaal goed bij haar hoofd is. Niemand beweert dat Johan Vollenbroek ’s ochtends bij het knabbelen op een stuk bleekselderij de kopij van de Volkskrant dicteert, Maarten. Wat wél op tafel ligt, is een stuk meer smakeloos: dezelfde filantropische kring die een prioriteitsaandeel heeft in @DPGMediaNL, pompt geld in de stichting die de jurist voedt die de overheid en de boer voor de rechter sleept. Dat neigt naar belangenverstrengeling. En zeg eerlijk, als blijkt dat Maurice de Hond, een boerencoöperatie of een rechtse denktank op zo'n manier gefinancierd wordt ga je vol op het orgel. Da's behoorlijk selectief, Maarten. Je had ook kunnen schrijven: hier is het bedrag, hier is de constructie, dit zijn de afspraken die gemaakt zijn en hier is waarom redacteuren daar geen last van hebben. Maar nee, je kiest voor minachting. Realiseer je je wel dat dat het moment is waarop de lezer stopt met je als journalist te zien en je als belanghebbende partij gaat zien? En dat, beste Maarten, is wat de lezer bijblijft. Niet dat @lientje1967 een vraag stelt. Maar dat de man die #factsfirst predikt, bij de eerste ongemakkelijke vraag meteen de vraagsteller voor gek verklaart. Laat je nakijken, Maarten, dit is geen normaal gedrag voor een wetenschapsjournalist. #journalistiek #wetenschap #transparantie

Maarten, je bent potverdorie wetenschapsredacteur bij de @volkskrant. Je schrijft over feiten. Je zet #factsfirst in je bio. En dan komt Caroline van der Plas met een onderzoek naar geldstromen, Stichting Democratie en Media, aandeelhouder van DPG, financier van de kas van MOB, en jouw reactie is geen weerlegging, geen motivatie waarom dat geen probleem is. Nee, jouw reactie is: 'Djiezus, laat je nakijken'. Dat is een reactie van iemand die het ongemakkelijke niet onder ogen wil zien, en de boodschapper op voorhand kalt wil stellen. Alsof de enige mogelijke verklaring voor een lastige vraag is dat de vraagsteller, een bekend politica nota bene, niet helemaal goed bij haar hoofd is. Niemand beweert dat Johan Vollenbroek ’s ochtends bij het knabbelen op een stuk bleekselderij de kopij van de Volkskrant dicteert, Maarten. Wat wél op tafel ligt, is een stuk meer smakeloos: dezelfde filantropische kring die een prioriteitsaandeel heeft in @DPGMediaNL, pompt geld in de stichting die de jurist voedt die de overheid en de boer voor de rechter sleept. Dat neigt naar belangenverstrengeling. En zeg eerlijk, als blijkt dat Maurice de Hond, een boerencoöperatie of een rechtse denktank op zo'n manier gefinancierd wordt ga je vol op het orgel. Da's behoorlijk selectief, Maarten. Je had ook kunnen schrijven: hier is het bedrag, hier is de constructie, dit zijn de afspraken die gemaakt zijn en hier is waarom redacteuren daar geen last van hebben. Maar nee, je kiest voor minachting. Realiseer je je wel dat dat het moment is waarop de lezer stopt met je als journalist te zien en je als belanghebbende partij gaat zien? En dat, beste Maarten, is wat de lezer bijblijft. Niet dat @lientje1967 een vraag stelt. Maar dat de man die #factsfirst predikt, bij de eerste ongemakkelijke vraag meteen de vraagsteller voor gek verklaart. Laat je nakijken, Maarten, dit is geen normaal gedrag voor een wetenschapsjournalist. #journalistiek #integriteit #debat

Dolly Parton, quien falleció el 25 de agosto a los 80 años, dejó un legado musical y filantrópico imborrable, destacando su mensaje de autoestima: Eres suficiente. Y quien diga que no, no merece tu tiempo. #DollyParton #Autoestima #LegadoFeminista

Dolly Parton: "Eres suficiente. Y quien diga que no, no merece tu tiempo"

@Delo Tereza Novak je imela dokler ni zagrabila Svobode in postala poslanka NVO Slovenska Filantropija. V ta NVO (njen one man band) se steka neverjetna reka davkoplačevalskega denarja. Samo v zadnjih 10 letih smo ji davkoplačevalci dali po 100.000 € na mesec ali 12 mio €. https://t.co/Xe6IOT3vqP #Slovenija #politika #javnofinančniortograf

Eu acho que o Marquinho está assistindo os primeiros cinco jogos de futebol da vida dele, tem sido tudo emocionante para o nosso grande filantropo #futebol #emoção #filantropia

🚨 Melinda Gates DOBRA o valor que será doado pelo Daisy Chain Fields para organizações direcionadas aos direitos de meninas e mulheres. O festival autoral de Olivia Rodrigo agora irá doar o valor de 20 MILHÕES de dólares para as instituições. https://t.co/FUv3AqaS2w #DireitosDasMulheres #IgualdadeDeGênero #Filantropia

eldiario.es Aug 28

Dolly Parton, la icónica estrella de la música country y colaboradora solidaria, fallece a los 80 años, dejando un legado monumental en la cultura musical y humanitaria. #DollyParton #MúsicaCountry #Filantropía

Qué haría Dolly

Dolly Partonová, známá country hvězda a filantropka, se nejen proslavila svou hudební kariérou, ale také změnila životy milionům dětí prostřednictvím programu Imagination Library, který od roku 1995 posílá každému dítěti do pěti let zdarma knihu, čímž podporuje gramotnost a vzdělávání, a tolik nezapomněla na své chudé dětství, kdy vyrůstala v Tennessee. #DollyPartonová #filantropie #ImaginationLibrary #dobrezpravy

Druhá tvář Dolly Partonové. Táta neuměl číst, ona změnila životy milionům dětí
Observador Aug 26

Dolly Parton, ícone global da música, faleceu aos 80 anos, mas seu legado eterno é celebrado por suas mais de três mil canções e sua impactante filantropia, refletindo uma trajetória que superou dificuldades e barreiras na indústria musical. #DollyParton #LegadoMusical #EmissãoEspecial

Dolly Parton partiu, mas o seu legado é eterno
ANSA.it Aug 26

Dolly Parton, icona del country elevata a simbolo di unità in un'America polarizzata, è morta a 80 anni dopo una breve battaglia contro il cancro, ricevendo omaggi da tutte le sfere politiche e dal mondo della musica e del cinema, mentre il Paese si unisce nel lutto e celebra il suo impatto filantropico e culturale. #DollyParton #Lutto #Musica

Da Trump a Mamdani, l'America in lutto per Dolly Parton
E
EL MUNDO Aug 26

El Empire State Building se iluminó de rosa en homenaje a Dolly Parton tras su fallecimiento a los 80 años, celebrando su legado artístico y su labor filantrópica a través de la Imagination Library. #DollyParton #EmpireStateBuilding #Homenaje

Homenaje rosa a Dolly Parton en uno de los edificios más emblemáticos de Nueva York
Il Post Aug 26

Dolly Parton, scomparsa a 80 anni, sarà ricordata non solo per la sua musica ma soprattutto per il suo impegno filantropico, tra cui la donazione di oltre un milione di dollari per la ricerca sui vaccini contro il COVID e l’avvio della Imagination Library, che ha fornito gratuitamente più di 300 milioni di libri a bambini e ragazzi, riflettendo il suo desiderio di migliorare l'istruzione e il benessere nella sua comunità e oltre. #DollyParton #filantropia #donazioni

Dolly Parton filantropa
IndexHR Aug 26

Dolly Parton, legendarna zvijezda country glazbe koja je preminula u 80. godini, ostavila je iznimno nasljeđe kroz svoj projekt Maštovita knjižnica koji besplatno šalje knjige djeci od najranije dobi, značajno utječući na obrazovanje i ljubav prema čitanju milijuna mališana diljem svijeta. #dollyparton #filantropija #maštovita knjižnica

Najveće nasljeđe Dolly Parton nije njezina glazba
Observador Aug 26

Dolly Parton, a notável rainha do country, faleceu aos 80 anos, deixando um legado musical impressionante de cerca de 3.000 canções e uma vasta gama de colaborações, que inspiraram e tocaram artistas de diversas gerações, enquanto sua filantropia, incluindo iniciativas de literacia e doações significativas, também será lembrada por muitos. #DollyParton #MúsicaCountry #LegadoMusical

O adeus a Dolly Parton, rainha do country