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#Istinto
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Tzvika Manes, one of the Israeli heroes of the hijacked flight, recounts how they acted out of survival instinct, while there are currently no links to Tehran, according to intelligence sources. #eroi #dirottamento #sopravvivenza (translated)

Volo dirottato, il racconto di un eroe israeliano: “Abbiamo agito per istinto di sopravvivenza”

Former US intelligence chief Avril Haines: ‘Trump trusts his gut more than the expertise’ https://t.co/hfVPTmeFwS "L'ex capo dell'intelligence statunitense Avril Haines: «Trump si fida più del suo istinto che della competenza»" così l'esperta di sicurezza, intervistata dal https://t.co/svOaEwzrkL #Trump #AvrilHaines #Intelligence #US

La voce di Elena Pero era un suono familiare, di quelli che si riconoscono a istinto. Come il modo di scampanellare al citofono del fidanzato, oppure il rumore della serranda al mattino. Banali consuetudini, che finiscono per diventare parte del modo in cui stiamo nei giorni. Parte del modo in cui li ricordiamo. La voce di Elena è stata mille pomeriggi, mille notti e qualche alba commovente. È stata erba, cemento e terra. È stata fusi orari e continenti. Anni, stili, cambiamenti. Sempre, ha accettato l’onore di raccontare la vittoria e l’onere di riempire il silenzio della sconfitta. Sorrido, pensando a quante volte l’abbiamo sentita esclamare “Ouch!” quando in campo qualcosa andava storto. L’espressione massima di disappunto, la furia cieca di un peluches. Quando, invece, di fronte a lei succedevano meraviglie, il tono diventava squillante come quello di una bambina. Non aveva alcuna importanza chi fosse a compierle, perché era chiaro come il Sole, che al di sopra dei singoli lei amasse il tennis. Elena ha portato via con sé la voce e un pugnetto di grazia che serviva dannatamente a questo mondo. Oggi tocca a noi riempire il silenzio che ha lasciato. Scusa, Elena, forse qualcosa andrà storto perché non sappiamo come si fa. Ouch! #tennis #elenapero #tennis #ricordi #voce

Su Coco Gauff ho una mia personale teoria: è stato costruito su di lei un tennis basato sulle caratteristiche più evidenti - fisico, esplosività, potenza - invece che intorno a ciò che sa fare con maggiore naturalezza. In fondo, trasformare una ragazza con qualità da bombardiera in una bombardiera era la cosa più ovvia da fare. Perché la scuola americana è fatta così e il mondo sarà sempre orfano delle sportellate di Serena, che pure non aveva le sue doti atletiche. Coco è una giocatrice difensiva e di contrattacco. La parte nel mezzo, quella della costruzione, ha spesso un ruolo sacrificato. Ma andando a guardare, è in questo che, per me, c’è qualcosa che stride. Nel contrattacco soffre di quell’impugnatura di dritto estrema. Le permette di generare moltissimo spin, ma la rende fallosa perché è più sensibile agli errori di timing e posizione. Problemi di timing li ha da sempre anche nel servizio, costruito per essere una big server che non è. Certo, quando servizio e dritto funzionano è potentissima, ma è talmente poco affidabile che una riflessione la suscita. Col rovescio, invece - il suo colpo più naturale al quale non deve pensare - con grande facilità usa variazioni, disegna il campo, legge, crea. È come se il suo istinto e la sua natura le dicessero costruisci, ma il suo tennis le dicesse attacca. Lo so, ha vinto slam e raggiunto tanto. Il mio è un discorso quasi sull’identità e io non sono lei, quindi rimangono mere supposizioni e chiacchiere fra amici. Mi chiedo solo quale sarebbe potuto essere il suo massimo potenziale, se Coco avesse giocato più da Coco. #gauff #tennis #usopen #gauff #tennis #sport

Recap quarti #usopen I due quarti di finale sono stati una botta di adrenalina così forte che potremmo fare qualunque cosa: scalare montagne, attraversare oceani, cancellare le iscrizioni alle newsletter promozionali. I primi a scendere in campo sono Michelsen e Tiafoe: slam di casa, pubblico di casa, pressione di casa. Niente di che, solo 20mila compatrioti che aspettano di incoronare il nuovo Capitan America, la notte di Natale sull’Arthur Ashe. La partita è di livello altissimo. I primi due set Tiafoe voleva vincere e Michelsen non voleva perdere. I successivi tre, Michelsen voleva vincere e Tiafoe non voleva perdere. Sembra la stessa cosa, ma non lo è. Non la spunta mai chi vuole vincere, ma chi si rifiuta di perdere. È la storia dei grandi esploratori, dei marinai, di Mila e Shiro. Pur sentendo il bisogno di accecarmi contro uno spigolo ogni volta che guardo il servizio di Big Foe, devo togliermi il cappello per il suo pragmatismo. Per quella capacità di giocare a tutto campo, che tante volte in passato era stata compromessa dall’istinto strategico di una pallina del flipper. Michelsen perde e scoppia in lacrime. Abbraccia Frances, Frances abbraccia lui, noi abbracciamo tutti e due. Il derby della canotta inizia tardi e termina alle 3:30 di notte. Nota della comunità: Shame. Shame. Shame. USO merita di attraversare ignudo le strade di Approdo del Re. Giocare a quell’ora è sbagliato, in tutti i modi in cui una cosa può essere sbagliata. Torniamo a noi. Shelton ha corretto diversi bug di sistema. Sono stati trovati e rimessi nelle gabbie i topolini che rosicchiavano i cavi del rovescio. Soprattutto, è stato fatto un grande upgrade del sangue freddo. Alcaraz, invece, è un computer che va benissimo e ogni tanto si blocca. Fa l’unica cosa che funziona sempre: si spegne e poi riaccende. Ma Carlos è pure una AI generativa, che impara dagli umani e da sè stesso. Infatti riesce a portare il match nel suo regno del quinto set. La partita è bellissima, siamo incollati alla tv. Alla quarta ora non capiamo più niente. È tardi ma è pure presto. È notte ma è pure giorno. Malediciamo Ben quando sbaglia Carlos e Carlos quando sbaglia Ben. Una sorta di dissociazione agonistica da cui non vorremmo svegliarci. Se non fosse che siamo già svegli da 150 ore. Shelton espugna il regno e vince. Carlos perde. Sorride in campo davanti a tutti e nel tunnel da solo con sè stesso. Mi rifiuto di credere che non fosse amareggiato, ma per un attimo, forse, gli sarà passata per la mente tutta la bellezza di questo sport. #MichelsenTiafoe #SheltonAlcaraz #tennis #tennis #USOpen #Sport

In Puglia un lupo irrompe nei centri abitati, per tre volte aggredisce e ferisce bambini, e solo dopo 10 giorni la regione decide che forse è il caso di dargli la caccia - ma non per ucciderlo eh, solo per castrarlo (sarà colpa del "maschilismo tossico" anche lì?). L'enpa però si lamenta pure di questo e prova a mettersi di traverso. I veri castrati siamo noi. Si è perso ogni istinto di difesa. Che sia un lupo o un maranza, rimaniamo in balia mentre l'elite si interroga su come tutelare l'aggressore. All'epoca dei nostri nonni i contadini avrebbero tirato fuori i fucili al primo capo di bestiame ucciso. #Puglia #Animali #Sicurezza

Lo dico a bassa voce, ma Goncalo Ramos per pulizia di tocco, lettura e istinto da bomber.. sembra attaccante vero. Potremmo finalmente aver trovato il numero 9. Potremmo. #GoncaloRamos #Calcio #Attaccante

Il punto non è la PEC per possedere un'auto. Il punto è non avere l'istinto politico per capire che l'ipotesi della PEC per possedere un'auto è un calcio nei coglioni al tuo elettorato... #politica #auto #elettorato

Timostene Aug 13

Cinque donne. In dodici mesi, cinque. Nessun uomo.   Le prime due le hanno cacciate e l’hanno chiamata promozione. La terza è passata al privato. La quarta è tornata dal marito malato. La quinta, ieri, è tornata dai figli.   Karoline Leavitt, ventotto anni. A dicembre ringraziava Trump e Susie Wiles per l’ambiente amico della famiglia costruito alla Casa Bianca. Tre mesi dopo il parto scrive che non riesce a essere la madre che i suoi due bambini meritano.   Rileggetela, quella frase. Non ha scritto che il lavoro è disumano. Non ha scritto che il capo ad aprile le aveva dato della incapace davanti a tutti. Ha scritto che la sbagliata è lei.   Questo è il punto. Non il licenziamento, la confessione. Il patriarcato che funziona non ti caccia, ti convince. Ti mette addosso una colpa che non passa mai, la colpa verso i figli, e aspetta. Poi quando molli ti ringrazia commosso davanti a tutti e mette un uomo alla tua scrivania. Cinque volte su cinque.   Vannacci vende la stessa merce con meno diplomazia. Le donne al loro posto, la famiglia naturale, il resto è ideologia. Voi ridete delle sue medaglie. Io guardo Washington e vedo il modello già in funzione, con i sondaggi favorevoli.   L’articolo 51 dice parità di accesso agli uffici pubblici. Non dice istinto materno. Ma nessuna Corte annulla una dimissione volontaria, e loro lo sanno. Per questo non serve toccare la Costituzione. Basta rendere insostenibile restare.   Non torna con gli stivali e il manganello. Torna con un post commosso e la parola famiglia scritta in maiuscolo. #Femminismo #Patriarcato #DirittiUmani

Brad Pitt ha rivelato in un'intervista di aver affrontato momenti bui nella sua vita, inclusi pensieri di suicidio e una lotta contro la dipendenza dall'alcol, sottolineando l'importanza dell'istinto di sopravvivenza e condividendo le sue esperienze con il lutto dopo la perdita della madre. #BradPitt #suicidio #dipendenzadallalcol

“Ho pensato al suicidio per un breve periodo, potevo sentire il freddo dell’acciaio del proiettile nella mia testa. Sembrava un sollievo”: le confessioni di Brad Pitt

Per anni a rompere i coglioni con "i giovani non hanno voglia di fare", "vogliono tutto facile", "non hanno spirito imprenditoriale". Poi tre ragazzini escono di casa, si inventano un banchetto di limonata per comprarsi un Ciao usato senza chiedere i soldi ai genitori. E un adulto li denuncia. Questa è la fotografia perfetta del Paese. Non gli insegni come fare le cose. Gli insegni che è meglio non farle. È la stessa logica che respiri ovunque. A scuola non vieni premiato quando provi, vieni premiato quando non sbagli. Quando esci dal binario arriva sempre qualcuno a dirti "non si può". Poi ci stupiamo se a venticinque anni aspettano ancora l'autorizzazione per qualsiasi cosa. La parte assurda è che chi ha fatto la segnalazione probabilmente si sente anche un cittadino modello. Ha visto tre bambini con una brocca di limonata e il suo primo istinto non è stato usare il cervello. È stato cercare il regolamento. Se cresci generazioni intere dicendo che ogni iniziativa è un rischio burocratico, non stai formando persone responsabili. Stai formando esecutori. Persone che davanti a un problema non pensano "come lo risolvo?", ma "chi devo aspettare che mi dica cosa fare?". Cosa cazzo vuoi innovare in queste condizioni ? #Giovani #Innovazione #Burocrazia

Matthijs_Pog Aug 2

🚨👀 In casa Juve c'è Oboavwoduo sotto osservazione, lanciato da Guardiola il City ha imposto clausole per mantenere il controllo. Alla Continassa si segue con attenzione la crescita del talento nato a Manchester da
genitori nigeriani (doppia cittadinanza), considerato potenzialmente uno dei giocatori offensivi più interessanti della sua generazione.
È il prototipo del moderno attaccante universale: può partire da entrambe le fasce, agire da trequartista oppure da centravanti, unendo accelerazione, profondità e istinto del gol.
Pep Guardiola nel 2023 lo aveva aggregato più volte alla prima squadra e quando la Juventus lo ha preso dal City con un investimento vicino ai 3 milioni di euro gli inglesi hanno preteso il 25% sulla futura rivendita, un diritto di riacquisto e la prelazione in caso di offerte da altri club. @LaStampa via @forumJuventus #Juventus #Calcio #Talento

Ultimora.net Jul 15

Luca Ciriani, ministro per i Rapporti con il Parlamento: "Con la complicità delle opposizioni, 20-25 parlamentari di centrodestra, mossi da un istinto di autoconservazione, hanno pensato ieri di fare i propri interessi e non quello dei cittadini e del governo. Ora è necessario che la Camera voti la legge elettorale. Non intendiamo concludere l'esperienza di governo. Siamo orgogliosi della stabilità che abbiamo dato al Paese" #politica #governo #Parlamento

Provocazione o Insulto? Perché smettere di confonderli cambierà il modo in cui discuti Introduzione: Il Calore dello Scontro Nel cuore di una disputa accesa, quando la pressione dialettica sale, è comune percepire un’istanza dell'interlocutore non come un contributo al tema, ma come una minaccia identitaria. In quel momento, la nostra architettura cognitiva sembra collassare sotto il peso di una reazione pre-razionale: facciamo fatica a distinguere tra un pungolo intellettuale e un attacco personale. Le riflessioni di L.S. annotate nel suo "Diario XII" nel giugno 2026, mettono a nudo questa fragilità psicologica. L'autore stesso ammette di lasciarsi talvolta suggestionare da una tendenza pericolosamente moderna: l’assimilazione della provocazione all'insulto. Se persino chi analizza professionalmente le dinamiche comunicative fatica a riconoscere il confine, è evidente che ci troviamo di fronte a un nodo cruciale della nostra fenomenologia relazionale. Perché cediamo così facilmente all'istinto di replica, rinunciando a comprendere la reale natura dello scontro? L'Illusione della Somiglianza: Una Questione di Forma La confusione tra provocazione e insulto nasce primariamente da un inganno estetico. Siamo abituati a pensare che una comunicazione razionale debba essere necessariamente garbata e formale; quando invece la provocazione si manifesta in una veste rozza, goffa o persino astiosa, il nostro sistema di difesa la cataloga immediatamente come ostilità gratuita. È l'incapacità di distinguere tra l'estetica della consegna e l'intento del messaggio. La provocazione è spesso un'invitante sfida logica travestita da minaccia; tuttavia, la sua superficie ruvida innesca un istinto di risposta speculare che ci impedisce di guardare oltre la crosta del linguaggio. Ci fermiamo all'istinto di replica perché interpretiamo la sgradevolezza del tono come una prova dell'assenza di contenuto, ignorando che la verità può talvolta indossare abiti scomposti per scuotere le nostre certezze più radicate. La Provocazione come Strumento Razionale Contrariamente alla percezione comune, la provocazione non è un atto di chiusura, ma un'operazione euristica. Essa è intrisa di una tagliente razionalità che mira a forzare l'analisi e a spingere il confronto verso territori inesplorati. Nonostante l'apparente aggressività, la provocazione riconosce la dignità intellettuale dell'altro, considerandolo un soggetto capace di sostenere una tensione dialettica elevata."La provocazione chiede qualcosa."Questo passaggio del diario chiarisce l'essenza dell'atto: la provocazione è una domanda, un’istanza che esige un approfondimento o una difesa logica delle proprie posizioni. È un invito al gioco dialettico, per quanto duro possa apparire. Chi provoca non vuole distruggere l'interlocutore, ma testare la solidità delle sue fondamenta razionali, offrendo uno stimolo che, se accolto, produce una crescita per entrambi gli attori della discussione. L'Insulto: La Manifestazione del Dolore L'insulto opera su un piano ontologico radicalmente differente. Non è un argomento, né il tentativo di instaurare un dialogo; è, al contrario, la resa dell'intelletto e la manifestazione di un io interiore ferito e brutto. Quando un interlocutore "accusa il colpo" e si sente sopraffatto da un'argomentazione che non riesce a gestire, l'insulto diventa un meccanismo di difesa estremo. È l'estrusione del disagio di chi non ha più strumenti per abitare il piano della ragione. Come nota acutamente L.B., il ricorso all'insulto segnala spesso non tanto una mancanza di capacità intellettiva, quanto una deliberata mancanza di volontà di confrontarsi onestamente."L'insulto sanguina."Questa immagine potente descrive la natura viscerale e disordinata dell'offesa. Mentre la provocazione è chirurgica, l'insulto è una ferita aperta che sporca il campo del discorso. Esso non chiede nulla, non propone nulla: si limita a testimoniare la sofferenza e la "bruttezza" di chi lo scaglia. L'insulto non è un segnale di forza dominatrice, ma il sintomo di una vulnerabilità mal gestita che cerca di nascondersi dietro l'aggressione verbale. La Trappola del Registro: Perché Non Rispondere al Fuoco col Fuoco Il pericolo maggiore in un dibattito non è subire un insulto, ma reagire adottando lo stesso registro dell'avversario. Cedere a questa tentazione significa commettere una profonda ingiustizia alla sincerità delle nostre stesse posizioni. Se permettiamo alla scomposta reazione altrui di dettare le regole della nostra comunicazione, tradiamo l'integrità del nostro pensiero originale. Discendere nel disordine emotivo dell'altro è un atto di auto-sabotaggio filosofico: significa rinunciare alla superiorità della ragione per affogare nello stesso "sangue" dell'insultante. Mantenere la lucidità di fronte a un attacco scomposto non è solo una prova di forza psicologica, ma un dovere etico verso la verità che stiamo cercando di esprimere. Rimanere ancorati alla propria razionalità, anche quando l'altro capitola nell'offesa, è l'unico modo per onestamente onorare il contenuto del proprio discorso. Conclusione: Oltre la Superficie del Dialogo Smettere di sovrapporre provocazione e insulto è un atto di igiene mentale e civile. Dobbiamo imparare a vedere nella prima una richiesta di analisi e nel secondo l'esposizione di una ferita interiore. Sono due polarità opposte: l'una cerca il "più" della conoscenza attraverso lo scontro, l'altra rivela il "meno" della capacità dialettica. In un'epoca di conflitti verbali perenni, recuperare questa distinzione significa restituire nobiltà alla discussione e proteggere la nostra integrità intellettuale dalle reazioni scomposte che, troppo spesso, scambiamo per forza.La prossima volta che ti sentirai attaccato, avrai il coraggio di chiederti se l'altro sta cercando un confronto o se sta semplicemente sanguinando?

Il loro coraggio, la preparazione e il senso del dovere mi rendono orgoglioso. Hanno agito d'istinto, mettendo la propria vita al servizio di un'altra persona. È questo il significato più autentico dell'essere militare: servire il Paese e proteggere la vita umana, sempre, anche quando non lo impone il dovere.

Uomo precipita in acqua con l’automobile, i militari dell’Accademia di Modena in visita a Trieste si tuffano per salvarlo – Video
www.ilfattoquotidiano.it

Sono orgoglioso del loro coraggio, della preparazione e del senso del dovere. Hanno agito d'istinto, mettendo la propria vita al servizio di un'altra persona. Per me questo è il significato più autentico dell'essere militare: servire il Paese e proteggere la vita umana, sempre, anche quando non lo impone il dovere. Grazie.

Trieste, vola in mare con l'auto: il salvataggio dei militari
www.lastampa.it
Ansia Totale Jul 1

Giovanni: “È normale che l’istinto di noi uomini è essere stuzzicanti” #TemptationIsland https://t.co/75HRQQRNLQ #TemptationIsland #Relazioni #Istinto

Sirio 🏀 Jun 10

Salvini che parla di Vannacci senza citarlo "quando scegli d'istinto...io do fiducia, quando credo in una persona gli apro le porte di casa...sono rimasto fregato? Sì...ma non parliamo di politica" il più scarso politico della storia #Salvini #storiealbivio #Vannacci #10giugno https://t.co/yfZcmButB5 #Salvini #politica #fiducia

Alessandro May 27

“Alessandro Bastoni va giudicato soprattutto dalle persone che lo conoscono ed è non solo un bravo calciatore ma un bravissimo ragazzo. Cosa ha commesso? Nulla di grave, ha commesso un gesto che nel mondo del calcio ho visto 40 anni fa e lo rivedo oggi. L’enfasi mediatica oggi è incredibile, l’errore è stato commesso più dall’istinto che dalla razionalità quindi davanti all’errore cerchi di crescere e non puoi essere messo alla berlina..questo linciaggio morale che lo ha accompagnato, disconoscendo un patrimonio dell’Inter ma soprattutto del calcio italiano. Perché fare questa forma di autolesionismo quando rappresenta degnamente la maglia azzurra?” #Marotta #Calcio #Sport #Inter