è così schifoso vedere che paesi considerati Terzo Mondo, di fronte a un efferato #CriminaleDiGuerra come #Netanyahu,abbiano abbandonato aula #ONU, e paesi europei e occidentali,che si considerano la bussola della civiltà umana, siano rimasti ad ascoltarlo https://t.co/8hkjiiBJvB #CriminaleDiGuerra #Netanyahu #ONU #IL #US #EU
Recupero colpevolmente solo ora questo episodio. Mi piace molto la nuova linea di Orsato, ma questo è rosso tutta la vita. Se facciamo passare che anche un fallo del genere non è da espulsione allora legalizziamo la lotta libera. Tolleranza si, ma occhio a non perdere la bussola #calcio #arbitri #espulsione
Nella burrasca di Firenze c'è un solo comandante che è riuscito a ritrovare la bussola. Lo scorso anno dopo le 0 vittorie di Pioli, quest'anno dopo le 3 sconfitte e l'esonero di Grosso. Per come aveva rimesso in piedi la stagione era giusto che fosse Paolo Vanoli a guidare la Fiorentina quest'anno. Lo fa con tre partite di ritardo. Tre come gli squilli di Franco Mastantuono. Il campionato della Fiorentina è finalmente cominciato. E domenica prossima, al Franchi, arriva il Napoli di Massimiliano Allegri. #Fiorentina #SerieA #Calcio
Cernobbio plastica rappresentazione di un paese con una classe dirigente che ha perso completamente la bussola. Invitato Vannacci che non ha nulla da dire sul piano economico, fiscale e industriale (e mai ce lo avrà), essendo il collettore di pulsioni anti-immigrazione, euroscetticismo complottista e temi da Stato etico. A questo viene contrapposto Mario Monti, premier del governo tecnico più detestato dalla maggioranza degli italiani degli ultimi trent’anni, il quale usa l’argomento del fascismo che, come si è visto, non ha alcuna presa elettorale nello squalificare nessuno agli occhi di gran parte dell’elettorato (in Italia e altrove, basti guardare Afd). Tutti contenti in un dibattito allucinato: in sala si plaude per la prestazione tonica di Monti, fuori da Cernobbio i fan del generale vedono il loro beniamino contrapposto ai tecnocrati cattivi, in una platea ostile, vittima del solito dagli al fascista. Il tragicomico, al solito, ci sommerge. #Politica #Italia #Dibattito
A turma que criminaliza palavras está quieta diante do linchamento na UFRJ. É uma bússola moral torta dentro de uma das universidades mais importantes do país. Muitos dos que dirigem empresas, julgam casos, ocupam cargos eletivos e dão notícias passaram por essa universidade. #UFRJ #LiberdadeDeExpressão #Justiça
In pochi mesi siamo passati da “rigore ad ogni contatto” a “nessun rigore neanche in caso di fallo netto”. Giusto alzare la soglia, ma così Orsato rischia di perdere la bussola. #calcio #arbitri #decisioni
Temporali forti al Nord, caldo ancora intenso al Centro-Sud. L’Italia si spacca. Nella seconda parte della settimana l’atmosfera entrerà in una fase molto delicata, non perché arrivi una normale perturbazione capace di spazzare via tutto, ma perché sull’Italia tenderanno a fronteggiarsi due mondi diversi. Da un lato una saccatura nord-atlantica in discesa verso l’Europa occidentale, dall’altro una nuova spinta del promontorio nord-africano, pronta a risalire dal Nord Africa verso il Mediterraneo centrale e i Balcani, coinvolgendo soprattutto le regioni centro-meridionali. Il risultato sarà una configurazione da forte contrasto, con il flusso in quota che inizierà ad assumere un disegno più ondulato, quasi da prima dinamica tardo-estiva, ma con un problema in più, l’evoluzione potrebbe risultare lenta, a tratti quasi bloccata, e quando l’atmosfera rallenta sopra zone così cariche di calore e umidità, il rischio non va sottovalutato. Tra giovedì e venerdì la fascia più esposta ai contrasti dovrebbe interessare soprattutto il Nord e parte del Centro-Nord tirrenico, dove l’ingresso di aria più instabile potrà favorire rovesci e temporali anche intensi. Nel fine settimana, invece, con il promontorio subtropicale più invadente, la linea di contatto potrebbe risalire di latitudine, lasciando il Nord più vicino alla zona temporalesca e il Centro-Sud più esposto alla risalita calda. Dove l’anticiclone riuscirà a imporsi, infatti, le temperature torneranno a salire in modo marcato, con aria molto calda di matrice subsahariana e valori che potrebbero diventare anche fortemente anomali per il periodo, soprattutto guardando alla prossima settimana. Si tratta di una situazione complicata con fenomeni moderatamente estremi ma completamente diversi, forti temporali al nord e caldo intenso al centro-sud. Avremo un braccio di ferro tra Atlantico e Nord Africa, con una fascia di confine potenzialmente esplosiva, alimentata da aria calda, umidità, contrasti termici, vorticità in quota e mari ormai molto caldi, localmente vicini ai 30 °C. Quando il caldo intenso incontra aria più instabile e il sistema rallenta, i temporali possono diventare localmente molto severi. Bisogna evitare sia il panico che la leggerezza e seguire l'evoluzione giorno per giorno con la bussola della professionalità. #MeteoItalia #Clima #PrevisioniMeteorologiche
Giorgia #Meloni: "Francesco Guccini ha interpretato inquietudini e ideali di generazioni di italiani. E io ho amato profondamente la sua musica e le sue canzoni. Conosco a memoria molti dei suoi testi. Splendidi, poetici, lirici. “Cirano” e “Cristoforo Colombo” sono tra le composizioni più belle e profonde della musica italiana, e io gli sono grata per il contributo che ha dato alla mia formazione ideale. Continuerò a cantare le sue canzoni, e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò nonostante probabilmente non ne sarebbe contento, nonostante abbia letto le sue dichiarazioni livorose verso di me. Perché non mi appartiene e non mi apparterrà mai l’ideologia: sono una persona libera e la libertà di leggere e ascoltare tutto - al di là delle differenze - sarà sempre la mia bussola." #GiorgiaMeloni #FrancescoGuccini #MusicaItaliana
Continuerò a cantare le sue canzoni, e a ringraziarlo per averci regalato delle emozioni. Lo farò, nonostante probabilmente non ne sarebbe contento, nonostante abbia letto le sue dichiarazioni livorose verso di me. Perché non mi appartiene e non mi apparterrà mai l'ideologia: sono una persona libera e la libertà di leggere e ascoltare tutto - al di là delle differenze - sarà sempre la mia bussola.
Comincia l’ondata di caldo annunciata. Da domani seguiremo l’evoluzione giorno per giorno, con la sola bussola della professionalità scientifica, senza titoli altisonanti, senza toni apocalittici e senza trasformare ogni aggiornamento in clickbait. Nelle prossime ore aria molto calda di origine subtropicale continentale raggiungerà la Sardegna, con valori a 850 hPa davvero elevati, compresi tra +25 e +27°C. Ricordo che 850 hPa corrispondono indicativamente a circa 1500 metri di quota. Anche il versante tirrenico inizierà a essere interessato da correnti più calde, con isoterme sempre a 850 hPa comprese tra +21 e +24°C. Caldo meno intenso, invece, sulle aree orientali della Penisola. Domani le temperature massime potranno raggiungere i 38°C nelle zone interne della Sardegna. Sulla Pianura Padana occidentale e al Nord-Est avremo valori in genere tra 32 e 34°C, fino a 36°C sull’Emilia-Romagna. Massime tra 34 e 37°C sulle regioni tirreniche e nelle zone interne della Sicilia, mentre lungo i versanti adriatici i valori resteranno più contenuti, generalmente tra 30 e 34°C. Ventilazione moderata al Nord-Est e al Centro-Sud, soprattutto sui versanti adriatici. Possibile instabilità pomeridiana sulle Alpi orientali. Il caldo va preso sul serio e proprio per questo non va trasformato in spettacolo. I dati informano, il terrore vende ed io scelgo i dati. #caldo #meteo #clima
La Forza Invisibile: Perché il Rispetto e la Dignità sono le Nuove Forme di Coraggio Introduzione: Il Paradosso della Debolezza Vi siete mai chiesti perché, nella frenesia della modernità, l’atto di portare rispetto sia finito per essere declassato a sintomo di fragilità? In un’epoca che sembra aver eletto la sfrontatezza a virtù e il rumore a prova di esistenza, l’eleganza interiore viene spesso guardata con il sospetto che si riserva a un reperto anacronistico. Eppure, attraverso le riflessioni intime di L. B., scopriamo che questa presunta debolezza è, in realtà, l'unica vera forma di resistenza rimasta. La gentilezza non è una resa, ma una postura dell'anima che richiede una forza di gran lunga superiore al cieco impeto dell'ego.Punto 1: Il Rispetto è un Sentimento "Demodé"?Oggi assistiamo a un paradosso logorante: il rispetto è un valore preteso a gran voce da tutti, ma praticato con una parsimonia quasi ascetica. L. B. ne traccia un profilo lucido, definendolo l'antitesi di quella "sfrontatezza" che sta diventando la cifra stilistica del nostro tempo. Questa sfrontatezza non è altro che un'ineleganza dell'essere, una rinuncia sistematica a dare peso e valore alla propria e altrui dignità. Quando smettiamo di rispettare, non stiamo semplicemente ignorando l'altro; stiamo dichiarando la nostra bancarotta spirituale, rinunciando alla nobiltà d'animo per abbracciare una volgarità esistenziale priva di bussola."Il rispetto: preteso sempre, praticato sempre meno — come tutto quello che viene percepito come debolezza. "Punto 2: La Dignità come "Ingessatura" Necessaria Per chi ha il coraggio di guardarsi dentro, la dignità appare come una "bella ingessatura". Non lasciatevi ingannare dal termine: lungi dall'essere un limite che imprigiona, l'ingessatura è ciò che permette a un corpo fratturato di guarire e di stare di nuovo eretto. In un mondo che esalta una libertà scomposta e spesso distruttiva, la dignità funge da impalcatura morale. È il controllo razionale che decidiamo di imporci per nobilitare ogni nostro gesto. Scegliere questa struttura non significa ridursi, ma darsi una forma, trasformando il disordine istintivo in una presenza solida e consapevole. Punto 3: Occupare lo Spazio Senza Sopraffare Vivere con dignità significa saper stare al mondo con una consapevolezza geometrica: occupare il proprio spazio necessario senza mai invadere o calpestare quello altrui. È qui che il Life Strategist riconosce il valore della "firma della sensibilità". Non si tratta solo di empatia, ma di uno stile personale nel farsi carico delle necessità del prossimo senza avvertire il bisogno puerile di rivendicare meriti o cercare il palcoscenico. È una sorta di branding silenzioso dell'anima: agire con valore perché è nella nostra natura farlo, lasciando che la nostra integrità sia l'unico testimone necessario."Dignità è saper porre un controllo razionale a come ci si muove. Occupare il proprio spazio senza sopraffare. "Punto 4: La Bellezza che Ritorna e il Coraggio Quieto È fondamentale non confondere la dignità con la rigidità. Se la rigidità è un muro che respinge, la dignità è un "coraggio quieto" che accoglie. Esiste una bellezza struggente che ci ritorna soltanto quando, nel silenzio della riflessione, guardiamo indietro ai percorsi faticosi che abbiamo attraversato. La vera vittoria non è l'aver raggiunto la meta, ma l'essere riusciti a percorrere sentieri impervi senza aver svenduto i propri valori lungo il cammino. È la nostalgia radiosa di chi si guarda allo specchio dopo la tempesta e riconosce ancora lo sguardo di chi è partito."La dignità non è rigidità. È il coraggio quieto di chi ha percorso una strada difficile senza perdersi lungo il cammino."Conclusione: Un Viaggio senza SmarrirsiScegliere la dignità e il rispetto oggi è un atto di ribellione silenziosa. Non è un retaggio del passato, ma una strategia vitale per chiunque desideri che il proprio passaggio sulla terra lasci una traccia dotata di senso. È la decisione quotidiana di rivestire di significato ogni interazione, di essere padroni dei propri movimenti e custodi della propria sensibilità. Solo mantenendo intatta questa "ingessatura" interiore potremo navigare la sfrontatezza del mondo senza che essa ci contagi.In una società che urla costantemente per attirare l'attenzione, avete voi il coraggio di lasciare che la vostra dignità sia l'unico, silenzioso testimone della vostra grandezza?
Quando a Arte Me Apanha de Surpresa: Dos “Amigos Improváveis” a Duchamp e Manzoni No fim-de-semana passado, para diminuir o ócio, decidi ver um filme: "Amigos Improváveis". Já tinha ouvido falar dele, mas nunca me tinha sentado, verdadeiramente, a apreciá-lo. Bastaram poucos minutos para perceber que não era apenas uma comédia dramática; era o encontro improvável entre dois mundos que, à partida, nunca se tocariam. De um lado, Philippe, um aristocrata tetraplégico, culto, refinado, rodeado de arte, música clássica e silêncio. Do outro, Driss, um jovem de origem humilde, impulsivo, directo, cheio de vida e sem filtros. A relação entre os dois cresce precisamente dessa colisão de universos — e eu, do meu sofá, dei por mim a sorrir com a franqueza de Driss e a serenidade de Philippe. Há uma cena, no entanto, que ficou cravada na memória. Philippe mostra a Driss uma pintura abstracta caríssima. Driss olha para o quadro, inclina a cabeça e diz aquilo que eu próprio já pensei diante de certas obras: "Isto? Isto podia ter sido feito por mim." Ri-me, claro. Porque ali, naquele momento, Driss estava a verbalizar a perplexidade que tantos de nós sentimos quando confrontados com arte abstracta. Para ele, eram apenas manchas. Para Philippe, era emoção, gesto, intenção. Mais tarde, Driss pinta o seu próprio quadro — uma brincadeira, quase um desafio — e Philippe acaba por vendê-lo a um coleccionador por uma pequena fortuna. E eu percebi ali algo essencial: o valor da arte não está apenas no objecto, mas na história que o envolve, na narrativa que lhe atribuímos, no olhar que lhe dedicamos. De repente, dei por mim a pensar em artistas que levaram esta ideia ao extremo. Um campo de forças, não uma sentença individual Ao reflectir sobre tudo isto, lembrei-me de algo fundamental: o valor da arte não é decidido por uma única pessoa ou entidade. Nasce da interacção entre vários agentes — críticos, curadores, museus, coleccionadores, galerias, leiloeiras, mercado e público. Em termos sociológicos, o valor artístico é construído dentro de um "campo", um espaço onde diferentes forças competem, legitimam e disputam o que merece ser chamado de arte. Ou seja: quando Driss olha para um quadro e diz que podia tê-lo feito, e Philippe responde com serenidade que há ali algo mais, ambos estão a participar — sem o saber — nesse jogo complexo de legitimação. A arte vive dessa tensão entre o olhar individual e o consenso colectivo. Duchamp: o homem que me ensinou a desconfiar das certezas Lembrei-me então de Marcel Duchamp, o artista que virou o mundo artístico do avesso. Em 1917, Duchamp pega num urinol — um objecto banal, industrial, sem qualquer pretensão estética —, vira-o ao contrário, assina-o R. Mutt e apresenta-o como obra de arte. Assim nasce "A Fonte". Quando ouvi falar desta peça pela primeira vez, confesso que também pensei: "Isto é provocação pura." Mas quanto mais reflicto, mais percebo que Duchamp não queria que eu admirasse a forma; queria que eu questionasse o conceito. Queria que eu percebesse que a arte não é apenas aquilo que se pinta ou esculpe — é também aquilo que se declara como arte. Com Duchamp, aprendi que a arte conceptual é um convite à dúvida, ao desconforto e, sobretudo, ao pensamento. Manzoni: quando a provocação se transforma em obra E se Duchamp já me tinha abanado, Piero Manzoni empurrou-me definitivamente para fora da zona de conforto. Em 1961, Manzoni cria "Merda de Artista" — 90 latas seladas, alegadamente contendo excremento seu, vendidas ao preço do ouro. Quando descobri esta obra pela primeira vez, fiquei entre o riso e a incredulidade. Mas depois percebi o génio: Manzoni estava a expor a obsessão do mercado pela "aura" do artista, pela ideia de que tudo o que ele toca se transforma automaticamente em arte. E eu, mais uma vez, fui obrigado a perguntar-me: o que é que realmente valorizo numa obra? A técnica? A intenção? O nome? O choque? A subjectividade como bússola Entre a pintura abstracta de "Amigos Improváveis", o urinol de Duchamp e as latas de Manzoni, percebi algo fundamental: a arte não é um território de certezas, mas um espaço de diálogo. A subjectividade não é um erro — é a minha própria assinatura invisível sobre a obra. E quanto mais me permito entrar neste jogo, mais descubro que a provocação, o desconforto e até o riso são portas de entrada para novas formas de pensar. Fica a pergunta para vós: já vos aconteceu olhar para uma obra de arte e pensar exactamente o mesmo que o Driss? E, se sim, o que fizeram com esse pensamento — riram-se dele, ou deixaram-no crescer até vos mudar a forma de ver?
Consentitemi questa riflessione del lunedì mattina, a proposito delle infinite sequenze di video stranianti postati da giovani russi (per lo più ragazze) in lacrime per le chilometriche file ai distributori, ma che non dicono una sola parola sui missili e i droni che il loro paese spedisce contro case scuole e ospedali ucraini, che è poi la causa di ciò che stanno vivendo. La disperazione per l’auto a secco o le vacanze in Crimea rovinate che provocano lacrime, ma non un briciolo di analisi su come si sia arrivati a vedere colonne di fumo in città, alla chiusura dei social, al rigido controllo di internet, sono il sintomo del successo della propaganda di regime, che in un quarto di secolo di putinismo ha cresciuto intere generazioni di automi, addestrati a ricercare il benessere materiale, e ad ignorare il prezzo reale che loro stessi ed altri pagano per assicurarselo. Nelle lacrime di questi ragazzi c’è rabbia, talvolta paura, ma non c’è traccia di colpa, per ragioni storiche che il regime di Putin ha sfruttato per consolidarsi e conquistare il potere. La più importante di queste è che è mancato nella storia russa un processo di identificazione della colpa, che molti storici riassumono come l'assenza di una "Norimberga russa", la quale avrebbe comportato una vera Vergangenheitsbewältigung (il termine tedesco che indica il "superamento/elaborazione del passato"). Nel 1945, la Germania nazista è stata occupata, rasa al suolo, divisa e costretta a guardare in faccia i propri crimini. Il processo di denazificazione non è stato immediato né perfetto, ma l'umiliazione militare e morale totale ha costretto i tedeschi a ridefinire la propria identità nazionale in opposizione al nazismo. Nel 1991, in Russia, non è successo nulla di tutto ciò. L'Unione Sovietica è crollata su se stessa per implosione economica e strutturale. Ma non ci sono state truppe straniere a Mosca, non ci sono stati processi pubblici per i crimini del gulag o dello stalinismo, e gli archivi del KGB sono stati aperti solo parzialmente per poi essere rapidamente richiusi. Il Cremlino stesso ha gradualmente riscritto i libri di storia, rispolverato simboli del passato, messo al bando ong come Memorial, che cercavano di tenere viva la memoria dei crimini sovietici perché si evitasse di commetterli ancora. Il risultato è che per la popolazione, il crollo dell'URSS non è stato vissuto come la liberazione da un regime oppressivo, ma come una catastrofe geopolitica e sociale che ha portato povertà, caos e perdita di status. La fine della Guerra Fredda è stata percepita come un "incidente della storia" o, peggio, come un tradimento interno e occidentale, e non come il fallimento intrinseco di un modello imperiale e autoritario. Mancando l'elaborazione della colpa storica, lo spazio psicologico lasciato vuoto dal crollo dell'ideologia comunista è stato riempito dal risentimento. Negli ultimi vent'anni, la propaganda del regime ha fatto leva esattamente su questa "volontà di rivalsa sociale", incanalata contro l'Occidente, rappresentato come l’entità che ha umiliato e calpestato il paese approfittando di un suo momento di fragilità. Un approccio revanscista che ha permesso a Putin di stabilire una continuità tra l'impero zarista, l'URSS e la Russia odierna per costruire il mito della "Grande Russia" vittoriosa e perennemente assediata da nemici esterni. Per sostenere questo impianto, il regime ha sostanzialmente esonerato in questi anni il popolo dalla politica. La conduzione dello Stato dipende da una classe dirigente autoproclamatasi tale che ha col popolo un patto sociale, il quale prevede la rinuncia collettiva ai diritti politici, in cambio di relativo benessere. Lo sgomento e le lacrime nascono dal fatto che quel patto è per la prima volta entrato in crisi e le promesse vengono infrante. Il nesso di causa-effetto ("non c'è benzina PERCHÉ stiamo aggredendo un altro Stato e siamo isolati dal mondo") viene attivamente rimosso o ribaltato, incolpando le sanzioni "ingiuste" dell'Occidente cattivo, alimentando ulteriormente quel circolo vizioso di vittimismo e vendetta storica. Sostengo, come altri, che la Russia non abbia mai fatto i conti con i propri mostri del passato e, che finché quel passaggio doloroso ma necessario non avverrà, la tentazione di rifugiarsi nel mito dell'impero e della forza rimarrà purtroppo la bussola di gran parte di quel popolo. Senza un’umiliazione netta, un processo pubblico che immortali e fissi nella storia le colpe di oggi e di ieri, quei giovani in lacrime continueranno a sentirsi non responsabili delle loro disgrazie. E a ritenere che il modello costruito da Vladimir Putin sia la soluzione e non il problema. #Russia #Storia #Propaganda
Há Coisas do Diabo Em que dormi no 18.º lugar da Europa e acordei no 22.º, sem ter mudado de cama Há coisas do Diabo. Mal acordo, vejo esta notícia: afinal somos mais pobres do que supúnhamos. Não pela noite, nem pelo Carnaval, nem por nenhum vício recente — mas por decreto estatístico. O Instituto Nacional de Estatística, essa entidade que nos mede como se fôssemos gado em feira, decidiu que somos mais. Muito mais. De 10,7 milhões passámos, da noite para o dia, para 11,4 milhões de almas. E, como a aritmética não perdoa nem aos optimistas, o bolo actual é o mesmo de sempre, mas agora há mais bocas à mesa. O resultado: cada fatia ficou mais fina. Com base nos dados mais recentes, Portugal passa a apresentar um PIB per capita em paridades de poder de compra equivalente a 77% da média da União Europeia. Antes da revisão, eram 81%. Deitei-me no 18.º lugar do pódio europeu e acordei no 22.º, ultrapassado pela Polónia, pela Estónia, pela Croácia e pela Roménia — países que, há uma geração, olhavam para Portugal como quem olha para um primo rico que foi à praia descobrir o mundo. Confesso que fiquei preocupado. Corri a ver o saldo bancário. Estava igual. Contei os problemas: os mesmos de sempre, nem um a mais, nem um a menos. As contas continuam com o valor de ontem. E pensei: que raio de estatística é esta, que me empobrece sem me tirar um tostão do bolso? A resposta, como quase tudo nesta vida, está na diferença entre o que parece e o que é — distinção que já preocupava os gregos e que continua a confundir ministros das Finanças. O PIB per capita não mede riqueza pessoal; mede a riqueza do país a dividir pelo número de portugueses, reais ou apenas agora descobertos. E descobriram-se quase setecentos mil, a maior parte deles chegados pela porta da imigração, não pela cegonha. A economia cresceu, sim — mas cresceu a reboque de mais gente a trabalhar, não de mais produtividade por cabeça. É a diferença entre um restaurante que factura mais porque pôs mais mesas na rua e um restaurante que factura mais porque o cozinheiro encontrou finalmente a receita óptima para o arroz de tamboril. Convém recordar que esta confusão entre crescer e enriquecer não é propriamente nova por aqui. Já D. Sebastião confundia grandeza com extensão, e tinha por objectivo um império que a demografia não sustentava, rumo a Alcácer Quibir. Nós, mais modestos, confundimos crescimento do PIB com prosperidade, e fomos a Bruxelas exibir números que agora se revelam inflacionados por um erro de contagem. Benjamin Disraeli — ou foi Mark Twain a citá-lo, a história nunca se entende bem nestas coisas, como os nossos próprios censos — dizia haver três tipos de mentira: as mentiras, as mentiras descaradas e as estatísticas. Esta semana, Portugal aprendeu-o na pele. O mais inquietante não é a posição no ranking — lugares europeus sobem e descem como o Benfica na fase de grupos —, mas o facto de termos governado o país, durante anos, com um mapa errado. Decidimos a direcção dos recursos, calculámos produtividade, pressão sobre hospitais e escolas, tudo isso com base numa régua mal calibrada, medindo uma população que não existia. E o que é mais português do que isso: descobrir, com um atraso considerável e um certo embaraço, que a bússola estava furada desde o início? Há, no entanto, um consolo modesto nesta história, e é esse o ponto a que quero chegar. A sua vida, leitor, não mudou esta noite. O seu salário é o mesmo. As suas contas, as mesmas. O seu lugar na fila do centro de saúde, infelizmente, também é o mesmo. O que mudou foi um número que vive em Bruxelas e em Lisboa, dentro de um quadro Excel, alheio ao seu quotidiano. E talvez seja boa altura para perguntarmos, com a frieza de quem já viu estatísticas nascerem e morrerem: quanto da nossa ansiedade colectiva depende de números que não tocamos, não comemos e não levamos para casa? Porque se há lição nesta crónica do INE, é esta: continuamos a medir a nossa dignidade pela posição numa tabela, quando deveríamos medi-la pelo que conseguimos fazer com o que realmente temos. E isso, ao contrário do PIB per capita, ninguém revê a meio da noite.
Meu último post sobre a "treta" de ontem. (A imagem é meramente ilustrativa para aliviar o clima pesado. É "pá ri", gente! 😂) Vamos lá: eu não falei NADA DE RUIM da personagem Ada Wong. Porque EU GOSTO da Ada. É uma das personagens mais interessantes dessa franquia justamente por causa de sua dualidade e da sua bússola moral não ser maniqueísta como a de outros personagens. Meu post não tem UMA ÚNICA OFENSA à personagem, nem direta e nem indireta. Dito isso, eu não sei de onde as pessoas estão tirando que eu não gosto dela. Meu post não tem NADA envolvendo shipp e casalzinho. ZERO. Vocês podem ler e reler que vocês não vão ver nada envolvendo Aeon, Cleon, nem porra nenhuma dessas. Portanto, não fui eu quem começou a meter guerrinha de shipp na treta. Pra mim, inclusive, a história de Ada Wong está ACIMA DE SHIPP. Eu não reduzo e nunca reduzi a personagem a ser esposa ou não de alguém. Eu não reduzo e nunca reduzi nenhum personagem da franquia a shipp, mesmo tendo as minhas preferências (Valenfield acima de todos os shipps pra mim hahahaha, amo meus pais!). Eu fui atacada com misoginia por mulheres e por homens (moleques, né?!), e com etarismo não apenas por adolescentes, mas também por uma galera que está mais perto dos 30 do que dos 20. E eu não sei o que é mais vergonhoso... Eu tenho MUITO orgulho de ter 40 anos e poder curtir a minha franquia favorita, de poder VIVER de criação de conteúdo da minha franquia favorita, de poder ter tido oportunidades que eu na idade dessa galera só sonhava em ter. E se Deus me permitir, eu ainda vou curtir muitos anúncios e lançamentos de Resident Evil e de outros games que eu amo. Recebi prints de gente desejando até que eu morresse. E é uma galera covarde, porque não é de hoje que me quotam e me jogam na fogueira para a sua bolha, mas quando eu faço o mesmo depois de ser difamada e tirada pra merda, noooossaaaa... E tudo isso para defender uma pessoa que nem existe. Que loucura! Eu vou continuar falando sobre Resident Evil, sobre a lore e sobre os personagens da franquia, inclusive sobre a Ada, porque ela faz parte de uma franquia que eu amo. Não gostou, silencia, bloqueia, faz o que você quiser. O que eu recomendo mesmo é intervenção, porque vocês acham que estão abafando, mas vocês são uma piada e uma vergonha. Quem envergonha o fandom e reduz a personagem que vocês dizem amar não sou eu. Debates sobre lore fazem parte da comunidade, alimentam e mantém o fandom vivo. É disso que eu gosto. E continuarei fazendo. O objetivo nunca foi criar briga, mas... é o Twitter, né? TUDO vira uma guerra. Dito isso, continuarei fazendo posts assim, porque meu perfil é para isso. E quem não gostar, o problema não é meu. #paz ❤️🕊️ #ResidentEvil #AdaWong #Fandom
Difendere i confini, ridurre drasticamente gli sbarchi, combattere i trafficanti di esseri umani, rimpatriare subito chi non ha titolo a stare da noi. Abbiamo promesso agli italiani che avremmo cambiato l'Europa e lo abbiamo fatto, con coraggio, con pazienza, con determinazione, perché la nostra bussola è chiara, rispettando il programma votato dai cittadini punto per punto, non ci fermeremo, andremo avanti.
Quel che sta succedendo oggi ha del clamoroso: il Governo è a pezzi, ha perso la bussola e anche la pur minima credibilità. Dopo la batosta del referendum e a pochi mesi dalle elezioni, la stessa maggioranza boccia le firme più pesanti messe dalla sua Presidente del Consiglio, #Governo #Politica #Elezioni #IT