O rancor e a raiva são coisas detestáveis | (Eclo 27, 33-28, 9) #2832 | Meditação da Palavra https://t.co/ubC7q23Box #meditação #raiva #rancor
O rancor e a raiva são coisas detestáveis | (Eclo 27, 33-28, 9) #2832 | Meditação da Palavra https://t.co/ubC7q23Box #meditação #raiva #rancor
“Ladri di rame” è una terminologia razzista socialmente accettata, se poi a pronunciare queste parole è uno degli esponenti pubblici della tifoseria più numerosa, rancorosa e ignorante d’Italia, apriti cielo. Capaci di rispondere che visto che la loro squadra 20 anni fa è stata beccata con le mani nella marmellata, oggi valga tutto. Butti, Palazzi, cartonati, prescritti. Gente che non finisce il mese con lo stipendio che magari paga 29euro per farsi raccontare le fiabe, 3000 followers Quotidiano Bianconero (BIANCONERO) che inizia ogni post con i pallini nero azzurri, scritti da ChatGpt. I peggiori tifosi del mondo, riconosciuti come peggiori in tutta Europa. #Tifoseria #Razzismo #Calcio
Un vero peccato, concordo. LM non riesce a dimenticare vecchi, ed oggi irrilevanti, rancori per secondari ne fossero i motivi. Soprattutto non riesce a capire che una percentuale altissima degli iscritti al #PLD (tanti o pochi che essi siano) collaborano con gli associati a @ora_italia in moltissime citta' e regioni, auspicando convergenza nazionale. Dove hanno lavorato assieme ed aggregato altre componenti alternative al sistema ed estranee ai due pollai, hanno avuto successo e si continua a crescere. Speriamo sia solo effetto del caldo. Oppure speriamo che i suoi militanti glielo facciano capire. Noi andiamo avanti, aggregando sia al Sud che al Nord le forze politiche e le associazioni che vogliono provare per davvero a costruire un'alternativa programmatica all'attuale sfacelo. Senza arroganza ma anche senza piegarci e snaturarci al solo fine di ottenere un predellino. Il cambiamento richiede pazienza. #politica #cambiamento #collaborazione
Mentre mi godo il lago, e credo di aver intravisto un tarabusino, due osservazioni senza fronzoli: 1) Se non c'è crescita economica e un po' di benessere, il rancore sociale continuerà a crescere. Inutile fare gli idealisti. Tutto il resto viene dopo. 2) L'infantilismo che, qui sopra, ma anche là fuori, affligge chi dovrebbe essere anagraficamente adulto più di due volte è angosciante. Finirà male. #economia #società #politica
PEGGIORE DELLO SCHIFO CI SONO SOLTANTO LE RANCOROSE ACIDE PSEUDO-DONNE DI SINISTRA "Nana". "Caciottara a mollo". "È venuta a infestare il nostro mare, spero si sia disinfettata con l'amuchina". Il bersaglio: una madre in vacanza con la figlia di nove anni. Le firme, in gran parte: donne. Questo il trattamento riservato a Giorgia Meloni per tre giorni alla Maddalena. Tre giorni di volo di linea, traghetto, gommone a noleggio e panini nella borsa frigo. Niente yacht, niente voli di Stato: la fila all'imbarco come qualunque madre italiana d'agosto. Ed è proprio questa normalità che ha fatto impazzire la muta di cani rabbiosi. "Nullafacente da sempre", "le ferie le prende chi lavora": quasi quattro anni alla guida del governo, evidentemente, non contano come mestiere. Fino al capolavoro dell'amuchina. Infestare: il verbo che si riserva agli insetti. Quando l'avversario politico diventa un agente contaminante non siamo più nell'insulto, siamo nella disumanizzazione da manuale. Quella su cui si scrivono i saggi e si organizzano i convegni. Quando capita agli altri. E qui il dato che nessuno vuole vedere. Donne che danno della nana a una donna. Donne che deridono la maternità di una donna. Donne che evocano un disinfettante per una donna che fa il bagno con la figlia. La sorellanza, parola d'ordine di ogni piazza femminista degli ultimi dieci anni, si ferma al tornello della tessera politica. Di là dal tornello non ci sono sorelle: c'è una preda. Qualcuna, nel coro, ha pure fornito la teoria: "questa destra ha sdoganato la violenza verbale e ora vi meravigliate che qualcosina torni indietro". Eccola, l'assoluzione preventiva. Se l'è cercata. La stessa identica grammatica che il femminismo denuncia - giustamente - quando viene usata contro qualunque altra donna. La gonna troppo corta, il rientro troppo tardi, le idee troppo di destra: cambia il pretesto, la logica è quella. Ma applicata a Meloni diventa improvvisamente analisi politica. E la rabbia ha una radice precisa, che il vocabolario confessa da solo. Caciottara, borgatara, pescivendola: insulti di censo, non di politica. È il disprezzo del salotto per il mercato rionale, firmato da una sinistra che ormai vince ai Parioli e ha perso nelle borgate che furono sue. La prima donna al vertice di Palazzo Chigi doveva essere una di loro: laurea giusta, quartiere giusto, salotto giusto. Invece il soffitto di cristallo lo ha sfondato una madre della Garbatella che parla come il popolo che loro hanno smesso di frequentare. Non le perdonano le idee. Non le perdonano di essere arrivata prima, partendo da sotto. Né si può dire che manchi il contesto. Due mesi fa, alla Camera, il capogruppo grillino in commissione Esteri Francesco Silvestri ha spiegato che la premier "ha indossato delle ginocchiere per stare più comoda". Detto in aula, a verbale, dal pulpito della Repubblica. E nella stessa seduta si è consumata la scena che vale un trattato di sociologia: l'onorevole Boldrini indignata perché un collega aveva osato dire "signor presidente" - il maschile, che scandalo - e silente sull'allusione alle ginocchiere. La sentinella del linguaggio monta la guardia sull'articolo e dorme sulla sostanza. Risultato: nel giro di giorni, "ginocchiere" era l'argomento più gettonato sotto i post d'odio contro la premier. Il linguaggio non sale dalla fogna al palazzo. Scende dal palazzo alla fogna. E non è la prima volta. Quando Landini la definì "cortigiana", dalle piazze femministe. Quando la televisione di Stato russa la chiamò con epiteti da postribolo, sempre silenzio. Quando un professore augurò alla figlia di nove anni la fine di Martina Carbonaro e quando un camerunense davanti a una questura fece alla stessa bambina allusioni che non si trascrivono, le piazze che si riempiono per un asterisco rimasero vuote. Il copione non cambia mai: si cambia solo la vittima designata e la si toglie dall'elenco delle donne difendibili. Perché di questo si tratta. Il movimento che vede il patriarcato in una pubblicità, in una desinenza, in una ricetta di cucina, davanti alla prima donna presidente del Consiglio della storia repubblicana - coperta di insulti sessisti, minacciata, con la figlia minorenne nel mirino da tre anni - non ha mai trovato dieci minuti per un presidio. Non una fiaccolata. Non un corteo di Non Una di Meno. Non una riga delle firme che vivono di questo. Dov'era il patriarcato quando serviva davvero? Era in vacanza pure lui? La risposta la conosciamo ed è la stessa che spiega un altro silenzio: quello sulle donne musulmane. Sui matrimoni forzati, sulle mutilazioni, sui niqab imposti alle bambine nelle nostre città, il femminismo militante pratica da anni la medesima sordità selettiva. Le donne velate a forza e la premier detestata condividono lo stesso destino: sono donne sbagliate, la cui oppressione non porta consenso. E allora non esistono. Un femminismo che sceglie quali donne difendere in base alla convenienza non è un movimento di liberazione. È un ufficio stampa con la bandiera sbagliata. Il patriarcato lo vedono ovunque, tranne dove c'è una donna che non gli piace. E ogni giorno di questo silenzio, mentre una madre viene linciata per un traghetto e una bambina cresce sotto scorta digitale, quel silenzio firma. Con nome, cognome e sigla dell'associazione. #Femminismo #Sorellanza #Politica
Lamento que a incompetência e o rancor do atual governo brasileiro tenha feito mais uma vítima: nossa Embaixadora nos EUA teve seu visto CANCELADO, algo sem precedentes na História do Brasil! Ano que vem o Brasil terá um novo Presidente da República, que defenderá os interesses da nação brasileira e voltará a ter relações respeitosas com todos os países! #Brasil #Política #Diplomacia
Il rilancio popolare della Odissea omerica ci può aiutare meglio a comprendere la vicenda Roggiero. La vendetta è un naturale sentimento umano che nasce dalla esigenza di riscattare un torto subito; ma se diventa criterio regolatore dei rapporti sociali, non c’è altro che il caos. Qui spiego perché i giudici del signor Roggero hanno irrogato la pena minima di legge, e tutte le attenuanti concedibili in considerazione della violenza inizialmente subita dall’imputato. La Politica sia responsabile, non fomenti odio, rancore ed ignoranza, si assuma invece la responsabilità di spiegare, informare, convincere. Una mia riflessione oggi sul Foglio👇👇 #Odissea #Giustizia #Politica
CR7: A Estátua Que Ainda Se Julga Viva Ou: como perder o respeito por alguém sem lhe negar uma única conquista Estava em casa, às 18 horas de Lisboa, a ver Portugal empatar com a República Democrática do Congo, quando dei por mim a fazer uma coisa que nunca pensei fazer: torcer, discretamente, para que a bola não caísse aos pés de Cristiano Ronaldo. Não por rancor. Por cansaço. O cansaço de quem admirou durante vinte anos um jogador e começa agora a duvidar do homem. Não lhe retiro nada do que fez em campo. Cinco Bolas de Ouro, recordes que provavelmente nunca serão batidos, duas décadas a carregar selecções às costas quando ninguém mais o fazia. Isso é facto e permanece facto, imune a qualquer texto de opinião. Mas há uma diferença entre reconhecer o mérito de um jogador e continuar a admirar o homem em que ele se tornou — e é aí que a admiração deixa de bastar. Os números ajudam a perceber a dimensão do problema. Contra a RD do Congo, Ronaldo chegou ao seu décimo jogo consecutivo sem marcar em fases finais de Mundiais e Europeus — um registo que não se estende a outras competições da selecção, onde continuou a marcar normalmente, mas que, nos palcos que mais contam, se arrasta desde o Mundial de 2022. Teve apenas três remates e nenhum à baliza — sexta vez que isso lhe acontece num Mundial. Pelos vistos, aos 41 anos, Ronaldo na selecção só se for na Playstation. E, ainda assim, quando a equipa se juntou no meio-campo para aplaudir os adeptos no final do jogo, ele já ia a caminho do balneário, sozinho, antes de todos os outros. A imprensa internacional não deixou passar o pormenor. É a mesma lógica de um accionista maioritário que continua a comparecer às reuniões de uma empresa que já não gere, exigindo que todos se levantem quando ele entra na sala — mesmo que o produto já não seja dele, mesmo que a equipa de gestão tenha mudado, mesmo que os resultados o desmintam. A marca sobrevive à utilidade. E é exactamente isso que Portugal, aos poucos, deixou de tolerar. Portugal já conhece esta história. Chama-se sebastianismo. Um rei parte para uma guerra que não devia ter travado, desaparece em circunstâncias nebulosas, e o país passa séculos à espera do regresso do "Encoberto" — a certeza colectiva de que só ele pode salvar a pátria, mesmo depois de todas as provas em contrário. Substituam-se as brumas de Alcácer-Quibir pelos relvados de Houston e a estrutura emocional é praticamente a mesma: um povo que prefere esperar por um homem a confiar em si próprio. Fernando Pessoa dedicou parte da sua obra a mostrar como este tipo de espera colectiva por um salvador pode ser, ao mesmo tempo, a maior força e a maior fragilidade de um povo — e é difícil não pensar nisso ao ver um capitão de 41 anos ser tratado como se a selecção não pudesse respirar sem ele, quando hoje tem jogadores como João Neves ou Bruno Fernandes plenamente capazes de a fazer voar sozinha. E é aqui que a crónica muda de tom, porque há episódios que já não são sobre futebol. Ronaldo foi expulso em Novembro contra a Irlanda, por uma cotovelada no defesa Dara O'Shea, e ficaria a dever dois jogos de suspensão para o Mundial. Uma semana depois de jantar na Casa Branca — presente numa recepção oferecida por Donald Trump ao príncipe herdeiro saudita Mohammed bin Salman, o mesmo príncipe que os serviços de informação norte-americanos associaram ao assassínio do jornalista Jamal Khashoggi, esquartejado num consulado saudita em Istambul —, a FIFA decidiu converter essa suspensão num "período probatório". Pode ser coincidência de calendário. Mas é, no mínimo, uma coincidência incómoda, vinda de uma organização que lucra directamente com a presença dele no torneio que os Estados Unidos co-organizam. Não é a primeira vez que o vejo escolher o desconforto de uma sala com príncipes e bilionários em vez do desconforto de uma crítica doméstica. Aceita com naturalidade estar sentado ao lado de quem gere o dinheiro saudita — o mesmo fundo soberano que é dono do Al-Nassr e lhe paga duzentos milhões de dólares por ano —, mas revela dificuldade em aceitar que um jovem médio português diga, sem qualquer maldade, que dentro do grupo ele é hoje tratado como mais um. É uma inversão de prioridades reveladora: tolerância total ao poder que o remunera, desconforto perante a igualdade que o desafia. Por isso já não é sobre golos, nem sobre Bolas de Ouro, nem sobre se ainda é ou não o melhor do mundo. É sobre saber ficar no lugar certo quando o palco deixa de ser só seu. Um país não se ajoelha perante um homem, por maior que ele tenha sido — e este Portugal de 2026 já não precisa de esperar por ninguém para acreditar em si próprio. Porque, no fim, nenhum general ganha batalhas sozinho — e nenhum rei continua a sê-lo depois de o povo deixar de precisar dele. #Cristiano Ronaldo, #Mundial 2026, #futebol, #Arábia Saudita, #Casa Branca, #FIFA, #Portugal, #sebastianismo, #crónica
Oggi assistiamo a qualcosa di indegno. Mentre il marito di Eugenia Roccella è disperso nel lago di Vico, i capibastone del partito di Meloni escono tutti insieme con la stessa velina. Stesse parole, stessa indignazione a comando, contro fantomatici cori di gente che gioirebbe per la tragedia. Qualche idiota in rete c’è sempre. Pochi, molti meno di quelli che applaudono quando in mare affogano i bambini. Ci sono. Il punto è un altro. Meloni, La Russa, Santanchè, tutto il circo recita lo stesso copione con parole identiche. Fanno le vittime. Piagnucolano. Trasformano il dolore privato di una donna in materiale da propaganda. Lo fanno per una ragione precisa. Inseguono Vannacci sul terreno dell’odio e provano a raccattare due voti soffiando sul rancore. La sofferenza diventa leva elettorale. Qui sta la miseria vera, e ha un nome che gli psicologi conoscono bene. Si chiama proiezione. Indicano il mostro per non farsi guardare. Speculano sulla tragedia accusando gli altri di speculare. Tutto qui. #indignazione #politica #propaganda
Vabbè dai, sono abituato a prenderla con filosofia e a non portare rancore, quindi direi che si può augurare a Palestra di devastarsi la carriera in quel tritacarne di giocatori che è diventato il chelsea dopo l'addio della Marina guardandosi la CL dal prezioso divano londinese. #Calcio #Sport #Chelsea
L'articolo analizza il deterioramento dell'amicizia tra Giorgia Meloni e Donald Trump, passando da una stretta alleanza sovranista a una tensione palpabile, mentre Meloni si confronta con le contraddizioni della sua posizione politica e l'impossibilità di rappresentare un ponte tra Bruxelles e Washington in un contesto di crescente rancore. #GiorgiaMeloni #DonaldTrump #Sovranismo

I bombardamenti israeliani contro Hezbollah in Libano, in corso da oltre tre mesi, stanno aggravando le tensioni tra le diverse comunità del paese e rischiano di portare a una nuova guerra civile, con oltre 3.600 morti e più di un milione di sfollati, mentre la presenza degli sfollati sciiti in aree dominate da altre comunità genera rancore e paura di ritorsioni. #Libano #Hezbollah #Israele

Alejo Santiñaque, un surfista uruguaiano di 20 anni che vive in Australia, racconta il suo spaventoso incontro con uno squalo mentre aspettava un'onda, riuscendo a liberarsi dall'animale dopo averlo colpito e nuotare verso la riva, dove è stato successivamente operato per le ferite senza provare rancore verso lo squalo, che considera una parte essenziale dell'ecosistema marino. #squalo #surf #Australia

Che cos’è stata @helenaprestes a The 50? Credo che, come la maggior parte dei fan, quando è stato annunciato che Helena avrebbe partecipato al programma, anche senza sapere esattamente come sarebbe stato, eravamo già certi che ci avrebbe sorpreso in positivo. Helena è una di quelle persone che, quando crede in qualcosa, va fino in fondo. Determinata, combattiva e coraggiosa, va avanti anche quando ha paura. Ogni giorno ci insegna a inseguire i nostri sogni, i nostri obiettivi e le nostre scelte, anche quando, a un certo punto della vita, ciò che sembrava avere senso smette di averlo. Helena è una persona che perdona facilmente, che non porta rancore, anche quando avrebbe tutte le ragioni per farlo. È premurosa, affettuosa e ha un cuore enorme. Certo, come ogni essere umano, ha le sue imperfezioni. Ma credo che siano proprio quelle a renderla così forte, autentica e speciale. Così speciale che persino gli avversari finiscono per riconoscere chi è davvero. Perché Helena sa distinguere il gioco dalla realtà, sa competere senza perdere la sua essenza e i suoi valori. E noi non potremmo essere più orgogliosi della sua partecipazione. Sei stata straordinaria dall’inizio alla fine. Vera, coraggiosa, umana e d’ispirazione per tanti. Sei stata perfetta in ogni tua imperfezione, perché sono proprio quelle a renderti grande. ❤️✨ #HelenaPrestes #The50Italia #thefifty #prime #HelenaPrestes #The50Italia #ispirazione
Benvenuto Mister! Nessun pregiudizio Nessun rancore per il tuo passato Nessuna pretesa sul bellu juochi. Unica e sola di pretesa quella di sputare sangue per la nostra maglia SOSTENERE SOSTENERE SOSTENERE AVANTI NAPOLI 🔹 https://t.co/WVQO3LVI8g #ForzaNapoli #Sostegno #Calcio